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la citta futura

Rosa Luxemburg

di Renato Caputo

Dal marxismo rivoluzionario di Rosa Luxemburg alla via riformista attraverso le lotte sociali dell’austro-marxismo

La rivoluzione sociale può evitare una nuova barbarie: il marxismo di Rosa Luxemburg 

Tra i principali teorizzatori del marxismo rivoluzionario troviamo Rosa Luxemburg (1870-1919) – principale teorica dapprima della sinistra socialista, poi del cosiddetto comunismo di sinistra – che non a caso si era distinta per aver sviluppato la più radicale critica alle tesi revisioniste di Bernstein. Polacca, nata in una famiglia di ebrei, Luxemburg è divenuta prima – fra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento – il principale punto di riferimento teorico dell’opposizione di sinistra alla deriva riformista della socialdemocrazia tedesca, poi della Lega spartachista (nucleo del Partito comunista tedesco), che fonda rompendo con il resto dei socialisti che avevano sostenuto l’Impero germanico durante la Prima guerra mondiale.

Critica inflessibile dell’apparato di partito della Spd – sempre più attendista e burocratizzato, responsabile di una prassi politica rivoluzionaria a parole e riformista nei fatti – Luxemburg nel 1914 è fra i pochissimi dirigenti della socialdemocrazia tedesca a opporsi inflessibilmente alla guerra. Dopo aver rotto con i socialdemocratici tedeschi, fonda insieme a Franz Mehring [1] e Karl Liebknecht la Lega spartachista nel 1916.

Incarcerata per la sua inflessibile opposizione al conflitto, è liberata dopo l’ammutinamento dei soldati tedeschi che, nel 1918, pone fine alla guerra dando vita alla Rivoluzione di novembre presto sconfitta. Viene barbaramente assassinata nel gennaio del 1919, dai corpi franchi, formazioni paramilitari di estrema destra, in seguito al fallimento di un moto rivoluzionario insurrezionale a Berlino, che Luxemburg aveva invano cercato di osteggiare, prima del suo inizio, considerandolo prematuro e, dunque, avventurista.

 

Riforme sociali o rivoluzione?

Nello scritto Riforma sociale o rivoluzione? del 1899, Luxemburg denunzia l’inconsistenza teorica del dibattito apertosi, a seguito della polemica fra Bernstein e Kautsky, sulla contrapposizione fra la via al socialismo attraverso le riforme, o mediante la rivoluzione, dal momento che le prime acquistano senso solo in funzione di un obiettivo finale: la trasformazione della società in senso socialista. Perciò la lotta per le riforme è propedeutica alla lotta per la conquista del potere politico.

Secondo Rosa Luxemburg, la crescente contraddizione tra la tendenza del capitale allo sviluppo illimitato delle forze produttive e rapporti di produzione in cui la ricchezza sociale si concentra in sempre meno mani, porterà necessariamente a crisi sempre più profonde e, in prospettiva, a un crollo del sistema capitalistico. Questa lenta ma inarrestabile agonia, che rischia di trascinare con sé l’intera società in una nuova epoca di barbarie, può essere arrestata solo da una rivoluzione sociale che abbia come protagonista il proletariato.

Per tali motivi, la Luxemburg sarà critica acerrima del sostegno dato dalla socialdemocrazia tedesca alla propria borghesia nazionale durante la prima guerra mondiale, dichiarando sospesa, in nome dell’unità patriottica, la lotta di classe, in tal modo portata avanti unilateralmente dal padronato che militarizza il lavoro e ottiene, grazie alle commesse statali, enormi profitti. Al contrario, a suo parere, è indispensabile intensificare la lotta di classe per arrestare il conflitto mediante uno sciopero generale e sfruttare la crisi di egemonia della classe dominante per rilanciare la lotta rivoluzionaria. Essenziale è, a tale proposito, lo sviluppo della coscienza di classe nelle masse, affinché si uniscano in un Io collettivo in grado di salvaguardare l’identità e l’autonomia culturale e organizzativa, indispensabili per la realizzazione dei propri obiettivi rivoluzionari.

 

Il sostegno alla via rivoluzionaria e la critica alla concezione bolscevica del partito

Tali posizioni portano la Luxemburg a sostenere la Rivoluzione d’Ottobre e l’attualità della prospettiva rivoluzionaria in Germania. D’altra parte, essendo stata al centro della sua riflessione la rivalutazione del ruolo delle masse di contro al parlamentarismo e alla burocratizzazione del Partito socialdemocratico tedesco, Luxemburg ha mantenuto sempre una posizione critica sull’organizzazione centralizzata del partito teorizzata dal Che fare? di Lenin, secondo la quale una ristretta e inquadrata avanguardia di quadri intellettuali, al contempo rivoluzionari di professione, avrebbe dovuto dirigere ampie masse. Per quanto la stessa Luxemburg considerasse decisivo il momento della formazione politico-culturale delle masse attraverso il partito, ciò non poteva significare sottoporre lo spontaneismo rivoluzionario della masse a una disciplina esteriore ma, al contrario, doveva favorire essenzialmente l’autodisciplina di quest’ultime. Perciò Luxemburg metteva in guardia dagli esiti autoritari cui avrebbe potuto condurre la concezione bolscevica dell’organizzazione, che avrebbe favorito l’affermarsi di un centralismo burocratico, ovvero del dominio dei funzionari di partito sui militanti e più in generale sui suoi referenti sociali, i lavoratori salariati, ingabbiandone la spontanea capacità di lotta. Quindi, se da un lato Luxemburg vedeva gli esiti di una tale burocratizzazione e dominio degli apparati nella Spd tedesca, in cui operava come esponente della minoranza di sinistra, la sua polemica intendeva rivolgersi a ogni lesione della democrazia diretta, della partecipazione dal basso della classe operaia.

 

Il sostegno critico agli sviluppi della Rivoluzione di ottobre

Allo stesso modo la Luxemburg ha criticato il sistema costruito a seguito della Rivoluzione del 1917 per le limitazioni imposte allo sviluppo di una piena democrazia e alla stessa libertà di opinione, che riducevano la dittatura del proletariato al dominio di un’avanguardia: il nucleo ristretto dei membri del partito bolscevico. Inoltre, per quanto grandioso fosse stato il processo rivoluzionario innescato in Russia, esso era a suo parere destinato necessariamente a fallire, dal momento che si era preteso di saltare troppe fasi del normale processo di sviluppo economico e sociale. A parere di Rosa Luxemburg il troppo brusco passaggio da una società per molti aspetti ancora feudale, a una società socialista, avrebbe reso necessaria la concezione bolscevica, da lei da sempre avversata, di una direzione intellettuale della élite del partito, separata dalle masse. Perciò Luxemburg criticherà le limitazioni imposte dopo la rivoluzione dai bolscevichi alla democrazia politica, come sintomo di una china pericolosa che avrebbe portato alla sovrapposizione alla dittatura del proletariato della dittatura di un partito fattosi Stato. Così, pur sostenendo sino a sacrificare la propria vita nel 1919 l’ondata rivoluzionaria apertasi con l’Ottobre e il passaggio dalla democrazia formale borghese alla democrazia sostanziale dei Consigli, la Luxemburg rimase critica inflessibile di ogni lesione dei princìpi democratici, anche formali, nella Russia rivoluzionaria [2].

 

La via riformista attraverso le lotte sociali: l’Austro-marxismo

Nel dibattito fra “ortodossi” (i sostenitori di Kautsky) e “revisionisti” (i seguaci di Bernstein) un interessante tentativo di mediazione è stato ricercato da alcuni dirigenti del Partito socialdemocratico austriaco, che con le loro teorie hanno dato vita al cosiddetto Austro-marxismo. A loro parere, la strategia riformista indicata da Bernstein può essere praticata unicamente dando impulso alla lotta di classe e rafforzando la coscienza del proletariato, insistendo in particolare sulla superiorità morale del socialismo rispetto al sistema capitalistico. A tale scopo, l’Austromarxismo si è riproposto di rifondare sulla base della filosofia contemporanea i valori del socialismo, riconsiderando il marxismo alla luce della filosofia neokantiana e dell’epistemologia empiriocriticista di Ernst Mach.

 

Adler: il marxismo come metodo di ricerca storico-sociale

In particolare Max Adler (1873-1937), professore di filosofia all’università di Vienna, ha indagato il rapporto tra marxismo, filosofia e scienze naturali. Nel suo libro Causalità e teleologia nella disputa sulle scienze (1904), egli prende posizione nel dibattito epistemologico del tempo, reinterpretando il marxismo, sulla scorta della gnoseologia neokantiana, ovvero considerandolo non come una concezione del mondo, ma come un metodo di ricerca per le scienze sociali. Conseguentemente Adler critica l’interpretazione classica della teoria marxiana intesa come concezione materialistica della storia, in quanto proprio Marx sarebbe stato il primo ad abbandonare una prospettiva metafisico-filosofica del mondo, in nome d’una interpretazione scientifica, ovvero economico-sociologica. A suo modo di vedere il materialismo storico è una concezione metafisica che non può essere dimostrata sul piano dell’esperienza ed è da considerarsi superata dai nuovi sviluppi della ricerca epistemologica. Adler si riferisce nello specifico all’empiriocriticismo di Mach, che avrebbe definitivamente messo in luce i limiti del nesso causale nell’indagine scientifica. In tal modo Adler intende sbarazzarsi del rapporto deterministico, di dipendenza causale tra struttura economica e sovrastrutture, che sarebbe stato alla base dell’interpretazione meccanicistica e unilaterale della teoria marxiana. Tale concezione del marxismo, volta a reinterpretarlo come un principio di ricerca sociale, può essere considerata antitetica alla concezione del materialismo dialettico che ne farà, al contrario, una Weltanschauung, ossia una concezione del mondo.

 

Otto Bauer e il rapporto fra transizione al socialismo e democrazia rappresentativa

Otto Bauer (1881-1938) è stato uno dei massimi dirigenti socialdemocratici austriaci che si è occupato di filosofia politica. Dopo che negli anni giovanili, ne La questione delle nazionalità e la socialdemocrazia (1907), ha tentato di risolvere la difficile convivenza delle differenti nazionalità all’interno dell’Impero asburgico, in un’ottica socialista, negli anni della maturità ha dovuto fari i conti con l’affermazione del fascismo. Dal momento che la borghesia, pur di non mettere in discussione i propri privilegi economici, non esitava a ricorrere al fascismo, Bauer critica l’illusione dei riformisti di poter realizzare il socialismo pacificamente, con gli strumenti della democrazia parlamentare. Tuttavia, altrettanto errata considera l’adesione acritica del movimento comunista al regime staliniano, che ritiene una forma di governo autoritario e totalitario, per diversi versi assimilabile al fascismo. Se dal punto di vista tattico ritiene indispensabile superare le opposizioni nella sinistra, dal momento che solo un’unità d’azione di socialisti e comunisti può arrestare l’avvento del fascismo, dal punto di vista strategico considera necessario battersi per un socialismo integrale, che miri all’abbattimento del capitalismo, in nome di un sistema che, a differenza del sovietico, sviluppi ulteriormente la libertà e la democrazia, che Bauer si sforzerà di delineare in Bolscevismo o socialdemocrazia (1920) e in Capitalismo e socialismo dopo la guerra (1931).

 

Il nesso fra crisi economica, impasse della sinistra, e guerra imperialista

Di particolare rilievo è, infine, il suo Tra due guerre mondiali? (1936) in cui, analizzando la crisi economica del capitalismo a livello mondiale e il progressivo affermarsi del fascismo, ritiene che senza una svolta politica, che consenta alla sinistra di uscire dall’impasse in cui si trova, un nuovo conflitto globale sarà il necessario sbocco della crisi.


Note
[1] Storico e letterato tedesco, Franz Mehring (1846-1919) è stato in primo piano, a fianco di Rosa Luxemburg, nella lotta alle tesi revisioniste di Bernstein. Notevoli sono stati i suoi tentativi di reinterpretare nell’ottica del materialismo storico tanto la letteratura classica tedesca in La leggenda di Lessing (1893), quanto la Storia della socialdemocrazia tedesca (1897-99) e la Storia della Germania moderna (1910-11).
[2] Nella trattazione di Rosa Luxemburg, in questa Breve storia del marxismo, abbiamo deciso di non affrontare, per ragioni di sintesi, le concezioni che ci appaiono maggiormente discutibili, a partire da quelle relative al crollo del capitalismo o alla questione nazionale. Significative, ma altrettanto discutibili, ci sembrano anche alcune delle, pur rilevanti, riflessioni di Luxemburg sull’imperialismo.
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