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sbilanciamoci

La scatola nera della legge di Bilancio 2019

di Roberto Romano

Difficile districarsi con numeri che cambiano in corsa, cerchiamo allora di fare chiarezza tra deficit tendenziale e strutturale, sull’impatto di condono, reddito, pensioni. Andando oltre il paradosso della storia recente per cui il deficit è diventato di destra e classista e il rigore di sinistra. Ricordando la lezione di Leon

Districarsi tra i numeri del bilancio è sempre stata un’impresa complicata. È sicuramente più agevole leggere una manovra che predisporla, ma la proposta di bilancio 2019 del governo in carica mette a dura prova anche gli analisti. Potremmo anche usare le argomentazioni della lettera di Dombrovskis e Moscovici inviata al governo Conte (18 ottobre 2018), rispettivamente vice presidente della Commissione europea e Commissario Ue, ma le argomentazioni adottate reiterano e denunciano l’incoerenza del Documento Programmatico di Bilancio 2018 rispetto al Patto di Stabilità e Sviluppo come declinato nel Fiscal compact, cioè “la deviazione significativa rispetto allo sforzo strutturale dello 0,6% del Pil raccomandato dal Consiglio del 13 luglio 2018”. Un esercizio che tradirebbe il buon senso economico a tutto vantaggio dei così detti “Poteri Ignoranti” (P. Leon) e dell’ipocrisia neoclassica che ha perso il gusto (inteso come sapere) dell’economia quale scienza sociale.

Inoltre, occorre districarsi anche nella difficile riclassificazione dell’indebitamento netto nominale e strutturale – quest’ultimo tiene conto dell’output gap -, così come occorre un profondo esercizio Zen per non essere assorbiti e/o coinvolti dalle continue dichiarazioni più o meno credibili dei protagonisti coinvolti. Proviamo a fare un po’ di ordine relativamente alle poste di bilancio e alle argomentazioni sottese nel documento inviato all’Ue (in questo caso acronimo di Unione Economica).

Il primo e non banale punto di riflessione è legato alle risorse aggiuntive che il governo intende utilizzare per rilanciare l’economia. Per il momento considereremo il solo indebitamento nominale, che non è l’indicatore utilizzato dalla Commissione – quest’ultima è interessata solo all’indebitamento strutturale – cioè la differenza tra le intenzioni del governo (quadro programmatico) e il deficit tendenziale (in assenza di provvedimenti): le risorse aggiuntive sono pari a 21,7 miliardi per il 2019. Un gruzzolo di euro non banale che da sole favorirebbero una crescita aggiuntiva dello 0,6% rispetto al Pil tendenziale dello 0,9% per il 2019.

Sono denaro aggiuntivo a tutti gli effetti? La risposta è abbastanza semplice: no. Infatti, dai potenziali 21,7 miliardi per il 2019 devono essere sottratti 12,4 miliardi di clausole di salvaguardia (aumenti di IVA e accise). Si tratta di potenziali entrate utilizzate come copertura dai governi di centrosinistra (Letta, Renzi e Gentiloni) per introdurre alcuni onerosi provvedimenti (sgravi per nuove assunzioni, Imu, ammortamento e super ammortamento, riduzione del costo del lavoro, ecc.). Il contro valore strutturale è pari a 12,6 miliardi di euro.

Ciò ridimensiona la crescita del deficit predisposto dall’attuale governo a 9,5 miliardi: le colpe pregresse di Padoan sono omesse dalla pubblicistica ma non per questo sono meno rilevanti . In altri termini, secondo certa stampa, il governo sarebbe responsabile di avere disinnescato le clausole via deficit e non con tagli di spesa e/o aumenti di entrate, così come di un aumento di spesa di 9,5 miliardi di euro. In effetti, non solo la riduzione della pressione fiscale al netto delle clausole è solo di 1 miliardo virtuale, ma per sostenere molte delle misure in cantiere, sempre al netto delle clausole, la differenza tra maggiori e minori entrate propende per la prima.

Quest’ultime aumentano di quasi 8 miliardi di euro. In sintesi, il taglio delle tasse è, fortunatamente, uno slogan a buon mercato che gli imprenditori conosceranno molto presto. Alla fine il saldo tra maggiori e minori entrate è pari a più 7 miliardi di euro di maggiori entrate fiscali. Occorre una ulteriore precisazione circa il decreto fiscale, più in particolare sull’effetto finanziario dei condoni.

Secondo il documento del governo inviato alla Commissione, le entrate relative alla rottamazione delle cartelle e alla pace fiscale non valgono più di 182 milioni. Come mai così basse? La storia recente dei condoni ha, in qualche modo, svuotato il contro valore delle potenziali entrate derivanti dai condoni, almeno che non si introducano degli oggetti diversi da quelli fino ad oggi utilizzati. Vale la pena a questo punto interrogarsi sul perché la compagine governativa abbia insistito tanto sulla questione. Rimane un insulto rispetto a chi paga le tasse, ma sollevare tutto questo polverone per 182 mln è scriteriato.

La spesa predisposta nella legge di bilancio 2019 è piegata dal lato della spesa corrente. Al netto dei tagli di spesa pari a 4,5 miliardi di euro, la spesa aggiuntiva cresce di 16,3 miliardi: l’82% – 13,4 mld – è ripartita equamente tra riforma Fornero e il così detto reddito “di cittadinanza” (che con il tempo è diventato sempre più classista), e il 30% – 2,5/3 mld – per nuovi investimenti.

In effetti i moltiplicatori di crescita sarebbero stati più alti se la spesa fosse stata utilizzata in investimenti; 3 mld di euro hanno un moltiplicatore 0,2, 16 mld hanno un moltiplicatore comparativamente abbastanza contenuto, pari allo 0,3.

Relativamente alle spese è necessario comprendere se la spesa corrente di 16 miliardi sarà più o meno disponibile e per le cifre indicate nel progetto di bilancio. Accogliendo le indicazioni dell’amico Pizzuti (Il Manifesto 21 ottobre ’18), non tutti i potenziali usufruitori della norma sono interessati al provvedimento.

Infatti, tassi di sostituzione – rapporto tra ultima retribuzione e assegno previdenziale – sempre più bassi, in ragione della flessibilizzazione del mercato del lavoro, allontaneranno una quota non banale di potenziali interessati. Anche il reddito “di cittadinanza” potrebbe incorrere nella stessa “trappola”. Le condizionalità sarebbero così elevate che una platea non banale di beneficiari sarà esclusa dal provvedimento.

In sintesi: il deficit poteva trovare ben altra allocazione e progettualità. Come al solito, nella storia recente, il deficit è diventato di destra e classista, nel mentre il rigore è diventato di sinistra. Taluno invita di nascosto anche la Trojka. Tra l’una e l’altra opzione ci sarebbe la politica economica, ma “I Poteri Ignoranti” hanno ucciso la società e, paradossalmente, sé medesimi.

Documento programmatico di bilancio 2019 e in percentuale del pil e in miliardi

Pil programmatico

1816

1867

1916

 

1816

1867

1916

 

in % del PIL

 

in miliardi

misura

2019

2020

2021

entrate-spese

2019

2020

2021

deficit nominale aggiuntivo rispetto tendenziale

1,2

1,4

1,3

 

21,792

26,138

24,908

deficit strutturale aggiuntivo rispetto tendenziale

1,3

1,6

1,5

 

23,608

29,872

28,74

disattivazione clausole salvaguardia

-0,68

-0,29

-0,21

entrate

-12,349

-5,414

-4,024

rottamazione cartelle

0,00

0,06

0,07

entrate

0,000

1,120

1,341

pace fiscale

0,01

0,01

0,01

entrate

0,182

0,187

0,192

fatturazione elettronica

0,02

0,06

0,07

entrate

0,363

1,120

1,341

tassazione agevolata IRES 15% utili re-investiti

0,01

0,02

-0,02

entrate

0,182

0,373

-0,383

flat tax

-0,03

-0,10

-0,07

entrate

-0,545

-1,867

-1,341

abbrogazione del reddito imprenditoriale (IRI)

0,11

0,07

0,06

entrate

1,998

1,307

1,150

banche

0,07

0,05

0,03

entrate

1,271

0,934

0,575

rideterminazione dell’acconto dell’imposta sulle assicurazioni

0,05

0,00

0,02

entrate

0,908

0,000

0,383

differimento della deduzione delle svalutazioni e perdite credito

0,05

0,00

0

entrate

0,908

0,000

0,000

ecobonus

0,00

-0,02

-0,05

entrata

0,000

-0,373

-0,958

super e iper ammortamento

0,00

-0,02

-0,04

entrata

0,000

-0,373

-0,766

trattamento fiscale svalutazione crediti nuovi principi contabili

0,06

-0,01

-0,01

entrata

1,090

-0,187

-0,192

varie

0,06

0,05

0,04

entrata

1,090

0,934

0,766

varie

-0,03

-0,01

-0,02

entrata

-0,545

-0,187

-0,383

totale entrate manovra

-0,30

-0,13

-0,12

 

-5,448

-2,427

-2,299

quota 100

-0,37

-0,37

-0,36

spesa

-6,719

-6,908

-6,898

reddito e pensioni di cittadinanza

-0,37

-0,36

-0,35

spesa

-6,719

-6,721

-6,706

ristoro risparmaiatori

0,00

-0,02

-0,02

spesa

0,000

-0,373

-0,383

pubblico impiego

-0,03

-0,04

-0,04

spesa

-0,545

-0,747

-0,766

programmazione trasferimenti e vari enti

0,06

0

0

spesa

1,090

0,000

0,000

razionalizzazione spese ministero

0,14

0,06

0,06

spesa

2,542

1,120

1,150

rilancio investimenti nazionali

-0,12

-0,16

-0,18

spesa

-2,179

-2,987

-3,449

rilancio investimenti territoriali

-0,07

-0,14

-0,15

spesa

-1,271

-2,614

-2,874

politiche invariate

-0,07

-0,17

-0,5

spesa

-1,271

-3,174

-9,580

varie

0

0,03

0,06

spesa

0,000

0,560

1,150

varie

-0,07

-0,12

-0,10

spesa

-1,271

-2,240

-1,916

totale spesa manovra

-0,9

-1,29

-1,58

 

-16,344

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