Il decreto "Rilancio" in prospettiva
di Alberto Bagnai
(...seguendo una tradizione consolidata di questo blog, mettiamo le cose in prospettiva. Lo abbiamo fatto tante volte, ad esempio qui, qui, qui, e qui...)
Dal tono di tanti commentatori e di tanti politici mi par di capire che l'entità della tragedia che stiamo vivendo non sia ancora chiara ai piani alti, quelli abitati da chi ha voce. Lo è agli uomini del sottosuolo: partite IVA, operai, agricoltori, pescatori, ecc., che però non hanno voce, anche perché in questo periodo andare in giro a manifestare può dimostrarsi pericoloso per la salute, non a causa del virus, ma di modi non ortodossi di gestione del dissenso.
Vorrei dire agli uomini del sottosuolo che gli uomini dei piani alti non necessariamente sono cattivi, e non è nemmeno che siano tutti stupidi. Per capire l'economia bisogna averla studiata: solo così sai dove trovare i dati, come presentarli, e come interpretarli, lavoro che qui abbiamo imparato a fare nei lunghi anni, con amici come quello del post precedente.
A beneficio di chi è intellettualmente curioso, metto in prospettiva le vicende attuali usando le Statistiche storiche della Banca d'Italia e l'ultima edizione del World Economic Outlook Database.
(...per i precisazionisti, ho utilizzato la serie del Pil ai prezzi di mercato a valori concatenati del 2010 fornita dalla Tab. 03 del foglio Excel di Banca d'Italia, e l'ho prolungata coi tassi di crescita forniti dal World Economic Outlook, prendendo come anno di partenza il 2015, perché dal 2016 i tassi di crescita dei dati Bankit e Fmi differivano - per il semplice motivo che la serie secolare Bankit non è sufficientemente aggiornata, mentre i tassi di crescita forniti dal Fmi sono aggiornati ogni sei mesi...)
Nel primo grafico vi mostro, in tutto il loro splendore, centosessantuno anni di Pil italiano (dal 1861 al 2021):

Quello che è successo a partire dalla crisi Lehman in poi si manifesta come un episodio abbastanza evidente su scala secolare. Ma sapete bene che un grafico di questo tipo è ingannevole: è il tipico grafico con cui un giornalista cercherebbe di impressionarvi, e ci riuscirebbe, ma solo con alcuni di voi: quelli che non si ricordano che 1 è il 10% di 10 ma l'1% di 100.
In pratica, una incisione come quella causata dalla Seconda guerra mondiale, a metà del grafico, sembra relativamente minore rispetto al disastro che vediamo negli ultimi anni, ma le cose non stanno così: gli 83891 milioni (di euro ai prezzi 2010) di Pil persi fra 1939 e 1945 oggi corrisponderebbero a circa il -5% del Pil, ma allora corrispondevano a quasi il 50% (a spanne: in realtà al -43%, ma ci siamo capiti; i feticisti dei decimali possono scaricarsi i dati e calcolare le percentuali fino all'ordine di futile precisione desiderato).
Chi mi segue sa che per evitare questa illusione ottica bisogna utilizzare la scala logaritmica. Dato che il logaritmo "schiaccia" di più i valori alti di quelli bassi, le variazioni dei logaritmi, a differenza di quelle dei dati originali, corrispondono a variazioni percentuali: in scala logaritmica, un uguale incremento del grafico è un uguale incremento percentuale della variabile rappresentata.
Eccolo qua:

Qui si capisce che in effetti la Seconda guerra mondiale è stata un'altra cosa. D'altra parte, però, occorre un occhio esperto per apprezzare la gravità della situazione attuale. In effetti, un occhio non allenato non percepisce, perché è quasi impossibile, un dato significativo. Quale? Questo:

La recessione prevista per quest'anno, nella stima del Fmi (-9.1%), che quasi certamente si rivelerà ottimistica (sappiamo come lavorano), è la più grave nell'intera storia italiana, fatta eccezione, ovviamente, per la Seconda guerra mondiale. Lo si vede bene grazie alla griglia del grafico. Se seguite la retta orizzontale all'altezza -10 vedete che essa non viene mai raggiunta, tranne che durante la Seconda guerra mondiale (quando viene superata verso il basso) e quest'anno.
L'ottimismo è il sale della vita e il metodo di lavoro del Fmi. Da dove essi traggano la certezza che la ripresa sarà a V (cioè che nel 2021 cresceremo del 4.7%) non so dirvelo. Dopo l'ultimo tonfo, quello del 2009, che fu del -5.6%, l'anno dopo si crebbe dell'1.6% (recuperando nemmeno un terzo del tonfo, non più della metà). Personalmente sono molto meno ottimista, perché oltre all'economia reale esiste anche quella finanziaria. L'approccio scelto per fronteggiare la crisi, basato sul far indebitare gli Stati perché questi facciano indebitare le imprese allo scopo di pagare le imposte agli Stati a fronte di zero fatturato, non prelude a nulla di buono. Questa montagna di debiti franerà, e così, dopo il 2020, verrà un altro 2009, e naturalmente, grazie al MES, un'altra stagione di austerità, ecc.
Ma facciamo un'ipotesi intermedia: bandiamo sia il pessimismo della ragione, sia l'ottimismo da oca giuliva del Fmi, e facciamo una ragionevole ipotesi, visto che siamo nell'Eurozona e che le regole assurde che ci governano sono state sospese solo per la durata della crisi (durata che sarà decisa altrove). Immaginiamo che dall'anno prossimo l'Italia torni a crescere al tasso medio di crescita che ha realizzato da quando è nell'Eurozona, escludendo, ovviamente, quest'ultimo anno catastrofico. Questo tasso di crescita è pari allo 0.44% annuo.
Con questo tasso, lo scenario che si prospetta è questo qui:

Nel 2050 saremmo finalmente tornati al livello di Pil del 2007. Nota bene: ho detto saremmo (condizionale), non saremo (futuro), perché non penso che le cose andranno necessariamente così. Questo esercizio serve a farvi valutare gli ordini di grandezza. In realtà, penso che le cose andranno un po' meglio, ma solo se ci libereremo delle regole europee, e naturalmente (questo ve l'ho già detto) dopo che saranno andate molto peggio. Non è cioè detto che abbiamo toccato il fondo, dato che, come è chiaro a chi vuole intendere, l'austerità non è solo nel nostro passato, ma anche, grazie a 5 Stelle e PD, nel nostro futuro.
Ma questo chi ha avuto la sfortuna di capitare qui lo sa già da tempo (e infatti qualcuno è espatriato)...
Good night and good luck!














































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