L’anello mancante del ‘limes’
di Eros Barone
«Raptores orbis, postquam cuncta vastantibus defuere terrae, mare scrutantur: si locuples hostis est, avari, si pauper, ambitiosi, quos non Oriens, non Occidens satiaverit: soli omnium opes atque inopiam pari adfectu concupiscunt. auferre trucidare rapere falsis nominibus imperium, atque ubi solitudinem faciunt, pacem appellant.» 1
Discorso di Calgàco, re dei Caledoni (Tacito, Agricola, XXX).
Torna di attualità la vignetta pubblicata dal quotidiano “la Repubblica” una dozzina di anni fa. In quella vignetta Francesco Tullio-Altan raggiungeva, come spesso gli accade, una precisione folgorante nel definire la connessione tra la crisi economico-finanziaria e l’imminente attacco che gli Stati Uniti d’America e altri paesi imperialisti dell’Unione Europea (Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia) si preparano a sferrare contro l’Iran. Fra due ‘mutanti’ dal profilo di iguana, che sfoggiano giacche blu e cravatte a stelle e strisce, si svolge questo dialogo: replicando a quello che osserva preoccupato: “Borse in crisi”, l’altro avanza la seguente proposta: “Attacchiamo l’Iran?”. Sennonché, dopo le tre guerre del Golfo (1980-1988, 1991, 2003), dopo l’intervento nel Kossovo (1999) e dopo quello in Afghanistan (2002), tuttora in corso, dovrebbe essere chiaro che le cause per cui l’imperialismo scatena una guerra sono sempre più di una.
Pesano, infatti, almeno tre fattori: l’economia, la geopolitica e la storia. Rispetto a due di questi fattori (storia ed economia), determinanti per la conquista e il mantenimento dell’egemonia, gli Stati Uniti stanno segnando il passo. E questa è la ragione per cui sono sempre più pericolosi. Consideriamo dunque il fattore geopolitico.
Nel ‘limes’ lungo circa 10.000 chilometri che, saldamente presidiato dalle forze armate statunitensi, parte dalla Turchia e, passando attraverso l’Iraq e l’Afghanistan, giunge al confine nord-occidentale della Cina, c’è solo un anello che manca: l’Iran. Ma non è forse assolutamente chiaro che la vile uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani, telecomandata dall’alto, segna l’inizio della prossima campagna militare che gli Usa sferreranno contro questo paese che, con la sua estensione di oltre un milione e seicentomila chilometri quadrati, con le sue risorse e con la sua posizione strategica, è il vero gigante del Medio Oriente? E non è forse assolutamente chiaro che la Cina, destinata, secondo gli stessi esperti militari statunitensi, a divenire entro l’anno appena cominciato, con la sua progressiva ascesa economica, tecnologica e militare, il nuovo antagonista mondiale degli USA, è il vero obiettivo strategico della guerra americana?
È dunque evidente che gli Usa attaccheranno l’Iran. Ma quali sono le ragioni economiche e politiche per cui lo faranno? Il piano principale degli Usa prevede il controllo del petrolio nel Medio Oriente e la creazione di un dispositivo militare orientato in direzione della Cina. Finora soltanto due paesi si erano opposti a questo piano: l’Iraq e l’Iran. L’Iraq è stato neutralizzato con l’invasione militare e con la guerra civile; adesso è rimasto solo l’Iran ad ostacolare il piano principale degli Usa. Orbene, è altrettanto evidente che l’Iraq rappresenta un disastro sia dal punto di vista umanitario sia da quello militare e che, all’interno degli Usa, sta diventando un disastro politico per i repubblicani. Nulla è allora più conveniente, per rinvigorire il consenso popolare declinante, di un’altra guerra di rappresaglia, questa volta contro l’Iran. D’altra parte, il ritiro delle truppe statunitensi dall’Iraq è del tutto fuori discussione: un’azione simile equivarrebbe ad un’ammissione di debolezza, senza contare che gli Usa hanno compiuto grandi sforzi e speso molte risorse per andare in Iraq e costruirvi basi militari permanenti, e che tutto ciò si inscrive in una strategia di vasta portata che non riguarda solo il Medio Oriente. Essi vi resteranno pertanto a lungo (presumibilmente qualche decennio).
La conclusione è che per l’amministrazione statunitense rimane soltanto una via: l’‘escalation’. Una nuova guerra contro l’Iran distoglierà infatti l’attenzione dall’Iraq e consoliderà, in controtendenza al tentativo democratico di ‘impeachment’, l’appoggio dell’opinione pubblica a favore di Trump e del suo partito. Naturalmente, vi sono delle controindicazioni e chi afferma che l’Iran si vendicherà fomentando l’insurrezione in Iraq e minacciando il trasporto di petrolio attraverso il Golfo Persico non manca di segnalarle, mettendo in guardia dalle conseguenze che provocherà l’attacco degli Usa all’Iran. Chi afferma ciò pensa che gli Stati Uniti non metteranno in pericolo la vita dei loro soldati in Iraq e che non correranno il rischio di far salire il prezzo del petrolio per imporre la propria volontà politica sull’Iran. Ma chi pensa così sbaglia. Uno degli obiettivi che gli Stati Uniti si prefiggono nel Medio Oriente è il controllo del petrolio, costi quel che costi. Dunque sarebbero disposti a sacrificare qualche migliaio di soldati in Iraq? Certamente. E che cosa succederebbe se l’Iran riuscisse a rallentare o fermare il flusso di petrolio attraverso il Golfo Persico? Ancora una volta, questo fatto potrebbe tornare a vantaggio degli Usa, poiché nel frattempo le compagnie petrolifere beneficerebbero di una riduzione globale delle scorte di petrolio e negli ultimi anni si è visto che, quando il petrolio è salito di prezzo, i profitti delle compagnie petrolifere sono saliti altrettanto vorticosamente.
Vi è poi chi argomenta contro la possibilità di un attacco contro l’Iran osservando che gli Usa, a causa del problema della “sovraestensione”, ossia dei limiti delle proprie forze armate, possono in pratica attaccare l’Iran solo per via aerea, il che non risulterebbe molto efficace se limitato ai bersagli “militari”. È vero, ma il punto è che l’iniziale attacco aereo sarebbe solamente il primo passo di quella che gli Usa probabilmente puntano a trasformare in una guerra più ampia. Perché? Perché l’unico modo che gli Usa hanno per riuscire a neutralizzare con successo l’Iran è sganciare un paio di bombe nucleari sulla popolazione civile, costringendo l’Iran alla resa incondizionata. Naturalmente, il mondo intero si indignerà dinanzi a un simile atto, ma, dopo qualche mese di mistificazione dei fatti attraverso i mass media, probabilmente gli Usa riusciranno a placare il disprezzo nei loro confronti. Sì, sto proprio dicendo che gli Usa lanceranno un paio di bombe nucleari sopra un paio di città iraniane di medie dimensioni, proprio come fecero in Giappone settantacinque anni fa. E useranno le stesse giustificazioni di un tempo: accelerare la fine della guerra. Ovviamente il mondo sarà indignato, ma che cosa potrà fare se non deplorare virtuosamente (e ipocritamente) quanto sarà accaduto? L’Iran si arrenderà e gli Usa assumeranno il pieno controllo del Medio Oriente e di due dei suoi più importanti paesi produttori di petrolio: l’Iraq e l’Iran. Così, l’anello mancante del ‘limes’ sarà finalmente inserito in una catena imperialista il cui ultimo anello giunge al confine con la Cina. 2













































Comments
Sono dell'idea che occorra aggiornare Hannah Arendt: non solo La Banalità del Male, ma anche La Banalità della Verità. Come avevo anticipato, la spiegazione tecnica che fornivo dell'impossibilità di una reazione a catena esplosiva è meno palese, meno evidente, io stesso non ne sono soddisfatto. Ma ho accennato ad altre evidenze collaterali che smentiscono la costruzione e lo scoppio della bomba. Un nutrita raccolta si trova in queste pagine internet, che in parte replicano il contenuto del libro di cui avevo dato i riferimenti e parte dell'introduzione:
http://heiwaco.tripod.com/bomb.htm
E qui l'autore è anche ingegnere, che ha colloquiato con scienziati, fisici e politici; ha viaggiato molto, soprattutto in Giappone. Entrambi gli autori sostengono che effettivamente il progetto Manhattan (con centinaia di migliaia di addetti) aveva quell'obiettivo, ma che a causa di difficoltà tecniche insormontabili, piuttosto che denunciare il fallimento, i militari hanno preferito inscenare quella farsa, e la Russia ha preferito prendere parte alla messa in scena. Del resto un'arma del genere è un buon deterrente per controllare e soggiogare la popolazione.
Tiziano, una delle obiezioni che tu riporti è inconsistente: è ovvio che ad Aviano ti fanno secco se ti avvicini, ma cosa significa? Devono pur sempre sostenere la sceneggiata! Tu dici che bisogna distinguere fra scienza e pseudoscienza: e già, fosse così semplice; e non cercare di impressionarmi con la lista dei vari epistemologi della scienza à la page, dove però ometti i più importanti, che non sono à la page. Io comunque ho l'impressione che tu segua i vari debunker: Paolo Attivissimo, Piero Angela, Roberto Burioni e forse anche Umberto Eco, il debunker di regime in ermellino.
In certi casi, come dicevo, la verità è evidente, come per l'attentato dell'11 Settembre: di recente a Londra e Santiago i grattacieli sono bruciati come torce per ore e ore e sono rimasti n piedi, mentre a New York sono crollati dopo 20 minuti in seguito a due vampate, e sono crollati alla velocità di un grave in caduta libera: maddai, ti sembra possibile? ti sembra possibile che un pivello possa imparare al simulatore di un pc a pilotare un aereo di quelle dimensioni, e fargli fare manovre impossibili anche per i più esperti come al Pentagono?
Ecco, noi critichiamo tanto l'imperialismo, con sottilissime analisi economiche, filosofiche, ma poi non siamo in grado di vedere La Banalità della Verità che ci si offre davanti.
PS Questo articolo è stato tolto da quelli in evidenza.
Non sto a raccontarti i miei studi e cosa faccio nella vita, oltre ad essere poco elegante non interessa a nessuno. Posso però dirti che la tua “spiegazione” dell’impossibilità di un’esplosione nucleare è un classico esempio di discorso pseudoscientifico, un velo di tecnicismi steso sopra un involucro vuoto. Panzane belle e buone. Contrariamente a quello che pensi sono un tipo curioso e approfondisco sempre, quindi mi sono chiesto chi fosse questo fantomatico Akio Nakatani, lo “scopritore” della bufala bombe atomiche. È del tutto sconosciuto alla comunità scientifica internazionale, inoltre non è né un fisico né un ingegnere, ma un professore di matematica e metodi statistici, anche se non è dato sapere dove insegni.
Ho imparato da maestri come Popper, Kuhn, Lakatos e Feyerabend a distinguere scienza, pseudoscienza e pensiero magico. Conosco la differenza tra vero, falso e finto.
Non basta la pubblicazione di un libro per screditare un paradigma riconosciuto. Abbiamo Bill Kaysing che ci spiega che non siamo mai stati sulla Luna; Robert Faurisson, David Irving, Carlo Mattogno e altri camerati hanno rivelato al mondo che le camere a gas sono un’invenzione dei sempre attivi Savi di Sion e che tutto sommato gli ebrei ad Auschwitz non se la passavano poi tanto male; una miriade di ricercatori, molti dei quali muniti di Laurea in Medicina e Chirurgia, ci spiegano i benefici dell’Omeopatia, nonostante la strenua opposizione della feroce lobby delle case farmaceutiche; tanti piccoli studiosi indipendenti hanno scoperto navigando su Google nella loro cameretta che i vaccini provocano l’autismo. Potrei continuare a lungo: UFO che vanno e vengono come gli aerei charter a Malpensa e nel tempo libero aiutano gli antichi egizi a costruire le piramidi; scie chimiche; vivere fino a 120 anni inghiottendo le pillole giuste …
Quanto all’intervento di Alessandro Tosolini, pensare che le Torri Gemelle siano state minate dai Navy Seals sotto la supervisione della CIA, magari durante la pausa pranzo degli impiegati, equivale a ritenere che l’attacco a Pearl Harbour sia stato concepito da Roosevelt in collaborazione con l’ammiraglio Yamamoto. È cospirazionismo allo stato puro, degnamente rappresentato da Fulvio Grimaldi, spesso ospite di questo sito. Certo, ci sono state gravi lacune nell’attività di prevenzione e in seguito all’attentato Bush jr ha ignobilmente sfruttato l’occasione per soddisfare i voraci appetiti dei suoi amici petrolieri oltre a quelli del sempre attivo complesso militare-industriale. Ma questo non autorizza a credere in misteriose quanto improbabili congiure.
Concludo con un commento all’articolo di Eros Barone, che poi è il vero protagonista della discussione. L’affermazione «è dunque evidente che gli Usa attaccheranno l’Iran» mi sembra poco convincente e ancora meno la deduzione che «gli Usa lanceranno un paio di bombe nucleari sopra un paio di città iraniane di medie dimensioni». Come sempre il futuro non è scritto.
L'accusa di terrapiattismo è il riflesso condizionato di chi non vuole analizzare una questione, ma che la vuole negare a prescindere con una trovata retorica. Cioè invece di contrastare con argomenti una questione controversa , che ribalta o nega alcune verità date per acquisite, si preferisce accostarla a delle enormità o cose ridicole come gli asini che volano. Tiziano Malosti, il raggio della terra è stato misurato da Eratostene più di 2 mila anni fa, il metodo è semplice, lo si insegna alle scuole medie, e se vuoi te lo spiego, pertanto se si interviene (non si è obbligati) smettiamola di scantonare o di eludere gli argomenti.
Il caso della bomba atomica, rispetto agli altri che ho citato e che tu hai riportato, riconosco è più difficile da smontare, le obiezioni sono meno palesi, comunque ti ho riportato il link a un libro e parte della presentazione, scritto proprio da un giapponese, con un curriculum scientifico di tutto rispetto; se vuoi ti posso fornire altra documentazione, ma dubito che tu la prenderai in considerazione. Dal punto di vista fisico l'impossibilità si può intuire dal fatto che una reazione a catena per essere distruttiva (non parliamo di centrali nucleari dove la reazione è controllata) fa immediatamente allontanare le masse in precedenza compresse l'una contro l'altra (metodo del cannone per Little Boy, e metodo dell'implosione per Fat Man) . Riguardo ai presunti effetti su Hiroshima e Nagasaki, c'è da notare che le abitazioni all'epoca erano di legno, ma le costruzioni in muratura sono rimaste in piedi, e subito dopo il bombardamento le due città sono velocemente rinate. Ci sono poi una serie di altre anomalie messe in evidenza dall'autore che contribuiscono a smontare la pretesa di avere costruito un ordigno nucleare.
Complimenti, l'anonimo Mario M in poche righe è riuscito a raccontare una quantità impressionante di sciocchezze.
Le bombe atomiche non esistono, le torri gemelle sono state minate dai Marines e non siamo mai stati sulla Luna.
Ci illumini meglio, illustre complottista anonimo, forse la Terra è piatta? Hitler è ancora vivo? E cosa ci dice delle scie chimiche?
Ridicolo.
https://www.amazon.it/Death-Object-Exploding-Nuclear-Weapons/dp/1545516839
"Trickery is the way of war - thus has it always been. But the nuclear trick is the biggest, boldest and baddest-ass scam in all of mankind’s ancient and eternal quest for power and profit through mass slaughter. DEATH OBJECT takes you behind the curtain and reveals the empty sound stage. The science, the history, the misery, the mystery – the full hoax is covered."
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Si combatte l'imperialismo più efficacemente mettendo a nudo le sue menzogne, come gli autoattentati dell'11 Settembre e i viaggi spaziali. Purtroppo i comunisti, che sono imperialisti con un altro abito, si sono accodati e hanno rafforzato le menzogne.