Un breve commento sulle elezioni francesi
di Marino Badiale, Fabrizio Tringali
Le elezioni francesi ci permettono di precisare quanto abbiamo detto in questi anni in tema di UE ed Euro, mettendo a fuoco le idee che si sono rivelate adeguate ai fatti e correggendo gli inevitabili errori.
Abbiamo sempre scritto che il sistema Euro/UE sarebbe diventato il punto cruciale dello scontro politico, e che l'impoverimento generale, la perdita di diritti e di democrazia che esso genera avrebbe causato la crescita di movimenti di contestazione, fino alla sua probabile dissoluzione. Ci sembra di poter confermare questa impostazione. Non avevamo però tenuto conto della lentezza di questi processi e della capacità del sistema di generare al proprio interno soluzioni conservative. Di fronte alla crescita del consenso alle posizioni antieuriste, la reazione dei ceti dominanti si sta concretizzando nella creazione di personaggi artificiali come Renzi in Italia e Macron in Francia. In questi paesi, così come in Grecia con Tsipras, l'elettorato si allontana dai propri riferimenti tradizionali, ma si lascia affascinare da leader che hanno tutti caratteristiche simili: giovane età, apparente distanza dall'establishment, posizioni euriste. Grazie a questa mossa, vincente nel breve termine, i ceti dirigenti euristi hanno guadagnato tempo, col quale possono proseguire nell'opera di impoverimento dei ceti subalterni, di distruzione dei diritti, di svuotamento della democrazia. Tutte le contraddizioni del sistema euro/UE restano irrisolte, e certamente esploderanno. Difficile però prevedere i tempi.
Nel frattempo, in Francia la sinistra liberista viene spazzata via, almeno in queste elezioni presidenziali. Questa è ovviamente un'ottima cosa, come pure è bene che nasca e abbia una forza significativa la sinistra di Melenchon, critica verso il sistema euro/UE. Il rischio è che essa prenda le sembianze di una Syriza alla francese, fatto che spianerebbe la strada alla vittoria del partito erede del Front National (il quale, non a caso, annuncia cambiamenti interni per cercare la vittoria alle prossime sfide elettorali).
Le drastiche misure che i governi euristi prenderanno, a partire proprio da quello francese, non faranno che far crescere ulteriormente la forza dei soggetti politici antieuropei. Come ripetiamo da anni (avendo, in questo, centrato il punto), se non emergeranno soggetti politici popolari capaci di traghettare i paesi fuori dalla gabbia europea, questo compito sarà assolto da forze di destra, anche estrema, aprendo scenari del tutto imprevedibili.














































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