Stalin e le quattro leggi generali della dialettica
di Giovanna Melia
Nel loro stimolante saggio filosofico, intitolato Logica dialettica e l’essere del nulla (l’AD edizioni, introduzione di Giulia Bertotto), Daniele Burgio, Massimo Leoni e Roberto Sidoli contribuiscono indirettamente a riportare alla luce della teoria marxista due misconosciute leggi generali della dialettica materialista: e cioè la legge della trasformazione ininterrotta del cosmo e quella dell’interconnessione universale (la “rete di Indra”) tra i diversi enti e processi naturali.
Si tratta di una materia teoretica di notevole rilevanza anche ai nostri giorni e che era già stata sottoposta alle acute osservazioni – passate purtroppo sotto un clamoroso e quasi secolare silenzio – prodotte in precedenza da J. V. Stalin nel suo celebre scritto Materialismo dialettico e materialismo storico del 1938, il quarto capitolo del libro collettivo Storia del partito comunista (b) dell’Unione Sovietica. Breve corso.[1]
È noto che, seguendo le orme analitiche di Hegel, il grande rivoluzionario Friedrich Engels individuò tre leggi generali della dialettica, e cioè:
- la compenetrazione di tendenze e controtendenze, di poli opposti all’interno di ogni cosa e processo materiale;
- la trasformazione della quantità in qualità, raggiunta una determinata soglia critica e un punto nodale di accumulazione quantitativa;
- la negazione della negazione, ossia la formazione di una nuova modalità di unità/lotta di tendenze opposte sulla base del processo ormai superato e sorpassato.[2]
Volutamente Stalin, all’inizio del suo saggio, indicò invece quattro “tratti essenziali” del metodo dialettico marxista, ossia:
- l’interconnessione universale di “oggetti, fenomeni” che “dipendono l’uno dall’altro” (Stalin);
- lo stato perenne di trasformazione della natura, a partire da “ciò che nasce e si sviluppa” (Stalin);
- la trasformazione della quantità in qualità, per effetto del processo di accumulazione di “impercettibili e graduali cambiamenti qualitativi” (Stalin);
- l’unità e lotta di tendenze opposte e di “contraddizioni interne” (Stalin) all’interno di tutti gli “oggetti e fenomeni della natura”.
Tratterò in un futuro libro la questione dei giustificati e razionali motivi che spinsero Stalin, a differenza di Engels, a inserire l’interconnessione universale e la costante trasformazione del cosmo tra le leggi generali della dialettica togliendo viceversa da esse, simultaneamente e per ottime ragioni teoriche, il processo di negazione della negazione.
Nel saggio sopracitato, Logica dialettica e l’essere del nulla, si possono in ogni caso estrapolare molti esempi concreti sulle due sopracitate leggi generali, introdotte nel 1938 da Stalin.
Ad esempio Burgio, Leoni e Sidoli a un certo punto descrivono caratteristiche speculari dei quark, dei fotoni e dei bosoni di Higgs
- Appena sopra il misterioso livello di esistenza/inesistenza del vuoto quantistico si riproducono, dappertutto e in ogni luogo, gli innumerevoli e basilari quark, i quali in ogni caso non sussistono in modo isolato. Anche se ciascuno di questi ultimi mantiene nel tempo, ogni secondo e microsecondo, una propria continuità ontologica e identitaria, simultaneamente e senza sosta ogni quark altresì si trasforma e cambia ininterrottamente, almeno rispetto alla propria particolare carica di colore: intendendo per quest’ultima una particolare proprietà dei quark e delle particelle che essi si scambiano (denominate gluoni), le quali consentono alle particelle nucleari e subnucleari dell’atomo di legarsi tra loro nell’interazione forte, e quindi nella più intensa e potente forza fondamentale dell’universo.
“I quark e i gluoni sono particelle dotate di carica di colore. Se le particelle dotate di carica elettrica interagiscono scambiandosi fotoni, allo stesso modo le particelle dotate di carica di colore si scambiano gluoni in interazioni forti. Così facendo, le particelle con carica di colore si “incollano” tra loro – gluone deriva dall’inglese “glue”, che significa “colla”.
La differenza principale tra l’interazione forte e quella elettromagnetica è che i mediatori dell’interazione forte (i gluoni) hanno essi stessi una carica di colore; quelli dell’interazione elettromagnetica (i fotoni), invece, non hanno carica elettrica.
Due o più quark vicini tra loro si scambiano incessantemente gluoni, creando un “campo di forza di colore” molto forte che li lega. Ci sono tre cariche di colore, e tre corrispondenti cariche di colore complementari (anti-colore). Un quark cambia continuamente la sua carica di colore dato che scambia gluoni con altri quark”.[3]
Ogni quark, dunque, “cambia continuamente” e senza sosta, senza tuttavia perdere l’identità “A” che lo compone, almeno in parte: quindi risulta e si rivela A e anche non A, in ogni dato istante.
- Ma, si potrebbe obiettare, ogni elettrone risulta e rimane in ogni istante solo un elettrone. A = A, quindi, con gioco e partita chiusa a favore di Aristotele.
Grave errore, invece.
La dura e dialettica realtà è che ogni elettrone “A” e ogni fotone “A”, fatto indiscutibile perché provato miriadi di volte dalla praxis scientifica, costituiscono contemporaneamente sia un’onda che un corpuscolo, allo stesso tempo e simultaneamente: come del resto hanno dimostrato anche una serie di immagini riprese nel 2015 dal Politecnico di Losanna, le quali hanno attestato ulteriormente e in modo suggestivo la fallacia del principio aristotelico di identità mostrando anche visivamente “la doppia natura della luce contemporaneamente: onde e fotoni catturati assieme”. [4]
Per quanto riguarda poi l’altrettanto importante bosone di Higgs, tale particella elementare, scalare e massiva (=A), associata al campo di Higgs, svolge su scala universale un ruolo fondamentale conferendo senza sosta la massa (= non A) e la “sostanza”, per così dire, a tutte le altre particelle elementari attraverso il fenomeno della rottura spontanea di simmetria.[5]
Sono solo spunti e fonti di riflessione, che tuttavia si possono dilatare e ampliare a piacere fino ad affrontare il livello della riproduzione delle leggi generali della filosofia materialistica, del marxismo non dogmatico e in continuo processo di sviluppo. Una praxis creativa che si può avvalere anche di segmenti poco studiati e contenuti nei geniali Quaderni filosofici di Lenin: come ad esempio le categorie teoriche del “processo infinito di approfondimento della conoscenza umana delle cose, dei fenomeni, ecc.”, della “lotta del contenuto con la forma, e viceversa “e del passaggio del “fenomeno all’essenza, dall’essenza meno profonda all’essenza più profonda”.[6]
Ancora più importante sarebbe riutilizzare la geniale frase di Lenin scritta in riferimento al campo gnoseologico e secondo la quale “la coscienza umana non solo rispecchia il mondo oggettivo, ma lo crea anche”, sempre contenuta nei Quaderni filosofici.[7]
Brilla come una supernova nel campo filosofico il nuovo concetto analitico di riproduzione creativa (tramite i sensi, la praxis, ecc.) di un mondo oggettivo esistente indipendentemente dal genere umano: una categoria teorica di matrice leninista quasi dimenticata, ma estremamente importante e su cui si deve indagare molto attentamente e in profondità














































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Ogni "chicco d' orzo" risulta altresì in continuo movimento e trasformazione, anche solo prendendo in esame la continua e crescente espansione accelerata dell'universo, l'ininterrotto processo di rotazione del nostro pianeta attorno al Sole, e così via.
Ogni "chicco d'orzo, "sempre per dirla con il grande – ma non infallibile – Engels dell'AntiDuhring del 1878, è composto da atomi e quindi anche dalla polarità dialettica tra le cariche negative degli elettroni e le cariche positive dei protoni; dai quark che si interconnettono costantemente ma in modo mutevole ad altri quark e si scambiano incessantemente gluoni, cambiando continuamente la loro carica di colore.
Per quanto riguarda invece la legge dei salti di qualità una volta raggiunto un dato livello di accumulazione quantitativa, oltre a essere stata già notata da qualunque cuoco – e da Hegel – in caso di aumento/diminuzione della temperatura dell'acqua sopra o sotto un certo limite, la scienza contemporanea ormai utilizza molto spesso alcune categorie dialettiche quali gli "equilibri punteggiati" (S. Jay Gould), i punti di rottura, le crisi di equilibrio e così via; a sua volta la dinamica della storia umana è altresì contraddistinta da svariate rivoluzioni di natura politico- sociale, tecnologica e scientifica ( Thomas Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche).
Ma lo stesso Engels ammise, sempre nel 1878, che invece proprio tra "miliardi" – parole sue – di chicchi d'orzo solo uno tra essi, e solo in condizioni favorevoli, avrebbe sviluppato realmente la "negazione della negazione" diventando prima una pianta e in seguito numerosi altri chicchi di orzo.
Manca quindi alla negazione della negazione il carattere di generalità che contraddistingue sempre ogni legge scientifica.
È assente, nella negazione della negazione, qualsiasi nesso regolare e continuo tra fenomeni che viceversa, per capirci segna e caratterizza quel continuo processo di trasformazione della massa in energia (come avviene in qualunque stella e nel nostro Sole); quella relazione E=MC al quadrato enucleata da Einstein e che ha unificato, tra l'altro, la legge fisica generale della conservazione della massa e quella, altrettanto universale, della conservazione dell'energia. Legge universale da intendersi, quindi, come regolarità costante che non sussiste certo per i "chicchi d'orzo "di Engels, oltre che per i reali ma rari fenomeni naturali e storici di negazione della negazione.
Nei Quaderni filosofici Lenin scrive
“Non la nuda negazione, non la negazione irriflessa, non la negazione scettica, l’esitazione, il dubbio, sono caratteristici ed essenziali nella dialettica, - la quale contiene indubbiamente in sé l’elemento della negazione e, per giunta, come suo elemento più importante, - ma la negazione come momento della connessione, come momento di sviluppo, con la conservazione del positivo, cioè senza alcuna esitazione, senza alcun eclettismo.”[1].
Questa “nuda negazione” di cui parla Lenin è la “negazione semplice” della Scienza della logica di Hegel, su cui Lenin, nel 1914 sta prendendo appunti e facendo commenti. È quello che nel Partito dei CARC (di cui sono membro) chiamiamo limitarsi a “essere contro” (anticapitalisti, antifascisti, antimperialisti, antirazzisti, ecc.). Il Manifesto programma del (nuovo)PCI cita sempre Lenin su questo argomento:
La socialdemocrazia non ha né può avere una sola parola d’ordine “negativa”, che serva soltanto ad “acuire la coscienza del proletariato contro l’imperialismo”, senza fornire in pari tempo una risposta positiva sul modo come la socialdemocrazia risolverà il problema in causa, una volta che sia andato al potere. Una parola d’ordine “negativa”, non legata a una precisa soluzione positiva, non “acuisce”, ma ottunde la coscienza perché è una parola vuota, un puro grido, una declamazione senza contenuto. (Intorno a una caricatura del marxismo e all’”economicismo imperialista”, 1916)[2]
Accanto a questa citazione da Lenin il Manifesto programma fa riferimento a Critica sterile negativa, di Gramsci, del 1925.
Terza e ultima citazione dalla Voce del (nuovo)PCI, dall’Estremismo. Lenin scrive, nel 1924, che “in un momento rivoluzionario o quando i ricordi della rivoluzione sono ancora vivi, è più facile accostarsi alle masse con la tattica della “semplice” negazione. Ma questo non è ancora un argomento a sostegno della validità di questa tattica.”[3]
Le tre citazioni coprono un periodo di dieci anni, durante i quali Lenin mantiene ferma una linea della quale, dice, trova formulazione sintetica nella filosofia di Hegel, di cui tu parli, nella tua presentazione all’iniziativa di Trento, in contrapposizione alla filosofia di Kant.
In effetti, questo “essere contro”, questo “denunciare lo stato di cose presente” è la caratteristica di tutta la sinistra borghese, ed è anima del disfattismo e dell’attendismo. Trovare la radice di (e l’antidoto a) questi atteggiamenti che vengono sparsi come veleno tra le masse popolari è utile. Quale è stata la reazione dei presenti alla tua iniziativa rispetto a questi temi, quando ne hai parlato? Lo chiedo perché trattare di questioni teoriche nell’ambito di quelli che si dichiarano comunisti, o rivoluzionari, è una battaglia, e ancora di più lo è quando si parla di filosofia. Questo è un male particolarmente radicato in Italia, più che in altri paesi imperialisti. Non è così per i partiti che si sono costituiti in paesi imperialisti arretrati, come in Russia, o in paesi oppressi, come in Cina. L’elaborazione teorica in quei casi è stata condotta con rigore scientifico e sottoposta a sperimentazione altrettanto rigorosa. Non a caso quei partiti hanno vinto.
Un saluto a pugno chiuso,
PB
Il compagno Stalin, geniale rivoluzionario e teorico, non cita mai nel suo splendido scritto del 1938 intitolato Materialismo dialettico e materialismo storico la negazione della negazione tra le leggi generali della dialettica.
È vero oppure no questo fatto, compagno Babini?
Stalin ha torto oppure ragione elencando le quattro leggi generali della dialettica ( e non comprendendo al loro interno la negazione della negazione),compagno Babini?
Stalin aveva ragione nel 1938 a comprendere e includere tra le leggi generali della dialettica sia il processo universale di trasformazione che la dinamica universale di interconnessione, compagno Babini?
Ti chiedo gentilmente tre risposte chiare e da comunisti, non da furbetti ,a tali importanti questioni.
Saluti comunisti da Vanna Melia
Cito da "Opere" della casa Editrice Rapporti Sociali
Volume 5
“La rivoluzionaria teoria completa della dialettica materialista fu creata da Marx e da Engels e sviluppata da Lenin. Attualmente, con la vittoria del socialismo in Unione Sovietica e data l’epoca rivoluzionaria che il mondo attraversa, questa teoria è entrata in una nuova fase di sviluppo che ha allargato e ha arricchito il suo contenuto.
I contenuti di questa teoria sono i seguenti: la legge dell’unità degli opposti; la legge della trasformazione reciproca di qualità e quantità; la legge della negazione della negazione.” (Mao, Opere, vol. 5, pag. 157)
I sostenitori della logica formale non si rendono conto che le cose e i concetti delle cose si sviluppano e che nel processo di sviluppo delle cose e dei concetti non solo emergono gli aspetti contraddittori in essi contenuti, ma questi elementi contraddittori possono essere rimossi, negati e risolti dando luogo a una terza cosa che è non-A e non-B, possono diventare una nuova e più alta cosa o concetto.
Il pensiero giusto non deve escludere il terzo, non deve escludere la legge della negazione della negazione. Secondo la legge del terzo escluso nella contraddizione tra proletariato e borghesia l’elemento giusto o è il primo o è il secondo: non ci può essere una società senza classi (pag. 232)
Anche la legge del terzo escluso propria della logica formale fa da sostegno alla sua legge di identità che ammette solo lo stato stazionario di un concetto e che contrasta con il suo sviluppo, contrasta i salti rivoluzionari e contrasta la negazione della negazione. (pag.233)
• “Il cosiddetto processo dialettico di sviluppo della realtà e della conoscenza è un processo di reciproca trasformazione di qualità e quantità, di un’unità di opposti, di negazione della negazione.
• Le parole di Engels sulle tre leggi della dialettica sono molto giuste.
• L’errore della logica formale è la percezione della negazione come negazione esteriore tra un processo e un altro, negazione che per di più è considerata come negazione assoluta. Questo approccio travisa completamente la realtà. L’opposto di questo approccio è il materialismo dialettico, ossia l’osservazione e lo studio scientifico. La realtà materiale è automovimento e per di più questo automovimento è interconnesso con altri. Ogni processo si muove in avanti a causa della lotta degli opposti e attraverso brusche trasformazioni (salti) cambia e si muove in direzione opposta. Tutta la storia dello sviluppo di un processo è fatta di una tesi, un’antitesi che nega la tesi e una sintesi che è la negazione della negazione posta dall’antitesi. La tesi contiene già la contraddizione o antitesi in se stessa, anche l’antitesi contiene la tesi in se stessa e la sintesi contiene sia la tesi sia l’antitesi. La cosiddetta negazione, come ha detto Lenin, “non è né una negazione a caso o completa, né una negazione scettica e oscillante; è piuttosto la negazione come un elemento che preserva la connessione, un elemento di affermazione, ossia senza oscillazione, senza scetticismo”. La negazione non distrugge ogni cosa e non fa piazza pulita del passato, non è assoluta. Le cose che vengono prima contengono le cose che vengono dopo, le cose che vengono dopo contengono le cose che vengono prima. Senza il movimento di negazione, non c’è movimento di affermazione. Per tutti i processi è così.
• La negazione è lo sviluppo sempre maggiore di un processo. Una negazione dialettica non costituisce una rottura completa col passato, la sua eliminazione completa. La prima negazione pone la possibilità della seconda negazione. Una negazione dialettica è la causa del movimento di un processo di sviluppo; questa negazione si manifesta in due aspetti: un aspetto è il superamento, ossia la vittoria sull’aspetto principale della vecchia cosa che non può essere preservato; l’altro aspetto è l’affermazione, ossia l’affermazione di una condizione e la preservazione di vari aspetti della vecchia cosa che temporaneamente possono ancora esistere.” (Mao, Opere, cit, pag. 241)
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Volume 14
Il campo della filosofia è la lotta fra due opposti: la concezione del mondo è il risultato della lotta tra materialismo e idealismo, il metodo è il risultato della lotta tra dialettica e metafisica. L’antagonismo nell’unità esiste tra noi e Chiang Kai- shek, tra noi e i democratici. In ogni fenomeno coesistono due aspetti in contraddizione. Stalin nella dialettica ha fatto degli errori. Penso alla “negazione della negazione”. La Rivoluzione d’Ottobre ha negato il capitalismo, ma egli non riconosce che il socialismo potrebbe, a sua volta, essere negato. Noi riteniamo che il mondo è sia stabile sia instabile. Il socialismo potrebbe un giorno scomparire. Se si dice che vi è una sovrastruttura sociale che non perirà mai, questo non è marxismo, non è altro che religione. (pag. 63, gennaio 1957)
Volume 15
L’Associazione dei giornalisti ha convocato due riunioni: una ha rappresentato la negazione, l’altra la negazione della negazione; questo è successo in appena un mese o poco più ed è un riflesso dei rapidi cambiamenti avvenuti in Cina. Le riunioni sono state proficue. Alla prima, “nuvole nere incombevano sulla città minacciando di farla crollare”, secondo l’espressione usata dalla linea reazionaria borghese nel campo del giornalismo. Alla seconda, iniziata nei giorni scorsi, l’atmosfera è cambiata, gli elementi di destra hanno continuato a resistere ostinatamente, ma si può dire che la maggioranza ha trovato un orientamento corretto. (pag. 78, luglio 1957)
Volume 16
Ogni cosa che esiste genera sempre il suo contrario. La dialettica greca, la metafisica del Medioevo, il Rinascimento delle belle arti: ecco un caso di negazione della negazione.
È così anche per la Cina. All’Epoca dei Regni combattenti cento scuole gareggiavano tra loro, ciò prova che la dialettica esisteva già. I libri canonici dell’epoca feudale invece erano intrisi di metafisica. Adesso si parla di nuovo di dialettica.
Tu che conosci bene la questione, è esatto, compagno Fan Wen-lan? Secondo me, tra quindici anni saremo sicuramente pretenziosi e sciovinisti. Non ne dobbiamo aver paura. Dovremmo forse, per timore dello sciovinismo, abbando- nare la lotta per la costruzione di un grande paese socialista? Anche se diventassimo un grande paese sciovinista, ciò finirebbe per generare un effetto contrario; qualcosa di giusto sostituirà lo sciovinismo, perché dovremmo aver paura? In un paese socialista è impossibile che tutti diventino sciovinisti. La dialettica di Lenin, alcuni aspetti metafisici di Stalin e la dialettica attuale: ecco ancora la negazione della negazione. (pag. 46, maggio 1958)
Dai tempi di Shih Huang-ti18 i cinesi non hanno mai rispettato gli stranieri e un tempo li chiamavano barbari. Verso la fine della dinastia Ching19, quando gli stranieri attaccarono e penetrarono in Cina , i cinesi si spaventarono, divennero schiavi e si sentirono inferiori. Boriosi in altri tempi, siamo oggi troppo umili. Ecco la negazione della negazione. (pag. 69, maggio 1958)
Volume 19
Dobbiamo anche renderci conto dell’esistenza di una lotta tra le classi e ammettere la possibilità della restaurazione da parte delle classi reazionarie. Dobbiamo acuire la nostra vigilanza ed educare come si conviene la nostra gioventù, i quadri, le masse e i quadri a livello intermedio e di base. Anche i vecchi quadri devono studiare questi problemi ed essere educati. Altrimenti un paese come il nostro può ancora muovere verso il proprio opposto. Tuttavia anche muovere verso il proprio opposto non sarebbe tanto grave perché ci sarebbe ancora la negazione della negazione e dopo noi potremmo muovere verso il nostro opposto ancora una volta. Se la generazione dei nostri figli si avvia verso il revisionismo e si muove così verso l’opposto in modo che anche se nominalmente hanno ancora il socialismo di fatto è capitalismo, state certi che saranno allora i nostri nipoti a sollevarsi e a spodestare i loro padri, perché le masse non saranno soddisfatte. (pag. 94.settembre 1962)
Volume 22
“Engels ha parlato delle tre leggi, ma per quanto mi riguarda io non credo in due di quelle leggi della dialettica. L’unità degli opposti è la legge veramente fondamentale, la trasformazione della qualità e della quantità l’una nell’altra è l’unità degli opposti qualità e quantità e la negazione della negazione non esiste affatto. La giustapposizione sullo stesso piano della trasformazione della qualità e della quantità l’una nell’altra, della negazione della negazione e della legge dell’unità degli opposti è “triplicismo”, non monismo. La cosa veramente fondamentale è l’unità degli opposti. La trasformazione della qualità e della quantità l’una nell’altra è l’unità degli opposti qualità e quantità. Non esiste una cosa come la negazione della negazione. Affermazione, negazione, affermazione, negazione ... ogni anello della catena degli eventi nello sviluppo delle cose è sia affermazione che negazione. La società schiavista negava la società primitiva, ma in rapporto alla società feudale costituiva, a sua volta, l’affermazione. La società feudale costituiva la negazione in rapporto alla società schiavista, ma in rapporto alla società capitalista era a sua volta l’affermazione. La società capitalista era la negazione in rapporto alla società feudale, ma è a sua volta l’affermazione in rapporto alla società socialista.” (Mao, Opere, cit. vol. 22, pag. 41)
Infine
Volume 23
“CONTRADDIZIONI (30 luglio 1966) Anche il passaggio da un cambiamento quantitativo a un cambiamento qualitativo e la negazione della negazione sono entrambe unità di opposti. Comunque la mettiate, si tratta pur sempre di lotte tra opposti. La dialettica può diventare monista, non è mai pluralista. La natura e la società sono piene di contraddizioni. Appena una contraddizione viene risolta, ne sorge una nuova. Non esistono né mondi né società senza contraddizioni. Talvolta ci può capitare di non essere in grado di individuare una contraddizione specifica, ma nondime- no essa esiste. Le contraddizioni sono la forza che determina lo sviluppo di ogni cosa. Così è stato in passato, così è oggi, così sarà in futuro.” (Mao, Opere, vol, 23, cit. pag. 81)
Gli ammassi di galassie sono le strutture gravitazionalmente legate più grandi e massicce presenti nell'Universo. Sono dei veri e propri laboratori per l'astrofisica in cui gli astronomi possono testare i modelli che descrivono la formazione e l'evoluzione delle galassie, la fisica dei gas nello stato di plasma e il cui numero può essere usato per testare i modelli cosmologici. In questo articolo scopriremo di cosa sono fatti gli ammassi di galassie, come si formano, come influiscono sulla evoluzione delle galassie che vi abitano, come si osservano e la loro importanza per lo studio delle galassie agli albori dell'Universo.
Cosa sono gli ammassi di galassie
Gli ammassi di galassie sono strutture formate da centinaia o migliaia di galassie tenute insieme dalla gravità. Gli ammassi di galassie hanno tipicamente dimensioni tra gli 1 e i 10 Megaparsec (1 Megaparsec equivale a 30 miliardi di miliardi di chilometri) e una massa totale fino a milioni di miliardi di volte quella del Sole. Essi si distinguono da altre strutture tenute insieme dalla gravità come i gruppi di galassie che invece sono costituiti da decine di oggetti e quindi masse un centinaio di volte minori.
Gli ammassi di galassie non sono però costituiti solo dalle galassie, come suggerisce il nome, ma anzi queste rappresentano la componente minore in massa (circa 1%). Le altre due componenti presenti sono il gas intergalattico e la materia oscura. Quest'ultima è la componente dominante, contribuendo per circa il 90% in massa. Ciò implica che la componente dominante in massa sia qualcosa che non possiamo osservare direttamente, ma solo attraverso suoi effetti gravitazionali, poiché la materia oscura non emette radiazione elettromagnetica. Il gas intergalattico si trova invece nello stato di plasma a temperature di decine di milioni di gradi e costituisce il restante 9% in massa degli ammassi di galassie.
Luigi Ficarra
Buona lettura da
Daniele Burgio, Massimo Leoni e Roberto Sidoli.
1) Appena sopra il misterioso livello di esistenza/inesistenza del vuoto quantistico si riproducono, dappertutto e in ogni luogo, gli innumerevoli e basilari quark, i quali in ogni caso non sussistono in modo isolato. Anche se ciascuno di questi ultimi mantiene nel tempo, ogni secondo e microsecondo, una propria continuità ontologica e identitaria, simultaneamente e senza sosta ogni quark altresì si trasforma e cambia ininterrottamente, almeno rispetto alla propria particolare carica di colore: intendendo per quest’ultima una particolare proprietà dei quark e delle particelle che essi si scambiano (denominate gluoni), le quali consentono alle particelle nucleari e subnucleari dell’atomo di legarsi tra loro nell’interazione forte, e quindi nella più intensa e potente forza fondamentale dell’universo.
“I quark e i gluoni sono particelle dotate di carica di colore. Se le particelle dotate di carica elettrica interagiscono scambiandosi fotoni, allo stesso modo le particelle dotate di carica di colore si scambiano gluoni in interazioni forti. Così facendo, le particelle con carica di colore si "incollano" tra loro – gluone deriva dall'inglese "glue", che significa "colla".
La differenza principale tra l'interazione forte e quella elettromagnetica è che i mediatori dell'interazione forte (i gluoni) hanno essi stessi una carica di colore; quelli dell'interazione elettromagnetica (i fotoni), invece, non hanno carica elettrica.
Due o più quark vicini tra loro si scambiano incessantemente gluoni, creando un "campo di forza di colore" molto forte che li lega. Ci sono tre cariche di colore, e tre corrispondenti cariche di colore complementari (anti-colore). Un quark cambia continuamente la sua carica di colore dato che scambia gluoni con altri quark”. (“La carica di colore e il confinamento”, in infn.it)
Ogni quark, dunque, “cambia continuamente” e senza sosta, senza tuttavia perdere l’identità “A” che lo compone, almeno in parte: quindi risulta e si rivela A e anche non A, in ogni dato istante.
Buona lettura da
Daniele Burgio, Massimo Leoni e Roberto Sidoli
Dall’immensamente grande passiamo ora all’immensamente piccolo.
Sia l’universo nel suo complesso che ogni ente che lo compone risultano, per così dire, immersi e circondati dal vuoto quantistico: vuoto quantistico che, come si è già notato, la scienza ha dimostrato in modo indiscutibile (effetto Casimir, ecc.) viene formato e composto sia dal vuoto totale che da coppie di particelle e antiparticelle virtuali, le quali si annichiliscono a vicenda ogni microistante.
Ancora una volta, quindi, Super A (universo osservabile attualmente, più universo “oscuro” di materia ed energia oscura) risulta simultaneamente anche vuoto quantistico, con le sue particelle e antiparticelle virtuali che appaiono e scompaiono senza sosta, durante ogni singolo istante e microistante della sua esistenza: un “Nuovo Super A”, quindi. Lo stesso risultato si verifica anche nei singoli oggetti e anche nei diversi processi materiali che formano il “Nuovo-Super A”, ivi compresi ovviamente gli esseri umani: sono sicuramente reali, ma simultaneamente anche vuoto quantistico. Anche “nulla”. Anche niente.
Buona lettura da
Daniele Burgio, Massimo Leoni e Roberto Sidoli
Non solo.
L’universo osservabile attualmente dalla scienza, ossia Super A, convive e coesiste in ogni istante o microistante con la materia oscura e l’energia oscura: elementi ancora ignoti ma che, stando a quasi tutti gli scienziati e alle stime più prudenti, formano almeno e come minimo quattro quinti dell’intera massa/energia del cosmo.
Visto che tale materia/energia oscura per così dire circonda e avvolge sia l’universo che ogni suo singolo componente, ne deriva inevitabilmente che l’universo Super A risulta simultaneamente sia “Super A” che la materia/energia oscura, in ogni attimo e in qualunque microsecondo del suo processo di riproduzione; e a cascata, ne consegue che qualunque ente che compone l’universo Super A è allo stesso tempo A e non A, intendendo questa volta non A come la materia/energia oscura.
Si tratta di un campo scientifico con ancora molti misteri e nuove realtà da scoprire.
“È al momento senza spiegazione l’enigma della galassia NGC 1277: questo oggetto, molto più massiccio della Via Lattea, sembra infatti essere del tutto privo di materia oscura, la misteriosa componente che costituisce circa il 25% dell’universo e che, per una galassia così grande, dovrebbe invece formare dal 10% al 70% della sua massa".
La scoperta, pubblicata sulla rivista Astronomy and Astrophysics da un gruppo guidato dall’Istituto di Astrofisica delle Canarie, sfida dunque le attuali teorie che spiegano il cosmo, il cosiddetto modello cosmologico standard”. (“Scovata una galassia priva di materia oscura, è un enigma”, 24 luglio 2023, in ansa.it)