Fai una donazione
Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________
- Details
- Hits: 1237
Stati Uniti e Cina allo scontro globale
Intervista a Raffaele Sciortino
Dal n. 6 di “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe” in uscita nei prossimi giorni pubblichiamo in anteprima questa intervista a Raffaele Sciortino.
Per l’edizione inglese, in uscita in questi giorni, ha scritto un capitolo di aggiornamento che tiene conto degli sviluppi nel frattempo intervenuti.
Gli abbiamo rivolto alcune domande che cercano di cogliere i dati essenziali del mutamento di quadro, a partire ovviamente dal conflitto Russo-Ucraino e dalla situazione in Medio Oriente.
* * * *
Collegamenti: Dopo due anni di conflitto l’Occidente collettivo sembra avviato ad un serio scacco in Ucraina, per quanto gli obiettivi che perseguiva l’Amministrazione Biden siano nel complesso raggiunti: logoramento della Russia, compattamento della Nato, subordinazione dell’Europa, postura minacciosa verso la Cina. Possiamo aspettarci una svolta da qui alle elezioni Usa?
Bella domanda. Direi di no se per svolta si intende qualcosa che possa assomigliare anche alla lontana a un serio percorso negoziale voluto e condotto dall’attore decisivo, Washington. Non solo: neppure un’eventuale vittoria di Trump porterebbe probabilmente a una svolta effettiva, semmai a qualche mossa politica dal valore simbolico. La mostruosa macchina statale statunitense si è oramai sintonizzata sulla modalità guerra – che è riduttivo definire per procura – in quel quadrante strategico.
- Details
- Hits: 1652
Un keynesiano “tecnologico”
L’economia politica di Luigi Pasinetti
di Stefano Lucarelli
L’economista italiano sviluppò la teoria di Keynes approfondendo l’importanza del progresso tecnico. E il suo contributo alla scienza economica resta fondamentale
Luigi Lodovico Pasinetti è stato uno dei più importanti economisti italiani. Il progetto teorico che ha caratterizzato il lavoro intellettuale di questo 'signore' appare molto distante dagli obiettivi di ricerca che oggi dominano nei dipartimenti di scienze economiche. Pasinetti aspirava infatti alla costruzione di un paradigma economico alternativo essenzialmente fondato sul fenomeno della produzione e del cambiamento tecnologico, in contrapposizione al paradigma prevalente basato essenzialmente sul fenomeno dello scambio e sulla scarsità delle risorse naturali1.
Nelle note che seguono cercherò di mettere a disposizione dei lettori alcuni elementi sostanziali che emergono da quei lavori di Pasinetti che, nella mia esperienza di insegnamento, rappresentano dei passaggi formativi imprescindibili2.
Come per Keynes, anche per Pasinetti i problemi economici principali che occorre risolvere in una economia monetaria di produzione sono l’incapacità a provvedere a una occupazione piena e la distribuzione iniqua della ricchezza e del reddito. Ma, a differenza di Keynes, egli non limita la sua analisi agli effetti dei cambiamenti della domanda finale sull’occupazione e sulla distribuzione della ricchezza. Pasinetti, infatti, approfondisce anche gli effetti che il progresso tecnico può avere sui principali problemi economici, nella convinzione che il processo di produzione industriale implichi una applicazione continuativa nel tempo dell’ingegno umano per l’organizzazione e il miglioramento dei processi produttivi.
- Details
- Hits: 1214
Genealogia dello Stato e del moderno potere politico
di Sandro Moiso
Carl Schmitt, La dittatura. Dalle origini dell’idea moderna di sovranità alla lotta di classe proletaria, (a cura di Carlo Galli), Società editrice il Mulino, Bologna 2024, pp. 336, 29 euro
Nella cultura politica occidentale, fermamente segnata dai residui del moralismo cristiano, due sembrano ancora essere gli autori difficili da maneggiare, soprattutto a “sinistra”: Niccolò Machiavelli e Carl Schmitt. Lontani tra loro nel tempo e per collocazione politica e ideale, hanno contribuito con le loro opere, anche se il secondo era particolarmente restio a essere appaiato al primo, a fornire validi strumenti per la comprensione e la scomposizione dei meccanismi del Potere e dello Stato moderno nei loro elementi essenziali.
Inviso alla Chiesa il primo, le cui opere sono state per lunghissimo messe all’Indice, e al pensiero liberale e di sinistra il secondo, hanno avuto entrambi la capacità di mettere “scientificamente”, per quanto possa essere considerata scienza quella politica, a nudo gli snodi e le caratteristiche autentiche della gestione politica delle società organizzate intorno al modello statale.
Per Machiavelli, soprattutto nel Principe, l’elemento fondativo del poter, dello stato e della loro conquista e gestione è da ritrovarsi nella Forza ovvero nell’uso della violenza organizzata in funzione di tali fini. Per il secondo, a distanza di poco meno di cinquecento anni e dopo le rivoluzioni borghesi che hanno modificato l’assetto dinastico degli Stati moderni, si tratta, di definire gli stessi per mezzo delle categorie dell’eccezione e della decisione. O, per meglio dire ancora, dello stato di eccezione e della autorità basata sulla possibilità/necessità di decidere sullo e dello stato di eccezione. Così, nello svolgimento del discorso, chi scrive cercherà di cogliere il filo rosso che lega il ragionamento novecentesco di Schmitt a quello del cinquecentesco pensiero del teorico politico fiorentino.
- Details
- Hits: 1506
G7 in Italia: il nostro futuro nella gabbia digitale passa anche da Trento
di Konrad Nobile
L’implementazione dell’intelligenza artificiale e la sua applicazione nei più disparati campi dell’attività umana pare essere una ghiotta e desiderabile opportunità, talvolta una necessità, che il mondo deve seguire per il proprio bene e il progresso generale. Almeno questo è quello che sostiene una folta schiera di santoni televisivi, eminenti accademici, politici, scienziati e ricchi imprenditori.
“I rischi sono grandi, ma ne vale la pena”, ci dicono mentre la nuova intelligenza viene, passo dopo passo, sdoganata e data in piccole dosi alle masse.
E così, se Israele sfrutta nientemeno che un’intelligenza artificiale per aiutarsi nella sua guerra genocida (1), le industrie “civili” iniziano a sfornare nuovi smartphone integrati con l’IA e sempre più persone si cimentano nell’uso di sistemi come “ChatGPT” per generare testi o immagini, per trovare risposte o addirittura per avventurarsi in piccole truffe, come per esempio “scrivere” libri da rivendere in rete.
Alcune resistenze sono già state vinte, altre se ne vinceranno nel tempo e, pian piano, volenti o nolenti l’IA entrerà nelle nostre case, nelle nostre tasche e nelle nostre vite (e, chissà, forse pure nei nostri corpi), in un processo analogo a quello fatto a suo tempo da internet e dal digitale.
L’era dell’intelligenza artificiale è però solo ai suoi albori e la sua regolamentazione e strutturazione definitiva deve ancora essere messa a punto. Il tema di questa nuova frontiera è dunque centrale in tutti gli attuali summit internazionali e nei grandi vertici intergovernativi.
L’IA è stata addirittura l’argomento cardine dell’ultimo Forum Economico Globale e, tra i vari incontri del G7, che quest’anno vede spettare la presidenza all’Italia, ve ne sarà uno tutto dedicato a tale questione.
- Details
- Hits: 2515
La fiducia nelle istituzioni e i dividendi di guerra
di Fabio Vighi
‘La morte dell’Occidente non ci ha privato proprio di nulla di vivo ed essenziale e la nostalgia è quindi fuori questione.’ (Giorgio Agamben)
Anche se quasi nessuno lo vuole ammettere, il nostro “sistema” è obsoleto, e per questo si sta trasformando in “sistema chiuso”, ovvero totalitario. È altrettanto evidente che i pochi che continuano a trarre vantaggio materiale dal sistema capitalistico – il famigerato 0,1% – sono disposti a tutto pur di prolungarne l’obsoleta esistenza. Alla radice, il capitalismo contemporaneo funziona in modo molto semplice: si emette debito da una porta e lo si riacquista da un’altra grazie all’emissione di nuovo debito; un loop all’apparenza inattaccabile da cui origina la maggior parte dei fenomeni distruttivi con cui ci troviamo a convivere.
Gli esecutori del meccanismo sono una classe di funzionari-profittatori il cui principale tratto psicologico è la psicopatia. Sono talmente devoti al meccanismo da esserne diventati delle estensioni – come automi, lavorano indefessamente per il meccanismo, senza rimorso alcuno per la devastazione di vita umana che dispensa. La dimensione psicopatica (disinibita, manipolatoria, e criminosamente antisociale) non è però una prerogativa esclusiva della cricca finanziaria transnazionale, ma si estende a macchia d’olio sia sulla casta politico-istituzionale (dai vertici dei governi agli amministratori locali), che sull’apparato cosiddetto intellettuale (esperti, giornalisti, scrittori, filosofi, artisti, nani e ballerine). In altre parole, la mediazione politico-culturale della realtà è oggi interamente mediata dal meccanismo stesso. Chi entra nel sistema non solo deve aprioristicamente accettarne le regole ma, ipso facto, ne assume lo specifico carattere psicopatologico. Così, la folle oggettività capitalistica (il suo spietato congegno riproduttivo) diventa indistinguibile dal soggetto che lo rappresenta.
- Details
- Hits: 1102
Tempesta e bonaccia
di Gianni Giovannelli
Open pathway trough the slow sad sail
Trough wide to the wind the gates to the wandering boat
For my voyage to begin to the end of my wound
(Dylan Thomas)
(Apri un varco nella lenta, nella lugubre vela
Schiudi al vento le porte del vascello vagante
Perché inizi il mio viaggio verso la fine delle mie ferite)
(trad. Ariodante Marianni)
La guerra prende piede, cresce giorno dopo giorno, una vera e propria tempesta che non lascia intravedere momenti di tregua. In Ucraina non è solo un conflitto di trincea, uno scontro fra soldati per la conquista di aree territoriali e per la distruzione delle risorse del nemico. Non c’è dubbio che sia anche questo, come non c’è dubbio che al fronte muoiano, accanto ai militari di professione, migliaia e migliaia di soggetti rastrellati, costretti a indossare la divisa, o, anche, volontari vittime della propaganda nazionalista. Però non basta. Piovono bombe lanciate dai droni, cadono missili, la strage di civili prosegue senza sosta. I fabbricanti di armi si arricchiscono, godono di scandalose agevolazioni fiscali, vengono lautamente pagati con il denaro sottratto alla sanità, all’istruzione, alle pensioni, ai resti di welfare eroso. L’opposizione alla guerra, anche se proposta senza foga o quasi sottovoce, viene immediatamente equiparata a tradimento, diserzione, crimine contro le istituzioni. La chiamata alle armi è contagiosa. A Gaza ha preso la forma del massacro. Poco importa la qualificazione tecnico-giuridica, se si tratti di genocidio o meno. Rimane una carneficina, con le immagini di soldati felici di uccidere, consuete durante ogni strage della popolazione consumata da un esercito occupante, incitato dai comandanti a rimuovere ogni forma di scrupolo morale.
- Details
- Hits: 1453
Il Medio-Oriente nel mondo multipolare
L’analisi di Saïd Boumama
di Said Boumama*
Per comprendere la portata del genocidio in corso a Gaza e l’incondizionato sostegno europeo e degli Stati Uniti a Israele, dobbiamo collocarlo nel contesto globale del rapporto di forza tra BRICS e i paesi occidentali, che si riflette nella frenetica volontà di questi ultimi a contenere i primi e a frenarne lo sviluppo.
Il giornalista Richard Medhurst riassume questo contesto globale come segue:
“Questa è una delle principali ragioni geopolitiche del massacro di Israele a Gaza. Gli Stati Uniti, principale sostenitore di Israele, sono alla disperata ricerca di un modo per cercare di contenere i BRICS, e, più in particolare, di contrastare la Nuova Via della Seta cinese. La costruzione di un corridoio rivale conterrebbe in un sol colpo Cina, Iran e Siria e aiuterebbe Israele e gli Stati Uniti a mantenere il loro dominio economico e politico contro un mondo multipolare”.
Per contrastare l’immenso progetto cinese di infrastrutture di trasporto della Via della Seta, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno sviluppato un progetto concorrente che richiede il controllo di Gaza.
Annunciato al vertice del G20 a settembre 2023, questo progetto chiamato “Corridoio India-Europa-Medio Oriente” e presentato come segue da una nota informativa della Casa Bianca del 9 settembre:
“Oggi noi dirigenti di Stati Uniti, India, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, Italia e Unione Europea abbiamo annunciato un memorandum d’intesa in cui ci impegniamo a lavorare insieme per stabilire un nuovo corridoio economico India–Medio Oriente–Europa.
- Details
- Hits: 660
Black marxism
di Francesco Festa
Cedric J. Robinson, Black marxism. Genealogia della tradizione radicale nera, prefazione e postfazione di M. Mellino, traduzione di E. Giammarco, Edizioni Alegre, Roma, 2023, pp. 800, € 35,00
Quando il 20 gennaio 2009 varcò la porta della Casa Bianca di Washington, Barack Obama era il primo presidente nero nella storia degli Stati Uniti d’America. Dati i due mandati consecutivi, fino al 2017 visse in quella casa. Una sineddoche epifenomenica: un nero che s’insedia a capo del paese fra i più razzisti della storia contemporanea. Al mondo intero parve che quell’elezione ponesse fine alla febbre del razzismo, inaugurando un’era post-razziale.
Il 9 agosto 2014, nel Missouri, un poliziotto, Darren Wilson, sparò e uccise durante un controllo il diciottenne afroamericano Michael Brown. Per settimane si susseguirono rivolte e proclami di coprifuoco. Ferguson, Los Angeles, New York, Houston, e altre città vennero sconvolte dalle proteste a seguito della sentenza di assoluzione del poliziotto emessa dal Gran Giurì e dal pubblico ministero della contea di St. Luis, Robert P. McCulloch – un democratico eletto ininterrottamente alla carica dal 1991.
Dopo quasi un decennio di presidenza di Obama, al soglio di quella casa salì Donald Trump. Il presidente più sfacciatamente razzista e suprematista della storia statunitense.
Insomma, la questione razziale non sembra proprio esser stata superata. Anzi, oltre la siepe di quella casa vi è un’escrescenza che cresce sempre più, assumendo forme inquietanti – i confini e i margini delle società democratiche che spingono verso il centro della realtà sociale.
Conviene analizzare la questione stessa in altro modo, ossia come il razzismo e la supremazia bianca siano elementi strutturali della società statunitense, per dirla con Angela Davis.
- Details
- Hits: 2537

I mercanti del dubbio e la corruzione della scienza
di Pietro Frigato
Lo shock indotto dal Covid-19 e dalle politiche sanitarie coercitive imposte sotto l’egida emergenziale ha, tra le varie significative conseguenze, suscitato un vespaio di polemiche sulla natura della ‘vera’ scienza. Un normale cittadino, spesso impoverito, con un lavoro instabile o ridotto alla condizione di working poor, ha così potuto assistere a un perdurante cicaleccio sui media mainstream ma anche su molta parte del fronte alternativo, mai davvero all’altezza di una rappresentazione realistica del mondo largamente privatizzato, corrotto e inefficiente in cui la ricerca scientifica deperisce dagli anni ‘80.
Nel rapsodico ripresentarsi della questione, i più paiono non nutrire dubbi sulla natura esclusivamente benigna del dubbio cartesiano per l’avanzamento di tutti i tipi di conoscenze scientifiche. Accade così che, stando alla istituzionalizzata dicotomia di ingegneria sociale vax vs. no-vax, sia i primi che i secondi enfatizzino senz’altro il valore gnoseologico del dubbio: i pro-vax, sostenendo che non ci sono sufficienti evidenze che dimostrino che i sieri genici nanobiotecnologici non siano efficaci e non siano sicuri; i secondi, argomentando che la scienza mainstream non ammette di essere messa in dubbio, pur in presenza di robuste evidenze che ne refutano i risultati.
- Agnotologia
Questa contrapposizione, nell’ambito della quale il valore epistemologico del dubbio e dell’incertezza fino a evidenza contraria risulta essere condiviso tra le parti, al fondo si basa sulla discordanza delle posizioni rispetto a quanta e quale evidenza risulti necessaria e sufficiente per avanzare dubbi.
- Details
- Hits: 940

I Palestinesi in cambio di un pacchetto di prestiti da 10 miliardi di dollari
di Mike Whitney - unz.com
Come avevo previsto nel mio articolo all'inizio del massacro di Gaza, i palestinesi se ne dovranno andare nel deserto del Sinai [Antonio Pagliarone]
Nonostante le proteste pubbliche, il presidente egiziano Abdel Fattah el-Sisi sta aiutando Israele a trasferire 1,4 milioni di palestinesi da Rafah alle tendopoli nel deserto del Sinai.
Sabato le agenzie di stampa occidentali hanno riferito che a Parigi si sono svolti negoziati a porte chiuse per raggiungere un accordo sul cessate il fuoco a Gaza. Secondo la Reuters, i colloqui hanno rappresentato “il tentativo più serio da settimane per fermare i combattimenti nella martoriata enclave palestinese e per arrivare al rilascio degli ostaggi israeliani e stranieri”. Purtroppo, i resoconti di Parigi sono stati in gran parte un inganno mediatico, volto a distogliere l’attenzione dal vero scopo del vertice. Si tenga presente che i principali partecipanti all’incontro non erano diplomatici di alto livello o negoziatori esperti, ma i direttori dei servizi di intelligence, tra cui il capo del Mossad israeliano, David Barnea, quello dell’intelligence egiziana, Abbas Kamel, e il direttore della CIA William Burns. Questi non sono gli uomini che si sceglierebbero per concludere uno scambio di ostaggi o un accordo per il cessate il fuoco, ma piuttosto per attuare la sorveglianza elettronica, lo spionaggio o le operazioni segrete. È quindi estremamente improbabile che si siano incontrati a Parigi per definire un piano per la cessazione delle ostilità. La spiegazione più probabile è che i vertici dei tre servizi segreti stiano dando gli ultimi ritocchi ad un piano di collaborazione che permetta l’apertura di una breccia nel muro di confine egiziano, in modo che un milione e mezzo di palestinesi gravemente traumatizzati possa fuggire in Egitto senza alcuna seria opposizione da parte dell’esercito egiziano.
- Details
- Hits: 748
Espulsione palestinesi/2
di Redazione Roma
Inizialmente liquidata da alcuni sostenitori americani di Israele come la fantasia di alcuni fanatici della coalizione di governo di Netanyahu, spingere permanentemente i palestinesi fuori da Gaza si conferma ora come l’opzione politica preferita del Ministero dell’Intelligence israeliano.
Un documento trapelato pubblicato dal quotidiano locale israeliano Sicha Mekomit rivela un piano per mandare i residenti di Gaza a fuggire nel deserto della penisola egiziana del Sinai, per non tornare mai più.
Lo schema equivale essenzialmente a una ripetizione di ciò che i palestinesi chiamano la “Nakba” – “Catastrofe”, l’espulsione di massa dei residenti arabi del 1948 per far posto alla fondazione dello Stato di Israele.
Datata 13 ottobre, la direttiva sulla deportazione segreta delinea quattro fasi, alcune delle quali sono già state eseguite.
In primo luogo, a tutti i civili palestinesi deve essere detto di lasciare il nord di Gaza prima delle operazioni di terra delle Forze di Difesa Israeliane (IDF). Questo deve essere venduto al mondo come uno sforzo per evitare inutili vittime civili mentre i militari prendono di mira Hamas. L’avviso di evacuazione è stato annunciato lo stesso giorno in cui il Ministero dell’Intelligence ha distribuito questo piano al gabinetto di Netanyahu.
In secondo luogo, l’IDF inizierà una sequenza di attacchi via terra da nord a sud lungo la Striscia di Gaza. In concomitanza con attacchi aerei prolungati, la campagna di terra mira a liberare fisicamente i palestinesi, sostanzialmente spazzando via le persone dalla terra.
Questa fase è attualmente in corso e, secondo quanto riferito, i carri armati israeliani si stanno avvicinando a Gaza City al momento della stesura di questo articolo. Secondo il piano, i combattenti di Hamas verranno “ripuliti” e l’intera Striscia di Gaza sarà permanentemente occupata da Israele.
- Details
- Hits: 1547
Espellere tutti i palestinesi da Gaza. Lo scrive un documento ufficiale israeliano “segreto”
di Yuval Abraham*
Il Ministero dell’Intelligence israeliano raccomanda il trasferimento forzato e permanente dei 2,2 milioni di palestinesi residenti dalla Striscia di Gaza nella penisola egiziana del Sinai. Lo scrive un documento ufficiale rivelato integralmente per la prima volta ieri dal sito partner di +972 Local Call.
Il documento di 10 pagine, datato 13 ottobre 2023, porta il logo del Ministero dell’Intelligence, un piccolo ente governativo che produce ricerche politiche e condivide le sue proposte con le agenzie di intelligence, l’esercito e altri ministeri.
Valuta tre opzioni riguardanti il futuro dei palestinesi nella Striscia di Gaza nel quadro dell’attuale guerra e raccomanda il trasferimento totale della popolazione come linea d’azione preferita. Invita inoltre Israele a mobilitare la comunità internazionale a sostegno di questo sforzo. Il documento, la cui autenticità è stata confermata dal ministero, è stato tradotto integralmente in inglese qui su +972.
L’esistenza del documento non indica necessariamente che le sue raccomandazioni siano prese in considerazione dall’establishment della difesa israeliano. Nonostante il suo nome, il Ministero dell’Intelligence non è direttamente responsabile di alcun organismo di intelligence, ma piuttosto prepara in modo indipendente studi e documenti politici che vengono distribuiti al governo israeliano e alle agenzie di sicurezza per la revisione, ma non sono vincolanti.
Il budget annuale del ministero è di 25 milioni di shekel e la sua influenza è considerata relativamente piccola. Attualmente è guidato da Gila Gamliel, membro del partito Likud del primo ministro Benjamin Netanyahu.
- Details
- Hits: 1155
Sulla “follia babilonese” di John Maynard Keynes, ovvero: la verità, vi prego, sulla moneta
Cronache marXZiane n. 14
di Giorgio Gattei
Dicono alcuni che la moneta è merce
e alcuni che invece è pagherò
alcuni che manda avanti il mondo
e alcuni che è una assurdità
e quando ho domandato al mio vicino
che aveva tutta l’aria di sapere,
sua moglie si è seccata e ha detto che
non era il caso, no.
(ad imitazione di Wystan Hugh Auden)
1. Se Federico Nietzsche ha voluto insegnarci che «non ci sono fatti, ma solo interpretazioni», la sua affermazione è sia vera che falsa: falsa perché i fatti ci sono, eccome, e ci arrivano addosso alle volte inaspettati, ma pure vera perché noi ci muoviamo dentro i fatti secondo l’interpretazione che ne diamo comportandoci di conseguenza. E valga il caso clamoroso della scomparsa fisica, all’apice del suo potere, di Romolo, il primo re di Roma, che per storici come Tito Livio o Plutarco fu dovuta a un omicidio a opera dei senatori che ne avrebbero smembrato il corpo portandosene ciascuno un pezzo fuori dal Senato «nascondendolo sotto la toga», mentre il popolino credette a una sua ascesa al cielo, ne fece una divinità aggiuntiva col nome di Quirino e gli dedicò uno sette colli cittadini, per l’appunto il Quirinale.
Altrettanto sull’origine della moneta si confrontano due interpretazioni, che oggi è però più snob chiamare “narrazioni (R. Shiller, Economia e narrazioni. Come le storie diventano virali e guidano i grandi eventi economici, 2020) perché, più che spiegare, raccontano, che sono tra loro in radicale contrasto, come aveva ben compreso fin dal 1917 Joseph A. Schumpeter scrivendo che «vi sono soltanto due teorie della moneta degne di questo nome: la teoria della moneta come merce e la teoria della moneta come certificato di credito che non sono compatibili già in base al loro nucleo, benché in moltissimi casi esse conducano agli stessi risultati». Ma vediamole partitamente.
- Details
- Hits: 2612
Guerra reale e “truppe da esposizione”
di Dante Barontini - Simplicius the Thinker
Anche mettendo da parte le sparate propagandistiche tipiche di ogni soggetto in guerra – minimizzare le proprie perdite, esagerare quelle nemiche, alzare peana alle proprie vittorie, ignorare le sconfitte, ecc – è chiaro che la guerra in Ucraina non sta andando come gli Usa e tutti i loro servi speravano.
La logica era in fondo semplice: le “nostre armi” sono tecnologicamente superiori a quelle russe, ergo le truppe ucraine possono infliggere colpi molto più devastanti di quelli che comunque subiscono.
La premessa non detta è che l’armamento russo fosse in realtà quello sovietico (di 30-40 anni fa), così come il grosso della dotazione di Kiev. Ossia lo stesso armamento, forse appena un po’ migliore, di quello posseduto da Saddam ai tempi delle invasioni dell’Iraq (1991 e 2003).
Ergo, si pensava che aggiungendo qualche Himars e qualche altra “super-arma” (soprattutto antiaerea) lo squilibrio tecnologico avrebbe generato di per sé risultati positivi in tempi relativamente brevi.
Non è andata affatto così, la “controffensiva di primavera” si è rivelata un inutile massacro che ha dissanguato l’esercito ucraino al punto da imporre soluzioni “sbrigative” nel reclutamento di nuovi soldati da mandare al macello, con ovvi problemi di consenso sociale e di efficienza militare (se recluti anche i sessantenni non puoi aspettarti molto…).
Numerosi think tank militari Usa si sono così applicati nel cercare di capire cosa non aveva funzionato, provando anche a indicare le possibili contromisure. E i risultati cono sorprendenti.
- Details
- Hits: 1830
Attraversando il PNRR (I)
di Emiliano Gentili, Federico Giusti, Stefano Macera
I: Piani Ue e classe dirigente italiana
Le difficoltà economiche del capitalismo italiano sono il frutto di scelte sbagliate dell’attuale ceto imprenditoriale, che si sta dimostrando inadeguato e magari poco dinamico o hanno radici più profonde?
Quale la ratio dietro l'implementazione del PNRR e quali gli obiettivi generali che si pone il piano italiano? In che modo potrà incidere sul tessuto produttivo e sul posizionamente dell'economia italiana nella divisione internazionale del lavoro?
Parte da queste domande il preciso studio, articolato in più parti di cui oggi pubblichiamo la prima, che proponiamo su «transuenze» a cura di Emiliano Gentili, Federico Giusti e Stefano Macera.
* * * *
I. La situazione dell’economia produttiva italiana
Non saremo certo i primi a parlare delle difficoltà nelle quali da tempo si dibatte l’economia italiana. Lo hanno fatto governi e centri studi, fondazioni legate a poteri economici e finanziari e analisti di varia provenienza ogni qual volta dovevano proporre, supportare e approvare controriforme in materia di lavoro, previdenza e spesa pubblica. Del resto sono decenni che, a confronto con i Paesi più sviluppati, l’Italia sta accumulando ritardi nello sviluppo dei propri fondamentali (produttività del lavoro, entità e rendimento degli investimenti, implementazione dei processi produttivi e delle infrastrutture territoriali). È possibile che questi ritardi strutturali stiano determinando un rischio sempre più concreto di espulsione dell’Italia da alcuni dei mercati più importanti e remunerativi nei quali le imprese nazionali sono da tempo collocate e, secondo la nostra lettura, ciò finirebbe per comportare un ulteriore progressivo impoverimento delle fasce popolari.
- Details
- Hits: 1101
Le cause finanziarie e valutarie del conflitto
di Carla Filosa
Dato l’attuale perdurare dello stato di guerra, proprio di questo sistema economico in crisi irresolubile, sembra fondamentale precisare anche sul piano concettuale cosa sia il denaro, per cui occultamente in vario modo si combatte, cosa si intenda per valuta, e conseguentemente per conflitto valutario. Il richiamo e ripristino di contenuti reali di un’apparente autonomia della sola misurazione tra forze militari, deve servire a spostare sul piano conoscitivo e cioè cosciente, l’indignazione e l’orrore per la distruzione e le inesauribili morti altrui. Non è una novità che le cause delle guerre vadano ricercate in ambito economico, sin dall’antichità ne parlò Tucidide (460 a.C. circa). La specificità delle guerre nel sistema di capitale, è però qualcosa che la grandezza dello storico greco non poteva ovviamente immaginare, come purtroppo molti osservatori, nostri contemporanei, per lo più distolti o distratti dalle narrazioni accademiche e mediatiche manipolate dai poteri che le gestiscono.
Sulle cause della guerra in Ucraina molto è stato già detto, e a queste si rinvia. Data però la rilevazione di obiettivi politici legati alla disgregazione territoriale degli assetti attuali, ma anche e soprattutto di egemonia valutaria e in particolare quest’ultima da parte del dollaro statunitense, è bene rammentare il contesto storico che in questo aspetto del confliggere si è sviluppato, per comprendere meglio l’importanza internazionale legata alla portata sociale. Contro la propaganda mainstream, quindi, che semplifica le date di inizio delle ultime guerre al 7 ottobre o al 24 febbraio ‘23, qui si farà cenno del lungo processo temporale in cui sono stati predisposti i vari conflitti da intraprendere, proprio per non perdere la memoria dei vantaggi agognati.
- Details
- Hits: 3077
È il buio prima dell'alba, ma il colonialismo di insediamento israeliano è alla fine
di Ilan Pappe | mronline.org
Il professor Ilan Pappe ha parlato all'annuale Genocide Memorial Day dell'IHRC (Islamic Human Rights Commission), tenutosi a Londra il 21 gennaio 2024, sulla necessità di comprendere che il genocidio dei palestinesi a cui stiamo assistendo, per quanto brutale, è anche la fine del cosiddetto Stato ebraico. Dobbiamo essere pronti a immaginare un nuovo mondo al di là di esso.
L'idea che il sionismo sia un colonialismo di insediamento non è nuova. Gli studiosi palestinesi che negli anni '60 lavoravano a Beirut nel Centro di Ricerca dell'OLP avevano già capito che quello che stavano affrontando in Palestina non era un progetto coloniale classico. Non inquadravano Israele solo come una colonia britannica o americana, ma lo consideravano un fenomeno che esisteva in altre parti del mondo, definito come colonialismo di insediamento. È interessante che per 20-30 anni la nozione di sionismo come colonialismo di insediamento sia scomparsa dal discorso politico e accademico. È tornata quando gli studiosi di altre parti del mondo, in particolare Sudafrica, Australia e Nord America, hanno concordato che il sionismo è un fenomeno simile al movimento degli europei che hanno creato gli Stati Uniti, il Canada, l'Australia, la Nuova Zelanda e il Sudafrica. Questa idea ci aiuta a comprendere molto meglio la natura del progetto sionista in Palestina dalla fine del XIX secolo ad oggi, e ci dà un'idea di cosa aspettarci in futuro.
Credo che questa particolare idea degli anni '90, che collegava in modo così chiaro le azioni dei coloni europei, soprattutto in luoghi come il Nord America e l'Australia, con le azioni dei coloni che arrivarono in Palestina alla fine del XIX secolo, abbia chiarito bene le intenzioni dei coloni ebrei che colonizzarono la Palestina e la natura della resistenza locale palestinese a quella colonizzazione. I coloni seguirono la logica più importante adottata dai movimenti coloniali di insediamento, ossia che per creare una comunità coloniale di successo al di fuori dell'Europa è necessario eliminare gli indigeni del Paese in cui ci si è stabiliti. Ciò significa che la resistenza indigena a questa logica è stata una lotta contro l'eliminazione e non solo di liberazione. Questo è importante quando si pensa all'operazione di Hamas e di altre operazioni di resistenza palestinese fin dal 1948.
- Details
- Hits: 1996
Come la Cia ha preso possesso dell'Ucraina golpista
di Adam Entous e Michael Schwirtz - New York Times
Un segreto strettamente custodito per un decennio." Con un lungo reportage di Entous e Schwirtz, che come l'AntiDiplomatico abbiamo tradotto nella sua interezza per l'importanza, il New York Times svela esplicitamente come dopo il golpe di Maidan del 2014 la Cia ha preso possesso dell'Ucraina golpista e preparato tutte le scelte aggressive contro la Russia.
Quello che per il NYT era un "segreto custodito", per chi ha fatto informazione senza le veline di Washington ma cercando di capire le dinamiche era palese dall'inizio. L'AntiDiplomatico ve lo ha raccontato sin dall'inizio. 10 anni dopo ci arriva anche il New York Times. Repubblica e il Corriere quando?
Segue la traduzione completa del testo del Nyt (per le foto e le fonti citate si rimanda al link originale)
* * * *
Immersa in una fitta foresta, la base militare ucraina appare abbandonata e distrutta, il suo centro di comando è una carcassa bruciata, una vittima di un bombardamento missilistico russo all'inizio della guerra.
Ma questo è quello rimasto sopra il suolo.
Non lontano, un passaggio discreto scende verso un bunker sotterraneo dove team di soldati ucraini tracciano i satelliti spia russi e intercettano conversazioni tra comandanti russi. Su uno schermo, una linea rossa seguiva il percorso di un drone esplosivo che si insinuava attraverso le difese aeree russe da un punto nell'Ucraina centrale a un obiettivo nella città russa di Rostov.
Il bunker sotterraneo, costruito per sostituire il centro di comando distrutto nei mesi successivi all'invasione russa, è un centro nervoso segreto delle forze armate ucraine.
- Details
- Hits: 1673
Due anni di conflitto ucraino: la sconfitta dell’Europa
di Roberto Iannuzzi
La prospettiva di un’Europa teatro di una nuova guerra fredda con la Russia, sebbene al prezzo di diventare più insicura e impoverita, è quanto si augurano gli strateghi americani
Mentre si chiude il secondo anno di guerra in Ucraina, l’apparente stallo che caratterizza questo sfibrante conflitto di logoramento nasconde cambiamenti decisivi sul campo di battaglia e nel panorama internazionale.
Mosca ha riorganizzato le proprie forze, mobilitato nuovi uomini e mezzi, e preme su diversi punti del fronte. Dopo un estenuante assedio, la cittadina di Avdeevka, nell’oblast di Donetsk, è caduta in mani russe. Gli ucraini, fiaccati dalla carenza di soldati e munizioni, sono ormai nettamente sulla difensiva.
Nel frattempo, il fardello del sostegno economico e militare all’Ucraina è passato dagli Stati Uniti all’Europa. Tra aiuti finanziari e fornitura di armi, il contributo europeo è ormai il doppio di quello americano.
Complessivamente, però, l’appoggio occidentale mostra evidenti crepe. Chiare divisioni sono emerse nell’establishment statunitense, ma anche fra i diversi stati europei, e nel governo di Kiev.
Dopo mesi, il Congresso USA non ha ancora approvato il promesso pacchetto di 60 miliardi di dollari in aiuti militari. E in ogni caso, l’industria occidentale della difesa non è in grado di tenere il passo con l’intensità dello scontro bellico in Ucraina.
Da Washington giungono chiaramente pressioni, dirette e indirette, verso l’Europa affinché si assuma responsabilità ancora maggiori nella guerra, dando ossigeno finanziario a Kiev e aumentando le spese militari.
La zavorra del conflitto, e della riconfigurazione degli scambi commerciali e delle fonti di approvvigionamento energetico, dovuta alla rottura dei rapporti con Mosca, ha tuttavia inciso pesantemente sulle economie europee, in evidente difficoltà.
- Details
- Hits: 1603
Le controversie di una “storia sociale” del lungo Sessantotto italiano*
di Alessandro Barile - Università "La Sapienza" di Roma
Nel secondo Novecento italiano gli anni Settanta occupano un posto di assoluto rilievo storico, per molteplici e ovvie ragioni. Sono gli anni dell’assalto al cielo1 o del «paese mancato»2, a seconda dei giudizi, delle sensibilità, degli obiettivi della ricerca storica che si intreccia con l’impegno civile. Sono anni, dunque, su cui si è scritto tanto. La lotta armata, che di quegli anni ne è un poco l’epitome, ha vissuto le alterne stagioni di una pubblicistica intrisa di attualità, e quindi di passioni ancora brucianti, di ferite non rimarginate nell’uno e nell’altro campo3. La ricostruzione si è avvalsa spesso della testimonianza del “reduce”, poi della testimonianza della “vittima”. Vi è poi stata la sua “funzionalizzazione” attraverso la categoria del terrorismo, e quindi della criminalità politica4. Un taglio storiografico che, insieme a una sempre più raffinata (talvolta esasperata) precisione documentaria, ha portato con sé lo sfocarsi progressivo dei motivi generali che hanno reso possibile la durata, la profondità e la radicalità del lungo Sessantotto italiano. Non vi è (più) un deficit di informazione, quanto un (nuovo) deficit di interpretazione. Lungo questa parabola ora ascendente ora discendente, si è inserita dapprima la storia sociale5, poi lo sguardo “microstorico”6 a complicare ulteriormente il quadro attraverso spiegazioni antropologiche, se non direttamente psicologiche. Il trascorrere del tempo e l’inevitabile distanziarsi dagli eventi ha comportato il paradossale indebolimento della dimensione compiutamente politica della vicenda. Un fatto che distingue non solo la storia degli anni Settanta, interpretata secondo le categorie della devianza (una devianza ora irrisa, ora intrisa di pietas), ma l’intera storia del movimento operaio organizzato. E quindi – almeno in Italia – anche la storia del Pci, che di fatto prosegue lungo la china funzionalista che la riduce, da tempo, all’interno di una “politologia delle élite” che fa aggio su ogni caratterizzazione ideologica.
- Details
- Hits: 1347
Repressione Democratica
di Francesco Cappello
Con una mano aiutiamo a sparare sui bambini e le loro famiglie con l’altra li curiamo amorevolmente. Questo è legale. Se manifesti contro il genocidio sei fuorilegge
A seguire le parole del Ministro della Difesa Guido Crosetto in una nota stampa a commento dell’arrivo in Italia, dall’Egitto, del volo militare, con a bordo 11 piccoli pazienti destinati alle strutture sanitarie nazionali e 14 accompagnatori [1]:
Benvenuti in Italia! Al termine dell’operazione saranno circa 100 i bambini con le loro famiglie che saranno curati nei nostri migliori ospedali pediatrici. Sono vittime innocenti di questa guerra. Vogliamo fare di tutto per alleviare le loro sofferenze. Siamo stati i primi a portare aiuti alla popolazione civile di Gaza. Abbiamo inviato una nave ospedale, siamo pronti a installare un ospedale da campo e continuiamo con il ponte aereo per portare minori palestinesi in Italia e curarli nei nostri ospedali. Siamo amici di Israele e lavoriamo per l’unica scelta di pace possibile che prevede due popoli e due Stati.
Leggendole, risulta inevitabile pensare al coinvolgimento, ormai strutturale, del nostro Paese nelle operazioni belliche israeliane su Gaza.
Da vent’anni li aiutiamo a compiere i peggiori crimini [2]. La cooperazione tra l’industria militare italiana e quella israeliana è stata, infatti, ratificata dal terzo governo Berlusconi che codificò un precedente accordo generale nella forma di memorandum di intesa, risalente al 2003, sulla cooperazione militare tra Italia e Israele, con la Legge 94 del maggio 2005.
Facile ipotizzare che quegli stessi bambini siano stati feriti da armi ed esplosivi italiani come ad esempio nel caso dei cannoni prodotti in Italia dall’OTO Melara e venduti a Israele.
- Details
- Hits: 840
L'ultimo appello di Julian Assange
di Rossella Fidanza
Martedì Assange presenterà il suo ultimo appello ai tribunali UK per evitare l'estradizione. Se verrà estradato, sarà la morte delle indagini sui meccanismi interni del potere da parte della stampa
LONDRA. Se a Julian Assange verrà negato il permesso di appellarsi alla sua estradizione negli Stati Uniti davanti a una commissione di due giudici dell'Alta Corte di Londra questa settimana, non gli resterà altro che ricorrere al sistema legale britannico. I suoi avvocati possono chiedere alla Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) una sospensione dell'esecuzione ai sensi dell'articolo 39, che viene concessa in "circostanze eccezionali" e "solo quando esiste un rischio imminente di danno irreparabile". Ma è tutt'altro che certo che il tribunale britannico sarà d'accordo. Potrebbe ordinare l'estradizione immediata di Julian prima di un'istruzione ai sensi dell'articolo 39 o decidere di ignorare la richiesta della Corte europea dei diritti dell'uomo di permettere a Julian di essere ascoltato dal tribunale.
La persecuzione di Julian, che dura da quasi 15 anni e che ha avuto pesanti ripercussioni sulla sua salute fisica e psicologica, avviene in nome dell'estradizione negli Stati Uniti, dove verrebbe processato per la presunta violazione di 17 capi d'accusa della legge sullo spionaggio del 1917, con una potenziale condanna a 170 anni.
Il "crimine" di Julian è quello di aver pubblicato nel 2010 documenti classificati, messaggi interni, rapporti e video del governo e delle forze armate statunitensi, forniti dalla whistleblower dell'esercito americano Chelsea Manning. Questo vasto materiale ha rivelato massacri di civili, torture, assassinii, l'elenco dei detenuti di Guantanamo Bay e le condizioni a cui erano sottoposti, nonché le regole di ingaggio in Iraq. Coloro che hanno perpetrato questi crimini - compresi i piloti di elicotteri statunitensi che hanno abbattuto due giornalisti della Reuters e altri 10 civili e ferito gravemente due bambini, tutti ripresi nel video Collateral Murder - non sono mai stati perseguiti.
- Details
- Hits: 1730
Gli Stati Uniti d'Europa sarebbero o impossibili o reazionari
di Domenico Moro
Recentemente Marco Travaglio ha pubblicato un editoriale sul Fatto quotidiano, giornale di cui è direttore, intitolato “Il regalo di Trump”[i]. Nell’articolo Travaglio tocca il tema della costituzione di un unico esercito europeo, da porre al servizio di una politica estera europea indipendente dagli Usa. In pratica non sarebbe altro che la riduzione ulteriore della sovranità degli stati europei in un campo, quello delle Forze Armate e della politica estera, che rappresenta il nocciolo stesso dell’esistenza di uno Stato. Infatti, secondo i maggiori filosofi e sociologi, tra cui Max Weber[ii] e Frederick Engels[iii], lo Stato si caratterizza in primo luogo per il monopolio della forza su un dato territorio. Di conseguenza, la formazione di Forze Armate europee, unitamente a una politica estera comune, prefigurano la costruzione di un nuovo super-stato europeo, gli Stati Uniti d’Europa.
L’opinione di Travaglio è particolarmente interessante perché il direttore del Fatto quotidiano ha assunto sulla guerra tra Russia e Ucraina una posizione molto più equilibrata della stragrande maggioranza dei direttori dei quotidiani nazionali. Travaglio, inoltre, viene considerato di “sinistra”, malgrado il fatto che sia un liberale, che come giornalista si sia formato con Indro Montanelli e che si sia sempre collocato ideologicamente a destra. Ma questa sorta di confusione è del tutto naturale in un mondo in cui la maggior parte della sedicente sinistra, a partire dal Pds-Ds-Pd, ha attuato politiche di destra sul piano economico, comprendenti privatizzazioni e liberalizzazioni del mercato del lavoro (dal “pacchetto Treu” al jobs act), che hanno prodotto una diffusa precarizzazione. Un analogo spostamento a destra è stato attuato anche riguardo alla politica estera: il Pds-Ds-Pd è stato in Italia il maggiore paladino della Nato e delle regole del Patto di stabilità europeo, incluso il pareggio di bilancio, anche più di Berlusconi.
- Details
- Hits: 1044
La polarizzazione ideologica negli Usa e il ruolo dei «Neocon» nell’America di oggi
di Tommaso Di Caprio
«Il potere genera responsabilità sia negli affari internazionali, che negli affari domestici e persino nei propri affari privati. Rifiutare o abdicare queste responsabilità è una forma di abuso di potere»[1]. È con questa breve frase che nel 1968 Irving Kristol riassumeva il senso della missione dei neoconservatori nel forgiare il futuro grandioso dell’America come guida del mondo libero.
A un primo fugace sguardo, il neoconservatorismo appare, ancora oggi, come un movimento intellettuale e politico dal perimetro estremamente variabile e indefinito, incapace di darsi una qualsivoglia strutturazione o di agire come effettivo gruppo di pressione, oltreché invariabilmente mutevole nelle simpatie politiche dei suoi esponenti più significativi.
E sebbene a coniare il lemma “neoconservatore” non fu Kristol, ma Michael Harrington all’inizio degli anni Settanta in un articolo intitolato “The Welfare State and Its Neoconservative Critics”, è al primo che si deve il successo del termine.
Nel tentativo di provare a identificare in modo netto un gruppo di intellettuali che pur dichiarandosi liberals (liberali) avevano smesso di riconoscersi nel partito democratico, sempre Kristol era solito definire il neoconservatorismo un «termine descrittivo più che normativo», in grado di cogliere il realismo che regna nel mondo.
- Details
- Hits: 1757
A partire da Gershom Scholem, “Il nichilismo come fenomeno religioso”, la questione dell’elitismo e del messianismo politico
di Alessandro Visalli
Gershom Scholem fu, probabilmente, il migliore e più stabile amico di Walter Benjamin ma la sua vita si svolse, dopo un avvio comune, su strade e sentieri molto diversi. Filosofo, teologo e semitista proveniente da una famiglia ebraica tedesca, si trasferì molto presto in Israele e qui rimase fino alla morte, a ottantacinque anni, a Gerusalemme nel 1982. Nel percorso della sua ricerca fu uno studioso della storia delle religioni e, in particolare, della cabala oltre che dei movimenti mistici ebraici. In particolare del movimento sabbatiano (da Shabbĕtay Ṣĕbī). Vicino in gioventù al sionismo laico e socialisteggiante degli anni Dieci ne giudicò in modo severo l’evoluzione. In Walter Benjamin. Storia di un’amicizia[1], il suo libro sull’amico, dichiaro che “il sionismo si è ucciso vincendo”[2], distinguendo tra una versione mistico-religiosa e una ‘pratica’ mirante alla soluzione politica ben nota. Una pratica che evoca da sé le forze della sua distruzione spirituale e precipita nella “disperazione del vincitore [che] è ormai da anni la demonìa peculiare del sionismo”. Il quale con Buber, e tanto più quando si fa materia in Palestina, si vuole come ‘sangue e vita vissuta’ e quindi razza.
Di questo complesso autore leggeremo ora solo una piccola, ma interessante, conferenza, tenuta in Svizzera nel 1974, Il nichilismo come forma religiosa[3], nella quale l’autore riassume la storia di alcune forme del misticismo ereticale e messianico ebraico e cristiano. Per cominciare vediamo intanto cosa definisce come ‘nichilismo’: l’atteggiamento di colui che contesta per principio qualsiasi autorità, che quindi non accetta alcun principio per fede, a prescindere da quanto sia essa seguita. Si tratta di un atteggiamento invero oggi molto familiare. Per questo vale la pena ripercorrere il racconto di Scholem.
Page 163 of 687
Gli articoli più letti degli ultimi tre mesi
Algamica: Circa il personaggio Vannacci
Francesco Cappello: Economia occidentale: un castello di carte su cui si sta levando un forte vento
Fabrizio Marchi: L’ipocrita “contrordine compagni” di Ocasio Cortez e Giuseppe Conte
Carlo Formenti: Venezuela. La fine dei dubbi
Michele Blanco: Da "Tigre di carta" a "Impero della narrazione": il grande inganno del potere USA
Gli articoli più letti dell'ultimo anno
Thomas Fazi: La fine dell’illusione democratica
Alastair Crooke: Il quadro finanziario e geopolitico mondiale in un momento di imminente disordine
Carlo Di Mascio: Logica dialettica e teoria della conoscenza. Note per una teoresi hegelo-leninista
Carlo Formenti: Il futuro dell'ordine mondiale secondo Amitav Acharya
Alessandro Volpi: Aggressione all'Iran. Quello che i giornali italiani non scrivono
Servaas Storm: La teiera di Russell: resoconti dalla fase finale della bolla dell’IA
Ciro Schember: Dopo Gramsci, Nicola Zitara e la variabile legittima della storia
Domenico Moro: Sequestro di Maduro: un episodio della terza guerra mondiale a pezzi
Marco Travaglio: A chi inviamo le armi?
Luigi Alfieri: Trumpismo, malattia senile dell’americanismo?
Andrea Zhok: L'illusione della testa tagliata: perché l'Iran non è un videogioco
Giuseppe Muraca: Goffredo Fofi

Qui una recensione di Marco Gatto
Mario Sommella: Cyberfascismo

Qui una presentazione del libro
Fulvio Grimaldi: Uno sguardo dal fronte

Qui una recensione di Antonio Martone
Angelo Calemme: La variabile legittima della storia

Qui una recensione di Ciro Schember
Daniela Danna: Che cosa è successo nel 2020?

Qui una presentazione del libro e il link per ordinarlo
Paolo Botta: Cos'è lo Stato

Qui la prefazione di Thomas Fazi
E.Bertinato - F. Mazzoli: Aquiloni nella tempesta
Autori Vari: Sul compagno Stalin

Qui è possibile scaricare l'intero volume in formato PDF
A cura di Aldo Zanchetta: Speranza
Tutti i colori del rosso
Michele Castaldo: Occhi di ghiaccio

Qui la premessa e l'indice del volume
A cura di Daniela Danna: Il nuovo volto del patriarcato

Qui il volume in formato PDF
Luca Busca: La scienza negata

Alessandro Barile: Una disciplinata guerra di posizione
Salvatore Bravo: La contraddizione come problema e la filosofia in Mao Tse-tung

Daniela Danna: Covidismo
Alessandra Ciattini: Sul filo rosso del tempo
Davide Miccione: Quando abbiamo smesso di pensare

Franco Romanò, Paolo Di Marco: La dissoluzione dell'economia politica

Qui una anteprima del libro
Giorgio Monestarolo:Ucraina, Europa, mondo
Moreno Biagioni: Se vuoi la pace prepara la pace
Andrea Cozzo: La logica della guerra nella Grecia antica

Qui una recensione di Giovanni Di Benedetto













































