La sinistra nostrana e le “rivoluzioni colorate”
di Nico Maccentelli
Le vicende avvenute nelle ultime settimane, rivelano come ormai quella che qui chiamiamo sinistra, non sia altro che un terminale che risponde a comando a ogni campagna criminale dell’imperialismo, ossia dell’egemone USA e i suoi vassalli occidentali. Il meccanismo è sempre lo stesso: si parte dalla definizione indiscutibile che qui c’è la democrazia e oltre il “giardino occidentale” ci siano invece autocrazie feroci, oligarchie e dittatori vari, onde per cui ogni mobilitazione o anche solo l’esternazione che favorisca le politiche belliche, golpiste, sanzionatorie o terroristiche fatte da USA e scimmiottate dalle peggiori camarille di regime europee siano giuste a prescindere.
Dunque, la vulgata priva di riscontri definisce Maduro un dittatore, gli Ayatollah dei sanguinari repressori e si glissa sulla natura nazista dei banderisti ucraini, presentando spesso un mondo alla rovescia, che conferma anch’esso a prescindere un suprematismo atlantista, che calpesta sistemi politici, culture e religioni non in linea con una visione del mondo liberale. La novità è che questo giochino funziona da noi, ma non nel resto del mondo, nel suo complesso di identità e dinamiche sociali e statuali spesso antiche di secoli se non millenni, che dovrebbero essere affrontate, al contrario, con uno spirito di rispetto e cooperazione paritetica. Cosa che l’imperialismo non fa. Anzi attacca con violenza e anti-diplomazia ogni paese e popolo che ostacola la predazione ultrasecolare, arrivando anche al genocidio come stiamo vedendo in Palestina.
Sarebbe scontato e facile analizzare il consenso ideologico al sistema imperiale da parte di forze di destra come FdI della premier Meloni. È più utile e importante invece andare a vedere cosa accade nella sinistra cosiddetta radicale, più ancorata a questioni di principio come il dirittumanitarismo che a una politica rivoluzionaria che si pone obiettivi politici nella direzione di una vittoria sull’imperialismo e nell’interesse dei processi di decolonizzazione e di emancipazione dei popoli e delle classi lavoratrici.
E in questo senso rivoluzionari del Novecenro come Lenin e Mao Tse Tung dovrebbero essere presi d’esempio nelle loro strategie politiche come vera manna. Ma si sa il dottrinarismo è solo un campo vuoto di sciocchezze ripetute a pappagallo, che fa sentire molti nel giusto, ma in realtà utili idioti per chi la politica, a differenza loro, la sa fare: ossia il nemico di classe.
A tal proposito prendo due esempi, partendo dall’Iran e proseguendo poi con il Venezuela, per individuare il cretinismo politico di certi compagni, al di là della buona fede di chi si crede un onesto comunista.
QUELLO CHE E’ SUCCESSO IN IRAN
Un paese che intende mantenere la sua sovranità a partire dalle fonti energetiche è sottoposto a dure sanzioni da parecchi anni. Ha subito una guerra di dodici giorni la scorsa estate a opera di Israele, per non parlare di azioni terroristiche da parte dell’entità sionista. Quattrocento morti e tremila feriti e alti esponenti dello stato assassinati.
L’Iran fa parte dell’Asse della Resistenza, che insieme ai partigiani iracheni, Ansar Allah nello Yemen, Hezbollah in Libano e la Resistenza Palestinese combatte contro l’espansionismo etno-fascista di Telaviv.
Questo è lo scenario.
Veniamo a questi giorni. La situazione economica iraniana è disastrosa, in parte per le sanzioni imposte dagli USA e da tutto l’Occidente. Ciò ha generato una forte inflazione e le mobilitazioni spontanee di parte della popolazione, commercianti, sono state rivolte a questo problema, al carovita. Dal secondo giorno si sono infiltrati elementi armati con il preciso scopo di fomentare una situazione di caos. Gruppi di infiltrati hanno decapitato, ucciso civili e forze dell’ordine, incendiato sedi governative e persino moschee. Ci sono immagini a testimoniarlo. Lo stesso Pompeo (Usa) e Netanyahu hanno dichiarato che agenti del Mossad erano presenti sul terreno, di fatto rivendicando le azioni terroristiche. Su questo i media nostrani hanno fatto silenzio. Ma, mentre Trump minacciava di intervenire militarmente se ci fossero state vittime civili, contemporaneamente i media occidentali iniziavano una massiccia campagna terroristica volta a criminalizzare la Repubblica Islamica (gli ayatollah) inventandosi cifre iperboliche di migliaia di vittime della repressione. In realtà, nel momento in cui le autorità hanno interrotto le comunicazioni internet, le azioni eterodirette terroristiche sono scemate. Contemporaneamente sono scesi in piazza milioni di persone a difesa della Repubblica Islamica, evidenziando il consenso popolare maggioritario alla nazione. Ovviamente anche queste sono state oscurate dai media.
Le autorità iraniane hanno spiegato che le manifestazioni popolari del tutto ammesse e legali, all’inizio riguardavano la vertenza economica. L’ambasciatrice Elena Basile, presente in quei giorni in varie città iraniane ha confermato che le manifestazioni non bloccavano nulla, erano pacifiche ed erano seguite da poca polizia: molto meno di quanto accade da noi che blindano Roma e pestano se esci dalle righe…
Il dopo non ha avuto nulla a che vedere con i manifestanti pacifici.
Risultato: le manifestazioni popolari a difesa della Repubblica Islamica hanno fatto capire agli imperialisti che il consenso di cui gode la repubblica è vasto e maggioritario. Questo è stato il fattore che ha bloccato l’operazione bellica in preparazione degli USA con Israhell, insieme al fatto che gli USA attaccano di solito i paesi che non possono difendersi: se al consenso popolare al sistema iraniano aggiungiamo le potenzialità militari dell’Iran accresciute dopo la guerra dei 12 giorni, Trump ha concluso che non era il caso di scatenare un’aggressione gravida di sviluppi poco felici per le basi USA e per i paesi alleati della zona.
A questo punto va fatta un’analisi sulla macchina imperialista che si muove sulla linea della guerra imperialista e di aggressione:
1. ogni qual volta gli USA decidono di intervenire, i media occidentali rappresentano l’artiglieria prima dell’attacco, sono organici al dispositivo militare imperialista, hanno una funzione decisiva sulle opinioni pubbliche, fanno parte della macchina da guerra e come tali andrebbero trattati.
2. Oltre ai media ci sono forze politiche che partono dalla destra addomesticata meloniana e arrivano sino a una parte di Rifondazione e certa centrosocialeria, passando per il PD e campo largo in genere (AVS, +Europa, Azione, ecc.), che con la scusa dei diritti umani, si mette a disposizione delle campagne militariste e d’aggressione dell’imperialismo.
In questi giorni abbiamo visto in azione gli agenti dell’imperialismo di guerra, tra opinionisti, media, influencer, politici, all’attacco tra i sostenitori del fascista Reza Pahlavi e i dirittumanitaristi, tutti insieme, per favorire l’aggressione militare all’Iran.
Se ciò fosse avvenuto, e se il popolo iraniano non avesse risposto compatto a questa campagna terroristica ai suoi danni, l’Iran sarebbe stato una nuova Libia, o Siria, con gruppi armati massacratori eterodiretti da un governo fantoccio di USA e Israhell.
In questo laccio ci sono caduti anche i sindacalisti della CUB, cme si può vedere da questo manifesto qui sotto e da questo link.
Dunque, la buona fede di certi compagni, non compensa il cretinismo politico.
Come potete constatare non sono entrato nel merito delle questioni interne iraniane. Come comunista e laico sono convinto che in quel paese vadano fatte lotte sociali di classe e di emancipazione. Ma spetta agli iraniani farle, e non al nostro suprematismo, con questa supponenza che la nostra civiltà sia superiore e migliore, calpestando da veri razzisti culture e religioni che non ci vanno bene.
Sono consapevole che come comunista in Iran sarei in galera. Ma questo non mi distoglie da una visione leninista più in generale, che considera l’avvento del multipolarismo e la fine dell’egemonia imperialista come un passaggio storico necessario e urgente, per scongiurare un olocausto nucleare e un’era di guerre genocidarie, che vengono generate dall’imperialismo stesso, ossia dall’Occidente collettivo.
I comunisti iraniani lotteranno in autonomia politica. Occorre però prendere anche gli insegnamenti di Mao Tse Tung. Il Partito Comunista Cinese fu sterminato dal Kuomintang, ma questo non impedì a questo partito di allearsi successivamente ad esso in funzione di guerra popolare antimperialista contro i giapponesi. Ai vari Acerbo, che si dicono comunisti, ricordo che Mao stesso indicò due cose:
1. combattere un nemico alla volta
2. individuare il nemico principale.
Fa dispiacere vedere Rifondazione, una buona parte di essa, la maggioritaria per un voto essere preda delle “rivoluzioni colorate” eterodirette dalle agenzie di intelligence occidentali: CIA, Mossad e compagnia cantante.
Qui sotto un video di Frontezero con Ben Norton che tematizza in modo egregio la questione iraniana collegandola più in generale alla strategia criminale di guerra USA, entità sionazista e Occidente in genere.
CAZZATE IN LIBERTÀ SUL VENEZUELA
Mi rifaccio a un articolo su Pungolo Rosso e riportato dai SiCobas di Torino, nel quale nel momento in cui il Venezuela è sotto attacco imperialista, con il sequestro del Presidente Maduro e della sua compagna Cilia Flores, durante il quale sono caduti 32 combattenti cubani a difesa del Presidente e altri 80 caduti venezuelani, questi non trovano di meglio che puntualizzare cosa avrebbe dovuto o non dovuto fare un paese sottoposto a pesanti sanzioni da oltre un quarto di secolo, in una transizione al Socialismo problematica. I tipici peli nell’uovo gruppettari, spesso dottrinari, tanto criticati come comunismo di sinistra da Lenin stesso, che non giovani alle lotte antimperialiste.
A introduzione dell’articolo di Geraldina Colotti sull’attuale situazione venezuelana, così ho scritto nella mia bacheca Facebook:
“Giusto per fare fischiare le orecchie al Pungolo Rosso e ai SiCobas di Torino…
È tipico delle socialdemocrazie sindacali rappresentare gli interessi di classi operaie del centro imperialista, fino alle aristocrazie operaie, senza avvedersi minimamente della relazione che intercorre con le classi lavoratrici delle periferie.
Qui siamo al paradosso: un sindacato che tutela fasce basse dei lavoratori che si piglia una cantonata, indebolendo la lotta antimperialista. Come se il Venezuela non vivesse da oltre un quarto di secolo di sanzioni e blocchi mortali per l’economia. I catoni del rivoluzionarismo per principio non stanno facendo una buona causa per la rivoluzione comunista.”
Nel suo articolo, Geraldina fa una giusta considerazione:
“A questo attacco dei tecnocrati dell’ultradestra, si aggiunge il coro di un certo ultra-sinistrismo europeo che dall’Italia e da altri paesi pretende di dare lezioni di chavismo dalla comodità della distanza. Criticare la Legge Antiblocco ignorando che il paese affronta un assedio che ha ridotto le entrate in modo drastico è un esercizio di cinismo intellettuale. Il chavismo è prassi rivoluzionaria e il legato di Chávez si difende garantendo la vita dei settori popolari.”
Cinismo intellettuale è la definizione giusta, da parte di chi non si rende conto di quanto sia difficile costruire una società che metta al centro il popolo e che viene ostacolato da una guerra ibrida senza esclusione di colpi. Essere dentro le lotte antimperialiste significa anche in questo caso comprendere le situazioni concrete, vedere dove va a colpire l’imperialismo e schierarsi. Cosa che non fanno quest compagni più impegnati a fare esercizi di intellettualismo autoreferenziale e vanaglorioso che di costruire un fronte di lotta internazionalista contro l’imperialismo e la sua tendenza alla guerra e all’aggressione dei popoli.
Ma qui siamo anche oltre il fatto di avere posizioni critiche. Scrivono gli estensori del sopracitato articolo nel Pungolo Rosso, all’inizio di tutto l pezzo:
«Siamo rimasti sorpresi – lo riconosciamo – dalla decisione di Trump e soci di escludere la Machado e altri brutti ceffi dell’opposizione di destra come propri interlocutori, nonostante l’estremo servilismo loro, e su tutti della stessa Machado (“vorrei consegnare di persona al presidente degli Stati Uniti il premio Nobel che mi è stato conferito”), scegliendo invece di “lavorare” con il governo Maduro senza Maduro per la transizione ad un Venezuela di nuovo filo-yankee.
Evidentemente, alla Casa Bianca si sentono più garantiti da questo governo messo sotto tutela, che da una destra ideologicamente affine e pronta a ogni sporco servigio agli interessi delle multinazionali a stelle e strisce e dei boss di Washington.
Questi sono i fatti.
E sono fatti talmente duri da mandare giù per i cantori del bolivarismo chavista e del “socialismo del XXI secolo” che si stanno attorcigliando su sé stessi pur di non prendere atto che, come dimostrano i suoi primi provvedimenti contro la Cina e a vantaggio degli Stati Uniti, il governo a guida Delcy Rodriguez è disposto a “lavorare” sotto tutela della Casa Bianca. E non ha la benché minima intenzione di chiamare alla mobilitazione la piazza venezuelana e le piazze latino-americane a proprio sostegno contro la brutale aggressione dell’imperialismo statunitense.»
Questi, cari i miei non sono i fatti: sono supposizioni se non falsità. Innanzi tutto, da dove prendano questi fatti non si sa. Forse dalla diplomazia del governo bolivariano perché non attacca direttamente gli USA, magari mettendosi la bandana dei kamikaze nipponici? O forse da veri creduloni che si rifanno alle dichiarazioni arroganti di Trump. Non si sa. Di certo è falso che il popolo venezuelano non si sia mobilitato a difesa del suo Presidente sequestrato e della sua sovranità e che le autorità bolivariane non siano in prima fia in queste mobilitazioni. Dunque stesso errore degli attivisti “pro-Iran libero”, che non vedono le manifestazioni oceaniche e aggiustano la realtà secondo i propri desiderata metafisici.
In conclusione: se riguardo l’Iran occorre fare la giusta controinformazione per bloccare o comunque contrastare la marea montante controrivoluzionaria che va dai genocidari alle anime belle, sul Venezuela occorre costruire un fronte di lotta, ossia delle Brigate Internazionali che difendano la Rivoluzione: sono nostri compagni, nel Socialismo del XXI secolo. E se c’è qualcosa da dire, non si sparano bordate ad cazzum, ma ci si confronta, e lo si fa per linee interne, tra avanguardie, partecipando al processo dialettico di costruzione del Socialismo, senza dare il destro al nemico per colpire e dividere i comunisti.
(Nella foto di copertina la popolazione iraniana in maniestazione a difesa della nazione contro l’imperialismo USA: una tigre dai denti d’acciaio… ma anche dai piedi d’argilla, che di fronte alla risolutezza dei popoli e alla loro autodifesa armata… si ritira!)









































Comments
Se non fosse tragico lo troverei divertente. Tutte le forze politiche istituzionali nostrane continuano a guardare dall'alto in basso e giudicare il mondo con giudizi su cui e' meglio sorvolare. Oggi e' successo che sor tajani ha manifestato sconcerto per le ingiuuuuste parole del comico ucraino. Ma come? l'europa che e' stata tanto brava e questo che si lamenta? Ma si puo'?
Ma, infatti, si puo'? Si puo' ragionare come all'asilo? Ti abbiamo dato le caramelle, il brutto pel di carota no e tu vieni pure a lamentarti? Non si fa, non e' galateo.
Ma questi hanno capito cosa sta succedendo? A noi, non all'iran o al venezuela? A sinistr-destr l'hanno capito che l'ucraina e' un progetto Usa che paga l'Europa, ma continua a rispondere al nostro stesso padrone? che ne faranno gli Usa degli azov adesso che l'Ucraina sara' uno Stato dimezzato?
I poveretti del giardino ordinato non hanno capito e non vogliono capire che gli ucraini (le loro milizie migliori cosi amanti di kant e che si sono conservate nelle retrovie) saranno i prossimi Tutori e precettori del giardino ordinato. Noi tutti a zappare, l' europa orientale a farci da balia con la frusta e una buona prarazione militare, mentre obbediamo, kantianamente, al padrone di entrambi.
Ma che cosa straaaana mentre i nostri poveri politici pensavano che ormai la politica fosse solo galateo e cicisbei, non spietati rapporti di forza, di violenza e inganno, da secoli, in Europa e in quello che, purtroppo, l'europa ha generato. Tipo il nuovo mondo che non e' esattamente venuto su meglio della madrepatria, forse a furia di mandarci i peggiori spiriti predatori non e' che ci si poteva aspettare di meglio, ma ci avevamo sperato. Ci avevamo (personalmente no), adesso forse e' il caso di capire chi e' che ci sta mettendo il nodo scorsoio al collo, mentre chi ci governa dice che non e' educato e di stare attenti ai modi. Quando sinistr-destr anziche' pensare all'Iran (avercene noi della loro capacita' di difendersi dalle manipolazioni e aggressioni esterne, poi in casa faranno le loro scelte, lotte e quel che gli pare, noi nella storia abbiamo fatto di peggio) cominceranno a guardare in faccia il kantismo azoviano che avanza (sai quanti simpatizzanti ucraini e nostrani ci sono da noi e in europa .. ) sara' sempre troppo tardi, ma la cosa piu probabile e' che una grossa fetta di presunta sinistra si accasi e ci stia pure bene tra le antiche vie romane e gli azov.... sono cosi Ordinati, nevvero mia cara marchesa, proprio carini, in questo giardino?