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La rinascita gnostica, da Matrix a Twin Peaks

Adriano Ercolani conversa con Paolo Riberi

Pochi libri mi hanno colpito negli ultimi due anni come Pillola rossa o Loggia Nera? di Paolo Riberi (Lindau) , volume, intelligente quanto agile, che esplora e analizza la proliferazione (benedetta!) di “messaggi gnostici nel cinema tra Matrix, Westworld e Twin Peaks”.

L’autore aveva già affrontato gli scritti apocrifi dei primi secoli del Cristianesimo in testi precedenti, quali L’Apocalisse di Adamo. La Genesi degli Gnostici (sempre per Lindau) e Maria Maddalena e le altre(L’Età dell’Acquario).

Stavolta decide di calare le sue riflessioni nella contemporaneità. E ci riesce in maniera molto convincente. La renaissance gnostico-esoterica (dopo l’esplosione confusa di fine anni’60 che ha fatto traboccare di falsa conoscenza il calderone New Age) ha evidentemente ispirato alcuni delle menti più fervide delle ultime generazioni.

Assistiamo a una dinamica paradossale quanto affascinante: una conoscenza che per anni è stata condannata come eretica e custodita in maniera occulta solo tra pochi iniziati ora diventa lo sfondo e la struttura riconoscibile di opere che dominano l’immaginario collettivo.

Riberi è abile nel conciliare il tono divulgativo (non si tratta di temi di immediata seduzione per il grande pubblico, per definizione) con l’analisi rigorosa dei simboli e degli archetipi nei film e nelle serie tv più amate degli ultimi anni.

Ecco, il segreto del libro: non abbassare la conoscenza esoterica al livello della massa, al contrario mostrare come il successo “pop” derivi dall’accesso a una sapienza iniziatica.

In alcuni casi il calco dalla cosmogonia orfico-gnostica è palese (pensiamo a Matrix); in alcuni casi (pur nella labirintica ambiguità dei significanti simbolici) il richiamo esoterico è dichiarato, pensiamo a Twin Peaks; in altri casi è acuto Riberi nel sottolinearlo (pensiamo a Fight Club).

Insomma, se non avete capitolo il finale della terza stagione di Twin Peaks o il vero significato di Donnie Darko, questo è il libro che fa per voi.

Chi già è già desto, chi già vede attraverso questo sguardo interiore, invece, non potrà che sobbalzare ogni cinque pagine, come il sottoscritto, dicendo fra sè e Sé: “Questo avrei voluto scriverlo io!”.

* * * *

Quando è nata l’intuizione di questo libro?

L’aneddoto che sta alla base del saggio è curioso…

Per la tesi di laurea stavo lavorando alla traduzione dal copto di un antico vangelo gnostico, L’apocalisse di Adamo (che poi pubblicai anch’esso con Lindau, nel 2013), quando mi sono trovato confinato a letto per una brutta polmonite.In quei giorni, non potendo dedicarmici, ho pensato di rivedermi in rapida successione l’intera trilogia di Matrix, dal momento che non avevo mai avuto modo di vedere la storia di Neo come un unicum. Forte del recente approfondimento sul mondo della Gnosi, ho notato fin da subito – con stupore – la presenza di enormi punti di contatto con il testo che stavo traducendo, e nei mesi successivi ho iniziato a constatare come in realtà fossero molti i film e le serie tv che rielaboravano espressamente le dottrine gnostichein chiave contemporanea, quasi sempre a insaputa della maggioranza dei commentatori. Era una questione di mondi inconciliabili: pochi esperti di gnosi ed esoterismo conoscevano a fondo la cultura pop, e pochi tra i cosiddetti“cinefili” padroneggiavano la filosofia dei vangeli apocrifi. L’idea di scrivere qualcosa al riguardo, però, è nata qualche anno dopo, quando mi sono reso conto che anche un cult come Eraserhead di David Lynch si prestavapalesemente a questotipo di rilettura: a quanto pare l’incontro tra Gnosi e cinema andava molto al di là di quanto non mi fossi immaginato inizialmente.

 

Qual è secondo te la rappresentazione più affascinante della visione gnostica nel cinema moderno?

Ho già citato la trilogia di Matrix, che rappresenta una vera e propria “Bibbia gnostica” in chiave sci-fi per esplicita ammissione delle due registe. Mi permetterei però di proporre Westworld, che cronologicamente è anche il titolo più recente tra quelli di cui mi occupo nel libro, dal momento che addirittura la storia è ancora in corso d’opera (della serie tv di Jonathan Nolan e Lisa Joy sono uscite, per ora, soltanto le prime due stagioni). Westworldnon si limita soltanto a rielaborare minuziosamente ogni dettaglio dell’antica mitologia gnostica, ma in qualche modo la fa propria e la “aggiorna”, approfondendone anche le implicazioni psicanalitiche e sociologiche.

 

Credi che l’arte cinematografica (al di là delle modalità di narrazione, includendo dunque le serie TV) sia un medium prediletto per questo tipo di trasposizione visionaria?

Sicuramente è un medium molto efficace, perché consente di fare narrazione di ottimo livello con l’aggiunta dell’immediatezza visiva: la Gnosi, con il suo immaginario mitologico suggestivo e quantomai attuale, ben si presta a rielaborazioni di questo tipo, capaci di comunicare con platee di spettatori davvero molto vaste. Non azzarderei però l’idea di uno strumento “prediletto”: in realtà lo gnosticismo attraversa e permea tutto l’immaginario pop contemporaneo, dalla letteratura alla musica e dal fumetto al videogame. La sfida, per la critica, sta nel riconoscere questo tipo di rielaborazioni…

 

Un pensatore senza dubbio gnostico come Guido Ceronetti diceva che avrebbe voluto fare il regista. David Lynch da quasi 40 anni segue una forma di meditazione. Non trovi sia un paradosso rivelatore che nel momento in cui si realizza l’illusorieta di ciò che vediamo si diventi innamorati dell’arte visuale?

Concordo, e non solo: se vogliamo, la prima rappresentazione dell’illusorietà dell’esistenza è il mito platonico della caverna, che poi altro non è che lo strumento della camera oscura, antesignano della fotografia e del cinema stesso! Immagine e illusione vanno a braccetto da 2500 anni, a quanto pare…

È senz’altro paradossale, ma quale strumento può raccontare la fallibilità della percezione sensoriale meglio dell’arte visuale stessa?Del resto la narrazione visiva offre straordinarie opportunità di fare riflessioni meta-cinematografiche, diventando essa stessa uno strumento per denunciare i propri limiti ermeneutici. Anche in questo sta la grandezza del cinema…

 

In Matrix e Twin Peaks appaiono evidenti le commistioni fra visione gnostica e filosofia orientale. Credi che sia corretto vedere la Gnosi, anche in queste manifestazioni contemporanee, come una manifestazione di quella che Huxley chiamava “Filosofia perenne”?

Indubbiamente. Fin dalle sue origini, la Gnosi è stata influenzata tanto dalla filosofia platonica e dalla spiritualità giudeocristiana quanto dalle concezioni orientali, che nei primi secoli arrivano in Egitto e in Palestina tramite il mondo iranico-persiano. I punti di vicinanza con il buddismo, ad esempio, sono tangibili. Al tempo stesso, però, ritengo che ogni forma di assimilazione di movimenti spirituali quali quello gnostico in un macroinsieme come la “Filosofia perenne” li impoverisca della propria forte specificità. Sicuramente la Gnosi appartiene a questo filone, ma da storico tendo a considerarla autonomamente come una corrente ben determinata, per evitare il rischio di diluirne i contenuti. In un’epoca di New Age e misticismo dilagante, penso sia il pericolo maggiore per chi parla di questi argomenti.

 

Una visione per secoli confinata nel recinto delle eresie ora diventa il giacimento dell’immaginario collettivo. Lo vedi come una svolta culturale importante o una forma di decadente involgarimento?

Indubitabilmente la prima: la Gnosi rappresenta una filosofia raffinata, che sicuramente apporta un valore aggiunto alla sensibilità spirituale contemporanea e che, a ben vedere, viene riproposta spesso con buona attenzione ai suoi contenuti originali, senza eccessive banalizzazioni di sorta. Certo, si tratta indubbiamente di una forma di irrazionalismo misticheggiante, che può avere riflessi anche molto pericolosi su un mondo scientifico-razionale quale quello occidentale. Ma questo non toglie nulla al suo fascino millenario…

 

Ci sono altre opere o considerazioni che avresti voluto inserire e hai dovuto scartare per motivi di spazio?

Ahimé sì, e parecchie: il libro vuol rappresentare solo la proverbiale “cima dell’iceberg”, ma le opere che risentono dell’influenza gnostica sono davvero molte. Per tornare a Lynch, come qualche lettore ha già intuito, nella prima stesura c’era anche un capitolo anche su Mulholland Drive! Quindi consiglio a tutti i lettori di rivedersi questo capolavoro di Lynch dopo la lettura del mio saggio… Sono sicuro che la chiave di lettura del film cambierà parecchio!

Sono però molto soddisfatto del quadro che viene offerto, che spazia dal cinema d’autore al blockbuster e dalle serie tv agli anime: l’intento non è quello di esaurire l’argomento in modo enciclopedico, ma di lasciare al lettore più intraprendente un “kit” per proseguire questo tipo di analisi.

La considerazione più importante che ho scelto di lasciare fuori, riducendola a poche paginette introduttive, è come una filosofia di 2000 anni fa sia sopravvissuta sotterraneamente fino ad oggi attraversando silenziosamente l’epoca tardoantica, il medioevo, il rinascimento e l’età moderna…

Mi rendo conto che si tratti di un argomento estremamente affascinante, nonché di un pilastro portante di questo approfondimento, ma proprio per questo penso meriti di essere affrontato in un libro a sé… Che, chissà, forse è già in corso di stesura!

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