Notizie sulla guerra dal Fronte interno ed esterno
di Federico Giusti*
Non ci meraviglia l’imminente visita in Ucraina del Presidente di Confindustria e del Ministro delle imprese, trattasi di un viaggio pianificato da tempo con un Fondo di investimento Usa, il Blackbrock, il cui patrimonio totale supera 10000 miliardi di $ di cui un terzo in Europa, che farà la parte del leone (Il Fatto Quotidiano del 6\1\23) nella ricostruzione del paese.
E’ interessante consultare il sito del Fondo di investimento Voto per delega: il potere trasformativo della scelta BlackRock per leggervi una sorta di manifesto democratico degli azionisti giusto a ricordare come la democrazia, nell’attuale fase capitalistica, è svuotata di ogni sua prerogativa diventando una variante funzionale agli assetti del Mercato.
Un viaggio in Ucraina da tempo nell’aria e non per nulla isolato nel contesto europeo, si tratta di andare a raccogliere le briciole, tanto briciole non saranno, di un colossale affare economico e militare attorno alla ricostruzione post bellica del paese.
Quanto accade oggi in Ucraina si è già verificato nei Balcani L’economia Ucraina smontata e rimontata ad immagine e somiglianza dei voleri Usa e Nato – La Città Futura (lacittafutura.it), le guerre nel nuovo millennio sono pianificate a tavolino, si scelgono paesi chiave nei corridoi energetici o per la posizione geografica, si distruggono con la guerra per poi ricostruirli con piani “di investimento” .
Non è la prima volta, e non sarà certo l’ultima, che esponenti di punta del grande padronato italiano si recano in Ucraina, hanno da tempo messo a disposizione le proprie filiere per la ricostruzione del paese e gli obiettivi sono ben comprensibili se leggiamo i documenti economici di Confindustria.
Proviamo a farne una stringata sintesi con un quadro sufficientemente esaustivo rinviando per completezza al sito di Confindustria e in particolare a Presentazione standard di PowerPoint (confindustria.it)
L’Italia corre nella giusta direzione (per le associazioni datoriali ovviamente) se la sua politica di esportazione guarderà anche a paesi non invischiati nella guerra (ma al contempo il settore militare va in direzione opposta a questo principio), se si rafforza l’export verso gli Usa e in subordine alle sue politiche economico finanziarie approfittando della debolezza della valuta europea, se i governi europei assicureranno aiuti statali a fondo perduto e di maggiore entità, se favoriranno nei confini nazionali la riduzione del costo del lavoro e delle tassazioni a carico delle imprese. E la richiesta odierna va nella direzione di favorire l’ingresso delle imprese Ue nella grande ricostruzione dell’Ucraina.
Ma qui subentra il cosiddetto fronte interno, la guerra condotta contro i lavoratori e le classi meno abbienti, da una parte si chiede una politica estera che favorisca la presenza delle imprese nazionali, dall’altra si spinge verso un sistema fiscale e di tassazione favorevole.
Citiamo integralmente quanto scritto il 5 gennaio sul blog dei delegati Cub di Pisa perchè mentre il padronato spinge il governo a entrare nell’affare della ricostruzione post bellica non dimentica il fronte interno.
Negli ultimi 5\6 anni il costo del lavoro per dipendente è diminuito di quasi 2 punti in percentuale mentre è invece cresciuto il costo per ora lavorata. Perchè? Nei due anni pandemici si è fatto ricorso agli ammortizzatori sociali per far fronte al calo degli ordini e nella impossibilità di mantenere la produzione nel periodo di maggiore intensità dei contagi.
Le ore lavorate sono complessivamente diminuite ma gli ammortizzatori sociali sono solo parte della spiegazione perchè dimentichiamo che gran parte dei nuovi posti di lavoro è part time o con orari ridotti, se la tendenza è quella di sostituire contratti full time con contratti precari e di poche ore la conseguenza sarà la riduzione delle ore lavorate e anche la contrazione del potere di acquisto dei salari.
Una delle ricorrenti e principali obiezioni della parte datoriale all’aumento del costo del lavoro è legata all’eccessiva tassazione a loro carico. Non corrisponde a verità l’idea, sempre più diffusa, che siano eccessive le tassazioni perchè numerosi paesi ci sovrastano in merito a questa spesa sociale, eppure da anni ogni qual volta si parla di costi e ricavi finiamo con il leit motive della eccessiva tassazione sostenuta dalla parte datoriale.
La soluzione per alcuni economisti sarebbe una sola: ridurre la tassazione per favorire le imprese e l’economia dimenticando al contempo che dovremmo far fronte a meno risorse per gli ammortizzatori e i contributi sociali.
Facendo risparmiare soldi alle imprese lo Stato sarebbe costretto a tagliare ammortizzatori e aiuti sociali dei quali beneficiano per altro le stesse aziende.
E abbattendo i contributi a carico delle aziende potremmo anche trovarci dinanzi a qualche taglio del Tfr, magari bloccandone parzialmente la rivalutazione in base al costo della vita e in prospettiva sarebbe ridotto il potere di acquisto delle pensioni.
Oggi il TFR ha una quota fissa pari all’1,5% e una quota variabile del 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo rispetto all’anno precedente. Ora per invogliare il ricorso alla Previdenza integrativa e alleggerire i costi a carico della parte datoriale potrebbero intervenire, in accordo con Governo e sindacati, sul TFR e su tutte le altre componenti sociali. Così facendo accontenterebbero le imprese penalizzando i conti dello Stato e il potere di acquisto della forza lavoro e dei pensionati
Ma torniamo alla guerra per chiudere il nostro ragionamento. La Legge di Bilancio appena votata dal Parlamento, e di cui abbiamo già parlato in alcuni articoli presenti sul nostro sito, si è chiusa con alcune decisioni inequivocabili quali la riduzione della spesa sanitaria e l’indebolimento del Rdc rinviando la sua cancellazione al 2024.
L’eredità per l’anno appena iniziato è l’ennesimo incremento della spesa militare, circa settecento milioni in più destinati all’acquisto di nuovi armamenti con le nuove bombe nucleari destinate alle varie basi Usa e Nato nel nostro paese. Ma innumerevoli voci di spesa gravano su altri capitoli di bilancio e la spesa militare complessiva risulta assai superiore alle cifre ufficiali.
E’ proprio il mercato esterno determinante per il settore bellico made in Italy, del resto Leonardo e Fincantieri sono tra i primi grandi produttori mondiali e il protagonismo del Governo di destra nella politica estera a sostegno, acritico, delle posizioni Usa e Nato, diventa determinante per gli affari italiani.
Protagonismo attivo nella ricostruzione e allo stesso tempo un fronte interno che mira direttamente a indebolire il potere di acquisto e di contrattazione del sindacato e della forza lavoro inventandosi i nemici di turno (occupanti di casa, operai che bloccano con picchetti i cancelli delle aziende, partecipanti ai rave party e oggi i cosiddetti imbrattatori di muri) da colpire con leggi “speciali” che condannano ad anni di carcere reati sociali o di lieve entità.














































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