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A cosa serve l’epiteto «negazionista» e quale realtà contribuisce a nascondere

di Wu Ming

negacionistaVideo “virali” del tizio o della tizia che gliele canta ai «negazionisti»; titoloni sul pericolo «negazionisti»; invettive contro i «negazionisti»; satira sui «negazionisti», grasse risate! I «negazionisti» sono ovunque, ed è colpa loro se le cose vanno male. Ecco allora i nostri eroi, i prodi che li contrastano, gettando loro guanti di sfida: «Vengano in terapia intensiva, i negazionisti!»

Sono sfide a nessuno, invettive contro fantasmi, colpi sparati nella nebbia. Chi sarebbero i «negazionisti»? Sì, esistono frange secondo cui la pandemia sarebbe finta, ma sono ultraminoritarie. In genere, nemmeno chi è aperto a fantasie di complotto su Bill Gates, i vaccini e quant’altro nega che sia in corso una pandemia e che il virus uccida. E allora di chi si sta parlando?

Il termine «negazionista» ha ormai una storia pluridecennale. Coniato negli anni Ottanta per definire personaggi come David Irving, Robert Faurisson o Carlo Mattogno, secondo i quali nei lager nazisti non sarebbero esistite camere a gas né sarebbe avvenuto alcuno sterminio sistematico di ebrei e altri prigionieri, in seguito è stato esteso a sempre più ambiti, diventando un’arma nelle culture wars del XXI secolo.

In Italia, negli ultimi quindici anni, se n’è appropriata la destra per accusare di «negazionismo» chiunque smontasse le sue narrazioni – bufale storiche incentrate su fantasie di complotto antislave – sulle «foibe» e l’«Esodo istriano-dalmata». In quel modo, mentre una narrazione risalente al collaborazionismo filonazista diventava “storia di Stato” con l’istituzione del Giorno del Ricordo, la destra poteva fingere di occupare il “centro” del dibattito sulla memoria storica. In parole povere, poteva denunciare gli “opposti estremismi”: c’è chi nega la Shoah e c’è chi “nega le foibe”, stessa roba.

E dato che – nonostante l’opposizione di gran parte delle storiche e degli storici – anche in Italia si è introdotta una legge «anti-negazionisti» (lo ha fatto il governo Renzi nel giugno 2016), a essere agitato è anche lo spettro dell’azione giudiziaria. È proprio di quest’anno una proposta di Fratelli d’Italia per estendere l’attuale legge ai «negazionisti dei massacri delle foibe».

L’effetto di framing è quello della Reductio ad Hitlerum: su qualunque tema e questione si attiva un implicito – e a volte esplicito – paragone con il negazionismo della Shoah, e tramite una catena di false equivalenze si accelera il ciclo della Legge di Godwin: in men che non si dica ti danno del nazista, perché se sei “negazionista” – poco importa riguardo a cosa – sei come i nazisti.

Da tempo l’uso del termine «negazionismo» segnala un buttarla in vacca, e sarà sempre più così, perché il termine incoraggia l’indolenza, si presta ad accuse pigre.

Quel che è più grave, il termine spinge verso la patologizzazione dei discorsi sgraditi e la psichiatrizzazione dell’avversario: se non sei d’accordo con me che la penso “come tutti” allora “neghi la realtà”, e chi nega la realtà è un folle o un demente, e coi folli o i dementi non si può ragionare.

Torniamo all’ossessione odierna per i «negazionisti del Covid»: andando a vedere, si scopre che «negazionista» è un epiteto scagliabile contro chiunque critichi l’irrazionalità e/o iniquità di un provvedimento o anche solo si mostri scettico sulla sua efficacia, chiunque smonti un esempio di mala informazione mainstream sul virus o reagisca sbuffando all’ennesimo titolo strumentale, chiunque ricordi le responsabilità del governo o dei governatori, chiunque rifiuti la narrazione dominante incentrata sull’«è colpa nostra, non ce la possiamo fare, gli italiani capiscono solo il bastone». Persino chi “indossa male” la mascherina si becca l’epiteto di «negazionista».

Il «negazionista» è il nuovo «quello che fa jogging».

 

Uno pseudo-concetto che fa danni

L’uso indiscriminato ha reso l’epiteto non solo di scarsa utilità per capire quali posizioni si stiano di volta in volta scontrando, ma lo ha reso proprio tossico.

Qualcuno ancora cerca di usare il termine in modo che produca senso. Nella migliore delle ipotesi, si brandisce un’arma concettuale spuntata; nella peggiore, si lancia un vero e proprio boomerang, perché l’effetto di framing è fortissimo e il termine genera inevitabilmente dicotomie, antinomie, pensiero binario.

Arma spuntata. Quando si parla di disastro climatico, dove pure un negazionismo – in senso stretto e in senso lato – è stato a lungo operante, godendo anche di finanziamenti da parte dell’industria dei combustibili fossili, l’accusa funziona sempre meno e sta diventando un cliché, un tic lessicale, una manifestazione di pigrizia, come già in altri ambiti. I negazionisti stanno da tempo ricalibrando i loro discorsi, oggi davvero poca gente sostiene che non sia in corso un surriscaldamento globale. Le argomentazioni speciose riguardano l’entità del fenomeno, le sue cause e il come farvi fronte.

Effetti boomerang e pensiero binario. Anche noi, in coda a un post di qualche settimana fa, abbiamo scritto che chi accusa chiunque di «negazionismo» è il più delle volte negazionista, perché nega ogni evidenza sull’irrazionalità dei provvedimenti e sulle responsabilità politiche nella gestione della pandemia. Un paradosso che abbiamo scelto di non sviluppare, perché sviluppandolo avremmo rilegittimato l’uso del termine e rafforzato un frame pericoloso. Ha provato invece a svilupparlo Giancarlo Ghigi in un articolo uscito sul sito di Jacobin Italia e intitolato «I due contagi».

Ghigi divide l’opinione pubblica in due schieramenti o due «tifoserie»: i negazionisti del morbo e i negazionisti del disciplinamento. L’articolo dice molte cose giuste, ma stabilisce dal principio una falsa omologia: almeno nella società italiana – ma crediamo valga per tutta l’Europa e gran parte dell’Occidente – i «negazionisti del morbo» sono un’infima minoranza, costantemente ingigantita al microscopio dai media e tirata in ballo per esecrare il dissenso, mentre il «negazionismo del disciplinamento» è maggioritario, impregna il discorso ufficiale e dà forma alla narrazione dei media filo-governativi.

Quando Ghigi esorta a «riconoscere il morbo come oggettività», di chi parla? Chi davvero non sta «riconoscendo il morbo come oggettività»? Quant’è utile stabilire un’omologia tra chi negherebbe l’esistenza del virus e chi prende sottogamba la gestione autoritaria e capitalistica dell’emergenza, se il primo atteggiamento è in gran parte effetto di una proiezione gigantografica mentre il secondo è ideologia dominante? Alla fine, l’esito è quello di riproporre gli “opposti estremismi”, con l’autore che si pone “nel giusto mezzo”. Come ci ha detto un compagno con cui abbiamo commentato il pezzo di Ghigi, «intuisco le buone intenzioni, ma si è come ubriacato della sua stessa dicotomia.»

Detto questo, ci è drammaticamente chiaro a chi pensasse Ghigi denunciando il «negazionismo del disciplinamento». Quest’ultimo gonfia il non-detto di una “sinistra”, anche e soprattutto “radicale” e “di movimento”, che in nome dell’emergenza – vissuta dal principio in modo subalterno – ha rinunciato a esprimere qualunque critica ai dispositivi in atto.

 

Lo s-piazzamento della «sinistra»

Con poche e lodevoli eccezioni, l’area politica che per inerzia abbiamo continuato a chiamare «il movimento» – un rado reticolo di centri sociali, collettivi universitari, radio indipendenti, librerie, cooperative e segmenti di sindacati di base – si è legata da sola mani e piedi. Lo ha fatto nel momento in cui ha deciso di sposare la narrazione colpevolizzante e securitaria imposta dalla «dittatura degli inetti», e questo è accaduto subito, prima ancora del 9 marzo.

Con l’autunno, l’area è rimasta spiazzata – anche in senso letterale: esclusa dalla piazza – dalle proteste e rivolte contro i dpcm, e adesso prova a far vedere che c’è anche lei, finendo per emettere proclami confusi, contraddittori, inefficaci. L’idea di fondo è ancora che si debba chiedere un «reddito di lockdown». Più è duro il «lockdown» – e lo si auspica duro, per stangare i furbetti dell’aperitivo e i genitori permissivi – più deve essere universale il reddito. La situazione immaginata corrisponde agli arresti domiciliari di massa con lo stato che ci versa un sussidio sul conto corrente.

A parte che questo è un incubo huxleyano, rivelatore di un’idea miseranda di vita umana, qualcuno dovrebbe spiegarci perché e per come ciò potrebbe o dovrebbe realizzarsi. Perché lo diciamo «noi»?

Chi davvero non ha reddito, da che mondo è mondo, si organizza per protestare, lottare e ottenerlo. L’ultima cosa che fa è accettare o addirittura chiedere d’essere recluso.

Qualche giorno fa abbiamo visto gli operai Fiom di Genova scendere in strada e arrivare anche all’attrito con la polizia per protestare contro i licenziamenti, che in teoria sono bloccati, ma fatta la legge trovato l’inganno. In molti luoghi di lavoro i lavoratori e le lavoratrici si organizzano ogni giorno per rivendicare il diritto di fare assemblee sindacali in presenza, negli spazi adeguati, perché i padroni – privati e pubblici – hanno iniziato a negarle o a declinare ogni responsabilità in caso di contagio: sei buono per andare a lavorare ma non per fare l’assemblea sindacale. I riders manifestano ormai con una certa frequenza, con flash mob per strada, cioè precisamente sul loro luogo di lavoro. I cosiddetti intermittenti della cultura e lavoratori dello spettacolo sono scesi in piazza in varie città per ricordare a tutti che stanno alla canna del gas. Per non guardare all’estero, dove abbiamo visto lotte di piazza importantissime in questi mesi pandemici, perfino in un paese devastato come gli USA, dove il movimento Black Lives Matter ha dato una spallata importante alla presidenza di Trump contribuendo a non farlo rieleggere.

Le lotte le puoi fare se ti prendi lo spazio e l’agibilità per farle, non se ti fai recludere.

Se invece il reddito è una rivendicazione puramente ideale, astratta, allora sì, va bene anche chiederlo dal divano.

Una “spia” di quanto sia astratto il discorso è che, nelle varie convocazioni e articolesse, si attacca retoricamente Confindustria mentre si fanno i salti mortali per non criticare l’esecutivo, i tempi, modi e contenuti dei dpcm, l’emergenza come metodo di governo.

Lo diciamo chiaro: se attacchi Confindustria e non il governo, non stai davvero attaccando Confindustria.

La narrazione colpevolizzante, il costante scarico delle responsabilità sui cittadini, la demonizzazione dell’aria aperta quando il contagio è sempre stato molto più probabile al chiuso, la chiusura di luoghi della vita pubblica e settori del mondo del lavoro dove il contagio era improbabile mentre se ne tengono aperti altri dove è probabilissimo… Tutto questo deriva a cascata dalla necessità, da parte del governo, di non ledere gli interessi di Confindustria. Bisogna far vedere che si fa qualcosa, che si chiude qualcosa, e si adottano provvedimenti cosmetici, apotropaici, diversivi. È così dal marzo scorso, da quando il governo si rifiutò di dichiarare zona rossa i comuni di Alzano e Nembro, in bassa val Seriana.

E così ci ritroviamo a subire il coprifuoco, misura che non ha alcuna giustificazione epidemiologica credibile ma serve a fare “penitenza”, come detto con ammirabile candore dall’immunologa Antonella Viola dell’Università di Padova:

«Il coprifuoco non ha una ragione scientifica, ma serve a ricordarci che dobbiamo fare delle rinunce, che il superfluo va tagliato, che la nostra vita dovrà limitarsi all’essenziale: lavoro, scuola, relazioni affettive strette.»

Se il focus della narrazione si è fissato sulla necessità di “fare penitenza”, è perché la responsabilità è stata stornata da chi ce l’aveva e dispersa verso il basso.

Ogni presa di posizione che rimanga reticente su questo, ogni ricorso a Confindustria come mero sparring-partner retorico, ogni discorso unicamente incentrato sul «reddito di quarantena» o analoghe formule, ogni tinteggiatura “rivoluzionaria” dell’esortazione a chiuderci in casa è per noi irricevibile. E reazionaria.

 

«Ne parliamo dopo»… quando?

La cosa che continua a stupirci, nelle tirate moralistiche dei “compagni per la reclusione domestica generalizzata e per la colpevolizzazione dei furbetti”, è quanto la facciano semplice, quanto prendano alla leggera – quasi alla leggiadra – l’idea mostruosa di azzerare la vita sociale a tempo indeterminato, quanto siano arrivati a trovare non solo necessaria ma augurabile e persino, implicitamente, rivoluzionaria l’immagine di milioni di persone blindate tra quattro pareti (ma ci sono i social, c’è Zoom, dài, che vuoi che sia!). Stupisce il fatto che non si pongano mai il problema di quanta sofferenza, quanta malattia mentale, quante esistenze triturate e rovinate, quanti passaggi di vita fondamentali perduti, quanta morte ci sia in questo scenario. Perché la morte non è solo la cessazione di un paio di funzioni-base dell’organismo.

I controlli fatti dopo la fine di #iorestoacasa (da maggio in poi) hanno riscontrato un aumento generalizzato di suicidi, violenze domestiche, femminicidi, vendite di psicofarmaci, depressione, ansia e disturbi alimentari tra bambini e adolescenti, azzardopatia, dipendenza da Internet e da video e molti altri disturbi. Per non parlare dei disturbi che causa e causerà l’aver perso il lavoro, l’attività, a volte la dignità.

Davvero siamo arrivati a credere che «salute» sia soltanto non prendersi il virus?

Davvero siamo arrivati a pensare che «vita» significhi così poco, e si riduca al non ammalarsi di Covid?

Com’è possibile che si sia giunti a dire che ora si deve pensare solo al virus e di tutto il resto della realtà sociale – forse – ne parleremo «dopo»? Ma «dopo» quando? Davvero si pensa che, se stiamo zitti e muti adesso, «dopo» potremo riprendere discorsi “radicali” come niente fosse? Ma dove, come? Con quale faccia?

Ecco allora che «negazionista» diventa chiunque non accetti di posporre la critica a «data da destinarsi», cioè alle calende greche.

L’uso dell’epiteto si accompagna a un altro espediente: chi attacca Confindustria in modo astratto e retorico – come escamotage per non criticare il governo che di Confindustria tutela gli interessi – accusa di «confindustrialismo» (!) chi invece, coerentemente, critica Confindustria e governo insieme.

Questo capovolgimento della realtà è reso possibile da un’accusa preliminare: quella di «pensare alla libertà individuale invece che alla tutela del prossimo». In base a tale falsa premessa, ogni critica dell’emergenza sarebbe «liberista». A molti si è piantata in testa l’idea che la libertà sia «individuale» e da lì non li smuoverà più nessuno. Nelle scienze cognitive si chiama «pregiudizio di ancoraggio».

La facile apologia di ogni restrizione – anche la più irrazionale e disonesta – sta mettendo in secondo piano, anzi, in terzo, decimo, centesimo piano la devastazione del legame sociale, lo smarrimento di massa, la schizofrenia nei rapporti tra le persone, ma chi lo fa notare… «difende l’individuo».

In realtà è il contrario, il vero individualismo è quello di chi accetta l’escamotage neoliberale per eccellenza, che magari prima della pandemia fingeva di rifiutare: quello di indicare in un comportamento individuale la soluzione a un problema che invece è sociale e sistemico, e va affrontato con l’azione collettiva.

Nel contesto dell’emergenza Covid, accettare questa premessa porta a imperniare il discorso sulla “virtù” individuale, sul fare penitenza dell’individuo, sul sacrificio personale da esibire per far vedere che si è più altruisti degli altri. In questo gioca anche un certo cattolicesimo – il più retrivo e ipocrita, quello descritto in alcuni racconti di G.A. Cibotto – che infatti è eruttato fuori dalla crepa aperta dall’emergenza e adesso scorre sui social, soprattutto tra chi dei «più deboli» – espressione con cui pure si riempie la bocca – dimostra spesso di infischiarsene. Basti vedere la scarsa o nulla attenzione nei confronti di bambini e adolescenti.

 

«Maligni amplificatori biologici»

In un post del 25 Aprile scorso, commentando la riapertura delle librerie e la prima visita di un paio di bambini alla libreria per ragazzi Giannino Stoppani di Bologna, scrivevamo:

«Questo momento di libertà è idealmente dedicato a chi per mesi ha dipinto i bambini come untori perfetti, potenziali omicidi dei loro nonni; a chi già prima della pandemia li definiva “maligni amplificatori biologici che si infettano con virus per loro innocui, li replicano potenziandoli logaritmicamente e infine li trasmettono con atroci conseguenze per l’organismo di un adulto” (Roberto Burioni, 31/03/2019); a chi ha scatenato il panico sociale contro di loro, spingendo i genitori a murarli vivi dentro casa, in certi casi rimandando perfino importanti visite mediche o terapie per loro essenziali. La pericolosità dei bambini è stata presa per oro colato, anche se i dati sul comportamento del Covid19 sono ancora contraddittori. Il 21 aprile scorso, il virologo dell’università di Padova Andrea Crisanti, che ha condotto lo studio sul focolaio di Vo’ Euganeo, ha fatto sapere che in quella comunità “i bambini sotto i 10 anni, seppure conviventi con infettati in grado di infettare, non si infettano. E se sono negativi non infettano”. […] Insomma, molti aspetti delle modalità di trasmissione di questo virus non sono ancora chiari, e sarebbe davvero paradossale se un domani dovesse emergere che abbiamo segregato i bambini più piccoli per niente, con un provvedimento dettato dal panico.»

Crisanti ha ribadito il concetto in un’intervista a Radio Capital di qualche giorno fa.

Anche un recente articolo apparso sulla rivista Nature conferma che i bambini entro i dieci anni non sarebbero infettivi e che in generale le scuole primarie non sono “punti caldi” per le infezioni da coronavirus.

Dunque abbiamo bruciato metà anno scolastico a una generazione per niente, tanto per chiudere qualcosa che non impattasse sull’economia. Perché dal punto di vista del capitale i giovanissimi sono come gli anziani: improduttivi (Toti dixit). Quindi sacrificabili.

Per i bambini campani è ancora così: niente scuola, mentre si chiama l’esercito a presidiare le strade, come durante un golpe, anziché a costruire ospedali da campo.

In Puglia, dopo la riapertura delle scuole, ordinata dal TAR il 6 novembre, l’assessore alla Salute Lopalco ha parlato di «un errore clamoroso». Repubblica e altri giornali locali hanno subito dato grande risalto ai dati dell’Asl, evidenziando che nella settimana della riapertura, dal 6 all’11 novembre, «il numero di positivi riscontrati in ambito scolastico nell’area metropolitana di Bari è passato da 132 a 243 casi». Ma un simile effetto immediato è tutto da dimostrare. Le scuole infatti, dove sono aperte, stanno funzionando come presidi sanitari, dove i positivi vengono individuati, tracciati, tamponati. Se, riaperte le scuole, aumentano i positivi, può trattarsi di contagi avvenuti proprio nella settimana di chiusura, quando i ragazzini non erano in aula, ma forse in luoghi meno sicuri.

Intanto teniamo gli adolescenti in DAD, dopo avere varato protocolli nazionali sulla gestione degli spazi scolastici e fatto investire denaro pubblico a governatori regionali e dirigenti per adeguarsi alle nuove normative. Soldi nostri buttati nel cesso.

Se fai notare tutto questo, però, sei «negazionista», e ti becchi l’attacco concentrico, i titoloni, i video virali, la memetica d’accatto, le invettive sui social, gli (ex-)amici che ti infamano.

Nel frattempo, è acclarato che:

■ l’Italia non aveva un piano pandemico aggiornato e il rapporto commissionato dall’OMS che denunciava il fatto è stato insabbiato;

■ durante l’estate il governo ha fatto poco o niente per arginare la tanto paventata seconda ondata (ma il ministro Speranza ha trovato il tempo di scrivere un libro intitolato Perché guariremo, la cui uscita in libreria è stata posticipata sine die);

■ in certe regioni le terapie intensive reggono bene, mentre in altre i malati di covid muoiono in corsia;

■ i tanto decantati metodi di “tracciamento” ipertecnologici sono andati in crisi nel giro di due settimane, tanto che nessuno ne parla nemmeno più; ecc.

Ma questo è l’Assurdistan, mica è lecito aspettarsi altro, no? Possiamo soltanto autoflagellarci, e insultare chi pretenderebbe meno inettitudine anziché essere trattato come una pezza da piedi.

Ecco cosa nasconde la «caccia al negazionista».

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Comments

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Francesco zucconi
Thursday, 26 November 2020 00:29
Scrivere che le foibe sono una
bufala o far finta che non vi sia
stato l'esodo istriano degli italiani genera
veramente un'impressione di
superficialità estrema;
sembra confermare il difficile rapporto tra verità e comunismo...
Con queste premesse, comunque, si
sa già che non si va da nessuna parte...
o meglio, negando la verità,
si sta con questi negazionisti...
Dov'è il problema ad ammettere
che sulle foibe la destra patriottica ha ragione?
Questo mica giustifica
gli errori di molti funzionari
dello stato italiano dell'epoca fascista!
Basta con questa ideologia da subcultura
di sinistra speculare a quella di destra e
molto utile ai veri burattinai...anglosassoni...uffa!
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Gian Michele
Monday, 23 November 2020 10:34
Signor Mario, Lei mi sembra l'esatto contrario dei nostri governanti. Loro tendono ad impaurire la popolazione con norme a volte esagerate e poco utili, allo scopo di limitare le conseguenze di una diffusione di un virus a cui non ci siamo mai preparati. Lei, invece, minimizza le cose, ricama complotti assurdi (...le chiusure mirate allo scopo di far fallire la classe media. Si manda in malora una nazione e un'economia perché hanno fatto credere che l'alternativa è l'apocalisse...), si crea una realtà virtuale rassicurante: non metta la testa sotto la sabbia!
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Mario M
Sunday, 22 November 2020 21:18
Bastian contrario? Probabilmente lo sono, perché, all'opposto di Franco Trondoli, ho la tendenza a contrappormi alle persone.

Ma negazionista? cosa vuol dire? E' una etichetta che viene utilizzata per evitare il ragionamento, il pensiero. Come una volta, che, per rinunciare ad argomentare, si veniva accusati di essere comunisti o fascisti; oppure di essere statalisti o liberisti. Se proprio si vuole essere aderenti e conseguenti al termine, il negazionista è chi si rifiuta di ascoltare, chi nega il dialogo, il confronto.
Ho invitato a guardare le tabelle nei file dell'ISTAT, o i documenti dell'ISS per verificare che non c'è stata alcuna pandemia; ho invitato, sulla scorta dei suggerimenti di Stefano Montanari e altri, a fare una correlazione fra i decessi e la somministrazione delle vaccinazioni nei territori del bresciano e del bergamasco; a verificare il tipo di terapia a cui sono stati sottoposti gli sventurati.

Non avrei mai immaginato che gli organi di informazione ufficiali, coi vari virologi come rock star, riuscissero a intossicare, intontirle e narcotizzarle in modo pesante le menti delle persone, anche di quelle culturalmente attrezzate (sanno tutto e non capiscono niente). E quindi si accettano palesi demenzialità da un combinato di stato totalitario e di repubblica delle banane, come gli arresti domiciliari prima, e ora le museruole/bavagli/straccetti e le chiusure mirate allo scopo di far fallire la classe media. Si manda in malora una nazione e un'economia perché hanno fatto credere che l'alternativa è l'apocalisse. Per una falsa paura di morire si è veramente rinunciato a vivere.
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Enza
Sunday, 22 November 2020 14:26
Ricambio, Franco Trondoli.
È un piacere incontrare, in questi confronti, persone gentili e colte come lei.
Un grazie e trascorra una restante buona domenica.
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Paolo Selmi
Sunday, 22 November 2020 12:10
Grazie a te Franco!

In gamba! E salutami la tua Genova!
Come dite voi, "scinn'a a'a morte se g'ariva vivi"... ecco, cerchiamo di restarci e, mi raccomando, non facciam cadere le bagascie in mare (poverine! ... quando mi han spiegato l'origine del detto ho riso per mezz'ora!)

Ciao!

Paolo
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Franco Trondoli
Sunday, 22 November 2020 11:50
Permettetemi di ringraziare tutte e tutti. Grazie a Enza per i suoi bellissimi contributi. Un caro saluto a Michele e Paolo che non ho mai mancato di leggere molto volentieri, e continuerò a farlo, sapendo di trovare sempre degli orientamenti e delle notizie assolutamente importanti e rare. Adesso poi sul vaccino !!. Bravo Paolo Selmi, sei grande !!. Un saluto anche a Mario M. che è il lato profondamente distopico delle vicenda Covid, al quale mi uniscono i riferimenti agli scritti di Ivan Illich, autore geniale, secondo me da non dimenticare, al pari di Deleuze (per la critica alla dialettica Hegeliana). A Mario mi permetto di dire di tenere in considerazione quello che dice Michele Castaldo nel finale della nota #13 sulle masse. Scusatemi. Un abbraccio a tutti. Buona Fortuna.
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Paolo Selmi
Sunday, 22 November 2020 10:24
Grazie mille Enza,

prima pagina di google già trovate due ditte

https://www.cofieurope.it/
https://imarisiopietro.it/celle-frigorifere/

Nessuna, ovviamente, offre come servizio il -75. Occorrerà, anche in quel caso, progettare ingegnerizzare. E non dubito che si possa fare... ma progettare, ingegnerizzare, collaudare, mettere in produzione su ampia scala in due mesi fai prima a riconvertire mirafiori a fare carri armati. Almeno di quelli hanno ancora gli stampi di mezzo secolo fa...

Resta il business da prendere a ogni costo. Come fanno certe ditte di trasporti... "prendi il lavoro (e quota rasoterra)... poi si pensa!" Penso che con la fame di soldi che hanno oggi i capitalisti nostrani, Crosetto imprenditore compreso, anche se gli facessi vedere un po' di soldi e gli proponessi di mettere una rampa di lancio a Prosecco perché... basta Cape Canaveral e basta Bajkonur, ti risponderebbero in coro: "non c'è problema! avevo un nonno aviatore che mi ha spiegato tutto e in un mese andiamo sulla Luna!"

Quello che mi sconcerta è che dopo che avremo buttato, letteralmente buttato soldi, perché investiremo miliardi di euro per rifare ex-novo una catena del freddo in grado di traballare a -75 in maniera più o meno capillare, finita l'emergenza, gli usi civili di una simile tecnologia saranno nulli e, tutt'al più, li riconvertiremo usandoli per la conservazione a -20 creando doppioni sulla catena del freddo già esistente,

Ma quello che mi sconcerta ancor più è che le forze armate non hanno refrigerati a -75! Militarizzare la distribuzione serve fino a un certo punto... il problema principale come sarà risolto? Quello della RSA di provincia che aspetta le sue dosi? Con furgoni a -20 (civili requisiti???), ghiaccio secco dentro ovunque, e segno della croce.

Lo scenario è sempre più preoccupante.

Grazie mille Enza per l'aggiornamento sui francesi. Sulla Calabria hai perfettamente ragione. Ieri giravano in televisione il servizio sull'ospedale fantasma della Piana in Palmi, e mi è venuto in mente il mega ospedale fra Gallarate e Busto Arsizio che andrà ad abolire entrambi gli ospedali e che, ancora fantasma, ha già fatto i primi danni andando a eliminare alcuni servizi di quà e alcuni servizi di là, considerati "doppioni". Poi sento le notizie delle ambulanze in coda ai pronti soccorsi, della gente che muore perché non è prestata loro la prima assistenza, e non vedo nessuna inversione di tendenza.

Il mio migliore amico lavora in una RSA. A marzo mi diceva: teniamo duro perché se entra anche un solo positivo qui fa una strage. A ottobre è successo ed è riuscito a salvare gli ospiti soltanto perché le altre RSA han fatto rete e li hanno accolti tutti, così da poter curare quei pochi che erano invece risultati positivi e sono stati curati per tempo. Lo stesso NON è successo in un'altra RSA, dove è morta la mamma di un altro mio amico, insieme ad altri. A Gallarate c'è una struttura dei gesuiti, che una volta doveva essere una sede distaccata della loro università, e che oggi è diventata un pensionato. I miei l'altro giorno sono andati al cimitero per i miei nonni e mi hanno raccontato che in due settimane hanno aggiunto DIECI loro tombe (i gesuiti hanno una sezione a parte). Se sei Zlàtan, ti passa come sciacquetta. Se non sei Zlàtan, qualche problema comincia a portelo. Se DECISAMENTE non sei Zlàtan, prega chi vuoi di non beccartelo. Questa è l'idea che mi son fatto.

Grazie ancora, un abbraccio e buona domenica a tutti!

Paolo Selmi
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Mario M
Sunday, 22 November 2020 08:45
Quest'anno l'eccesso di mortalità è stato riscontrato pricipalmente nelle province di Bergamo e Brescia. (Mentre in Italia non si è verificato alcun fenomeno patologico di Rilievo) Alcuni hanno associato l'aumento nelle due province lombarde a una precedente e pesante campagna vaccinale rivolta agli anziani, fra questi c'è il farmacologo Stefano Montanari. Inoltre la dottoressa Maria Grazia Dondini ha anche denunciato l'arrivo a Febbraio di direttive ministeriali che ponevano in seria difficoltà gli operatori nella cura dei loro pazienti.

https://www.auretitalia.org/2020/11/18/ho-curato-i-pazienti-covid-dottoressa-maria-grazia-dondini/
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Enza
Sunday, 22 November 2020 08:41
Su Sinistra in rete, articoli che mettono in dubbio le spropositate e, mi si consenta, " scarcagnate" misure contro la falsa pandemia, che sarebbe più corretto definire sindemia, ce ne sono moltissimi. Ma , a me personalmente che intervengo di rado, è capitato di entrare in un dibattito in merito su questo articolo di Wu Ming. Ok. Cosa dice il collettivo riguardo ad un epiteto ( aggettivo esornativo o dispregiativo) che oggi viene usato e diretto contro chi esprime posizioni in controtendenza rispetto alla narrazione dominante di un virus pandemico e pericoloso quale sarebbe il Covid 19 ? L'excursus degli estensori dell'articolo, dopo i distinguo fra i negazionisti del morbo e negazionisti del disciplinamento (sociale), si chiede, in estrema sintesi, fino a quando sarà possibile tenere la gente sotto queste restrizioni e che si condensa, a mio parere, su questo passaggio : " Ecco allora che «negazionista» diventa chiunque non accetti di posporre la critica a «data da destinarsi», cioè alle calende greche."

Dunque il punto veramente dolente è il tempo indeterminato della cristallizzazione della vita sociale contro cui non ci sono, per ora, sollevazioni generalizzate e organizzate. E i danni riguardo a questo intruppamento di massa sono e saranno pesantissimi , peggio del virus che dovrebbero contenere e per dirla come Manzoni con il rischio che " il rimedio sia peggiore del male". E' una delle strategie del Potere/ Capitale ? Certo. Si sta usando il covid per fare ciò che in tempi normali sarebbe impossibile. Non credo ci possano essere tentennamenti al riguardo. Non sono la prima a pensarlo e a dirlo.Anzi , sono l'ultima ruota del carro sulla vexata quaestio.
Le finalità ? Non sono "salutistiche". Ribadisco : il caso Calabria è emblematico nelle sue grottesche pantomime. Farsi cogliere impreparati dopo le avvisaglie di marzo/aprile, indica da parte del governo o inettitudine o malafede. Ma il disastro della sanità è diffuso su tutto il territorio nazionale , così come quello dei trasporti e della Scuola( si legga l'ultimo accorato appello dei presidi su Repubblica ) . Parimenti ci si dovrebbe interrogare sui numeri inesatti e relativi offerti dal governo circa i morti, contagi, tamponi inefficaci e errati. Non volendomi allargare su questioni assai lunghe e complesse, salta all'occhio, che il tira e molla tra chiusure e aperture , i Dpcm a raffica, le dichiarazioni contrastanti e la mole di informazioni disorientanti e intimidatorie dei cosiddetti scienziati in televisione e sui media, in effetti qui da noi, Italia, servono ad un solo vero obiettivo, al netto del disciplinamento del gregge comune un pò a tutti i governi capitalisti, compreso quello cinese : nascondere le carenze, ritardi, tagli, la disorganizzazione, le inefficienze, i mancati investimenti in settori strategici di questo paese.
Chiudo il discorso e ne apro un altro per continuare quello di Paolo Selmi. Prima però devo ricordare una massima di uso comune nel mio parentado : "se non ti convince ciò che senti dagli altri, fidati della tua testa e di quanto tocchi con mano".
Per quanto mi riguarda , sulla letalità del covid, non ho riscontri allarmanti tra tutte le persone che conosco. Una signora sola purtroppo è deceduta per l'infezione da corovinarus, intervenuta in fase terminale a causa di un tumore invasivo e con metastasi diffuse. Per gli effetti della positività al covid, pochissimi dei miei amici, parenti, conoscenti, direi in un calcolo approssimativo, uno su mille, sono finiti in ospedale con polmonite interstiziale o bilaterale, curate senza bisogno di ricovero in terapia intensiva. Questo non significa dire che non esiste il virus, l'articolo lo chiarisce in premessa, ma fare i doverosi distinguo sui soggetti colpiti, condizioni di fragilità, tipo di cure , tempestività di diagnosi e terapie. Qui entra in gioco lo smantellamento e il pessimo funzionamento della medicina territoriale. Si vada a vedere il numero dei deceduti in Svezia non di covid ma a causa del covid ( distinzione fondamentale) e si scoprirà che sono molto pochi giacchè, in vista del contagio il cui approccio lì è stato di tipo sindemico e non pandemico, la sanità svedese ha avuto un consistente potenziamento. Non metto link perchè sono dati che si trovano in rete se si ha la pazienza di cercare. In parole povere :prevenire è meglio che curare.
A Paolo Selmi, a cui torno, suggerisco di dare un'occhiata a una notizia riportata dal Fatto Quotidiano , testata filogovernativa, sulla catena del freddo. Di questo problema enorme quanto un milione di grattacieli, ne parlano molto dei siti francesi sottolineando una cosa non irrilevante : il vaccino Pfizer, non risolutivo ( dice bene Crisanti) con secondo richiamo peraltro, ma anche quello di Moderna, per le bassissime temperature di cui necessitano per non deteriorarsi ( da -80° a-20°) impongono una logistica che neanche ai tempi dello sbarco in Normandia, con costi elevatissimi e impatto ambientale non indifferente, e in più con la quasi certezza che nei paesi a clima caldo come l'Africa e parti dell'Asia e America latina, non si riesca proprio a farlo arrivare per le loro temperature e grandi ostacoli infrastrutturali. Ma non finisce qui.
Un'area - oltre alla Desmon di Nusco- la cosiddetta Silicon Valley del freddo italiana, si è messa già in lizza per assicurare temperature ultrapolari per i vaccini anticovid: mi riferisco alle aziende del casalese. Guarda tu, il sindaco di Casale Monferrato, Federico Riboldi, si è detto prontissimo con questa eccellenza del suo territorio su un rilancio social di Guido Crosetto ( entrambi di destra tra Berlusconi, Salvini e Meloni). Guido Crosetto, oltre ad essere un ex deputato di Fratelli d'Italia , carica a cui ha rinunciato, dal 2014 è presidente dell'Aiad /Confindustria ( Federazione Aziende Italiane per l'Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza.). Ci siamo capiti ? Tra Campania e Piemonte, ne vedremo delle belle
Mi scuso per essere stata prolissa e insufficiente. Auguro una buona domenica a tutti.
Per Paolo un paio di link :

https://www.ilmonferrato.it/articolo/eLean3r_sUO2_bBp69A7Gg/vaccino-a-80-ci-pensano-le-aziende-del-freddo-casalesi

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/11/15/piano-vaccini-la-grande-sfida-per-la-catena-del-freddo-pfizer-collaborera-intelligence-ed-esercito-per-vigilare-e-somministrare/6004134/


Infine, una cosuccia : a Ursula von der Leyen, è stato chiesto perchè l'Ue si è precipitata ad acquistare 200 milioni di dosi di vaccino che diverranno 300 milioni, come da contratto con la Pfizer, che richiede temperature marziane e non ha atteso di fare un'attenta valutazione di altri che sono usciti pochi giorni dopo ? Della corsa sul filo di lana dei colossi di Big Pharma all'affare del secolo, l'Ue non poteva non sapere. Cosa ha risposto la signora. Niente. E' rimasta muta. come un pesce.
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Paolo Selmi
Saturday, 21 November 2020 21:53
Cari compagni,
ringrazio tantissimo Enza per avermi messo stamattina al corrente di un'informazione passata nei giorni scorsi e della quale non mi sono accorto.
C'è una ditta in Italia che afferma di essere a buon punto nell'elaborazione di una macchina del freddo che garantisce temperatura controllata a meno settantacinque e si trova a Nusco, provincia di Avellino.
Oggi non dovevo correre dietro a spedizioni e a noli mare e aereo impazziti, quindi ho svolto la seguente ricerca, che rappresenta la logica conclusione dei miei interventi precedenti (meglio, conclusione di puntata... qui ne vedremo delle belle). Il testo che segue è tratto dalla mia risposta, quindi chiedo scusa se passo dal discorso impersonale al tu, ecc. Ma proprio stasera, che Speranza ha annunciato una campagna di vaccinazione a gennaio "senza precedenti", faccio davvero fatica a prenderlo sul serio, se dovrà garantire un vaccino ancora "in perfetto ordine e stato", ovvero appena uscito dai -75°C, in fase di inoculazione. Se invece si accontenterà di iniettare "qualcosa"... allora si, va bene tutto a questo punto.

Mi limito a segnalare un riscontro, in questo senso, da una compagna tedesca, su come stanno risolvendo questo problema che è DI UNA GRAVITA' ENORME e di cui oggi nessuno parla a dovere qui.

--- inizio testo ---
Se ne parla non poco ora in Germania.
https://www.faz.net/aktuell/gesellschaft/gesundheit/coronavirus/kuehlcontainer-machen-corona-impfstoff-transport-erst-moeglich-17059466.html
Per garantire che il maggior numero possibile di persone possa ricevere il farmaco nel modo più efficace possibile, è prevista la creazione di centri di vaccinazione. Il trasporto del vaccino sarà probabilmente costoso perché, ad esempio, il vaccino della società Biontech di Magonza deve essere conservato a temperature di meno 70 gradi Celsius - le sfide in termini di infrastrutture e logistica sono di conseguenza grandi. I piccoli studi medici di medicina generale sarebbero sovraccarichi. A quanto pare, le forze armate tedesche devono anche aiutare il trasporto e la conservazione del vaccino. https://www.ndr.de/nachrichten/info/Impfzentren-Das-sind-die-Plaene-in-Norddeutschland,impfzentren102.html
Dal Nord al Sud al lavoro per creare i centri di vaccinazione e sembra quindi che la Bundeswehr svolga un ruolo centrale nel trasporto, la conservazione e nella vaccinazione.
--- fine testo ---
E stiamo parlando di Germania.

Ma torniamo a Nusco. Quando Enza mi ha parlato stamattina di Nusco, questo piccolo gioiello dell'Irpinia da 4000 abitanti con Ciriaco De Mita sindaco dal 2014... mi ha fatto scattare una molla che veramente non pensavo stamattina alzato dal letto vedere in azione. Una molla che ha visto partire una ricerca frenetica e su ampia scala, fino a individuare qualche punto nodale che qui riporto, E CHE A MIO MODESTO PARERE E' DECISAMENTE INQUIETANTE:

--- inizio testo ---

Prima osservazione: Nusco che diventa come il sole all'improvviso caput mundi... perché?

C'è una sezione del genio civile o, grammatica della fantasia al potere, un bunker nascosto tipo progetti segreti in mezzo ai monti dove entri e trovi i marziani col camice che parlano di acceleratori di particelle... con il nipote di De Mita? (penso che immagine peggiore non poteva venirmi in mente... )

No, nulla di tutto ciò. A Nusco c'è una ditta privata, la DESMON SPA.

https://www.desmonscientific.com/40-2/?lang=it

Guarda a destra... producono prodotti che arrivano, al massimo, a -40°C

Ma ora, come per magia, ci metteran sotto dei motori capaci addirittura di scendere fino a -86 °C!

https://www.nuovairpinia.it/2020/11/12/da-nusco-i-congelatori-per-vaccino-anti-covid-lannuncio-di-desmon/

la perla scientifica è.. "temperature costanti capaci di generare freddo anche unplugged, in grado di mantenere la temperatura entro lo scarto di +\- 1° nell’arco delle 72h." tre giorni a temperatura costante anche staccati! Ma santo cielo, un conto è isolare a -20°, un altro è isolare a -75°C! Non sei ancora riuscito a risolvere il problema, perché siamo ancora "n fase di studio avanzata"... e già mi prometti la temperatura costante per tre giorni! W Ciriaco!

Ma il top arriva alla fine... dove oltre ad avere le mani in pasta con aziende sanitarie di tutta Italia, l'articolo ci informa della perla finale, ovvero "di essere pronta a mettere a disposizione del Ministero della Difesa anche un suo precedente progetto" di "un pozzetto congelatore con sistema a refrigerazione passiva " per il trasporto a temperatura controllata... perché il pozzetto è testato per mantenere la temperatura a -75? ma noi lo "mettiamo a disposizione"

Noto come la proverbiale trasparenza italica abbia omesso di coinvolgere in gare di appalto pubbliche tutte le ditte presenti sul territorio nazionale (ASSOCOLD, l'associazione padronale di categoria, ne elenca qui qualcuna):

https://www.anima.it/associazioni/elenco/assofoodtec/chi-siamo/assocold/costruttori-tecnologie-freddo-assocold.kl

andando a scremare di produttori per celle frigo pharma, ne trovo ancora qui, a caso, sull'elenco del telefono di google:

http://www.isocostruzioni.it/project/celle-frigorifere-farmaceutica/

https://www.ideafreddo.it/celle-frigo/

https://www.air-control.it/celle_frigorifere.php

più un produttore di pozzetti per refrigeratori da trasporto:

https://www.denso-am.it/prodotti/refrigerators/pharma-express/

magari far funzionare in modo trasparente sinergie, progetti condivisi fra diverse fabbriche di componenti e istituti di ricerca... (grammatica della fantasia al potere)

... ma no, ci pensa De Mita, pardon, la Desmon Spa.

BREVE PARENTESI ECOLOGICA - noto, per inciso, come la scelta scellerata di andare col vaccino a -75°C farà già saltare qualsiasi quota di importazione e produzione di gas HFC, quelli refrigeranti per cui lo strato di ozono ci ringrazia, per intenderci, già ampiamente fuori quota e quasi quotidianamente sotto sequestro... ma qui parliamo di arginare il mare col colapasta. Qualche sequestro recente qui:

https://www.zerosottozero.it/category/oss_ref/

"Dorniamo" scusami, mi stavo demidizzando.. dicevo, torniamo alla Desmon Spa

Il corriere irpino ci dice anche che "Nel 2015 è entrata a far parte della Middleby Corporation Company quotata in borsa al NASDAQ con sede a Elgin, Illinois. "

Un eufemismo per dirci che la ditta è proprietà di una MULTINAZIONALE AMERICANA!

https://www.middleby.com/

questo è il sito per gli investitori: https://middlebycorporation.gcs-web.com/

dove ci dicono: The Middleby Corporation is a worldwide manufacturer of commercial kitchen equipment, residential appliances and systems for industrial processing, packaging and baking. With more than 75 brands between the three business segments, Middleby develops, manufacturers, distributes and sells its products worldwide.

75 ditte sparse per il globo di sua proprietà... non male, tra cui la nostra Desmon.

Una dittarella americana che lo scorso anno ha fatturato tre miliardi di dollari (pardon, $2,959,446,000 non rubiamo niente a nessuno... https://middlebycorporation.gcs-web.com/static-files/574d7022-9937-463f-988e-86a0849ecfd9 )

E che ora si prenderà anche i soldi delle nostre tasche... perché quelli che gli entreranno in tasca sono soldi pubblici...

dai, ultimo colpo per farci del male ancora un po'...

mettiamo che daranno una macchina portentosa a ciascuna azienda ospedaliera e a ciascuna ASL.

http://www.dati.salute.gov.it/dati/dettaglioDataset.jsp?menu=dati&idPag=2

http://www.dati.salute.gov.it/dati/dettaglioDataset.jsp?menu=dati&idPag=68

Conti a spanne dai file excel che ho appena scaricato dal ministero:

le prime sono 964 (la prima riga del file è descrittiva), le seconde 1381. Solo sommando, otteniamo 2345 macchinine così. Poi se devo servire Milano magari avrò bisogno di stoccarne più di 5.000 dosi alla volta, capienza massima della macchinetta suddetta... quindi considerando questo, considerando che debbono esistere dei punti di raccolta REGIONALI e PROVINCIALI della catena del freddo attualmente INESISTENTI... possiamo considerare un ordine almeno di 2500 macchine?

Quanto costerà ciascuna, prodigiosa macchina in grado di scendere a -75???

Vaccino americano, multinazionale americana, De Mita, Ministeri della difesa e della salute.

Questo, al netto che nessuno ha ancora sperimentato, perché nessuno ha ancora la macchina per fare la prova concreta, che i pozzetti che la Desmon "metterebbe a disposizione" (che bravi... a disposizione!) del MdD per il trasporto a temperatura, funzionino anche per temperature di 55 gradi inferiori a quelle per cui sono stati progettati!!!

Altro che grammatica della fantasia, purtroppo il puzzle che si sta componendo ha pezzi concreti e pesanti come tegole che cadono sulle nostre teste.

--- fine testo ---

Ho girato i risultati di queste riflessioni ad altri forum e collettivi, con preghiera di diffusione. Spero di aver dato anche a voi elementi utili a individuare ulteriori elementi di critica delle attuali dinamiche in corso.

Buona domenica a tutti.

Paolo Selmi
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