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Unione popolare tra guerra e politica

di Paolo De Prai

 

La notizia dell’elezione di Nicoletta Dosio, candidata con Unione Popolare, è sicuramente una ottima notizia per tutti i comunisti, perché frutto di lotte radicate nel territorio, ma sono necessarie alcune riflessioni.

La vacanza romana di Zelenski, poi andato in pellegrinaggio a Parigi, Berlino e Londra dimostra che il viaggio è stato in funzione di qualcosa di grosso che “bolle in pentola” nella NATO e non soltanto la necessità per i nazi-ucraini di chiedere ancora più soldi e armi sempre più sofisticate.

L’atteggiamento da bullo dimostrato da Zelenski nel colloquio con il papa in cui brutalmente gli ha detto di non avere bisogno di mediazioni significa che si sta preparando un salto di qualità nella guerra tra NATO e Russia.

È in preparazione l’invio di aerei militari con tanto di piloti occidentali?

Ci vogliono preparare all’invio di truppe NATO sul fronte ucraino?

Non sono farneticazioni perché per quanto la propaganda main-stream nasconda la realtà l’esercito russo sta operando per la distruzione sistematica sia delle truppe ucraine (R.F. Kennedy J. ha affermato una settimana fa che i soldati ucraini morti sono 300mila!

Quindi, se vero, almeno altri 600mila feriti invalidi al combattimento), sia dei depositi di armi e con la mega esplosione a Khmelnitsky sono state distrutte anche una parte importante delle munizioni ad uranio impoverito che ora in polvere aerosol colpiscono con le radiazioni l’Ucraina occidentale, quella tenuta dai nazi-banderisti (un amore tossico quello della NATO per gli ucraini).

Il regime nazi-ucraino ha perciò bisogno di un sostegno molto più concreto e diretto e per poterlo ottenere è possibile che vengano prodotte gravi provocazioni in Europa che permettano scelte fino ad ora difficili da attuare.

Se lo scenario è questo l’azione dei pacifisti deve diventare concreta e pressante.

Non uso la parola “più concreta” perché sino ad ora a sinistra (quella vera) si è agito e organizzato in maniera blanda e scollegata riguardo al contrasto della guerra in cui siamo coinvolti.

L’esempio più lampante è il lancio per una campagna referendaria contro l’invio di armi in Ucraina, organizzata in maniera criptica e senza un coinvolgimento vasto di soggetti politici e sociali, tale che il raggiungimento di oltre 500mila firme sarà un’impresa in salita, tanto più che uno dei due quesiti è problematico perché decadrà a fine anno.

L’altra considerazione sulla guerra, che è sottovalutata, riguarda proprio Unione Popolare.

A inizio dicembre scorso si è tenuto a Roma presso The Hive Hotel, organizzato da Unione Popolare, un convegno con varie sotto sezioni di dibattito: io ho partecipato a quella sulla guerra con molti e ben argomentati interventi e una relazione conclusiva scritta che però non ha trovato né pubblicazione, né ripresa di dibattito.

Anche delle altre commissioni non ho notizia di pubblicazione e un seguito di dibattito.

Quello che devo constatare è che il progetto di Unione Popolare (UP) rischia di finire sabotato e abbandonato dai soggetti propositori come avvenne a suo tempo per Potere al Popolo.

La mia netta impressione è che tra i promotori si pensi e si utilizzi UP solo come cartello elettorale e questo è confermato sia dalla mancanza di dibattito e di azioni vive di lotta, come contro la guerra (e non solo), sia perché a questa tornata elettorale i fondatori (PRC, PaP, Dema, eccetera) hanno proposto in giro per l’Italia più liste con sigle diverse, non usando il logo di UP come simbolo comune e unico.

Ripeto qui una serie di concetti che per me sono fondamentali.

UP non è un tram per eleggere qualcuno in qualche assemblea, è per ricostruire un percorso di lotta e di aggregazione di altre realtà politiche e sociali di lotta, altrimenti si replica un soggetto inutile come Sinistra Italiana, ugualmente alla spasmodica ricerca di una alleanza (M5S? SI? PD? Eccetera), accontentandosi di fare semplice e inutile testimonianza.

UP deve essere soggetto pensante e che agisce e se avvengono alleanze è sulle nostre proposte e non per eleggere qualcuno.

UP deve avere come esempio la rottura e la risolutezza dei compagni francesi e non del teatrino italiano.

Cosa pensano e dicono i soggetti che hanno costituito UP? E intendo il Partito della Rifondazione Comunista, Potere al Popolo e Dema.

Esiste un problema di rassegnazione generale nel popolo italiano, vedi sulla la questione della guerra, dell’impoverimento (inflazione, precarietà, bassi salari, eccetera) e della crisi ambientale e questo è anche perché manca un soggetto politico chiaro che “alzi la bandiera” e la finisca con discorsi “fighetti” su stile “political correct” di importazione statunitense, che è veleno da respingere: è necessario digrignare i denti!

Abbiamo un gruppo dirigente in Unione Popolare che continua a pensare e ad agire con la testa rivolta all’indietro, mentre è necessario rompere gli schemi.

Da questo stato catatonico o si esce o si finisce per fare definitivamente implodere quelle poche forze di sinistra che il cambiamento lo vogliono ancora (e io spero in senso comunista).

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Comments

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Elisabetta
Tuesday, 30 May 2023 17:56
Sono d'accordo! Noi orfani di sinistra ci sentiamo abbandonati da molto, troppo, tempo, a causa di questa inutile parcellizzazione che compiono i partiti che vorrebbero rappresentare le istanze di sinistra!
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