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sinistra

Coronavirus e infantilizzazione delle masse

di Salvatore Bravo

L’infantilizzazione delle masse

L’infantilizzazione dei popoli, ormai plebi addomesticate, è palese. La gestione dell’epidemia coronavirus ha reso evidente l’azione dei poteri negli ultimi decenni: i popoli-plebi dapprima sono stati trasformati in consumatori anglofoni, ed ora a masse bambine a cui bisogna ripetere ossessivamente di “lavarsi le mani”, “leggere un libro”, “riscoprire gli affetti famigliari”, non devono mancare i momenti ludici, con i bambini si usa il bastone e la carota è risaputo, per organizzare dall’alto attimi di sospensione dell’attenzione e della pressione mediante canti corali sui balconi, esposizione di arcobaleni e del tricolore. Il potere deve presentarsi come il grande padre che deve gestire le masse ossificate nell’infanzia, sono ripetute a tamburo battente le prescrizioni e le sanzioni, in modo che il timore paralizzi il pensiero. Si assiste, ancora una volta, ad una regressione dei popoli ad uno stadio di dipendenza dai poteri e dai leader, i quali si rappresentano come padri severi che devono redarguire le folle con i loro discoli comportamenti, il tutto avviene in modo naturale, senza frizioni, senza dialettica.

L’infantilizzazione delle masse è l’effetto di decenni di passività, di rincorsa ad un edonismo, il cui fine era ridurre l’essere umano a sole funzioni consumanti e a narcisismo regressivo. Se le masse accettano gli ordini, si dispongono secondo le geometrie ed i desideri del potere ciò avviene, non per senso civico, ma per l’abitudine all’obbedienza, alla passività che ha privato i popoli di immaginazione e della capacità di porre domande. La parola ed il logos sono stati sostituiti dall’immagine e dall’inglese commerciale.

 

Bambini senza domande

La definizione “infantilizzazione delle masse”, non presuppone un pregiudizio, un giudizio negativo verso l’infanzia, anzi, i bambini solitamente sono curiosi, pongono domande, guardano il mondo con un’attenzione che sfugge all’adulto. I bimbi irritano l’adulto con le loro osservazioni. Nulla di tutto questo, il potere ha sollecitato la fuga dalle responsabilità, dai contenuti, dalle domande, ha favorito gli elementi regressivi, viziando il suddito, illudendolo che poteva fare tutto ed aveva il diritto ad ascoltare i propri desideri senza mediarli con alcuna attività cognitiva. Il modello del liberismo è stato il desiderio senza limiti, d’altronde “senza limiti” e “senza regole” sono stati gli slogan spesso utilizzati per invitare al consumo. I genitori hanno imitato i propri figli, i professori gli alunni, i vecchi i giovani. L’infantilizzazione è consistita in una fuga generalizzata da se stessi, in un’anarchia edonistica che ha travolto le istituzioni ed ha favorito i processi di privatizzazione dei servizi essenziali della vita dei cittadini, e specialmente dei più deboli. Le voci dissenzienti non sono mancate, ma sono state ridicolizzate, definite “gufi”; il concetto, il pensiero dovevano scomparire dall’orizzonte dei popoli per favorire il vitalismo consumistico, in cui tutti erano posti e disposti sul piano delle sole pulsioni.

 

Disprezzo dei popoli

Il disprezzo verso i popoli nella condizione attuale, nell’emergenza epidemiologica che stiamo vivendo si esprime con la ripetizione degli ordini e con le indicazioni continue sui comportamenti da assumere amplificati dai media; ovunque vi sono voci metalliche o suadenti che ripetono gli stessi messaggi. I popoli sono incapaci di tutto, sono privi di responsabilità “per natura” per cui una miriade di capi e capetti provvedono a cacciare dai parchi gli infanti e ogni assembramento sospetto. I capetti nelle strade divengono patetici padri che, dopo aver umiliato il senso sociale con un individualismo senza freno, ora, pretendono una nuova obbedienza. L’apparire del potere per le strade ha anche il fine di guadagnarsi un facile consenso, nulla è fatto in modo disinteressato, ma tutto è calcolato, misurato ai fini della propaganda che deve esaltare il grande padre che salva il popolo bambino da se stesso. In questi giorni di “eccezione” dal popolo bambino si esige una nuova trasformazione: dev’essere solidale… Gli appelli alla solidarietà si susseguono, fino ad invitare un singolo per condominio ad uscire (come in Cina) per effettuare la spesa per tutti. Il ridicolo è segnato dalla tracotanza del potere che vuole cambiare comportamenti ed abitudini secondo necessità immediate ed in modo smart, considerando i popoli una “macchina”, in cui il potere introduce l’algoritmo a seconda dei casi. Va scena la verità del potere: il nichilismo. Se le abitudini possono essere dettate dall’alto, se la plebe è concepita e rappresentata come fango pronta a prendere la forma che le circostanze esigono, ciò avviene poiché si ritiene che non vi sia una natura umana. I mezzi a disposizione permettono di dare forma all’informe, ma il pensiero che per decenni è stato negato riemerge, la natura umana non può essere negata, la gente in fila, nel silenzio metafisico delle città, comincia a porsi domande, ci si rende gradualmente conto che il numero esorbitante dei morti, forse è dovuto ai tagli lineari indiscriminati ai diritti sociali, che mancano i posti letto non per un sortilegio malefico, ma per le politiche liberiste. Mancano i medici per il ricambio generazionale che non vi è stato a causa delle politiche di risparmio sulle pensioni e quindi siamo costretti a chiederli alla Cina, a Cuba ecc. Le scuole sono chiuse, perché luogo di infezione, in quanto a causa dei tagli le classi in media sono di trenta alunni, ammassati l’un sull’altro, per cui probabilmente rimarranno chiuse molto a lungo, dato che non sono garantite le condizioni spaziali per la sicurezza. Non vi sono mascherine, perché si è scelto di trasformare la nazione in un paese di consumatori e non di produttori. Sullo sfondo c’è l’unità europea, l’Europa dell’euro, che ha sostituito la parola comunità con la parola unione. La comunità è la pluralità democratica, l’unione è il collettivismo della finanza e dei finanzieri che giocano con i popoli come si fa con i titoli in borsa.

 

Olocausto silenzioso

L’Italia sta vivendo come la Grecia il suo olocausto silenzioso per effetto del dominio dell’economia sulla vita, della scelta deliberata di favorire taluni contro i popoli. L’osanna allo stato minimo non favorisce la riconversione della produzione in condizione di necessità estrema. L’osceno ha mille forme, si esige che si resti a casa, che non si esca, ma dopo decenni di atomismo sociale, le famiglie sono spesso al singolare, i vecchi vivonomsoli, l’appello è quindi assurdo, perché mostra che il potere non conosce ciò che ha prodotto, o peggio la sua violenza si spinge al punto da esigere l’impossibile fino a ignorare le condizioni materiali di vita dei governati. Il silenzio di questi giorni per le strade liberate dal traffico, nelle file per reperire il necessario per sopravvivere sta favorendo l’emergere delle domande. La tragedia che stiamo vivendo ci sta ponendo innanzi il volto meduseo della verità, se non distogliamo lo sguardo, forse, è ancora possibile deviare il percorso che ci sta conducendo verso l’abisso, ma affinché ciò sia possibile dobbiamo tenerci strette le domande e le parole con i loro significati per un nuovo inizio. Vi sono le condizioni materiali e storiche per la prassi storica, perché ciò avvenga dobbiamo mettere in atto la scuola del sospetto, porre in parentesi le parole che quotidianamente ci vengono ripetute, e specialmente rifiutare un’informazione ridotta a cronaca pruriginosa che si limita ad elencare il numero dei morti, o a identificare l’untore. E’ necessario capire le cause profonde di ciò che stiamo vivendo, le domande che si stanno sollevando esigono la disciplina della risposta senza la quale ogni nuovo “incipit” è inutile.

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