Fai una donazione

Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________

Amount
Print Friendly, PDF & Email

pierluigifaganfacebook

Il Mulino e Amleto

di Pierluigi Fagan

Si dice che il portavoce del movimento delle sardine, Santori, provenga da un think tank di Clò, economista legato a Prodi, quindi siamo in ambiente il Mulino-Bologna. L’agenda del movimento espressa da poco, prevede sei punti. Di questi sei punti, uno solo ha operatività politica relativa al Decreto sicurezza, gli altri cinque potremmo definirli “metodologici”. I cinque punti sono relativi a quella forma che fa il contenuto: i politici facciano il loro mestiere e si dedichino meno alla campagna elettorale permanente, assumendo toni appropriati che non son quelli dello scazzo permanente quanto inconcludente.

Il punto 4) "Pretendiamo che il mondo dell’informazione traduca tutto questo nostro sforzo in messaggi fedeli ai fatti"; a parte quel “pretendiamo” che è molto movimentista ma forse un po’ dissonante con il contenuto del pentalogo, riscontra un dato riportato dalla bibbia della lettura sociologia italiana che è il Rapporto Censis, da poco uscito. Il direttore di Internazionale G. De Mauro, nell’editoriale dell’ultimo numero, riportando alcuni dati della annuale fotografia fatta dal Censis, riporta questi:

“Il 76 per cento non ha fiducia nei partiti. Solo il 19 per cento parla di politica. Il 48,2 per cento degli italiani vorrebbe un “uomo forte al potere” che non debba preoccuparsi di parlamento ed elezioni (e a voler leggere positivamente il dato, si può dire che il 52 per cento è contrario). Nei programmi televisivi gli italiani vorrebbero meno politici (il 90,3 per cento) e più scienziati, medici ed esperti (il 73,1).”

L’argomento è delicato e trascina passioni accese, vediamo se mi riesce di farmi comprendere nel dire ciò che voglio dire. Partirei dall’ultimo dato dell’estratto riportato da Internazionale e facendo fede sulla rappresentatività del campione Censis che annualmente dedica una sezione apposita al mondo dei media, di solito ben fondata. Non ho il Rapporto, quindi facciamo atto di fiducia. Io stesso non vedo più da anni i talk show e mi domando come possano esser tutti quelli che non sono su reti Fininvest, totalmente dedicati alla politica nazionale. Non c’è materia reale per quei format, la politica interna non è vero che ha così tante cose da dire, per lo più sono temi di superficie, polemiche del giorno, rissa, esibizionismo, compagnia di giro di bassa commedia, campagna elettorale in mancanza di elezioni, manipolazione degli stati d’animo.

Di contro, tutti i giorni c’è una marea di fatti di politica internazionale, di geopolitica, di economia e finanza, ambientali, tecnologici, culturali in vari sensi, sociali, che spuntano qui e lì creando anche una certa ansia in una opinione pubblica che non sa inquadrali e giudicarli. Tutto ciò non trova visibilità o quando la trova, molto distorta. C’è proprio un vasto deficit di conoscenza dei fatti stessi prima di porsi il problema dell’interpretazione. Molti di noi qui sui social, ognun per come può ed è in grado amatorialmente di fare, tenta di sopperire a questa mancanza dando squarci di realtà ignota, singoli e testate proto-informative, dalla recensione di Joker (che è un fenomeno che va bel al di là del film), ai travagli della globalizzazione 2.0.

In una intervista rilasciata a Repubblica, il Santori, si appella da un “linguaggio più rispettoso della complessità della politica”, si avrebbe potuto aggiungere anche una invocazione ad una politica ed una cultura più rispettosa della complessità reale del mondo, per altro. Si noti come quel 48% di invocanti l’uomo forte rilevato dal Censis, fatto qui più volte predetto da qualche anno, riscontri il problema tipico da complessità non trattata: “troppe cose che non capisco, troppe cose non vanno, c’è qualcuno che le mette a posto presto e bene, per favore?”. Va sempre così, tutta la prima parte del Novecento è andata così in buona parte d’Europa.

Conclusioni provvisorie:

1) Il tono del pentalogo sembra aver dietro una intelligenza sociologica ben tornita, forse gli originanti il movimento hanno respirato effettivamente analisi non banali. L’ambiente bolognese de Il Mulino mi sembra traspaia.

2) Tali analisi sembrano realistiche per ciò che conferma il Censis, ma a me sembrano realistiche anche guardandosi semplicemente intorno tra esseri umani e non tra rappresentazioni mediatiche dell’essere umano medio. Francamente, nel dibattito pubblico, la confusione è massima mentre la consistenza è minima.

3) Ovviamente non mi sfugge il dietro le quinte politico attivo. Santori avrebbe ad esempio fatto meglio a fermarsi prima di far seguire all’invocazione di rispetto della complessità della politica la parola “sovranista” come se questa fosse semplificatoria. A parte la parola che è a sua volta una semplificazione mediatica, la sottostante istanza ben più complessa e del tutto legittima sul piano del dibattito politico. Ho goduto con divertimento simpatetico l’introduzione fatta dal povero G. Galli al suo “Sovranità” tra l’altro pubblicato da il Mulino. Il docente di dottrine politiche alla più antica università del mondo (Bologna) e direttore della rivista di studio “Filosofia politica” (sempre il Mulino), che ha dedicato la sua vita a studiare C. Schmitt, dedica il primo paragrafo dell’analisi alla complessità del tema e non si capacita come un tema così fondativo della riflessione politica moderna da Bodin ad Hobbes e successivi, sia diventato un feticcio totemico da bruciare nella pubblica piazza dei ben-pensanti auto-nominatisi tali.

4) Da qui la riflessione che volevo condividere: non ci converrebbe anche a noi che tentiamo di agganciare ciò che di politico scriviamo sulla complessità del reale, di condividere questa invocazione ad una maggior serietà e correttezza politica ed informativa? Non è forse la stessa cosa pubblicare l’intervista censurata dalla Rai fatta dalla giornalista tra l’altro presidente della sezione italiana della Trilaterale ad Assad? Non avremmo tutti beneficio a premere su i gestori dell’immagine di mondo affinché l’immagine sia più corrispondente a quello che ormai molti di noi pensano del mondo?

Se parte dell’ambiente de il Mulino riscontra il problema dello scollamento incipiente tra mondo ed immagine di mondo, tema che vuole addirittura popolarizzare, a me allora viene il dubbio amletico sul fatto che forse potremmo condividere tale preoccupazione animandola con le nostre istanze che certo non sono le stesse nel contenuto, ma non poi così diverse nella forma. Attenzione ad infilarsi nella partizione precostituita tra sardine-PD ed anti-sardine anti-PD, il tema posto con astuzia dal movimento, non è banale e non so quanto ci convenga abboccare e far di ogni erba un fascio. A meno di non esser parte di un fascio.


Internazionale: https://www.internazionale.it/…/12/incertezza-italia-censis…
Pin It

Add comment

Submit