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clarissa

Inventori di Malattie

di Luigi Gallo

Il disease mongering, ovvero la mercificazione della malattia, è stato descritto come un modo per creare nuovi mercati per i farmaci, aumentare le vendite e i profitti, e talvolta anche per giustificare l’uso di farmaci costosi e inutili.

Circa mezzo secolo fa Henry Gadsen, direttore generale di una delle principali case farmaceutiche al mondo, la Merck, rilasciò una sconcertante dichiarazione alla rivista Fortune: il suo sogno era creare farmaci per le persone sane, così da poter vendere proprio a tutti. Questo sogno è ora il motore trainante di una delle industrie più redditizie del mondo.

«Si possono fare molti soldi dicendo ai sani che sono malati». Era il fulminante attacco di un articolo comparso nel 2002 sul British Medical Journal, in un fascicolo dedicato per intero all’invadenza della medicina».

Da quell’inizio prese il via una ricerca che condusse il giornalista scientifico australiano Ray Moynihan a verificare come le strategie di marketing delle maggiori compagnie farmaceutiche oggi prendano di mira soprattutto quelli che stanno bene.

In due anni di ricerca, attraverso interviste con i protagonisti del settore (clinici, ricercatori, manager, informatori), studio minuzioso della letteratura scientifica, acquisizione di documenti ufficiali e testimonianze di vicende esemplari, ricostruì in modo accurato e dettagliato, nel libro oggi introvabile Farmaci che ammalano, le strategie e le tecniche utilizzate dall’industria farmaceutica per garantire una sempre maggiore crescita del proprio mercato, ridefinendo continuamente i confini tra salute e malattia in modo da allargare il dominio sui cui si esercita l’azione della medicina.

Strumentalizzando la propria influenza sulla scienza medica nel suo complesso, i grandi gruppi farmaceutici stanno vendendo il terrore e stanno promuovendo la ridefinizione delle malattie umane per poter espandere il proprio mercato. I fattori di rischio per la salute e i parametri per valutarli vengono scientemente modificati per far rientrare sempre più individui tra i malati bisognosi di farmaci.

Questi gruppi industriali operanti a livello mondiale definiscono in maniera nuova la salute dell’uomo che come conseguenza diventa una condizione che nessuno riesce più a raggiungere.

La depressione e l’osteoporosi, la menopausa (una naturale fase della vita) e la pressione alta (una patologia “gonfiata”), i disturbi legati al ciclo e le disfunzioni sessuali sono stati oggetto a questo proposito di una vera e propria riclassificazione, così come i cambiamenti d’umore della vita quotidiana che si sono trasformati in disordini mentali, o la timidezza diventata Disturbo Sociale Ansiogeno, e tanti altri malesseri così diffusi nel nostro tempo.

Il risultato è un’enorme e incontrollata espansione del mercato dei medicinali che, oltre a generare miliardi di nuovi profitti, sta creando milioni di nuovi pazienti.

Come aveva già intuito Ivan Illich in Nemesi Medica (1976), l’estrema medicalizzazione della vita, trasformando tutti in malati potenziali, è funzionale al controllo politico e sociale tramite sistemi di vigilanza e obblighi imposti in forma sempre più totalitaria ai cittadini.

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