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bastaconeurocrisi

Moneta debole non vuol dire giocare in serie B

di Marco Cattaneo

Uno dei commenti più curiosi che sento (ancora oggi) formulare in merito all’eventualità che l’Italia torni alla lira, o più esattamente che torni ad emettere la sua moneta nazionale, è che significherebbe “accettare di essere un paese di serie B che riesce a competere solo svalutando il cambio”.

Beh, notizia: al mondo esistono una duecentina di paesi, dotati della propria moneta nazionale. Salvo rare eccezioni (la Svizzera per esempio, ma pochissimi altri) la loro moneta mediamente, negli ultimi decenni, ha avuto un trend di indebolimento rispetto a quella della Germania (dico Germania perché parlare di svalutazione in caso di rottura dell’euro vuol dire soprattutto parlare di nuova lira che si svaluta rispetto al nuovo marco).

Questa duecentina di paesi avrebbe dovuto sentirsi “di serie B” per il fatto di avere una moneta più debole di quella della Germania ?

Un paese non ha assolutamente nulla da guadagnare per il fatto di autoimporsi l’utilizzo di una moneta straniera, sopravvalutata per i fondamentali della propria economia.

Ha solo da perdere perché si spossessa delle leve di controllo della politica economica e fiscale, ed è forzata ad adottare misure procicliche nel momento meno opportuno.

Usare l’euro non vuol dire giocare in serie A. Vuol dire farsi imporre dall’esterno le regole del gioco. Con fortissime probabilità di perdere le partite.

L’abissale differenza di prestazioni dell’economia italiana prima e dopo l'euroaggancio lo dimostra in modo inequivocabile.

Detto questo, come noto ai lettori di questo blog io sostengo l’adozione della Moneta Fiscale, da far circolare non in sostituzione ma a fianco, e a integrazione, dell’euro, semplicemente perché le difficoltà politiche e tecniche della rottura dell’euro sono molto pesanti.

La Moneta Fiscale, emessa e gestita dallo stato italiano, è in grado di risolvere le disfunzioni dell’euro. Chi vi si oppone non ha capito i termini del problema. Oppure DESIDERA che l’asservimento dell’economia italiana a interessi esterni al paese, e nocivi per la grande maggioranza della sua popolazione, prosegua.

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