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mondocane

Mentre “il manifesto” onora migranti, guerre e McCain, in Siria allarme rosso

di Fulvio Grimaldi

Sotto il titolo “Provocazioni in vista Siria, armi chimiche: gli USA ci riprovano a Idlib” ho già pubblicato un pezzo in cui riproducevo le notizie che arrivavano da tutti i pizzi di un imminente attacco alle forze governative siriane e ai loro alleati russi, iraniani e Hezbollah in procinto di liberare il penultimo territorio siriano occupato da jihadisti protetti dall’esercito turco (l’ultimo essendo il terzo di territorio nazionale invaso e occupato dai curdi grazie all’intervento di truppe statunitensi). Attacco che avrebbe fatto ricorso all’ennesimo pretesto di una strage di civili da armi chimiche di Assad. Ora la situazione è diventata incandescente e la provocazione, con le tremende conseguenze minacciate dagli aggressori, potrebbe verificarsi fra giorni o or. E’ evidente l’intento di rovesciare nel suo contrario l’esito vittorioso conseguito dalla resistenza nazionale siriana nel Sud e nell’Ovest del paese durante gli ultimi mesi.

Prima sono arrivate le minacce di Washington, Londra e Parigi di una durissima rappresaglia, da mettere in ombra quanto inflitto con i bombardamenti Usa conseguenti alla provocazione finto-chimica di Ghouta Est, nel caso che “Assad ricorresse di nuovo ad armi chimiche nell’assalto a Idlib”.

Idlib è la regione del Nordest siriano in cui si sono concentrate le formazioni terroriste di Al Qaida (Al Nusra, Ahrar al-Sham, secondo i vari pseudonimi) e Isis, evacuate dalle varie zone liberate e garantite dalla presenza militare di Ankara che intende mantenere il controllo di una larga striscia di confine che vada da Afrin a Idlib, alle spalle di Aleppo e Latakia.

Prevedendo e prevenendo l’ennesima provocazione, che come le precedenti risulterà poi opera dei terroristi riforniti da Turchia e Saudiarabia, l’intelligence russa ha ben lavorato. Sulla base dei risultati acquisiti, il Ministero della Difesa russo ha potuto rivelare che i famigerati Elmetti Bianchi (quelli sopravvissuti alla fuga in Israele) hanno rifornito ai jihadisti di Idlib vaste quantità di sostanze chimiche allo scopo di realizzare un attentato stragista da poi attribuire a Damasco. Fonti locali hanno fornito notizie e video all’intelligence di Mosca secondo cui “agenti tossici sono arrivati in zona su due camion in provenienza dalla città di Saraqib, accompagnati da otto membri degli Elmetti Bianchi e sono stati consegnati a un deposito di armi. Più tardi, parte del carico è stato trasferito in contenitori di plastica e trasportato in un’altra base nella parte meridionale di Idlib, dove si stanno affacciando le avanguardie dell’offensiva siriana. Si vorranno utilizzare questi agenti chimici contro i civili, per poi addossarne la colpa alle forze governative.”

 

Si muovono le flotte, arrivano tra i curdi i missili antiaerei

La gravità della situazione è acutizzata dall’arrivo nelle acque davanti alla Siria della nave da guerra USS Ross con a bordo 28 missili di crociera Tomahawk, alla quale ha risposto il movimento dal Mar Nero verso il Mediterraneo di una flotta russa con sette unità. Contemporaneamente gli Usa hanno iniziato ad installare nelle loro basi della zona occupata insieme ai curdi (Kobane, Raqqa, Hasakah) sistemi avanzati di difesa aerea e radar elettronici (ricordiamo che finora i russi hanno negato ai siriani l’efficacissimo sistema anti-aereo S-400, venduto invece a turchi e indiani). Pare che sia in preparazione la proclamazione di una no-fly zone, area di non sorvolo, che vada da Manbij (terza grande base Usa: altro che ritiro ventilato da Trump!) ai limiti di Deir ez-Zor, città liberata dai siriani. Nei social circola un video che mostra militari Usa impegnati a installare difese antiaeree e radar arrivati su aerei da trasporto militari.

Sarà interessante vedere la reazione a tutto questo dei turchi. Presi tra due interessi e due alleanze in conflitto tra loro: contro i russi alleati dei siriani e in difesa dei jihadisti nemici di Damasco a Idlib, contro i curdi alleati degli Usa e in implicita difesa della Siria in Rojava. Una prova difficile anche per un campione nei barcamenamenti come Erdogan.

 

Per i migranti, per le guerre e per McCain

Ugualmente interessante e ancora una volta comprovante a quale schieramento vada attribuito il “manifesto” e il suo seguito di sinistri sinistri, è il totale silenzio sugli eventi in Siria e in Medioriente del giornale impegnato a sostenere o, nell’imbarazzo rispetto a lettori utili idioti, a tacere, le campagne dell’imperialismo-colonialismo. Lo stesso silenzio su guerre e genocidi occidentali ormai storicamente osservato anche dalle migliaia di convenuti ieri a Milano per proclamare lo sradicamento di popolazioni africane e asiatiche senza se e senza ma e protestare contro l’incontro tra Salvini e il premier “nazista” ungherese Orban. Orban può piacere o non piacere, l’incontro può essere condivisibile o meno, ma quello che davvero irrita i mandanti della demonizzazione di questo politico è la sua cacciata dal paese del guarrafondaio e golpista George Soros e delle sue Ong di destabilizzazione, i suoi buoni rapporti con Mosca, il suo filo spinato antimigranti (pari ai muri, seppure magari non spinati, di tutti gli altri paesi europei). E, forse, anche il fatto che, prima del blocco adottato oggi, l’Ungheria era il paese UE che aveva accolto il più alto numero di immigrati rispetto alla popolazione autoctona. E, in più, questo mascalzone xenofobo registra uno dei più alti indici di crescita e uno dei più bassi numeri di disoccupati di tutta l’UE.

L’altro giorno abbiamo riferito dei necrologi tributati all’ “eroe americano” John McCain dai maggiori media italiani. Era lunedì e non era uscito “il manifesto”. Il “quotidiano comunista” ha ricuperato il giorno dopo con un corsivo di Guido Moltedo, grande elettore di Hillary Clinton, intitolato, leggete bene: “John McCain, la destra per bene”. Si parte con la bella figura fatta dal senatore repubblicano quando difese Obama dall’attacco di un suo sostenitore che ne contestava la nascita a Honolulu:”irrinunciabile signorilità verso gli avversari politici”. Si prosegue con la vibrante rievocazione del “commosso omaggio reso da McCain, anticomunista viscerale, a un volontario comunista delle guerra di Spagna”. E si chiude con l’ammirevole voto di McCain contro la cancellazione, voluta da Trump, della riforma sanitaria, Obamacare, voluta dal presidente nero. Incidentalmente, una riforma che consegnava la povera gente mani e piedi legati dalle infermità alle compagnie di assicurazioni e all’obbligo di curarsi esclusivamente con i costosi farmaci di marca, mai con i generici.

Della “irrinunciabile signorilità”, del fautore e attore di tutte le guerre americane, verso i terroristi jihadisti, nominalmente nemici che gli Usa combattevano, ma che hanno dato agli Usa, alla Nato e ai nababbi del Golfo una buona mano per distruggere e uccidere Iraq, Libia, Siria e paesi nordafricani (ora anche Afghanistan) e verso i nazisti del putsch ucraino, l’ottimi Guido Moltedo de “il manifesto”, non ha detto una parola. E, che cazzo, non andava esaltato il “destro perbene” pure per quella signorilità? Una dimenticanza.

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