pausa vacanze.jpeg

IL SITO SI PRENDE UNA PAUSA ESTIVA. A PRESTO!

Fai una donazione

Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________

Amount
Print Friendly, PDF & Email

codicerosso

Credulità, dogmi, mantra e superstizioni italiane da “Quelo” ai virologi e a “Immuni”

di Guy Van Stratten

Il mio odio per la scienza e il mio orrore per la tecnologia finirà per portarmi all’assurda credenza in Dio.
Luis Buñuel

In una trasmissione di alcuni anni fa, Corrado Guzzanti aveva genialmente creato il personaggio del santone di una peculiare divinità, “Quelo”. L’attore si presentava in scena vestito di una specie di accappatoio bianco e con un pezzetto di legno che, appunto, rappresentava un nuovo dio, il quale veniva presentato come una possibile liberazione da tutte le angosce e da tutti i mali. L’intento era evidentemente quello di satireggiare l’eccessiva superstiziosità degli italiani, abili nell’affidarsi a qualsiasi forma di credulità, di religione e di divinizzazione, dai dogmi della religione ufficiale fino ai maghi e agli svariati culti e religioni di stampo orientale (dal buddhismo a Osho e alla New Age) diffusisi nel nostro paese (sempre fra gli italiani, beninteso).

Tenendo bene in mente il personaggio di “Quelo”, è interessante adesso leggere questa frase, tratta dal recente pamphlet di Andrea Miconi, Epidemie e controllo sociale:

Ma sulle macerie di questa emergenza, nel tempo a venire, potrebbero crescere modelli di controllo a cui non siamo preparati, e per prevenirlo è necessario promuovere la consapevolezza, anziché la paura e la superstizione”.

In effetti, nella storia, la paura e la superstizione hanno generato svariate volte modelli di controllo sociale, basti ricordare la credenza relativa ai “re taumaturghi” di cui ha scritto Marc Bloch nel suo studio eponimo. I re taumaturghi erano dei sovrani che, a partire dal medioevo, secondo una credenza popolare, erano in grado di guarire dalle malattie mediante l’imposizione delle mani. Si chiede Marc Bloch: “come è possibile che i re guarissero dalle malattie mentre invece non guarivano affatto?”. Il fatto è che essi, mediante il loro potere regale, controllavano e assoggettavano la mentalità collettiva: la gente credeva davvero che fossero dotati di un potere magico. Tanto più che la “morte del tocco”, cioè la fine delle guarigioni operate dai re, avviene nel momento in cui le persone smettono di credere a questa specie di dogma e in cui, alla fine, non ci credevano più neppure gli stessi re. La credulità popolare riveste quindi la figura del sovrano di un potere politico e sociale: c’è un corpo dominatore, quello del re, e c’è un corpo dominato, quello del popolo. Mediante il suo presunto potere magico, derivato dalla sua profondissima fede, il re detiene un importante controllo sociale e politico. Riguardo a tempi più recenti, quelli della società dei consumi, Roland Barthes ha parlato di vere e proprie “mitologie”, mediante le quali sono stati identificati e costruiti svariati oggetti di consumo come, ad esempio, la nuova (all’epoca in cui Barthes scriveva, il 1957) Citroën DS, sotto il cui acronimo si nasconde il nome francese “déesse”, “dea”.

L’emergenza legata alla pandemia ha scatenato negli italiani una vera e propria credulità diffusa, dai tratti dogmatici e superstiziosi. Traiamo ancora alcuni spunti dall’interessante volumetto di Andrea Miconi. Innanzitutto – suggerisce Miconi – lo slogan “io resto a casa”, con tanto di hashtag, ha assunto le connotazioni di un vero e proprio dogma religioso, ripetuto come un mantra (“Dobbiamo restare a casa, senza chiederci il perché, accettando il mistero senza pretendere di capirlo, e obbedendo al dogma calato dall’alto”). Insomma, nessuno si è chiesto perché mai se, durante il lockdown, si andava a fare una passeggiata a più di duecento metri dalla propria abitazione ci si trasformava immediatamente in pericolosi untori. Quindi, “tutti a casa” (e purtroppo non si tratta del titolo del celebre film) perché uscire è pericoloso, ce lo dicono i politici, gli scienziati e i virologi. Del resto, non c’è da stupirsi: viviamo in un paese in cui Salvini ha pregato in diretta televisiva per la fine della pandemia e in cui l’ex presidente del consiglio Conte si è dichiarato un devoto di Padre Pio.

Veniamo quindi a un’altra figura caricata di valori dogmatici e quasi religiosi: quella del virologo. Come sempre nota Miconi,

il paese più ignorante, anti-scientista e superstizioso d’Europa si è consegnato senza riserve a una nuova divinità di riferimento, il virologo”.

Naturalmente, si sta parlando di un virologo ampiamente mediatizzato, cioè consegnatoci dai media. Giornali, televisioni, social si sono rivelati come i più impattanti servitori del potere, aiutandolo nel distribuire a piene mani controllo e autorità. I virologi e gli scienziati sono diventati delle vere e proprie star, dai telegiornali ai salotti televisivi, pontificando e lanciando allarmi, spesso sbugiardandosi e smentendosi a vicenda. E gli italiani hanno creduto a tutto e al contrario di tutto. Fino a provare moti di orrore, a metà fra lo spavento e il ribrezzo, se, all’aria aperta, in una strada ampia, incontrano un passante senza mascherina o con la mascherina abbassata. La divinizzazione della figura del virologo ha assunto connotazioni decisamente politiche, tanto più che il suo alter ego è proprio il politico che semina orrore inneggiando al lockdown e sciorinando i numeri dei morti e dei contagiati. Ci sarebbe stata una gestione più razionale dell’emergenza se, come presidente del Comitato Tecnico Scientifico, fosse stato eletto “Quelo”.

Infine, gli italiani sono caduti preda della credulità diffusa verso le potenzialità del digitale: Internet ci salverà. Internet è dio. Come osserva Miconi, per il progetto del contact tracing e della app Immuni, i modelli presi ad esempio sono quelli cinese e sudcoreano. Ma, se nel primo caso ci troviamo di fronte a un paese basato su un controllo algoritmico “che ha in corso il più grande esperimento di governo bio-politico della storia”, nel secondo, invece, si parla di un paese la cui soluzione per contenere la pandemia si è basata non soltanto su una App di geo-localizzazione, “ma sul suo ruolo all’interno di una strategia complessiva che include la prevenzione del contagio, i tamponi mirati e non sparsi a caso tra la popolazione, l’isolamento immediato dei positivi, il via libera a tutti gli altri – quanto di più diverso dalle indicazioni dei vari DPCM”. Inutile poi aggiungere che il vero e proprio internet-centrismo da cui siamo avvolti è puramente dettato dalle esigenze dell’economia capitalistica.

E, per finire davvero, c’è un altro dogma-mantra al quale si sono ingenuamente prestati gli italiani, impegnati a intonare canzoncine dai terrazzi mentre le loro libertà costituzionali venivano di fatto calpestate e negate. Cioè, quello dell’“andrà tutto bene”. Come abbiamo visto, non è andato tutto bene. E adesso, sotto il governo Draghi, andrà anche peggio. Smettiamo, per favore, di credere alle sciocchezze e affrontiamo questi momenti difficili con lucidità e consapevolezza, lontano dai dogmi, dai mantra, dalle superstizioni che ci svendono i media e i politicanti di turno. In caso contrario, ci ritroveremo ingabbiati in sistemi di controllo dai quali non potremo più uscire.


Riferimenti bibliografici:
Roland Barthes, Mythologies, Seuil, Paris, 1957.
Marc Bloch, I re taumaturghi, trad. it. Einaudi, Torino, 1989.
Andrea Miconi, Epidemie e controllo sociale, manifesto libri, Roma, 2020.
Pin It

Add comment

Submit