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Basi italiane e guerra in Medio Oriente

di Gaetano Colonna

Mentre ci avviciniamo ad una nuova fase nelle operazioni militari statunitensi contro l’Iran in Medio Oriente che pongono fine all’ennesima finta tregua, è utile evidenziare il ruolo dell’Italia nel conflitto mediorientale, dato che il governo italiano ha ribadito l’estraneità del nostro Paese ad esso, considerato illegittimo. Emerge infatti la singolare contraddizione che pone l’Italia in una posizione particolarmente assai imbarazzante.

Infatti, il sito web indipendente Itamilradar, che segue quotidianamente i movimenti di velivoli militari nei cieli del nostro Paese e non solo, documenta il coinvolgimento diretto delle nostre basi nella guerra in corso.

Riportiamo i punti essenziali della notizia, comparsa il 18 luglio scorso:

«Una formazione di sette caccia F-16CM Fighting Falcon dell’USAF, probabilmente appartenenti al 31° Fighter Wing della base aerea di Aviano, ha sorvolato oggi il Mediterraneo orientale, supportata da una complessa operazione di rifornimento in volo che ha coinvolto diversi aerei cisterna KC-135 Stratotanker. La missione ha sottolineato ancora una volta l’importanza strategica della base aero-navale di Sigonella come hub avanzato per il rifornimento in volo delle forze aeree statunitensi dispiegate in Medio Oriente. (…)

Due KC-135, il KC-135T 58-0049 e il KC-135R 62-3509, decollati dalla base aerea navale di Sigonella si sono diretti verso un punto di rifornimento a sud di Creta. Dopo aver supportato gli F-16 in arrivo, hanno fatto ritorno verso la Sicilia.

Contemporaneamente, un altro gruppo di KC-135, operanti con i nominativi ZEUS22 , ZEUS23 e ZEUS24 si è avvicinato alla stessa area da est. I loro profili di volo suggeriscono che probabilmente fossero partiti da Israele o da un’altra base operativa avanzata nel Levante, dove hanno di fatto svolto il ruolo di rifornimento in volo, consentendo agli aerei cisterna di stanza a Sigonella di rientrare alla base, mentre i caccia proseguivano la loro rotta verso est.

Sebbene la destinazione finale degli F-16 rimanga sconosciuta, l’operazione dimostra una catena di rifornimento attentamente coordinata che si estende tra il Mediterraneo centrale e quello orientale. Invece di impiegare un unico gruppo di aerocisterne per l’intero transito, l’aeronautica statunitense sembra aver suddiviso la missione tra velivoli basati a Sigonella e aerocisterne già dislocate in aree più vicine al teatro operativo, massimizzando l’efficienza e mantenendo al contempo le aerocisterne disponibili nelle rispettive zone di responsabilità».

Questa operazione complessa, che ha interessato basi collocate nella nostra penisola, compiuta da velivoli militari non italiani che hanno utilizzato lo spazio aereo italiano, dovrebbe porre in termini molto chiari la questione del ruolo di retrovia che l’Italia sta svolgendo nel conflitto mediorientale, contribuendo quindi ad alimentarlo, senza che vi sia stata alcuna pronuncia da parte del nostro parlamento, cui spetta la decisione ultima sulla pace e sulla guerra.

Immaginiamo che i governanti italiani, come già accaduto in passato (indipendentemente dal colore politico di chi si trovava al potere), ricorreranno alla comoda giustificazione di dover rispettare i trattati in essere con gli alleati.

Ma la questione non può più essere accantonata in tal modo. Se davvero l’Italia si considera estranea al conflitto non dovrebbe più consentire l’utilizzo di basi italiane alle forze armate di Paesi esteri che in quel conflitto sono attivamente impegnate.

Diversamente, non ci si può meravigliare se un Paese aggredito, questo caso l’Iran, considererà l’Italia come partecipe delle aggressioni armate ripetutamente subite.

Né ci si può scandalizzare se qualcuno, come chi scrive, indica in notizie come questa la conferma della condizione di sovranità limitata in cui versa da decenni l’Italia.

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