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contropiano2

Il labirinto del Debito Pubblico

di Giuseppe Masala

Si continua a sostenere la necessità di ridurre il debito pubblico quale elemento essenziale per dare maggior stabilità al sistema e per rendere possibile una maggior crescita economica. Bene, questa affermazione è falsa in radice.

Ridurre il debito pubblico è un’operazione sociale e politica che ha quale fine quello di cambiare alle fondamenta la nostra società e la nostra vita. Già lo diceva Tommaso Padoa Schioppa in una celeberrima intervista di qualche anno fa al Corriere della Sera: * <<Ma dev’ essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’ individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità>>* .

Ridurre il debito pubblico è facilissimo: basta privatizzare la Sanità, la Scuola, l’Università, i beni culturali e quant’altro e il debito pubblico si assorbe in una decina d’anni. Non è che ci vuole molto a capire che se vengono privatizzati gli elementi elencati qui sopra e per i quali lo stato spende centinaia di miliardi non si forma nuovo debito e quello vecchio viene pagato a scadenza riassorbendosi.

Avremo una maggiore stabilità del sistema? Assolutamente no. Semplicemente perché ad una diminuzione del debito pubblico corrisponderebbe un aumento del debito privato. Come si fa a dire questo? Semplice. Ognuno di noi lotterebbe con il coltello tra i denti per mantenere i propri standard di vita. Per esempio; vi viene un’appendicite? Se lo Stato non paga (e dunque non si indebita) per operarvi se non volete morire semplicemente vi mettete la mano sul portafoglio e l’operazione ve la pagate privatamente. Siccome la maggior parte di noi non ha la liquidità per gestire privatamente le mareggiate della vita vorrà dire che vi indebiterete. Idem se volete iscrivervi all’università: spendete 100mila euro o nulla. E via discorrendo su tutto ciò che riguarda la nostra vita e che ora ci viene garantito secondo principi di solidarietà. La mia non è una visione, ma è un dato di fatto dimostrato empiricamente: tutti gli stati che hanno un basso debito pubblico perché non garantiscono nulla o quasi ai propri cittadini hanno altissimi debiti privati. Ognuno si arrangia come può indebitandosi personalmente. Esempi? Stati Uniti ed Uk, per dirne due.

Questa è dunque una enorme operazione di trasformazione sociale. Chi vi dice che vuole abbattere il debito pubblico non vuole dare maggior stabilità al sistema (perché aumenterà il debito privato sul quale si paga anche un interesse più alto) ma vuole trasformare la nostra società da solidale secondo i principi cristiani e socialisti (che un ruolo enorme hanno giocato in questi secoli in Europa) verso una società improntata all’individualismo più estremo secondo la nota massima homo homini lupus.

Lo stesso trattato di Maastricht che si focalizza totalmente sul debito pubblico nei suoi parametri (trascurando colpevolmente l’altra colonna del sistema: il debito privato) in realtà ha solo una funzione di trasformazione sociale. E non stupisce che il suo Architetto sia quel Jacques Attali così abile nel costruire labirinti e giochi di specchi e che non a caso è autore del Trattato sul Labirinto e che da sempre ci raccomanda di essere labirintici e complessi nel pensiero.

Esattamente come lui e il suo labirintico Capolavoro di Maastricht: obbligare a fare A dicendo che si vuole ottenere B ed in realtà ottenendo Z.

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