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micromega

La comunicazione pubblica privatizzata

di Carlo Formenti

Un potere politico sempre più totalitario ha “delegato” ai re della Rete il monopolio di una libertà di espressione fasulla

Parto da una recente esperienza personale che mi ha fatto capire in concreto in quale misura le grandi piattaforme social (Facebook su tutte) stiano manipolando la comunicazione pubblica al punto da distorcerne drammaticamente modalità e obiettivi. Da qualche giorno sono impegnato nella campagna elettorale per le elezioni comunali di Milano nel ruolo di capolista per una forza politica che non nomino (credo che molti di coloro che mi leggono sappiano quale sia, ma evito di dirlo perché non si scambi questo intervento per uno spot elettorale).

Questi i fatti. 1) Mentre scrivo un post (senza usare termini che potessero essere definiti “politicamente scorretti” il testo sparisce di colpo, sostituito dalla scritta “errore di sistema”.

L’episodio si ripete più volte, finché faccio ricorso all’accorgimento di scrivere il post in word per poi copia-incollarne il testo nello spazio dei post; 2) Un post in cui spiegavo le motivazioni della mia decisione di accettare il ruolo di capolista per un certo partito (scritto e pubblicato con l’accorgimento di cui sopra) raccoglie in breve tempo un consistente numero di like, commenti e condivisioni ma, poco dopo, viene cancellato (senza che avessi ricevuto alcun notifica in merito) per inopinatamente ricomparire qualche ora più tardi; 3) Il giorno dopo nuova stranezza: altro post che riceve rapidamente molti like, commenti e condivisioni ma, quando vado a controllare ore dopo, il numero delle reazioni si è magicamente ridotto di due terzi…

Qualche bug? Segnalazioni di utenti che vogliono sabotarmi segnalando come spam i miei interventi? Risposte che potrebbero forse valere per gli “errori” o per la “sospensione” del post, ma non per il taglio di like, commenti e condivisioni. Ma soprattutto queste spiegazioni non convincono perché so per certo (anche attraverso segnalazioni dirette) che cose analoghe (o peggiori, come provvedimenti di blocco dell’acceso al servizio) succedono sistematicamente a danno (guarda caso) di utenti che si collocano in un’area politico culturale sgradita all’ideologia mainstream, inspirata al pensiero unico liberal-liberista. Certo è noto che Facebook ha recentemente dato una stretta ai criteri degli algoritmi che filtrano – e penalizzano drasticamente – la comunicazione politica, favorendo viceversa quella di natura ludico-consumistica (i cosiddetti influencer vanno bene se parlano di gatti, automobili, viaggi, sesso e quant’altro, non se si azzardano a diffondere idee politiche). Ma la sensazione è che ci sia altro, che, oltre agli algoritmi, siano al lavoro un certo numero di “omini”, i quali, a partire dalle segnalazioni automatiche di determinati termini chiave, mettono sotto osservazione – “attenzionano” – pagine e profili di soggetti classificati come “pericolosi” (per gli interessi delle classi dirigenti).

Siamo, insomma, alla fase tre di un’operazione iniziata negli anni Novanta. Prima si è accreditata l’idea secondo cui solo la comunicazione libera, trasparente ed “aperta” delle piattaforme private era in grado di garantire a tutti una effettiva libertà di esprimere il proprio pensiero e le proprie opinioni. Le sinistre occidentali sono cadute in blocco nella trappola, anche perché coltivavano da tempo un’ideologia antistatalista e antipolitica che le induceva a demonizzare il potere politico in quanto tale, invece di lottare per cambiarne i meccanismi e assumerne il controllo.

Poi si è provveduto a concentrare la proprietà dei nuovi media nelle mani di un pugno di gruppi monopolistici (Facebook, Apple e Google sono oggi i padroni incontrastati della Rete, che regnano su una massa di miliardi di “sudditi”). Infine, un potere politico sempre più totalitario, gestito da élite che controllano industrie, finanza, forza militare e media tradizionali ha “delegato” ai re della Rete il monopolio di una libertà di espressione fasulla, che, grazie ai nuovi strumenti di gestione dei social, definisce a priori chi può prendere la parola e chi no. Riaprire spazi reali di partecipazione democratica sarà impresa ardua, che richiederà, in primo luogo, di costruire un alto livello di consapevolezza critica nei confronti del ruolo delle tecnologie digitali, soprattutto in favore delle nuove generazioni, che oggi si presentano disarmate di fronte alla sfida.

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Comments

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Carlo Tarsitani
Friday, 17 September 2021 11:04
Col progredire della crisi economica strutturale gli spazi cosiddetti "democratici" si restringono. Occorre liberare la gente da un'illusione. Viviamo in un'oligarchia sostenuta dalla BigTech. Spetta alle forze in lotta contro il liberal-capitalismo fascista a trovare forme di resistenza più efficaci. Personalmente, mi preoccupo di più per i sommergibili atomici che per le nostre elezioni comunali. Ma nell'ambito autenticamente social-comunista (nel significato originario dei termini) manca l'elaborazione e l'organizzazione. Mala tempora currunt.
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Caddeo Sandro
Thursday, 16 September 2021 12:25
Ho sempre pensato che Molti politici di destra, e purtroppo anche di sinistra, che non sono di sinistra ma sono conservatori, come i politici del PD, possono anche dire quelloche vogliono, e che purtroppo, spesso si danno al miglior offerente al cosiddetto popolo sovrano. La cosa vera è purtroppo la necessità di cambiare profondamenta la società, quella che noi chiamavamo società Socialista che doveva asolutamente, visto che la società Capitalista era dagli anni 70 in poi, in condizioni di moribondo. E purtroppo non ci siamo resi conto che quella era già una verità. E ladestra ha fatto tutto quello che poteva, per evitare che una nuova società migliore in assoluto rispetto a quella che noi abbiamo, potesse finalmente risorgere. Ho letto attentamente l'articolo di Carlo Formenti, e riconosco che quello che lui scrive ci porta ad una visione di società che ovviamente io riconosco, e mi dispiace che chi, invece di rispondegli in termini politici, come fa appuinto qualsiasi persona che fa politica, o fa sindacato, come faccio io, che sono iscritto al Partito Comunista Italiano e nello stesso tempo sono anche nel diretivo Regionale dello Spi Cgil Sardegna, non posso essere d'acordo con chi invece di andare contro chi srive l'articolo, aveva il dovere di rispondere, e non certo attraverso gli insuilti di personaggi che amano questa società e no si capisse ill motivo. Berlusconi è un personagio che ha portato per primo il governo che non doveva mai cambiare, doveva restare nelle mani dei padroni, quelli del riitorni indietro agli anni che ci riportano alla società fascista. E questo è una cosa grave, anzi gravissima. Chiuque sa di avere a disposizione la nostra storia, che dopo la vittoria contro la Dittatura Fascista, grazie alle madri e ai padri costituenti, molti dei quali non ci sono più, e molti sono morti per la libertà del nostro Paese, di noi cittadini, e quella libertà e quegli stessi diritti, e doveri, che prima non esistvani sono tutti scritti nella nostra Carta Costtuzionale. Pertanto certi ragionamenti che sono solo ed esclisivamente da bar, e che pertanto non sono per niente politiici, oltre che di natura non istituzionale, per quanto mi riguarda no interessa a nessuno, tanto meno ai cittadini che hannoo i problemi terribili che tuti conoscno tranne loro. Invece per quanto riguarda Carlo Formenti che conosco da molti anni, io gli chiederei, fermo restando quello che dice sulle problematiche dei social, una cosa moltosemplpice. In una società capitalista è normale che i social vengono utilizzati per trasformare le idee di noi cittadini attraverso la loro capacità di cercare in tutti i modi di cancellare le nostre idee, la nostra Storia. Ma se qualcuno pensa che i social possono cancellare la nsotra Memoria, non lo potranno fare mai. Io che sono di sinistra, lascio a tutti quanti il mio pensiero. Nessuno può cancellarlo. E i social sanno benissimo che quello che penso non poptrà mai essere modificato sulla base della loro possibilità di cambiarmi. Non lo faranno mai, e credo che anche Carlo Formenti lo sa. Quante volte Facebook ha pentato di dirmi che sono esagerato, che non accetto le sue regole. Ma lla fine, i miei amisi stanno dibventando sempre di più e quello che Carlo Scrive, lo lego anch'io, e quello che scrivo io continuo ancora a scriverlo. Per questo io continuerò a leggere i suoi articoli, perchè sulla politca di sinistra io sono completamente d'acordo con lui. Mentre le scemenze che speso si scrivono sui social, ed in modo particolare in Facebook, posso tranquillamente dire che nesuno potrà mai riuscire a cambiare il nostro modo di pensare, soprattutto se appariene al pensiero più forte, sia dal punto di vista politico, sia dal punto di vista storico. Quello che conta è guardare finalmente al futuro perchè è indispensabile che una società che ha portato gli elementi peggiori da troppi anni possa ancora distriuggere il nostro Pianeta. E quello che è accaduto con la Pandemia, lo ha finalmente fatto capire a tutti.
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Romke
Wednesday, 15 September 2021 13:29
Dopo questo lamento perché Carlo Formenti non abbandona la corsa al posticino caldo da pagliaccio al Comune di Milano e non si dedica a tessere una rete comunicativa, se la fa lui libera e di sinistra?
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Fabio Rontini
Tuesday, 14 September 2021 19:05
Ho come l'impressione che la sinistra sia geneticamente impreparata ad affrontare questo tipo di sfide.

Mi basta ripensare a quando, sempre negli anni '90, si affacciò sulla scena politica Berlusconi. Io dicevo a tutti i miei conoscenti di sinistra che sbraitavano, con la bava alla bocca, contro l'apparente imbattibilità del suddetto: magari non lo sconfiggiamo ma cominciamo con lo smettere di guardare canale 5, italia 1 e rete 4. Diminuisce lo share, diminuiscono gli introiti pubblicitari, una bella batosta gli arriva.

Ci fosse stato uno che m'avesse detto sì d'ora in avanti smetto di guardare mediaset! Ogni giustificazione era buona per non fare neanche il sacrificio di smettere di guardare striscia la notizia, il gabibbo ecc. ecc. Tutti pensavano tanto non lo fara nessuno, inutile che lo faccia io. Stessa cosa con facebook: nonostante la consapevolezza degli effetti negativi del mezzo, e l'odio verso la smisurata ricchezza del fondatore, non sia mai che uno chiude l'account o smette di postare! E' da sfigati!

Per me il problema è che manca la volontà di opporsi. Le persone di sinistra sono state sopraffatte da uno stato di indolenza/fatalismo/menefreghismo, che rende impossibile qualunque tipo di mobilitazione/azione politica efficace.
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