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mondocane

La corrazzata fake news

Russiagate il carburante, Regeni l'additivo, Boldrini la polena sulla prua, Soros al timone

di Fulvio Grimaldi

Al link qui sotto trovate un’ intervista fattami da Tatiana Santi, corrispondente da Roma dell’ottima agenzia di notizie ed emittente radiofonica russa “Sputnik”. Tema del colloquio, dalla madre di tutte le false notizie, il Russiagate, lo strumento con il quale la doppia piovra anglosionista-neocon dello Stato Profondo (Cia, NSA, FBI) e del Governo Ombra (le lobby finanzcapitaliste, Big Oil, Big Pharma, Big Agro, Big Bank, ecc.) cerca di condizionare la politica estera di Usa, UE e aggregati, fino alle effettive, costanti e decisive interferenze Usa nella vita politica italiana. C’è qualche refuso nel testo, come quando si parla di soldati italiani sbarcati in Sicilia. Evidentemente si parla di “soldati americani”.

https://it.sputniknews.com/opinioni/201801245556545-le-continue-ingerenze-usa-in-italia/

Dalla megaproduzione di fake news sulle farlocche ingerenze di Putin, affidata all’Intelligence, ormai centro di potere svincolato da ogni ordinamento istituzionale, ai grandi media, cane posto a guardia degli interessi dell’élite (non per nulla recentemente esaltati dal lavoro del fiduciario numero 1 a Hollywood, Spielberg), il salto alle modalità con cui i regimi Usa storicamente e infallibilmente si interessano della politiche ed elezioni altrui è stato automatico. E dovuto.

Per cui nell’intervista nessuno si sorprenderà dell’accenno a un elenco di ingerenze statunitensi negli affari degli altri paesi del mondo che, per assicurarsi esiti politici, economici, elettorali in sintonia con gli obiettivi di dominio dei due gemelli-canaglia, Usa e Israele, si dota di varie opzioni. Si va dallo strangolamento mediante sanzioni, alla rieducazione con la maieutica delle bombe, dal finanziamento ai partiti graditi alle rivoluzioni colorate e ai colpi di Stato, fino all’incistamento di terroristi fascisti (Piazza Fontana e segg.) o jihadisti, finti o veri, (Charlie Hebdo, mercatino berlinese). Alla luce della sovranità con tanta dignità difesa dai nostri governanti, da noi basta e avanza un’ indicazione dell’ambasciatore Usa o, addirittura, il fischio di un qualche sozzone burocrate che fa il commissario UE.

Quanto alle Fake News, commissionate dagli illimitati poteri dell’1% ricco come conditio sine qua non per mantenersi al comando, essendone titolari la quasi totalità dei mezzi d’informazione in Occidente, giocoforza questi devono addebitare notizie false, imbrogli, inganni, truffe, raggiri, fregature, ai quattro gatti che all’elettrochock della menzogna lobotomizzante oppongono il modello di chi volò sul nido del cuculo, memorabile film ci avvertì di come si rischia di andare a finire. Del resto, chi campa di cospirazioni e complotti, e tale pratica incombe a quelli che in pochi devono governare nel proprio interesse contro quello dei tanti, i suoi stratagemmi li deve attribuire a chi i complotti prova a svelarli. Un apparato senza uguali per pervasività e impunità riesce tranquillamente a dinamitare piano dopo piano tre enormi grattacieli, tra i più controllati del mondo, poi spedisce missili travestiti da Boeing a fargli punture di spillo simultaneamente all’innesco a distanza delle cariche.. Poi dà dei dietrologi, maniaci dei complotti a chi si meraviglia come quattro sfigati arabi, incapaci di volare perfino in parapendio, abbiano potuto, con un po’ di kerosene, dar fuoco e incenerire quelle torri, una addirittura senza averla neanche colpita.

Quella volta l’hanno fatto troppo grossa per cui ha iniziato a germogliare tutta una scuola di “complottisti” che è andata a spulciare tra le gigantesche falle ricorrenti immancabilmente nelle vulgate ufficiali di ogni attentato. Srotola il filo del cappuccio di ogni terrorista e vai a finire sistematicamente su un gomitolo che sta a Washington, Tel Aviv e nelle dependances europee. Con risultati non disprezzabili, alla luce di quante eccellenze tecnico-scientifiche si sono manifestate fuori da quell’1% che campa di bugie e caviale. Si è reso necessario dargli la caccia sollevando un’enorme offensiva anti-fake news che, come le guerre scatenate sotto il pretesto della cacciata di dittatori, ha agevolato provvedimenti risolutivi ai danni di Stati disobbedienti. Nel caso di Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Francia, si è avuta l’accortezza democratica di far pronunciare gli organi legislativi e decretando così per legge che le armi-fine-del-mondo create dai vari Zuckerberg, Tim Cook, Bill Gates, Steve Jobs, Larry Page (Google) potevano, anzi dovevano, essere adoperate per rimuovere dal web, sentina di ogni nequizia, tutto ciò che risulta difforme da quanto è gradito all’1% ( allo scopo massimo e ultimo di mantenere la stessa ricchezza del restante 99% e che vanta 80 licantropi con più ricchezza di 3,7 miliardi di esseri umani veri). Armi-fine-del-mondo che, nel plauso di innovatori della specie che considera il cancro un’innovazione utile agli sfoltimenti di eccedenze umane, vanno innestandosi sempre più nelle università, scuole, imprese, menti degli italiani.

Noi altri, nel regno dell’unanimità di nani, briganti, streghe cattive impegnati a trattenere sotto vetro la bella addormentata nel bosco, di tali procedure omaggio alle apparenze democratiche ne facciamo allegramente a meno. A noi bastano una Boldrini e un Minniti qualunque per tagliare il nodo gordiano delle verità sgradite. La prima, fiammeggiante polena sulla nave cocchiera, presidenta dalla desinenza imbecille ma politically correct, non più appesantita dagli oneri parlamentari (che affrontava con la ghigliottina quando intemperanti pentastellati provavano a impedire un regalo di oltre 7 miliardi alle banche) è precipitata su un liceo romano con tanto di decalogo mosaico per come individuare e scoprire le infami fake news. Ovviamente tutte quelle di internet, mentre giornali e tv sono il riflesso delle verità evangeliche (che è tutto dire). Al progressivo decadimento di questo personaggio alla luce della sua conduzione disciplinare e faziosa della Camera dei deputati e del suo impegno per un’Europa ancora peggiore dell’attuale, poi arriva tempestivo il soccorso di quei ballilotti di Salvini che, bruciandone l’effigie, le consentono di riemergere con l’aureola della martire. Classica finta opposizione, quella della Lega, ed effettiva stampella del regime.

Se quel decalogo puzzava ancora un po’ di normativa, in qualche modo derivante da qualcosa di istituzionale, il ministro degli interni non si è fatto attardare neppure da quella remora. Con addirittura il braccio destro legato dietro alla schiena, ha raso al suolo ogni tentativo di dissentire dall’establishment istituendo il Ministero della Verità (George Orwell, “1984”). Ministero tanto irrinunciabile caposaldo del nostro futuro globalizzato che non c’è voluto manco la firma del Capo dello Stato. Anche perché la scelta di una cinquantina di poliziotti, ovviamente di elevatissima cultura sistemica, per un commissariato annidato in rete e incaricato di sceverare il vero dal falso e annichilire gli autori del secondo, a quali menti, mani e manette migliori avrebbe potuto essere mai affidato?

Di tutto questo s’è fatto subito forte lo schieramento trasversale destra-finta sinistra, unanime come sempre nei casi di rilevanza globale, celebrando in una ventina di città e su oceaniche pagine di giornali (“manifesto” ovviamente in testa) e telegiornali la giornata della memoria. No, non di quella memoria, che pure s’è celebrata, tra l’altro con l’ottimo effetto collaterale di sviare dai 55 milioni di morti ammazzati che una ricerca ha attribuito dal 1945 agli Usa, alle loro guerre e operazioni sporche tuttora in corso. Di quell’altra, di Giulio Regeni, trovato morto e torturato al Cairo due anni fa. Visto che per Socrate come per Brecht anche il silenzio in certi casi deve essere classificato menzogna, affermata la verità unanimistica di un giovane ricercatore idealista andato in Egitto per vedere come stavano messi i sindacati all’ombra della Sfinge, chissà se quei 50 gendarmi del Ministero della Verità si sono posti un quesito in più. Eccolo.

Di Regeni si sa che ha lavorato per un anno per la multinazionale dello spionaggio industriale e geopolitico “Oxford Analytica”, diretta da pendagli da forca come lo specialista degli squadroni della morte John Negroponte, dall’ex-capo del Mi6 Colin McColl e dal complice dello spionaggio Watergate David Young; si sa che al Cairo ha fatto base presso quell’eccellenza dell’infiltrazione Usa che è l’Università Americana; si sa che la sua tutor a Cambridge è una signora vicina ai Fratelli Musulmani, forza politica che sta cercando di rovesciare il governo di Al Sisi a forza di una spaventosa guerra terroristica; si sa che la missione assegnata a Regeni era di andare a sfrucugliare i sindacati egiziani disposti a partecipare alla lotta contro il governo; si sa che a un dirigente di uno di quei sindacati, da Regeni ritenuto oppositore, ma in effetti sostenitore del governo, il “ricercatore” ha proposto il bel gruzzolo di 10mila dollari purchè gli presentasse un “progetto”; si sa che, avendo il sindacalista patriota filmato di nascosto le offerte di Regeni per un “progetto” evidentemente eversivo e avendone reso edotte le autorità, il giovane disturbatore era stato “bruciato” e a eventuali mandanti conveniva toglierlo di mezzo, possibilmente facendone cadere la responsabilità sul regime.

Tanto più che mettere in imbarazzo il Cairo, nel momento in cui si concludevano grossi accordi energetici con Roma, avrebbe comportato il beneficio dell’eliminazione di un concorrente per il gas egiziano e della messa in crisi uno Stato che s’impicciava troppo della Libia, faceva giri di valzer con Putin, non si schierava contro Assad. Crisi che con tutti i loro sforzi, tanto apprezzati dagli odiatori di un Egitto libero e laico, dalla Cia al “manifesto”, i tagliateste dell’Isis non erano riusciti a far precipitare.

Sapranno, le 50 guardie del Ministero della Verità, individuare e punire le menzogne da omissione sul caso Regeni che tanto hanno inciso sul quadro geopolitico del Mediterraneo, sugli interessi nazionali dell’Italia e che tante Fake News hanno generato tra amici del giaguaro e utili idioti?

Soros, come può mancare quando si tratta di fake news, fake solidarietà, fake Ong?

Finiamo con un personaggio che pare entrarci proprio con tutto quello che succede vicino e lontano, che sembra avere le mani in pasta da Kiev ai barconi in mare e agli oltre 200 europarlamentari di cui vanta l’obbedienza (tra cui Cofferati, Pitella, Spinelli). I nostri 50 segugi delle balle in rete (a proteggere quelle su schermo o in edicola ci pensa l’AGCOM,.come quando rampogna chi ha fatto dire a Orietta Berti che vota Cinque Stelle e si compiace quando l’elegante Santoro definisce “giornalisti da vomito” quelli candidati dallo stesso Movimento), cosa avranno individuato e eliminato in quanto delittuose fake news? O piuttosto e peggio, come linguaggio dell’odio, che pure, secondo Boldrini, rientra nelle competenze dei novelli Torquemada? Quelle di chi dà del razzista, xenofobo, fascista a quanti pensano che le migrazioni di massa non siano un bene per l’umanità e, tanto meno, per chi migra e chi riceve? O quelle di coloro secondo cui razzista, xenofobo, fascista e pure colonialista è chi trova giusto e benefico strappare i popoli dalle loro terre e culture, per porli a disposizione di predatori e distruttori?

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