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kelebek3

I Fiduciosi e i Diffidenti

di Miguel Martinez

Su Internazionale, mi segnalano un articolo, firmato Wu Ming 1, Come nasce una teoria del complotto e come affrontarla.

Racconta del mondo dei complottisti americani credenti di QAnon, e descrive, senza cadere in eccessi demonizzanti, le loro credenze: la fede in un misterioso Q che su Internet svelerebbe a puntate i complotti orditi da una setta satanista, e l’eroica lotta contro la setta, condotta dietro le quinte del più improbabile di tutti i supereroi dopo Superciuk, lo speculatore immobiliare Donald Trump.[1]

Poi Wu Ming 1 ci rivela che il grande Q potrebbe essere la reincarnazione troll di un personaggio inventato da quattro scrittori bolognesi di sinistra nel 1999 per dimostrare quanto sia facile far credere a complotti: troppo bello per essere vero, ma ci voglio credere. [2]

Sento però che in questo articolo manca però qualcosa di fondamentale, che dovrebbe essere alla base di ogni discorso sul “complottismo”. [3]

Tutti tendiamo a “dividere in due l’umanità”, e quando lo facciamo, cambia la prospettive: i mondi di chi divide le persone tra “credenti e atei”, tra “padroni e proletari”, tra “rom e gagè” o tra “consumatori compulsivi e risparmiatori” sono molto diversi.

Una distinzione che io utilizzo è tra Diffidenti e Fiduciosi.

Parto citando l’opinionista inglese Oliver Kamm, che dice che l’ipotesi del Grande Reset

per quelli che vedono chi decide le politiche mondiali [global policymakers] come essenzialmente malintenzionati e con secondi fini [malign and scheming] invece che fondamentalmente benintenzionati, è stato un segno che tutta l’esperienza del lockdown era stata progettata da lungo tempo”.

I primi, li possiamo chiamare appunto i Diffidenti, i secondi i Fiduciosi. Noi da che parte stiamo?

Ogni parola che usa Kamm è importante.

I policymaker sono tutti quelli che hanno il potere reale di decidere, che siano politici, imprenditori, figure mediatiche, tecnici al posto giusto.

Sono milioni di persone (ce ne sono anche in Oltrarno), ma ognuno ha un proprio posto nella gerarchia. In linea di massima, i politici sono i più visibili, ma i meno importanti, perché sono troppo esposti, hanno mandato breve, devono affidarsi ai tecnici e devono affidarsi in genere ai soldi degli altri.[4]

I policymaker competono tra di loro, ma da servo di scena votato al segreto, so che preferiscono di solito mettersi d’accordo dietro le quinte.

Chiamiamo tutti questi i Potenti, nel semplicemente senso di chi può.

I Potenti sono globali, in un mondo interconnesso nulla sfugge agli effetti delle loro decisioni; e siccome tutti cercano di appropriarsi di risorse sempre maggiori, l’effetto è anche ambientale.[5]

Sono malintenzionati?

Non lo so. Però, la lotta per il potere tende, con mille sfumature, a premiare chi colpisce per primo, chi mente meglio, chi seduce di più. E chi è disposto a correre rischi più grossi. Gengis Khan sarebbe un potente oggi, come ieri.

Ma ci saranno persone che pensano che la concorrenza selezioni invece non i migliori, ma i più buoni, per cui lasciamo perdere se sono buoni o cattivi.

I Potenti sono scheming?

“Scheming” è un aggettivo che indica insieme l’astuzia, la capacità di fare progetti a lungo termine, tenere d’occhio le opportunità, saper mentire o sviare il discorso quando conviene, insomma di avere un fine e cercare in tutti i modi di realizzarlo.

Immaginatevi una finanziaria che ti chiede di affidarle i tuoi risparmi. Ti dice,

“non possiamo rivelare dove li investiremo, perché se qualcun altro se ne accorge, ci fregherà sui tempi; ma sappi che nel nostro giro, abbiamo dei Potenti tali che il guadagno è sicuro, purché si mantenga il segreto”.

E tu, che non sei un complottista fessacchiotto, ma una persona furba, ci metti i soldi, perché sai che è vero.

Ecco, alla faccia di tutti gli anticomplottisti, finanziarie del genere esistono: si chiamano, in inglese, special purpose acquisition companies o SPAC, popolarmente blank check companies, “società di assegni in bianco”. [4]

Esempio, la Pine Island Acquisition Corp., costituita il 21 agosto scorso negli Stati Uniti, che si presenta così:

“Crediamo che con le nostre entrature [access], rete ed esperienza, siamo ben posizionati per sfruttare le attuali e future opportunità nelle industrie aerospaziale, della difesa e dei servizi governativi”.

Sei giorni dopo la prima quotazione in borsa della Pine Island, il futuro presidente Biden ha annunciato che due “consulenti” della Pine Island diventeranno rispettivamente Segretario di Stato (Antony Blinken) e Segretario alla Difesa (Lloyd Austin), mentre Avril Haines, impiegato di una ditta di Blinken legata anch’essa alla Pine Island, dirigerà i servizi segreti.

Allora, un Fiducioso immaginerà che questi signori rinunceranno a qualunque attività negli interessi dei propri investitori: insomma, come scrive Kamm, siano sostanzialmente benintenzionati.

Un Diffidente immaginerà che cercheranno di creare “nuovi pericoli” di ogni sorta, che richiederanno nuovi appalti e nuovi investimenti.

Allora, molto semplicemente…

Se tu credi che i Potenti siano fondalmente benintenzionati, dirai,

“il principale nemico contro cui dovrebbero vigilare polizia e servizi segreti del mondo è un tizio che si mette le corna di bisonte in testa e dice che nei sotterranei di una pizzeria di Washington, che non ha sotterranei, si fanno sacrifici umani; perché uno così mette a rischio il serio lavoro per il progresso dell’umanità di imprenditori, politici, opinionisti e tecnoscienziati.”

Se tu pensi che i Potenti siano un po’ malign e molto scheming, dirai invece che

“un’immensa rete tra interessi sta consumando la biosfera, a mano a mano che esaurisce nuove risorse ci porta verso un regime di controllo totale,la trasformazione degli esseri viventi, la macchinizzazione di ogni vivente; e tutto questo viene enormemente accelerato da uno stato di emergenza globale.” [6]

Il conflitto tra questi due approcci mi sembra quello fondamentale, il resto sono storie.

Ma, siccome la gente vive di storie, non mi sorprende che molti Fiduciosi rivivano lo sbarco in Normandia a ogni misura emergenziale nuova, ogni arresto di un estremista, ogni matto psichiatrizzato, ogni nuovo tecnogadget; e viceversa, che molti Diffidenti fantastichino di rettili sotto forma umana, sacrifici satanici e altre amenità.

Anche se i media esagerano la percentuale, confondendo deliberatamente ad esempio chi crede che il Covid venga “diffuso apposta dalle antenne 5G” con chi informa che esistono molti studi sulla pericolosità per la salute delle radiazioni non-ionizzanti. E quando ogni posizione critica viene messa nello stesso calderone, e quel calderone viene criminalizzato, è facile che ci si confonda.

Io confesso di essere tra i Diffidenti, e mi dispiace vedere, con tanti nemici veri a disposizione, come molti Diffidenti facciano la guerra ai mulini a vento.

Ma siccome io non sono un mulino a vento, i mulinofobi non sono per me il problema principale.


Note:
[1] Wu Ming nota una cosa importante, citando quanto scrive sul New York Times una certa Michelle Goldberg: QAnon ridurrebbe
“la dissonanza cognitiva causata dal divario fra Trump come lo immaginano i suoi fedeli seguaci e Trump com’è nella realtà (…). Non ti metti a fantasticare che il tuo leader sia un genio nascosto se non ti rendi conto che agli occhi di molti sembra tutt’altro. Non ti serve una storia esoterica su come segretamente la tua parte stia vincendo, se sta vincendo davvero”.
[2] Da Colombo e Vespucci, l’Italia fa la storia dell’America. Pensiamo anche a quel bellissimo complotto inafferrabile secondo cui sarebbe stato Matteo Renzi ad abbattere Trump.
[3] Wu Ming 1 tocca anche molti altri temi, tra cui un’indovinata divagazione sulla ricaduta italiana del tema del “complotto satanista”, che condivido in larga parte.
L’autore invece non coglie la differenza radicale tra complottismo americano, ennesima riproduzione di un immaginario biblico-apocalittico, e i vari complottismi storici europei. E non si rende conto che i neo-complottismi europei sono tutti nati come traduzioni su Internet di creazioni americane, e non hanno affatto la stessa incisività.
[4] Roberto Saviano, in Gomorra, sottolinea il ruolo cruciale dei ragionieri della Camorra, senza i quali l’istituzione non potrebbe esistere, e che durano molto più dei pittoreschi boss di turno.
[5] Attenzione, dico gli effetti. Anche quelli assolutamente non desiderati dai Potenti, non sono ovviamente infallibili.
[6] Wu Ming si pone, per dire, dalla parte delle forze dell’ordine, già dal titolo, “come nasce una teoria del complotto, e come affrontarla“. Ammette però che
“I complotti sono sempre esistiti, esistono ed esisteranno. Un complotto consiste semplicemente in più persone che si mettono d’accordo in segreto per agire contro qualcun altro. Nel codice penale esistono i reati associativi, che sono reati di complotto.
Di solito i veri complotti politici: a) hanno un fine preciso; b) coinvolgono un numero di attori limitato; c) sono messi in pratica in modo imperfetto, perché la realtà è imperfetta; d) finiscono una volta scoperti e denunciati, cosa che solitamente avviene dopo un periodo piuttosto breve, anche se gli effetti possono persistere a lungo; e) sono inseriti nel loro contesto storico e inseparabilmente legati a esso.”
Insomma, tipo, “secondo me, la Meloni sotto sotto sta lavorando con Berlusconi per far fuori Salvini”.
Wu Ming 1 evidentemente non vuole riconoscere l’esistenza di grandi reti, di interazioni di interessi e tecnologie, spesso alla luce del sole o comunque perfettamente legali, che sono molto più interessanti e preoccupanti. Ma non è compito per i tutori dell’ordine sbirciare nel palazzo che stanno difendendo.
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