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lantidiplomatico

BRICS+ oltre il G7 e tramonto del dollaro

La diagnosi di Jeffrey Sachs sul nuovo ordine mondiale

di Michele Blanco

Il panorama geopolitico contemporaneo è segnato dalla fine irreversibile del mondo unipolare, l'ordine dominato dagli Stati Uniti dopo il crollo dell'Unione Sovietica nel 1991. Il celebre economista della Columbia University, Jeffrey Sachs, analizza questa transizione non come un collasso catastrofico dell'Occidente, ma come il naturale risultato della convergenza economica globale e dell'ascesa di nuovi poli di potere.

Il presupposto fondamentale di questa analisi risiede nei dati macroeconomici storici, che certificano come il peso economico dell'Occidente sia radicalmente diminuito negli ultimi quarant'anni. Se nel 1980 il blocco formato da Stati Uniti, Canada ed Europa occidentale rappresentava il 55% della produzione globale, nel 2025 questa quota è scesa a circa il 30%. Al contempo si è assistito al ritorno dell'Asia, la cui quota sul PIL mondiale è passata dal 30% del 1995 a circa il 50% nel 2025, riportando il baricentro economico laddove risiedeva prima degli imperi coloniali europei. Attualmente gli Stati Uniti contano appena il 4% della popolazione mondiale e meno del 15% del PIL globale a parità di potere d'acquisto, superati dal 18% della Cina.

Secondo Sachs, la transizione verso il multipolarismo è stata accelerata da profondi errori strategici della classe politica di Washington. Tra questi spiccano l'illusione neoconservatrice di poter mantenere il primato globale attraverso l'uso della forza e l'espansione della NATO — dinamica che ha generato conflitti costosi e fallimentari in Iraq, Afghanistan e Libia — e l'uso politico del dollaro tramite l'arma delle sanzioni unilaterali e il congelamento degli asset stranieri.

Questa strategia ha spinto i Paesi emergenti a creare infrastrutture finanziarie alternative, accelerando il processo di de-dollarizzazione. Tale incapacità di governance descrive un'amministrazione occidentale disfunzionale, restia ad accettare la realtà di non poter più dettare le regole in modo unilaterale.

Il vuoto egemonico non viene colmato da un nuovo singolo leader, bensì da una costellazione di attori che rifiutano la sottomissione a un'unica potenza. La Cina non cerca un'egemonia globale sostitutiva, ma una coesistenza paritaria, mentre l'India e il continente africano rappresentano i motori demografici e industriali del prossimo futuro. In questo contesto, l'espansione del blocco BRICS+ — che include stabilmente Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia e Iran accanto ai fondatori — non si configura come un'alleanza militare, ma come il pilastro di un sistema finanziario alternativo e autonomo.

Il blocco BRICS+ rappresenta ormai oltre il 37% del PIL mondiale a parità di potere d'acquisto, superando nettamente il G7, che si attesta sotto la soglia del 30%. Strumenti come la Nuova Banca di Sviluppo si pongono come la vera alternativa al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale, istituzioni storicamente dominate dal veto statunitense ed europeo. L'abbandono progressivo del dollaro negli scambi bilaterali riduce l'efficacia delle sanzioni occidentali, mentre il blocco allargato controlla oltre il 40% della produzione globale di petrolio e la maggioranza delle terre rare necessarie per la transizione energetica.

Il pericolo maggiore di questa fase storica risiede nella resistenza psicologica e politica dell'Occidente. Quando una potenza dominante rifiuta di riconoscere l'ascesa di un rivale, il rischio di un conflitto sistemico aumenta drammaticamente secondo la dinamica nota come Trappola di Tucidide, concetto coniato dallo scienziato politico Graham Allison e ripreso da Sachs. Gli Stati Uniti soffrono dell'incapacità psicologica di accettare un partner paritario, interpretando la crescita altrui come una minaccia esistenziale e rispondendo con dazi commerciali, blocchi all'export di microchip e misure protezionistiche volte a frenare lo sviluppo tecnologico di Pechino. A differenza delle rivalità storiche del passato, lo scontro odierno avviene tra superpotenze nucleari, e l'allineamento militare occidentale in Asia aumenta il rischio di un errore di calcolo fatale su dossier caldi come Taiwan.

Nelle sue riflessioni pubbliche e nei suoi scritti programmatici sulla geopolitica del XXI secolo, Sachs ha espresso la necessità di abbandonare l'egemonismo, sottolineando che "il mondo non ha bisogno e non vuole un'unica superpotenza" e che "l'idea che gli Stati Uniti possano o debbano guidare il mondo in modo unilaterale è un'illusione pericolosa e obsoleta". Per evitare il conflitto sistemico, Sachs non propone l'isolamento dell'Occidente, ma la sua integrazione in una governance globale radicalmente rinnovata, a partire da una profonda riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Questa dovrebbe superare il diritto di veto esclusivo dei cinque membri permanenti del 1945, includendo immediatamente India, Brasile, Sudafrica, Giappone, Germania e un rappresentante stabile per l'Unione Africana. Sachs propone inoltre di trasformare i meccanismi dell'ONU per canalizzare la liquidità globale verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile tramite tasse globali sui flussi finanziari e sulle emissioni di carbonio, affidando la risoluzione dei conflitti regionali a mediazioni multilaterali obbligatorie sotto l'egida dell'Assemblea Generale.

Il dibattito sulla necessità di una riforma strutturale dell'ONU si arricchisce e si radicalizza attraverso il contributo del pensiero giuridico e sociologico italiano, in particolare con le tesi del giurista Luigi Ferrajoli e del sociologo ed ex vicesegretario generale dell'ONU Pino Arlacchi. Entrambi evidenziano come l'attuale impianto delle Nazioni Unite sia paralizzato dalla mancanza di garanzie giuridiche e operative, rendendo l'istituzione impotente di fronte alle guerre contemporanee. La spinta verso una progressiva democratizzazione delle istituzioni internazionali trova fondamento nella constatazione che l'attuale ordine internazionale non riflette più la demografia né la reale distribuzione del potere sul pianeta, privando di una reale rappresentanza i popoli del Sud globale. Democratizzare il sistema multilaterale significa, sul piano teorico, applicare a livello globale i medesimi principi di eguaglianza, separazione dei poteri e sovranità popolare che l'Occidente ha storicamente preteso di difendere solo entro i propri confini nazionali.

Luigi Ferrajoli, teorico del costituzionalismo globale, sostiene nel suo saggio Per una Costituzione della Terra che l'attuale Carta dell'ONU sia solo un embrione di costituzione privo di reali meccanismi di attuazione. Nel delineare il dramma contemporaneo di un'umanità al bivio, Ferrajoli scrive: "I pericoli di guerra nucleare, le emergenze climatiche, la crescita delle disuguaglianze e il dramma dei migranti dipendono dall'assenza di limiti ai poteri selvaggi degli Stati sovrani e dei mercati globali". Ferrajoli propone la creazione di istituzioni globali di garanzia per la salute e l'istruzione indipendenti dagli interessi dei singoli Stati, l'istituzione di un demanio planetario volto a sottrarre i beni fondamentali della Terra (come l'acqua e l'aria) alle logiche di mercato, e un bando globale delle armi che sancisca l'illegittimità giuridica della guerra e l'abolizione degli eserciti nazionali. L'argomento centrale a favore di questa tesi risiede nel superamento della sovranità assoluta degli Stati storicamente privileged, poiché "l'universalismo dei diritti umani e delle loro garanzie è incompatibile con la cittadinanza, che è l'ultimo accidente di nascita che differenzia le persone per ragioni di status".

Dal punto di vista politico e strutturale, Pino Arlacchi affronta la crisi d'efficacia del Palazzo di Vetro promuovendo un programma di democrazia istituzionale radicale, imperniato sul trasferimento della totale sovranità decisionale dal Consiglio di Sicurezza all'Assemblea Generale. Nel presentare le sue proposte per la rifondazione democratica dell'organismo internazionale, Arlacchi ha esplicitamente dichiarato: "Esistono cinque articoli della Carta che prevedono il diritto di veto, il veto su qualunque tentativo di riforma dell'organizzazione. È ovvio che una simile assurdità era macroscopica fin dall'inizio". La democratizzazione, nell'ottica di Arlacchi, passa necessariamente per il depotenziamento dei privilegi oligarchici del post-1945, affinché "l'Assemblea diventi sovrana e si trasformi in un vero e proprio Parlamento mondiale, esprimendo un esecutivo più consono al mondo attuale. Un mondo che è cambiato, dove i Sud del mondo hanno assunto un'altra dimensione politica, economica e culturale". Inoltre, Arlacchi evidenzia l'inefficacia degli attuali Caschi Blu e propone la creazione di una forza d'intervento rapido permanente e indipendente, direttamente subordinata all'ONU, in grado di imporre la pace e prevenire genocidi e massacri nei teatri di crisi più drammatici, parallelamente al potenziamento di un Ufficio Prevenzione per disinnescare le tensioni diplomatiche prima che sfocino in conflitti aperti.

Le analisi di Sachs, Ferrajoli e Arlacchi convergono così verso un'unica conclusione: il mondo multipolare non può essere governato con le vecchie regole del 1945. Se l'approccio economico di Sachs fotografa il riequilibrio dei fattori produttivi e avverte dei rischi geopolitici sistemici, Ferrajoli fornisce l'intelaiatura giuridica globale per proteggere i diritti fondamentali, mentre Arlacchi traccia la via pratica per democratizzare le istituzioni internazionali, delineando insieme l'identikit di una governance mondiale finalmente vincolante, democratica e multilaterale.


Riferimenti Bibliografici
  • Jeffrey Sachs, The Ages of Globalization: Geography, Technology, and Institutions, Columbia University Press, 2020.
  • Jeffrey Sachs, A New Foreign Policy: Beyond American Exceptionalism, Columbia University Press, 2018.
  • Luigi Ferrajoli, Per una Costituzione della Terra. L'umanità al bivio, Feltrinelli, Milano, 2022.
  • Luigi Ferrajoli, Principia iuris. Teoria del diritto e della democrazia, Laterza, Roma-Bari, 2007.
  • Pino Arlacchi, Il mondo nuovo. Contro le guerre e la violenza globale, Chiarelettere, Milano, 2024.
  • Pino Arlacchi, L'inganno e la paura. Il mito del caos globale, Il Saggiatore, Milano, 2003.
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