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inchiesta

Perché voto Potere al Popolo

di Bruno Giorgini

Quando gli comunico questa mia intenzione di voto a Potere al Popolo, il direttore di una prestigiosa e antica rivista di politica e società dice con leggera ironia: un voto raro, e le cose rare sono preziose. Un altro amico, che fu nel tempo anche segretario di un partito di sinistra in una grande città del Nord, afferma che il poblema in queste elezioni è di raggiungere una massa critica che apra lo spazio per un partito di sinistra largo e in grado di rappresentare gli interessi delle classi subalterne, quindi voterà Liberi e Uguali, seppure non gli piacciano troppo nè Grasso nè D’Alema. Tra gli amici c’è anche chi voterà per la coalizione a guida PD, in particolare Insieme, sulla base del fatto che l’ipotesi dell’Ulivo non solo è ancora viva, ma va rilanciata essendo Prodi l’unico che in campo aperto ha battuto la destra. Non poteva mancare il militante di vecchia data, molto impegnato nel sindacato e sul fronte sociale, per anni iscritto a Rifondazione, che voterà il Movimento Cinque Stelle, perchè “è l’unico modo per fare saltare questo banco dove le carte sono tutte truccate”, e poco importa se quando chiede di entrare a pieno titolo nel movimento, l’iscrizione gli viene rifiutata.

Infine un compagno di stravizi rivoluzionari d’antan, e che oggi frequenta attivamente i centri sociali, mi scrive che pure lui era stato tentato da Potere al Popolo, ma poi l’irruzione di “cespugli e cespuglietti” che compongono una “inossidabile burocrazia politica” attaccata alle poltrone – mi vien da dire: piuttosto sgabelli – lo ha convinto che neppure questa volta andrà a votare.

Così ho deciso di raccontare perchè, pur essendo tutte le motivazioni sopradette a loro modo ragionevoli, io voterò Potere al Popolo.

Per l’intanto c’ è un unanime consenso al fatto che questa campagna elettorale è di una bruttezza, vuotaggine, volgarità quasi inenarrabili. Personalmente salto a piè pari tutto quanto attiene la stessa in radio, TV, social network, soltanto come avrete capito ne discuto con qualche amico/a e leggo con moderazione sui giornali, che se pure anch’essi incorrano in scivoloni sgradevoli e di cattivo gusto, comunque sono più attenti a non eccedere essendo che verba volant ma scripta manent. Inoltre le dinamiche politiche all’interno di quel che chiamiamo sinistra appaiono spesso, troppo spesso, dettate da molte e diverse pulsioni che però poco hanno a che fare con ragionamenti politici. Invece a Napoli in una breve frequentazione che ho avuto con i militanti di Je so’ pazzo, mi è venuto da pensare che qualcosa di nuovo e interessante sta forse nascendo. Je so’ pazzo è il centro sociale – la casa del popolo dicono loro – da cui è partita l’idea di una lista nazionale titolata Potere al Popolo, come recita la nostra Costituzione, seconda riga dell’articolo 1 “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Seppure nel nostro paese a tutt’oggi la sovranità sembra appartenere a tutti, dai leader di partito alle multinazionali, dai mercati cosidetti (in realtà i mercanti) alle banche, ecc.. tutti salvo il popolo. In questo senso leggo Potere al Popolo come una richiesta di democrazia, meglio: una necessità di democrazia costituzionale. Quindi c’è l’attività politico sociale messa in piedi all’ex OPG occupato – la sede di Je so’ pazzo. Ne avete un esempio nelle foto allegate, dove è visibile il rendiconto di tutte le iniziative, col numero dei partecipanti, dei volontari e i risultati. E’ evidente che queste attività – dalla palestra al ballo, dal doposcuola all’ambulatorio, ecc.. – costruiscono i nodi di una società ben diversa da quella che attualmente è dominante, una società che si autorganizza e autogoverna; per dirla con Spinoza, “una società che esercita collegialmente il potere in modo tale che tutti siano tenuti a obbedire a sè stessi, senza che nessuno sia costretto a obbedire a un proprio simile”. Gli uomini e le donne della casa del popolo preferiscono chiamarla “comunità”, forse anche perchè rimanda a comunismo. Infatti mi ha colpito la tranquillità, vorrei dire calma e sicurezza, con cui si definiscono “comunisti”, qualcuno dice “con una pratica maoista”. Insomma essi costruiscono, hanno l’ambizione e lavorano per, “il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente”, secondo la definizione marxiana del comunismo. Si tratta di un microcosmo “comunista” e/o comunitario che va preservato, fatto vivere al meglio, fatto crescere, nella sua sede naturale, Napoli, prima di tutto. Con il lancio di una lista nazionale che si cimenta con le elezioni politiche, Je so’ pazzo tenta un allargamento della sua audience sul piano nazionale. E allora li voto perchè questa loro esperienza diventi più forte, e in qualche modo esemplare oltre il recinto dei centri sociali. Sono ben conscio che una lista nazionale ha implicato necessariamente un mettere le mani in pasta nella politica politicante, ma spero che nonostante la contaminazione con “cespugli e cespuglietti” di una burocrazia spesso autoreferenziale e sedicente comunista, gli uomini e le donne di Je so’ pazzo non diventino melmosi. Anzi il mio ottimismo e fiducia in loro arriva a dire che essi potrebbero svuotare i sarcofaghi dai prodotti stantii che abitano molte coscienze, e portare invece belle casse di frutti colorati, facendone dono anche ai pallidi se non lividi militanti che per esempio ogni tanto mi capita di incontrare in giro per la nebbiosa pianura padana, soffocata dai gas di scarico e polveri sottili. Per finire, credo quindi che il mio voto per Potere al Popolo sia utile non per quanto attiene la dialettica istituzionale, ma per rendere più resiliente la casa del popolo, del potere al popolo, per adesso a Napoli, in futuro chissà.

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