Perché non parli?
di Pierluigi Fagan
Leggenda vuole che Michelangelo, pur contento della sua riproduzione dell’umano Mosè, abbia alla fine scagliato il martello contro la statua che pur perfetta “non parlava”, non era pienamente umana.
I discorsi che si fanno su quello che dovrebbe fare o non fare geopoliticamente l’Europa hanno la stessa surrealtà. La statua non parlava perché non era umana, era di marmo. L’Europa non agisce geopoliticamente con raziocinio perché non è un soggetto geopolitico, è una confederazione nata e sviluppata su logiche economiche e commerciali. L’Europa non è “uno” stato e in storia non si rinvengono soggetti geopolitici che non siano stati (regni, imperi, principati o altro). Non è uno stato, né potrà mai esserlo poiché gli stati hanno base, pur imperfetta, in una popolazione che mostra alcune omogeneità culturali su basi geo-storiche che i 27 paesi europei non hanno.
L’assurdo culturale del dibattito su questo argomento è spesso l’assenza totale di competenza.
Sul problema di “parlare con una voce sola” che presuppone una mente sola e un corpo solo, cioè un soggetto ontologicamente inteso (cioè, un unico stato giuridicamente fondato come tale), si è espresso l’altro giorno Draghi. Qualche giorno fa si era espresso a mezza bocca anche Prodi, riconoscendo che il processo dell’allargamento dell’UE ha importato eccessiva eterogeneità disordinante.
Bene, ma Draghi e Prodi che competenza storica complessa hanno? Cosa sanno di storia di formazione degli stati, geopolitica, sociologia, storia culturale e filosofia politica comparate, “comparate” perché i contenuti di queste discipline nel registro europeo sono di un tipo, magari in Asia sono di un altro tipo, chissà, magari duemilacinquecento anni di storia cinese (giapponese, araba, indiana, africana etc.) raccontano altre storie e il molto altro necessario per ragionare di una cosa del genere?
Nessuna, sono economisti. Il che porta molti problemi. Il primo è la convinzione dei dediti a questa pur importante disciplina che la loro è la matrice di tutta la fenomenologia mondiale (assurdo), il secondo è che quella disciplina ha alti tassi di anti-storia, anti-sociologia, anti-cultura, non sa e non sa di non sapere (desolantemente priva di una sua epistemologia). Ignoranza e presunzione, un mix letale.
Della serie “perché l’Europa non fa quello che ora io dico dovrebbe fare (che è ovvio a seconda di chi parla)” vediamo l’apporto di Kishore Mahbubani. KM è intellettuale, studioso a largo spettro, diplomatico, consulente geopolitico del governo di Singapore (e non solo), autore di una valanga di testi interessanti, membro di una caterva di istituzioni culturali, economiche e politiche mondiali, insomma una mente asiatica ma con ambizioni planetarie di alto livello. Tra l’altro, ha un debole affettivo intellettuale per l’Europa (da Machiavelli in poi).
Secondo KM Europa dovrebbe parlare anche se è fatta di marmo e dire:
1. “In primo luogo, l’Europa dovrebbe annunciare la sua volontà di abbandonare la NATO. Un’Europa costretta a spendere 5% in difesa è un’Europa che non ha bisogno degli Stati Uniti. Il cinque percento del PIL combinato UE/Regno Unito nel 2024 ammonta a 1,1 trilioni di dollari, paragonabile alla spesa per la difesa degli Stati Uniti di 824 miliardi di dollari nel 2024. Magari poi non lo farebbe ma almeno assumerebbe una posizione meno subalterna di chi dà al “mondo l’impressione che stiano leccando gli stivali che li stanno prendendo a calci in faccia”.
2. “Elaborare un nuovo grande accordo strategico con la Russia, in cui ciascuna parte si occupi degli interessi fondamentali dell’altra. Molte influenti menti strategiche europee si rifiuterebbero di queste proposte, perché sono convinte che la Russia rappresenti una vera minaccia alla sicurezza per i paesi dell’UE. Davvero?”. Segue una realistica spiegazione del perché la né la Russia per l’Europa, né l’Europa per la Russia possano intendersi rivali strategici.
3. “Elaborare un nuovo patto strategico con la Cina. Di nuovo, nel regno dell’ABC della politica estera, c’è un motivo importante per cui la geopolitica è una combinazione di due parole: geografia e politica. La geografia degli Stati Uniti, che si affacciano sulla Cina attraverso l’Oceano Pacifico, combinata con l’impulso di Washington per il primato, spiega la relazione ostile tra Stati Uniti e Cina. Quali pressioni geopolitiche hanno causato la recessione nelle relazioni UE-Cina? Gli europei hanno creduto scioccamente che una servile lealtà alle priorità geopolitiche americane avrebbe portato a ricchi dividendi geopolitici per loro. Invece, sono stati presi a calci in faccia. La cosa notevole qui è che la Cina può aiutare l’UE a gestire il suo vero incubo geopolitico a lungo termine: l’esplosione demografica in Africa”.
Va bene, l’esercizio è inficiato dal falso presupposto che Europa sia un soggetto geopolitico a cui si possa dire cosa fare o non fare argomentando razionalmente, come dar lezioni di espressione fonetica e linguistica a una statua di marmo. Tuttavia, le idee di un membro influente dell’élite asiatica, per forma e contenuto sono interessanti.
Per forma perché questo livello di dibattito in Italia (e in Europa) è sconosciuto presi come siamo a discutere di stupidaggini pure con animosità fuori luogo vista la pochezza e confusione degli argomenti sul tavolo e dosi massicce di disordine concettuale ideologizzato. Per contenuti perché la separazione degli occidenti da noi promossa con articoli da anni (e argomentato nel capitolo 9 del mio libro “Benvenuti nell’Era complessa”) la stiamo subendo invece che promuoverla proprio perché non abbiamo una strategia di adattamento al nuovo mondo in cui la complessità e la multipolarità (nonché un rapido ritorno al realismo concreto e pragmatico) sono concetti coincidenti.
Stiamo attraversando tempi storici assai turbolenti, quelli in cui una epoca finisce e una nuova si sta formando non senza doglie, attriti, disordini di vario tipo. “Europa” non è un soggetto geopolitico e mai potrà esserlo, lo stato-nazione di taglia europea lo sarebbe ma è inadeguato a produrre adattamento in un mondo in cui al primo livello ci sono potenze economiche (Cina), militari (Russia) ed militari-finanziarie (USA), per non parlare della corsa alle nuove tecnologie e di una pletora di potenze emergenti (in Asia, nel mondo arabo, in Africa, in Sud America). Non abbiamo un piano, una strategia, non abbiamo neanche un potenziale ambiente culturale di discussione di questi argomenti stretti come siamo tra la dittatura dei neoliberisti più o meno progressisti da una parte e questa masnada di anarcocapitalisti con sciame di reazionari conservatori al seguito.
KM consiglierebbe di “fare l’impensabile”. Il problema è che prima si dovrebbe pensare, attività che ci è diventata ignota da tempo. Sappiamo criticare, ma è ora di svegliarci dall’illusione che dall’essere antitesi logica nasceranno magicamente nuove sintesi reali e concrete.














































Comments
di Riccardo Paccosi - 20/01/2025
C'è una parte ampia di popolazione che, se giungesse una proposta politica recante un punto di vista autonomo, democratico nel senso dell'essere basato sul principio di sovranità popolare e, pertanto, irriducibilmente ostile a quelle forze sovranazionali che oggi negano tale principio quali Unione Europea, NATO, OMS e World Economic Forum, saluterebbe con favore la novità.
Se poi la proposta politica recasse la visione d'uno Stato al servizio della popolazione (e non viceversa come oggi), la visione d'un mercato al servizio della società (e non viceversa come oggi), nonché la visione d'una tecnologia al servizio dell'essere umano (e non viceversa come oggi), il favore si tramuterebbe in entusiasmo.
Se questa proposta, infine, giungesse da persone aventi una biografia di sinistra e persone aventi una biografia di destra, ma accomunate dall'aver rotto ogni legame d'appartenenza con l'area politica in cui si sono formate, l'entusiasmo si tramuterebbe in identificazione.
Quanto è ampia questa parte di popolazione che non vede l'ora di veder saltare in aria la prigione categoriale destra-sinistra?
Non lo so, ma ritengo ragionevole ipotizzare ch'essa abbia dimensioni di massa.
La prospettiva qui delineata purtroppo risulta oggi impossibile non già per ragioni materiali e oggettive, bensì e soltanto per ragioni di limitatezza intellettuale.
Liberare la mente dalla gabbia in cui si tiene rinchiusa volontariamente, è il primo passo per liberare i popoli.
Riferimento:
https://www.ariannaeditrice.it/articoli/liberare-la-mente-liberare-i-popoli
Commento
Vero è che la maggioranza del popolo italiano vota ancora ingenuamente e/o ignorantemente partiti mainstream ( su tutti: PD e Fratelli d'Italia ), alle ultime politiche nazionali di settembre 2022 , il 60% ha votato ancora così perchè evidentemente manca di spirito critico e visto che non leggeranno mai nessun libro molto improbabile che lo possano sviluppare nel breve medio termine, ergo, per conquistare una parte significativa di questo elettorato, la soluzione potrebbe essere di coinvolgerli tramite interessanti infografiche contro informative su disfunzionalità dell'euro e della NATO, sulla manipolazione dei mass media e sulle soluzioni possibili come quelle di Moneta Positiva ma anche in altri campi come ad esempio quello sanitario e giudiziario, insomma, in primis, fare diventare virali sul web queste interessanti infografiche contro informative, secondo, stamparle e appenderle nelle vie centrali delle più importanti città italiane, insomma, della serie:
un'immagine vale più di mille parole!
Per il restante 40% di elettori che si è astenuto, per il 36,5% astenuto del tutto e per il restante 3% votò movimento neo sovranisti, è ora che tutta la controinformazione italiana si unisca e faccia da catalizzatore per il buon progetto politico auspicato da Riccardo Paccosi.
Che vada demolita, d'accordo al 100%, che vada ricostruita non sono per niente d'accordo in quanto l'Europa sostanzialmente è composta fondamentalmente da tre macroaree , ognuna delle quali con radici storiche, geografiche ed economiche diverse dalle altre, un'area mediterranea ( Italia, Francia, Spagna , Portogallo, Grecia, Malta, Cipro ) , un'area settentrionale ( Svizzera, Belgio, Germania, Austria e tutti i paesi scandinavi. UK e Irlanda dovrebbero far parte di queta macroarea ), un'area orientale ( Polonia e tutti i paesi est europei che prima facevano parte del blocco sovietico ) e siccome in ogni attività umana di qualsiasi tipo vale sempre che "Simile attrae simile" e che anche per avere successo bisogna sapere seguire le proprie vocazioni naturali e allora per l'Italia la migliore occasione è e rimane di tornare a contare nel Mediterraneo , qualche interessante spunto in merito:
https://storiainrete.com/come-e-perche-il-mediterraneo-ha-smesso-di-essere-il-mare-nostrum-2/
poi ovviamente fra potenze enormi in ascesa come Cina, Russia e potenza enorme decadente USA, molto meglio per l'Italia privilegiare il commercio con la Russia che culturalmente è molto più europea di Cina e USA ed anche molto più conveniente economicamente, ovviamente per potere fare tutto questo occorre una vigorosa sterzata culturale e morale, cosa che le oligarchie italiane al momento non dimostrano affatto, basti pensare alla fresca dichiarazione di neoservilismo verso USA da parte di Lucio Caracciolo , che non è una roba che se la dice da solo in quanto lui è sempre stato una sorta di ventriloquo delle oligarchie italiane ma non è che tutto sempre dipende dalle oligarchie psicopatiche di turno, soprattutto se c'è molta insoffadisfazione fra il popolo, vedasi prossimo post.
"A questo punto per l’Ue che strada si apre: quella della disgregazione o si pensare a una sua rifondazione?", Lucio Caracciolo, direttore di LImes
"A questo punto per l’Ue che strada si apre: quella della disgregazione o si pensare a una sua rifondazione?
Non credo a una rifondazione, l’Unione è una fondazione americana, conseguenza della decisione Usa di restare in Europa dopo la Seconda guerra mondiale e di organizzarla, militarmente tramite la Nato e poi sostenendo le alleanze politiche. Ma nel momento in cui gli Usa ci lasciano noi torneremo a quello che siamo sempre stati, paesi in conflitto, sperando che questo non comporti una guerra tra noi, come è sempre successo.", Lucio Caracciolo, direttore di Limes, rivista di geopolitica, 4 febbraio 2025
Riferimenti:
https://www.ariannaeditrice.it/articoli/senza-gli-stati-uniti-nato-e-unione-europea-sono-finite
https://www.limesonline.com/video/l-ordine-del-caos-il-video-editoriale-di-lucio-caracciolo-18349526/
https://it.wikipedia.org/wiki/Lucio_Caracciolo
Commento
A babbo morto , Caracciolo sputa il rospo che la UE è stata sempre nient'altro che una fondazione americana, non contento di ciò, dice anche che una volta disgregata la UE ," Il Patto atlantico appartiene al passato. Sono molto più importanti i rapporti bilaterali e l’Italia deve fare molta attenzione a questo perché la nostra potenza di riferimento restano gli Usa.", insomma, vuole gli italiani servi delle oligarchie psicopatiche statunitensi fino alla fine, per giunta lui non si è sentito mai un loro servo ma solo un fine intellettuale, incredibile ma vero!!
https://web.archive.org/web/20220317170729/https://www.italiaoggi.it/news/la-ue-fatta-nascere-dalla-cia-2053384
In particolare il seguente passaggio finale da sottolineare col pennarello rosso:
"L'archivio scoperto da Paul contiene anche un memorandum datato 11 giugno 1965 in cui la sezione «affari europei» del dipartimento di stato Usa consiglia al vice-presidente dell'allora comunità economica europea, l'economista francese Robert Marjolin, di perseguire l'obiettivo dell'unificazione monetaria europea agendo sottotraccia: gli raccomanda di sopprimere il dibattito al riguardo fino al momento in cui «l'adozione di tali proposte diventerà virtualmente inevitabile»."
2. Fagan non sa o fa finta di non sapere che il disastro dell'euro era stato ben previsto in tempi più che utli da politici ed economisti, persino da Draghi, eccolo arriva!
2A. "L’euro è una follia: lo diceva anche Draghi, lo dicono tutti", Libreidee
22/11/17
La notizia è di quelle clamorose: anche Mario Draghi giudicava l’euro una sciocchezza economica. Erano gli anni Settanta ed il futuro presidente della Bce, allora studente di economia alla Sapienza di Roma, seguiva appassionatamente la dottrina di Federico Caffé. «Chi frequentava le sue lezioni – ricorda Draghi in un’entusiastica biografia di Stefania Tamburello – lo vedeva come un modello a cui ispirarsi». Come detto, però, la rivelazione non sta tanto nella curiosa infatuazione giovanile per le teorie keynesiane, quanto piuttosto nella tesi di laurea che guadagnò al promettente economista la lode accademica e l’incarico, ambitissimo, di assistente personale del professor Caffè. S’intitolava “Integrazione economica e variazione dei tassi di cambio” e, come ammette lo stesso Draghi nel libro della Tamburello (“Il Governatore”, Rizzoli, 2011, pag. 23), sosteneva che «la moneta unica era una follia, una cosa assolutamente da non fare». Ora io non so che cosa direbbe il Draghi del “whatever it takes” del Draghi euroscettico. Immagino però che l’intellighenzia di Bruxelles lo taccerebbe di populismo, abusando di una categorizzazione liquidatoria che non riesce più a contenere, né per il numero né per il profilo, la ragguardevole polifonia di quegli economisti che hanno rilevato l’anomalia strutturale dell’euro.
Riferimento e proseguimento:
https://www.libreidee.org/2017/11/leuro-e-una-follia-lo-diceva-anche-draghi-lo-dicono-tutti/
Commento
Da notare che Draghi la laurea in economia la conseguì nel 1970 a La Sapienza di Roma con la tesi che adottare una moneta unica come l'euro per economie europee diverse fra loro era un progetto folle, nel frattempo ha fatto invece gran carriera per portate avanti questo progetto folle a tutti i costi, ma 55 anni dopo, nel 2025 , ammette di nuovo che il progetto dell'euro era , è stato e rimane folle, vedasi prossimo punto.
2B. "Quello che Draghi non dice", di Sergio Giraldo per Startmag, 20 maggio 2024
Il recente discorso di Mario Draghi in Belgio, per i suoi silenzi, è poco più di uno sfoggio di pragmatismo ed è in fondo molto più vicino alla letteratura che alla politica.
Quello che Draghi non ha detto.
Il discorso sulla competitività tenuto da Mario Draghi lo scorso 16 aprile alla conferenza di alto livello sul Pilastro Europeo dei Diritti Sociali di La Hulpe è stato largamente commentato. Le parole dell’ex presidente della Banca centrale europea sono state accolte con toni entusiastici da parte di chi vede in lui una speranza per il futuro dell’Unione europea, magari a capo della prossima Commissione.
Proseguimento:
https://www.startmag.it/mondo/quello-che-draghi-non-dice/
In particolare , i seguenti passaggi dell'articolo:
Dietro il discorso di La Hulpe, però, vi è molto di più.
Partiamo da ciò che Draghi ha detto il 16 aprile. Sul tema della competitività, leggiamo nel testo: “Abbiamo perseguito una strategia deliberata volta a ridurre i costi salariali gli uni rispetto agli altri e, combinando ciò con una politica fiscale pro-ciclica, l’effetto netto è stato solo quello di indebolire la nostra domanda interna e minare il nostro modello sociale”.
Si tratta di un riconoscimento esplicito del fatto che l’Unione europea ha volutamente indotto una competizione tra stati membri sui costi del lavoro, imponendo una deflazione salariale che ha compresso i redditi e di conseguenza la domanda interna. Riconoscimento non da poco perché attribuisce una chiara responsabilità. Combinato con politiche fiscali restrittive, che tagliando la spesa pubblica abbattono il reddito dei cittadini in termini di disponibilità di servizi pubblici, il contenimento dei salari avrà pure favorito le esportazioni (la “competitività”), ma ha impoverito gli italiani e stroncato la crescita del Pil del nostro paese.
Due dati lo dicono chiaramente. Il primo è che i salari reali in Italia tra il 1999 e il 2022 sono scesi dello 0,9% (dato Ocse). Il secondo è che il Pil reale italiano dal 2008 è rimasto sostanzialmente piatto. Il 2008 non è una data casuale: è l’anno in cui lo shock esterno determinato dalla crisi americana dei mutui sub-prime ha iniziato a colpire l’Europa, la quale ha reagito con le politiche pro-cicliche citate da Draghi. In altri termini, dal 2008 l’Europa ha peggiorato la crisi economica applicando le regole che le sono connaturate, cioè l’austerità, e da quella crisi il Pil italiano non si è mai più ripreso. Quindici anni di crescita perduta, che in euro fanno circa 500 miliardi di Pil reale che mancano all’appello.
Commento
“Se produci per il mercato interno pagando il giusto i lavoratori sarai meno competitivo sui mercati esteri di chi li sfrutta per promuovere export. Questa banale verità spiega perché globalizzazione e mercantilismo servono gli interessi del capitale transnazionale a spese lavoro”, Gavino Sanna, Presidente “Associazione Consumatori ACP APS", suo tweet di qualche anno fa.
3. Fagan dice di essere ritirato a “confuciana” vita di studio, riferimento:
https://pierluigifagan.com/about/
ma risulta che una stella polare del pensiero confuciano sia la seguente:
“Per mettere il mondo in ordine, dobbiamo mettere la nazione in ordine. Per mettere la nazione in ordine, dobbiamo mettere la famiglia in ordine, Per mettere la famiglia in ordine, dobbiamo coltivare la nostra vita personale, Per coltivare la nostra vita personale, dobbiamo prima mettere a posto i nostri cuori.” , Confucio
Che hanno fatto invece?
A. Per non coltivare la vita personale della gente, li bombardiamo di consumismo facendogli credere che più consumano e più sono felici.
B. Per mettere in disordine la famiglia, a parte il punto fondamentale di cui sopra, facciamo diventare molto di moda divorzio e aborto, promuoviamo in tutte le salse le tematiche LGBT: matrimonio fra omosessuali, adozioni a coppie omosessuali, figli con utero in affitto e inseminazione artificiale per coppie gay/lesbiche, teoria gender, ecc.., nello stesso tempo promuoviamo in tutte le salse l'immigrazione da paesi extracomunitari in modo tale da impoverire sempre di più lo stato sociale a disposizione delle famiglie.
C. Per mettere in disordine la nazione, la priviamo anche della sovranità monetaria, oltre a quella della sovranità militare che già gli abbiamo tolto da tempo, rendendola succube di una dittatura finanziaria sovranazionale.
D. Per mettere il mondo in disordine, a parte i tre step fondamentali di cui sopra, bisogna inventarsi guerre inutili di continuo controllando in modo ferreo i media mainstream in modo che la narrativa dominante non sfugga mai di mano, inoltre occorre anche inventarsi di continuo nuove crisi economiche inutili sempre controllando in modo ferreo i media mainstream in modo che la narrativa dominante non sfugga mai di mano e nel caos mondiale noi élites acquisiremo sempre più denaro e potere facendogli credere che il caos a livello mondiale non è mai colpa nostra, basta spacciare le guerre inutili come buone e giuste e spacciare le crisi economiche inutili che noi inventiamo come colpe di coloro che le subiscono, ovviamente per poterlo fare in modo molto efficace occorre il controllo in modo ferreo e costante dei media mainstream, sembra difficile ma non lo è perché ci sono tantissime prostitute mediatiche a disposizione sul mercato, insomma, vinciamo facile!!
Per ulteriore conferma, vedasi anche:
"Uno dei paladini dell’ideologia del controllo demografico fu anche Brock Chisholm, direttore della Organizzazione Sanitaria Mondiale dal 1948 al 1953, organismo sul quale è stata poi modellata l’Oms e successivamente presidente della Federazione Mondiale di Salute Mentale il quale diceva: “Per arrivare a governare il mondo bisogna rimuovere dalle menti il rispetto delle tradizioni familiari, il patriottismo nazionale e i dogmi religiosi”, qualcosa che suona molto contemporaneo."
estratto da:
https://ilsimplicissimus2.com/2021/04/09/il-salutare-massacro-secondo-i-ricchi/
4. Per unire ulteriormente i puntini.
4A. Mario Draghi al Global Solutions Summit 2021: “Il mondo non ha bisogno di un insieme di singoli stati”, Adnkronos 28 maggio 2021
"Negli ultimi anni - ha proseguito - abbiamo assistito a un’interruzione nel processo di globalizzazione. In molti Paesi, i cittadini hanno abbracciato il sovranismo e il 'nativismo' come risposta alle loro ansie politiche ed economiche. La pandemia di Covid-19 ha colpito un mondo sempre più diviso. Mentre i governi lottavano con la loro stessa mancanza di preparazione, la tentazione è stata quella di incolpare gli altri e cercare protezione dentro di sé".
Il multilateralismo sta ritornando. La crisi sanitaria ci ha insegnato che è impossibile affrontare i problemi globali con soluzioni interne. Lo stesso vale per le altre sfide determinanti dei nostri tempi: il cambiamento climatico e le disuguaglianze globali. Come quest'anno alla Presidenza del G20 - ha detto Draghi -, l'Italia è determinata a guidare il cambiamento di paradigma. Il mondo ha bisogno del mondo intero, non di un insieme di singoli Stati".
"L'Ue ha mostrato la sua sovranità nella campagna vaccinale e nella produzione di vaccini, ma penso che toccherà molti altri campi la sovranità condivisa: non solo salute ma anche le relazioni internazionali, gli affari esteri, dimostrano quanto abbiamo bisogno di sovranità condivisa".
Fonte: https://www.adnkronos.com/covid-draghi-mutazioni-possono-minare-campagna-vaccinazione_6x33Tmg1jhflA0fLG6PaBI/1
4B. " “The GREAT RESET”: John Kerry dice che è necessario “contro il populismo” ", di Guido Landriano per Scenarieconomici, 21 novembre 2020
https://scenarieconomici.it/the-great-reset-john-kerry-dice-che-e-necessario-contro-il-populismo/
5. Commenti finali a cura di Gavino Sanna, Presidente “Associazione Consumatori ACP APS", suoi tweet di qualche anno fa.
5A. "Metti in competizione i lavoratori del mondo a chi si fa sfruttare di più; 2 Ricchi vincono, classe media occidentale perde, Cina diventa superpotenza commerciale; 3 Economia è globalizzata, c'è la Cina. 4 Son problemi di scala mondiale, devi dare più potere ai globalizzatori.
La globalizzazione è il processo politico che ha lo scopo di svuotare la democrazia promettendo la soluzione planetaria dei problemi che la globalizzazione stessa crea in continuazione. Il problema che si presenta come soluzione."
5B. “Se produci per il mercato interno pagando il giusto i lavoratori sarai meno competitivo sui mercati esteri di chi li sfrutta per promuovere export. Questa banale verità spiega perché globalizzazione e mercantilismo servono gli interessi del capitale transnazionale a spese lavoro”
5D. "Stato nazione crea tra cittadini un vincolo che prescinde da ceto sociale, ricchezza, capacità o handicap personali: la COMUNITÀ nazionale. Società aperta, no border e liberismo economico mirano a distruggere comunità e sostituirla con individualismo ed elitarismo dei ricchi."
Mio commento finale.
Fagan qualche anno fa nel suo Blog individuava una soluzione che aveva molto più senso pratico e più saggia, partiva dal presupposto che in giro per il mondo fra le grandi potenze la più pulita ha la rogna e quindi di converso auspicava una sorta di federazione di stato sovrani del Sud Europa ( Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Malta, Cipro ) , visto che hanno radici culturali e storiche simili, da legare poi commercialmente coi paesi latini del Sud America che hanno radici culturali e storiche simili ai paesi del Sud Europa ( diciamo che con quest'ultima parte si va a pestare i piedi agli USA e non conviene mai se lo si fa fuori dalla propria area di influenza ), ora invece salta del tutto qualsiasi valido presupposto storico ed economico passato e presente, vedasi i punti 1 , 2A e 2B, di cui sopra, con nonchalance per lui non conta più quello che diceva prima che in giro per il mondo fra le grandi potenze la più pulita ha la rogna e quindi secondo lui bisognerebbe seguire i consigli di Kishore Mahbubani e fare alleanza UE con la Cina, incredibile ma vero!
"La verità si ritrova sempre nella semplicità, e non nella complessità e confusione delle cose. ", Isaac Newton, padre della fisica moderna