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mauro poggi

Dove andremo a finire, signora mia

di Mauro Poggi

Sempre a proposito di com’è strana la gente, vale la pena ascoltare lo sfogo dell’inviata RAI Giovanna Botteri, a proposito delle elezioni che hanno visto, ahilei, la sua adorata Hillary dolorosamente sconfitta.

In preda allo sconcerto più profondo, la Botteri non riesce a capacitarsi di come tanta gente abbia potuto scegliere Trump nonostante l’incondizionato schieramento della totalità dei media a favore della candidata democratica. Le sue considerazioni, che l’amarezza ha evidentemente liberato dai freni inibitori, rivelano senza pudore la vera funzione del mestiere svolto dai giornalisti omologati al potere: che non è quella di produrre informazioni, ma di veicolare il consenso.

Ecco le illuminanti enunciazioni botteriane:

Io mi chiedevo, anche con gli altri colleghi che sono qui, che cosa succederà dopo queste elezioni. Non solo cosa succederà alla Casa Bianca con Trump, ma cosa succederà alla società civile americana. Per esempio [un esempio a caso…] che cosa succederà a noi giornalisti, che cosa succederà alla stampa. Non si è mai visto, mai visto come in queste elezioni, una stampa così compatta e unita contro un candidato. Addirittura la stampa – citavi prima la stampa libera [sic], il NYT [doppio sic] – addirittura giornali tradizionalmente conservatori – The USA Today… insomma giornali conservatori, giornali che avevano negli anni scorsi appoggiato più volte il candidato repubblicano… che non hanno appoggiato Trump, che si sono apertamente schierati contro Trump. Che cosa succederà quando evidentemente la stampa non ha più forza e non ha più peso in questa società americana. Le cose che sono state scritte, le cose che sono state dette evidentemente non hanno contato su questo risultato e non hanno influito su questo elettorato che ha creduto a Trump e non, come dice lo stesso miliardario, alla stampa bugiarda.”

I suoi interlocutori in collegamento, Di Bella e Alan Friedman, annuiscono pensosamente. Di Bella evoca con sarcasmo “le litanie” che risuonano in tutto il mondo secondo le quali  ” è tutta colpa della cricca finanziaria, dei giornalisti, delle élite… insomma, il popolo si deve ribellare“.  Ma anziché farsi delle domande sul perché queste categorie stanno rapidamente perdendo ogni residua legittimità e influenza, in un’apoteosi di trivialità il trio conclude il gustoso siparietto autoreferenziale  nella più classica e confortevole delle reductiones, là dove le cattive coscienze – inquietate, ma non inquiete – amano ricomporre le proprie contraddizioni: la reductio a Hitlerum.

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