Che visione abbiamo?
di Miguel Martinez
Una bella discussione ieri, in coda al post sull’Urlo della Terra.
Un commentatore che si firma Oldboy scrive, in sostanza, che il mio blog sarebbe conformista, perché dice le stesse cose di Repubblica, sostenendo la falsa tesi del Global Warming, confutata da numerosi scienziati, le cui voci però restano inascoltate perché censurate da grandi interessi.
Le critiche forti di questo tipo sono sempre utili, perché mi obbligano a riflettere su ciò che sto facendo, e perché lo faccio. Inoltre, ci saranno sempre più discussioni di questo tipo in futuro, per cui è bene chiarirsi le idee prima.
Intanto, evito di rispondere sulla questione tecnica: non sono climatologo, non è climatologo – presumo – Oldboy. Se ci mettiamo a tirarci addosso reciprocamente missili preparati da altri, che noi stessi non capiamo bene, non arriveremo da nessuna parte.
Ma soprattutto, ho problemi con il concetto di Global Warming. E’ un termine che non uso, e anzi ritengo fuorviante. Ma se una discussione finisce su un falso binario come questo, vuol dire che c’è in ballo qualcos’altro.
Pensiamo a due tizi che litigano furiosamente in rete: uno sostiene, statistiche alla mano, che sono aumentati i delitti compiuti da extracomunitari, l’altro che sono diminuiti.
Sappiamo perfettamente che a nessuno dei due interessa arrivare alla verità statistica, e infatti non ci arriveranno.
Stanno discutendo di qualcos’altro, molto più importante, e che sentono con passione. Dietro entrambi c’è una visione implicita del mondo, ed è l’unica cosa veramente interessante.
Quindi, mi chiedo quale sia la mia visione del mondo, e quale quella del mio critico. Almeno con riferimento al tema “ambiente“, che è l’unico in discussione qui.
Mi rendo conto che su questo blog si parla sempre più di “ambiente”.
E’ un tema che mi interessa dall’infanzia, ma è diventato centrale per me dal luglio 2016, quando ho passato una notte in tenda nella Piana fiorentina.
E’ lì che ho toccato con mano tante cose tutte insieme.
Aandare dal centro storico-rinascimentale della città, verso le periferie collegate con lunghi tratti di asfalto percorsi da automobili che bruciano fossili sauditi giorno e notte; vedere le solitudini delle villette; attraversare la zona discarica-funzionale dei grandi esercizi commerciali e depositi dove arrivano senza posa merci dalla Cina come dal Cile.
E poi entrare in una strana landa semiselvatica, totalmente circondata da urbanizzazione, ma con i suoi aironi e i suoi silenzi.
Una landa che sta per essere annientata, perché questo è l’unico pezzo ancora non colonizzato, e la Città ha bisogno di un inceneritore per tutti i rifiuti che produce, di una terza corsia per rendere ancora più veloce il flusso di merci, e di estendere a dismura l’aeroporto per alimentare ancora di esseri umani l’industria turistica.
Un nuovo aeroporto promosso con grande energia da tutti i media locali, dalla Fondazione Bancaria che tutto decide, da politici di destra e di sinistra, con poche eccezioni; una coltre gigantesca di asfalto.
Tutto questo in una cittadina provinciale, dove le distanze sono brevi, ma so che lo stesso succede da un capo all’altro del pianeta, in forma ben più violenta.
E’ allora che capisco una cosa molto semplice:
Noi viviamo dentro un meccanismo che – grazie al fuoco dei fossili – divora, a velocità sempre crescente, risorse limitate e non rinnovabili, trasformandole inesorabilmente in rifiuti.
Rifiuti sono tutte le conseguenze indesiderate: particelle di smog nei polmoni, i vermetti sotto terra soffocati dall’asfalto della pista dell’aeroporto, il cuoco bengalese che schianta con il motorino alle due di notte mentre torna a casa all’altro capo della città perché gli affitti sono troppo alti dove lavora lui, bottiglie di plastica lanciate nell’Arno dai movidari, le tasse che pago per risistemare il fondo stradale, rottami di batterie di auto che avvelenano l’acqua, tanto per citare alcune cose molto semplici, ma se ne possono aggiungere innumerevoli altre.
Trovo fuorviante il termine inquinamento, perché fa pensare a un errore che si possa correggere, come la cartaccia buttata per terra invece che nel cestino, una multa e un po’ più di “civiltà” e passa.
Viene una metafora un po’ pesa… farla fuori dal vaso è inquinamento; ma il fatto che il cibo si trasforma inesorabilmente in cacca è qualcos’altro, ed è di questo che stiamo parlando.
Ora, mi dicono persone molto più esperte di me, che tra i mille sintomi di questo fenomeno, ci sia anche la produzione di CO2 che deriva dalla combustione, e che questo ha un effetto sul clima. Su quale sia questo effetto, si fanno varie ipotesi, alcune piuttosto preoccupanti.
Non è il mio campo, ma non mi voglio fissare su questo singolo aspetto della questione.
Perché se parliamo solo di quello, si troverà facilmente un trucco per “risolverlo”.
Tornando all’esempio della Piana, hanno già la soluzione, piantare migliaia di alberi a caso su quello che resta della Piana per “compensare” il CO2 prodotto dall’aeroporto.
Spiegare la propria visione espone al rischio della falsificabilità.
Ad esempio, tutta la mia teoria si fonda, alla fine, sulla seconda legge della termodinamica. Se qualcuno riesce a dimostrare che non è vera, o ha smesso di operare, sarò costretto a ricredermi.
Ma mi chiedo che visione del mondo abbiano i negatori (so che “negazionista” suona male) del Global Warming (GW): cerco di usare il loro termine, anche se io parlo solo di “cambiamento climatico”.
Attenzione a un punto: io e i negatori siamo perfettamente d’accordo che il mondo sia pieno di gente pronta a sfruttare la crisi ambientale per un’infinità di scopi.
Senza pensare troppo in grande, ci sono il vivaista che spera di ottenere l’appalto per gli alberi da piantare nella Piana, o il titolista che dopo aver scritto BUFERA ARTICA A SCANDICCI può scrivere, TRA DIECI ANNI FIRENZE SARA’ COME IL CONGO.
Ma i negatori dicono che l’oggetto stesso di tale sfruttamento non esiste – dire che il cambiamento climatico, se esiste, ha anche cause antropiche, è una menzogna inventata ad arte.
Sicuramente c’è un elemento, rispettabilissimo, di bastian contrario: non ne posso più di sentire ecobiocompatisostenibile, e quindi, il GW non esiste.
Infatti, l’affermazione che io scriverei “le stesse cose” che scrive Repubblica, è proprio presentata come se fosse un’accusa.
Ma ci deve essere qualcos’altro, perché i negatori ci mettono troppa passione.
La prima cosa che viene in mente è che credano il contrario di quello che penso io: cioè credono che viviamo nel miglior sistema possibile.
Non solo adesso, ma anche in futuro – la via dei combustibili fossili, del commercio globale, dell’espansione del cemento, del dominio totale sulla natura, delle sempre nuove tecnologie di sfruttamento, della terza e quarta macchina di famiglia che si fanno strada sulla quinta corsia appena aperta, della risposta chimica e genetica a tutto, sarà percorribile all’infinito (ovviamente ponendo rimedio ai piccoli problemi di “inquinamento”).
E quindi i grandi investimenti finanziari potranno e dovranno sempre rendere interessi: perché questo è il motore, alla fine, che alimenta di denaro tutto il processo.
O meglio, sembrano dire i negatori, questa splendida via sarebbe percorribile all’infinito, solo che qualcuno più potente di tutti quelli che gestiscono l’economia mondiale si è messo in testa di sabotare l’economia stessa, pagando migliaia di scienziati a inventare la teoria antropogenica del cambiamento climatico.
P.S. Oldboy ha gentilmente scritto una rettifica, riguardo a questi ultimi paragrafi:
“Nessuno pensa che la bufala del Global Warming sia stata inventata.
E’ solo la tesi più comoda per le classi dominanti in questa fase storica, e per questo viene propagandata all’inverosimile da tutti i media.
A discapito delle altre, che vengono opportunamente silenziate.
E ciò è di un’evidenza incredibile: basta aprire un giornale o (Dio non voglia!) la tv.
Le idee e i personaggi davvero scomodi non compaiono nei media “che contano”, e tantomeno diventano oggetto di propaganda.”













































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