Momenti difficili
di Alessandro Visalli
Momenti difficili comportano grandi rischi. Tra questi quello di orientarsi frettolosamente in base ad una prospettiva parziale, un amico ricordava il detto di Scipione l'Africano "turpe in re militari dicere non putaram", ovvero, vergognoso in guerra dire 'non ci avevo pensato'.
Per evitare questo rischio bisogna prendere una prospettiva di medio termine e non lasciarsi attrarre dai dettagli tecnici (es. l'esercizio provvisorio, la nomina dei Commissari, la decadenza di questo o quel progetto, ...) importanti, ma secondari rispetto all'assetto generale del quadro politico italiano dentro la crisi europea. Come insegna la teoria non si decide in base al decimale maggiore quando non si conosce il numero primo, si cerca ancora (x,1 >< di y,3?).
Una prospettiva di medio termine, ed orientata ai valori, significa rispondere alla domanda centrale: cosa contribuisce ad una uscita dalla crisi italiana ottenendo una stabilizzazione capace di avere un futuro per le classi popolari e le componenti deboli ed a rischio della società?
Proverei a dire questo (sotto elevato rischio di sbagliarmi):
1- rifiutare la logica del "tanto peggio, tanto meglio", anche perché esercitata con la nota parte anatomica degli altri. Dopo dieci anni di selvaggia ristrutturazione, ben sostenuta dalla politica in particolare della sinistra (ma, certo, non solo), intere parti del paese sono sull'orlo di un crollo definitivo dal quale non si ritorna mai più sulla traiettoria precedente.
Mi riferisco ad estesi spopolamenti, alterazione profonda della stratificazione sociale, disgregazione del tessuto produttivo e della rete di servizio terziaria e quaternaria, impossibilità di garantire i servizi (sanitari, istruzione) e in alcuni casi anche gli elementari servizi a rete (strade, ferrovie, reti del gas, acqua, fognaria) a livello decente, degrado del tessuto civile con degenerazioni criminali, etc... Un altro ciclo di selvaggia austerità (ma anche l'implementazione dell'autonomia) potrebbe essere esiziale. Ancora un esempio storico, quando il vertice dei "triangoli" dei "Compagni del Re", con Alessandro alla guida erano giunti quasi a portata di Dario, nella battaglia di Gaugamela (331 a.c.) un messaggero venne a dirgli che l'ala sinistra ed il grosso dell'esercito stava per essere sopraffatto dai persiani. Gli si prospettava la possibilità di vincere e tagliare la testa del nemico, ma perdere l'esercito. Tornò indietro, e continuò per mesi ad inseguire Dario, ma alla fine vinse.
2- il male maggiore (la perdita dell'esercito) è il ripristino dell'assetto 'bipolare mimetico', cosa che chiuderebbe per anni la crisi italiana nel più classico dei modi del "cambiare tutto perché nulla cambi". Si arriva a questo se prevale la Lega a trazione lombardo-veneta, che incorpora il resto della destra. Questo esito, possibile in ogni scenario, è tanto più probabile quanto più larga è la vittoria del polo leghista alle prossime politiche. E se, dall'altra parte, il PD riesce ad incorporare e disgregare (in parte ed in parte) il Movimento 5 Stelle, riconducendone l'anomalia. Al di là delle retoriche, dalle quali non bisogna farsi ipnotizzare (io non sono laclauiano), i duri interessi espressi dalle relative 'basi sociali' indurrebbero entrambi i poli ricostituiti ad essere egualmente europeisti, in quanto, in ultima analisi l'Europa garantisce i loro ceti.
3- il bene da perseguire è la sopravvivenza di una dialettica interno/esterno, quindi la permanenza della crisi italiana che si potrà risolvere solo quando giungerà a maturazione la crisi europea e stabilizzati gli assetti multipolari mondiali. La dialettica interno/esterno al sistema politico della 2° rep. e anche l'evoluzione delle forze a maggiore vocazione popolare verso la consapevolezza politica della fase, delle forze in campo e delle sue contraddizioni.
Quindi:
a- bisogna essere ostili, senza esitazioni e ambiguità, a qualsiasi accordo di potere PD-5S, rivolto alla mera compatibilità di sistema. Questo NON è un nostro problema, se ne occupi chi ha da perdere, noi solo le catene.
b- bisogna tenere la posizione, stanti le cose, che il 'male minore' è il voto. In questo caso individuare se ci sono le condizioni per assumere una posizione chiaramente definita verso i propri obiettivi (non verso quelli degli avversari), ed in particolare se c'è la possibilità di innescare l'evoluzione del Movimento 5 Stelle, la forza a maggiore radicamento popolare e nel sud, che può riconoscere come proprio interesse di assumerne la difesa e prenderne la "parte" (se ricorda cosa significa "Partito" e decide di mettersi a fare politica), facendola diventare interesse generale. Evoluzione che prevede un profondo ripensamento dei suoi assetti, delle modalità mimetiche di costruzione, dell'antipolitica e della sua propria versione di "primo-populismo".
Questo, modestamente e sapendo quanto facile sia sbagliare e cadere nella censura di Scipione, io penso (oggi, 11 agosto 2019, ore 17.16 in quel di Lecce).













































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