La pace non è possibile nel capitalismo
di Michele Basso
Il capitalismo è uno, e per quanto diverse possano essere le sue fasi, ha sempre una base comune nell'estorsione di plusvalore. Ci sono periodi in cui domina la concorrenza e altri improntati al protezionismo, ma in nessun periodo c'è la sicurezza, la pace, il rispetto delle regole la buona amministrazione a vantaggio del popolo; al massimo alcuni paesi rappresentano vetrine, per illudere il proletariato, facendo credere che questi privilegi siano estensibili ovunque. Ma queste Svezie, queste Svizzere diventano sempre più rare.
Non ci sono periodi veramente pacifici. Nella Belle Epoque, ci furono genocidi di Popoli coloniali, dagli Herero al macello immane del Congo belga, allo sterminio dei dervisci, armati di scimitarre, lance e vecchi fucili, con mitragliatrici Maxim e cannoni e, in Europa, i massacri di operai e braccianti in sciopero, particolarmente feroci nell'Italia crispina e giolittana e nell'impero austro ungarico.
Miriadi di studiosi, di giornalisti, di letterati hanno cercato invano soluzioni di pace all'interno dell'ordine borghese, mantenendo salario, prezzo, profitto, rendita... e tutte la categorie del capitale. La pace è incompatibile con tale ordine, che genera inevitabilmente violenza, e che si basa sulla espropriazione continua di settori vastissimi di popolazione, compresi molti capitalisti e proprietari terrieri.
I giornalisti tv, che accennano ad un sorriso di compatimento se qualcuno parla di lotta di classe, dovrebbero riflettere sulle decine di migliaia di negozi e imprese che chiudono; il capitale sta distruggendo la piccola borghesia commerciale e non solo quella. Non è un fenomeno nuovo, è solo una manifestazione della lotta tra le classi.
Nessuna pace sarà possibile, perché le forze produttive sono ormai talmente sviluppate da potere potenzialmente soddisfare ogni esigenza dell'umanità, mentre il mercato le incatena alle meschine esigenze del profitto.
Si dimostra per un'altra via un pilastro del marxismo: più si accumula, più aumenta la forza produttiva della società, più cresce la miseria relativa, la sproporzione fra forza-lavoro e profitto. Aumenta la produttività del lavoro di pochi e la miseria di molti, pochi possono consumare e molti sono costretti alla fame, proprio perché la ricchezza totale della società cresce, ma cresce, come è detto nel testo, come dominio del lavoro passato sul lavoro vivo. Cresce per sé stessa, cresce la produzione per la produzione, al solo scopo di provocare un aumento del valore capitale, senza nessun legame con i bisogni umani. Il capitalismo può sopravvivere soltanto con l'umanità relegata al ruolo di tramite passivo all'accrescimento del capitale.(1)
Solo un lungo processo rivoluzionario potrà tagliare questo nodo.
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Non sfuggono alle illusioni pacifiste neppure giornalisti ben informati come Thierry Meyssan: confondendo il nuovo orientamento dell'imperialismo americano con la fine di tale imperialismo, prende sul serio la frase di Trump : "Gli Stati Uniti non hanno più bisogno di fare guerre per assicurarsi il petrolio."
Imprenditore eccentrico, Donald Trump si è impegnato a “Make America Great Again!” smantellando l’Impero americano. Ha favorito la produzione di energia fossile negli USA e ha ritirato le truppe dal Medio Oriente Allargato; una politica che non avrebbe potuto mettere in atto senza uscire dall’Accordo di Parigi.(2)
Carter - ricorda Meyssan - dichiarò che l’approvvigionamento energetico dell’economia esigeva che il petrolio del Medio Oriente venisse considerato «problema di sicurezza nazionale». Il successore, Ronald Reagan, istituì il CentCom, ossia il Comando militare USA per la Regione Centrale, come se il Medio Oriente dovesse repentinamente diventare provincia dell’impero USA.
Tutte le guerre dal 1980 al 2001 sono state prioritariamente conflitti per le risorse energetiche, con l’eccezione delle guerre dei Balcani, considerate “laboratorio” di quel che sarebbe accaduto in seguito."
Dal 2001 l’approvvigionamento energetico dell’economia USA è diventato questione secondaria. Con l’evoluzione del capitalismo, è invece diventata prioritaria la fornitura di energia e materie prime all’economia globalizzata, a danno delle regioni del mondo non-globalizzate. È la “Dottrina Rumsfeld/Cebrowski”. L’esercito degli Stati Uniti non difende più gli interessi statunitensi, bensì quelli delle multinazionali globalizzate. … Ritirando le truppe dalla Siria, Donald Trump non ha subito una sconfitta militare: ha ottenuto una vittoria politica. Conformemente alla filosofia jacksoniana e fedele al proprio programma del 2016, Trump ha chiuso con le dottrine Carter e Rumsfeld/Cebrowski.(3)
In un altro articolo Meyssan sostiene che: "Gli Stati Uniti di Donald Trump vogliono cessare di essere la “nazione indispensabile”, il “gendarme del mondo” al servizio del capitalismo finanziario, per diventare una grande potenza economica. Ritirano l’arsenale nucleare dalla Turchia e si apprestano a chiudere il CentCom in Qatar.
La Russia, riconosciuta da tutti come Paese “pacificatore”, sta facendo trionfare il diritto internazionale, cui essa stessa diede vita convocando nel 1899 la Conferenza Internazionale dell’Aia per la Pace, e i cui principi i membri della NATO hanno calpestato.(4)
Non si possono accettare queste posizioni ottimistiche di Meyssan, l'imperialismo USA non finisce con Trump, la Russia non è certo una garanzia di rispetto del diritto internazionale, e lo zar Nicola II detto il sanguinario non fu un araldo di pace.
Ci si rifugia nella vecchia idea che una corte permanente di arbitrato possa mitigare e regolare le guerre. L'immane macello della prima guerra mondiale, e le mille dimostrazioni di barbarie del novecento e del duemila non hanno cancellato questa illusione, perché le classi dominanti devono far credere alle popolazioni che esiste una giustizia al di sopra delle parti, che il debole può trovare un'istanza che accolga le sue richieste. Lo scopo è sviare il proletariato e le classi sfruttate dalla lotta di classe e dalla rivoluzione.
A queste ipotesi di Meyssan, si oppongono altri fattori: 1) Gli USA sono i massimi produttori di armi nel mondo. Nel capitalismo avanzato non è il mercato che stimola la produzione, ma la produzione che crea il proprio mercato. Se uno stato compra un sistema di'arma, gli stati rivali sono costretti a fare altrettanto. In un mondo, dove più della metà degli scienziati lavora per le industrie della guerra, un paese come gli USA, che da solo produce grosso modo altrettante armi quanto il resto del pianeta, non può non essere un fattore di conflitti. Potrà formalmente tenersi fuori dalle guerre, lasciare che i combattenti si svenino - come fece all'inizio della prima e della seconda guerra mondiale - per intervenire poi e dettar legge. Oppure mantenendo la "neutralità" - cioè vendere armi a tutti i contendenti - sostituire l'intervento militare diretto con golpe e pseudorivoluzioni. Un paese così potente, che pretende di poter arrestare impunemente chiunque, che, a suo insindacabile giudizio, rappresenti un pericolo per gli USA, non può essere un portatore di pace.
La realtà è diversa da quella immaginata da Meyssan: gli USA hanno occupato i pozzi siriani. Donald Trump ha spedito in Siria 2 mila uomini con trenta carri armati modello Abrams per fare la guardia ai pozzi petroliferi di Der ez-Zor.
Ma secondo le immagini fornite dal ministero della Difesa russo, il petrolio siriano, sia prima che dopo la sconfitta dell’Isis, è stato costantemente estratto e inviato con ingenti quantitativi di autocisterne fuori dalla Siria, sotto la protezione dei militari americani e delle compagnie militari private. La produzione e la raffinazione del greggio è realizzata con attrezzature fornite dalle principali società occidentali aggirando tutte le sanzioni americane, mentre le operazioni di esportazione sono eseguite dalla società Sadcab, controllata dagli americani stessi. Un vero e proprio contrabbando di petrolio, il cui ricavato secondo l’intelligence russa, supererebbe i 30 milioni di dollari al mesi, soldi che finirebbero direttamente sui conti privati delle compagnie di contractors statunitensi."(5).
Gli Stati Uniti stanno costruendo una base per droni ad Agadez, in Niger, da 280 milioni di dollari.
Secondo Richard Komurek, portavoce delle forze statunitensi in Europa e dell’Air Force, la struttura fa parte della strategia militare statunitense in Africa ed è una delle basi più ambiziose nella storia dell’aviazione americana. L’avamposto – ufficialmente un nuovo aeroporto associato alla Nigerien Air Base 201 – sarà una base per i velivoli General Atomics MQ-9 Reaper che prenderanno il volo nel 2019. Si tratta di aeromobili a pilotaggio remoto da ricognizione ed attacco.(6)
Ammesso e non concesso che gli USA rinuncino al petrolio del Medio Oriente o a quello di qualsiasi altro paese, sono interessati ad impedirne l'uso ai paesi rivali, o, almeno, a permetterne l'uso alle loro condizioni ai concorrenti europei e asiatici:
"...in violazione di ogni legge internazionale, Washington rende chiaro che impedirà la costruzione di qualunque pipeline che dall’Iran, attraversando l’Iraq, raggiunga la Siria e il Mediterraneo, motivo quest’ultimo che, tra l’altro, è una delle vere cause per cui è scoppiata la guerra per procura in Siria.
Ma la bandiera USA sui pozzi siriani è anche un inequivocabile messaggio che Washington manda contemporaneamente all’Europa, alla Russia e alla Turchia. Gli USA vogliono controllare il flusso delle risorse energetiche e determinare le quote di potere economico e politico degli Stati della regione medio orientale ma anche della Russia e della Turchia..."(7)
Con ciò, dimostrano quale pace voglia Washington: la pace imperiale, un mondo di satelliti e di sudditi, in lotta fra loro, ma uniti nell'obbedienza alla repubblica stellata.
Politici e storici del passato si sono spesso ingannati sulla politica di Washington, e hanno parlato di isolazionismo per il periodo tra le guerre mondiali. In realtà stavano preparando la loro guerra, quella contro il Giappone, che avrebbe dato loro il dominio incontrastato dell'Oceano Pacifico. La potenza della Germania li costrinse a modificare i piani, ma seppero approfittare dell'indebolimento dell'Inghilterra per succederle nell'egemonia mondiale, mentre Russia e Germania si svenavano. Non ricadiamo nelle pericolose illusioni del passato.














































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