Fai una donazione

Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________

Amount
Print Friendly, PDF & Email

sinistra

Il precariato: una logica capitalistica che distrugge l'essere umano

di MC*

Il lavoro nobilita l’uomo, diceva qualcuno. L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro, recita l’articolo 1, comma 1, della Costituzione.

Che cosa è, dunque, il lavoro? Un mezzo per sopravvivere? È molto di più: è lo strumento attraverso il quale la persona si realizza; è lo strumento attraverso il quale si crea benessere e progresso nella vita del singolo ed in quella società intera.

Perché il lavoro diventi strumento di prosperità e progresso è necessario che le sue condizioni siano tali da consentire al lavoratore di vivere in maniera libera e dignitosa; è la stessa Carta Costituzionale che lo sancisce: Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia una esistenza libera e dignitosa (articolo 36).

Le condizioni di lavoro sono, dunque, il mezzo per una esistenza libera e dignitosa; sono il sintomo di ciò che effettivamente è uno Stato: democratico e attento al benessere dei consociati o frutto di una politica lontana dai bisogni della collettività; sono la spia dei valori che vigono in una società in un determinato momento storico.

Vi sono condizioni di lavoro che sono l’espressione di ciò che è il contrario dello Stato democratico e sociale e tali condizioni hanno un nome ben preciso: sfruttamento e precariato.

Sfruttamento e precariato sono la faccia della stessa medaglia; due solidali compagni di viaggio; due strumenti di oppressione e di distruzione della persona umana; entrambi figli della logica spietata del capitalismo.

Il lavoratore sfruttato è leso nella sua umana essenza, diceva Marx.

Lo sfruttamento rende il lavoratore non più persona, ma merce; non più membro di una società attenta al benessere del singolo, ma bestia sottoposta alle logiche e agli interessi del più potente; non più soggetto economico, ma mezzo asservito ai bisogni dell’economia.

E il precariato che cosa rende l’essere umano? Il precariato è “il figlio prediletto del capitalismo”!

Il precariato non è una condizione di lavoro, non è una tipologia contrattuale: il precariato è una condizione esistenziale che distrugge l’individuo.

Chi lavora in condizioni di precariato vive in una costante situazione di incertezza per il presente e per il futuro; è privato di ogni progettualità, in special modo quella che riguarda la creazione di un nucleo familiare; è privato della speranza!

Chi lavora in condizioni di precariato guarda il domani con grande paura e preoccupazione; guarda il mondo con grande sconforto; guarda lo Stato con diffidenza.

Il precariato toglie dignità all’essere umano; ne decreta il senso di fallimento; lo rende fragile e, a volte, facile preda della tentazione della corruzione.

Ma non solo: di quale considerazione gode un lavoratore precario all’interno della società?

Il precario è senza dubbio un discriminato perché considerato fallito da chi conosce agiatezza e stabilità; è considerato soggetto economico non affidabile ed è, quindi, escluso persino dalle normali transazioni economiche ed è qui che gli viene sottratta ogni possibilità di progettare il futuro.

Progettare il futuro significa acquistare una casa; significa contrarre matrimonio; significa acquistare beni e servizi che contribuiscono al proprio arricchimento culturale e spirituale.

Il precariato toglie al lavoratore tutto ciò che è fondamentale per vivere una vita libera e dignitosa.

Essere liberi significa poter scegliere di non piegarsi alle regole del male per sopravvivere; essere liberi significa poter disporre della propria esistenza senza sentirsi schiavo di qualcuno o di qualcosa; essere liberi significa non dover pensare al domani con preoccupazione ed angoscia.

Il precariato è tutto questo: distruzione della speranza, del futuro, della possibilità di progettare, della possibilità di essere liberi; privazione della dignità; privazione della stabilità; privazione della serenità.

Se questa logica distruttiva, che riduce l’essere umano solo ad una merce che, come tale, può essere gettata via quando si ritiene inutile, è adoperata dallo Stato è il tradimento dei valori fondamentali su cui uno Stato democratico deve basarsi.

E il nostro Stato, purtroppo, adopera questa logica capitalistica: un esempio eclatante è la magistratura onoraria.

La magistratura onoraria è una realtà di sfruttamento e di precarietà; una realtà fatta di mortificazioni della persona umana; di svalutazione di un lavoro delicato e importante per la vita della società intera.

Se c’è un “luogo” dove il precariato, con tutto ciò che esso comporta, non dovrebbe mai dimorare è il mondo della giustizia: questa è la fine della democrazia e dei suoi valori.

Nei paesi che importano schiavi nel loro sfruttamento si ritiene in genere che la migliore economia consista nello smungere dal bestiame umano il maggior rendimento possibile nel tempo più corto (Karl Marx – Il Capitale).


* Giudice onorario del Tribunale di Catanzaro.
Pin It

Add comment

Submit