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La Tabella Pantone delle Razze

di Miguel Martinez

Il mese scorso, raccontavo di come, sopraffatto dall’orrore di consumare e buttare spazzolini da denti fatti di plastica non riciclabile, ordinai un ecospazzolino, legno e bambù.

Lo spazzolino mi arrivò il giorno dopo, in una busta dove c’erano segnate tutte le tappe che aveva fatto per arrivarmi in ventiquattr’ore dalla Cina.

Se racconti una storia del genere, sei sicuro di farti massacrare da destra (“ecosnob che disprezzi gli spazzolini che ci salvano dalle carie!”) e da sinistra (“ecco, appena si trova l’alternativa, ci sputi sopra!“).

Gli spazzolini di plastica saranno di destra e quelli di bambù saranno di sinistra, ma dietro c’è il fatto che sono entrambi parte di un sistema che ci sta portando alla distruzione. E bisogna avere il coraggio di denunciare entrambi.

Considerazioni analoghe sulla questione della “razza” negli Stati Uniti.

Il sistema statunitense, nato nel saccheggio più veloce e violento dell’intera storia umana, ha creato profonde fratture tra bianchi poveri e neri ancora più poveri.

Ha provocato meccanismi da cui è difficile che si possa uscire in un mondo in cui per gli ignoranti esistono solo lavori estremamente precari o la delinquenza, con la tragica distruzione, tra i neri, della stessa famiglia; e dove l’urbanistica dell’automobile ha creato mondi isolati e paranoici (da entrambe le parti), con pessimi servizi per chi abita nel quartiere sbagliato.

E’ un problema quando i bianchi muoiono di oppioidi, ed è un problema quando i neri muoiono di obesità e sparatorie; ed è un problema quando entrambi riescono ad attribuire i loro guai solo all’altro.

Eppure entrambi i mondi riescono a volte ad autorganizzarsi, in modi che non piacciono per nulla ai politicamente corretti dei nostri tempi, ma che funzionano: gang che non sono solo delinquenza ma anche embrioni di comunità, gente che si butta nel fiume, sette paraislamiche, survivalist e prepper, strani movimenti che non si fondano sul vittimismo, ma sulla fierezza di potersela cavare: l’America apocalittica e premillennarista.

Ora, i bianchi poveri sono in massima parte di confusa e dimenticata origine scozzese/nordirlandese, spesso discendenti della semischiavitù degli indentured servants, quelli che i latifondisti hanno cacciato dalle loro terre perché preferivano manodopera schiava facilmente identificabile per la pelle.

Per sbaglio questi bianchi poveri condividono un generico grado di melanina con persone di solito di tutt’altra ascendenza, che sono i bianchi ricchi, abitanti di un pianeta in cui i neri sono praticamente inesistenti.

I Bianchi Ricchi hanno pochi problemi con i neri, per lo stesso motivo per cui i milanesi non devono proteggere le loro dispense delle incursioni degli orsi polari, anzi possono anche coccolarli… da lontano.

Non so se esiste una soluzione, ma certo puntare tutto sulla percentuale di melanina nella pelle non può dare frutti buoni.

La signora Robin DiAngelo è autrice di un libro, che finora le ha fruttato circa 2 milioni di dollari, che parte sfondando una porta aperta – più si sta in alto nella società, meno è probabile che si abbia un trisavolo schiavo – per portare il lettore alla tesi che ogni bianco è colpevole della propria pelle, perché gode degli stessi privilegi dei Rockefeller (anche la DiAngelo, ovviamente, ma il mondo protestante esalta da sempre i peccatori pentiti).

Per portare questo messaggio, l’Università del Wisconsin l’ha invitata a parlare per qualche minuto al Diversity Forum dell’ateneo.

Accanto a lei, come altra relatrice c’era la signora Austin Channing Brown.

La signora DiAngelo ha ricevuto 12.750 dollari per dire la sua e ha questa tonalità di melanina:

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La signora Austin Channing Brown, ha questo aspetto, questo grado di melanina e questo misto molto americano di kitsch, ossessione razziale e violenza:

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A dimostrazione che la Razza Conta, la signora Austin ha preso solo 7,500 dollari per il suo tempo.

Un tempo che possiamo presumere prezioso quanto quello della DiAngelo, quello mio, quello del bianco che vive in un trailer home o quello di una donna delle pulizie messicana.

Una fonte, sicuramente di destra ma che sa far di conto (“se vuoi sapere cosa fa la mano destra, chiedi a quella sinistra, e viceversa”), fa i seguenti calcoli su quanto la DiAngelo, proprietaria di tre case, dal valore complessivo di 1,5 milioni di dollari, guadagni dalla Confesssione dei propri Peccati:

“Mentre ha sicuramente guadagnato oltre $2 milioni dal suo libro, è nel giro delle conferenze che la Robin DiAngelo fa la grana. Una delle agenzie per conferenzieri che la rappresenta ha detto al Free Beacon che un discorso-chiave di 60-90 minuti costerebbe $30,000, un workshop di due ore $35,000 e un evento di una mezza giornata, $40,000.

[…] I clienti della DiAngelo, secondo il suo sito web, vanno da Amazon e la Bill & Melinda Gates Foundation a Unilever e l’YMCA. La DiAngelo farebbe pagare fino a $15,000 per ogni seduta —ad esempio, un intervento nel marzo del 2019, costò all’Università del Kentucky $12,000, e per una telefonata chiede una tariffa di $5 al minuto. Eventi virtuali recenti costano fino a $175 a ticket. Gli eventi privati, da otto a dieci, dove la DiAngelo interviene ogni mese, le rendono probabilmente almeno $1,5 milioni l’anno.”

Comunque qualche nero riesce, in piccolo, a imitarla.

Il signor Ibram X. Kendi, che ha le melanine come la Channing Brown, ma i gameti da maschio, prende fino a 20.000 dollari per parlare a un’università o una scuola.

Senza contare i guadagni legati al suo libro rieducativo, How to Be an Antiracist, noto per le illustrazioni con cui invita i razzisti a “confessare” il loro intimo e inestirpabile peccato originale:

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Anche la Goldman Sachs, dove il 96,8% dei dirigenti sono bianchi, impiega i servizi della signora DiAngelo: già nel 2005, il 65% delle principali aziende americane sottoponeva i loro dipendenti alla diversity training, con una spesa stimata, nel lontano 2003, in otto miliardi di dollari, ma che è esplosa negli ultimi due anni.

Il sito The Tablet, che si occupa sostanzialmente di questioni ebraiche negli Stati Uniti, ma ha spesso informazioni interessanti, racconta delle attività di Pollyanna, un’azienda che ha tra i suoi clienti le 75 scuole più snob degli Stati Uniti.

Pollyanna si fa pagare 1,750 dollari l’ora “to incorporate racial literacy content in the classroom”, facendo innanzitutto in modo che ogni bambino acquisti una profonda coscienza della propria razza dermica:

“Il Racial Literacy Curriculum inizi all’asilo, con bambini di 5 e 6 anni che usano le Tabelle di Colore Pantone per misurare il colore della loro pelle per poter iniziare a vedere se stessi e gli altri attraversi il colore della pelle. “Riconoscere e catalogare il colore è una competenza fondamentale per le prime classi, e sarà la base per discutere del colore della pelle nelle lezioni successive.”

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(su questo brano, ci sarebbero mille cose da commentare, mi limito al bambino di cinque anni, di nome Miguel Martinez, che deve scegliere se “identificarsi” come Latino, Latina, o Latinx, per formare perbene la sua “racial identity”).

 

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Comments

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carlo
Sunday, 02 May 2021 16:48
Ma con la frase "VOI e solo VOI" intendi i compagni di sinistrainrete? Se fosse così mi sembra che sia un'esagerazione, Io a sinistrainrete posso fare solo i complimenti.
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Winston to
Sunday, 02 May 2021 11:48
Questo, carissimi "Sinistra in Rete", Miguel Martinez, Fulvio Grimaldi etc..., è il mondo (distopico) che ci circonda e che VOI, e solo VOI, avete contribuito a creare. Adesso siete una povera piccola minoranza, da "loro" vituperata e disprezzata, perchè avete acceso (purtroppo tardi) il cervello[*].
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