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goofynomics

L'affaire Visco: chi è senza Maastricht scagli la prima pietra

di Alberto Bagnai

(...da Charlie Brown, che... ve lo ricordate? Sicuri? Posso evitare di specificarlo? Dai, facciamo finta che sia possibile evitare di dire l'ovvio... anzi, no: per sicurezza, almeno una volta diciamolo: da Charlie Brown, che non sono io - ma è l'autore della seconda miglior rassegna stampa su Twitter dopo quella di Giuse - ricevo un contributo sul tema della crisi bancaria che mi affretto a condividere con voi. Mai come in queste circostanze è opportuno che le foglie non nascondano l'albero...)

La messa alla berlina del governatore Visco ad opera della maggioranza piddina rappresenta un patetico scaricabarile politico.

Ma tale modus paraculandi può forse dar spunto ad una riflessione più strutturale.

Bankitalia non vigilava adeguatamente? Consob neppure? Chi, onestamente, può dire il contrario? Le carte cantano! (E grazie ad una commissione d'inchiesta così "imparziale" le carte canteranno ancor di più, benché intonando sempre la stessa melodia.)

Ma pensiamo davvero che Visco e Fazio fossero degli incompetenti, dei dilettanti? Se così fosse, la loro nomina ad opera della classe dirigente che ancora oggi si ripropone come insostituibile oligarchia dovrebbe suscitare alcune domande anche nell'elettore più superficiale.

Forse la causa di tante "sviste" ad opera degli organismi di controllo esterni ed interni alle banche italiane era imputabile non all'umana pochezza ma ad un’altra causa: ad un vincolo esterno. Più precisamente a un chiaro ed inequivocabile ordine di scuderia emanato da Leuropa. Un ordine al quale tutti, ma proprio tutti, dai vertici BCE fin al più passivo sindaco e revisore della più piccola banca territoriale de Laperiferia de Leuropa doveva sottostare: non intralciare l'enorme arbitraggio finanziario reso possibile dal trattato di Maastricht e dall'unione monetaria.

Arbitraggio? Sì, arbitraggio: così si chiama prendere a prestito nel nucleo e prestare con spread ai mal-investitori della periferia senza subire rischi di cambio e senza alcun controllo sui movimenti dei capitali. Una colossale macchina da soldi, la cui già enorme potenza era ulteriormente amplificata dal mercato dei derivati, grazie al quale si diluivano i rischi di credito nell'oceano degli ignari e polverizzati investitori globali.

Alberto parla di droga, e mai metafora fu più calzante. Come nel narcotraffico fisico, nel narcotraffico finanziario tutti si sono sporcati le mani: i coltivatori (ingegneri e top manager finanziari) , i cartelli dei trafficanti (le grandi banche del nucleo, cresciute in Germagna sino a diventare un stato nello stato ) , i cartelli degli spacciatori ed la loro rete di "down the line dealers" (le grandi banche commerciali periferiche e le numerose banchette che le contornano) i governi, i responsabili dei controlli a tutti i livelli: pubblici e privati, nazionali ed internazionali, i partiti e le forze politiche, tutti pro-Maastricht e pro Euro (ricordo che la "costituzione europea" da noi fu votata all'unanimità ed il fiscal compact con dibattito praticamente zero).

È stato questo il business che ci ha fatto ricchi lavorando un giorno in meno. È stato questo il miracolo dell'Euro. È stata questa la fonte di accumulo di capitale finanziario che ora permette la fase due: sfruttare la mobilità incontrollata del lavoro.

Quindi, cari moralisti falliti e vigliacchi, chi di voi è senza Maastricht scagli la prima pietra.

(...ecco, non prendetevela, ma questo mi sembra un contributo più pregnante e costruttivo che venire qui a parlarmi del Maalox che avete preso ascoltando Amato: ci ricorda alcune cose che non dovremmo mai dimenticare, in particolare una, e lo fa in modo sintetico e efficace. Qualcuno che aiuta c'è. Ce ne sono molti, in effetti, altrimenti questo show non potrebbe andare avanti...)       

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