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sinistra

La storia in vendita

di Salvatore Bravo

Il comunicato con il quale le Brigate Rosse rivendicarono nel 1978 il sequestro del presidente della Dc, Aldo Moro, è all’incanto in una asta online. Lo si trova sul sito web della Bertolani Fine Art, lotto 43, che ha messo all’incanto il volantino. La storia della Repubblica è in vendita. La memoria è cancellata, le sue testimonianze sono all’asta, per cui gradualmente il patrimonio pubblico è mercificato ed oltraggiato dal nuovo totalitarismo oligarchico e neofeudale. La storia con le sue testimonianze ha il compito di elevare verso ideali che muovono i popoli alla speranza e alla prassi. Senza storia, non vi è popolo, non vi è comunità, ma solo mercato in cui soccombono i più deboli. Ci si muove all’interno di tale logica, si vuole insegnare alle nuove generazioni che il passato è solo un mezzo per fare PIL. La storia è diventata il nuovo mercato del capitalismo assoluto, l’Italia è il luogo geografico ideale dove sperimentare la nuova frontiera. La presenza di un patrimonio storico ed artistico diffuso la rende appetibile ai nuovi investitori disponibili a comprarsi la storia patria per renderla plusvalore con la complicità delle classi dirigenti al potere.

Si tratta di un’autentica rivoluzione antropologica: le nuove generazioni devono imparare che tutto è omologato sulla linea orizzontale della merce, pertanto la storia è parte del grande gioco del mercato. La memoria del passato non deve insegnare a riconoscere i sintomi delle patologie che si ripetono in modo simile nella storia, né deve ispirare ideali e prassi, ma si deve eliminare ogni umana trascendenza. L’unico scopo del vivere civile è l’accumulo di beni in terra, pertanto la memoria è sottratta al suo valore comunitario per essere parte dell’aumento del PIL. La storia termina col valore di scambio, gli esseri umani si ritirano dalla storia, la quale per esserci necessita della compresenza della memoria del passato e della speranza volta al futuro nel presente. Tutto è radicalmente cancellato in nome del plusvalore, trionfa l’individuo astratto che nulla comprende del valore della storia, ma come un novello primitivo si aggira da estraneo nel mondo senza storia e senza significato. Siamo ad un evidente punto di rottura: la decadenza dell’Occidente è nell’incapacità di pensare la prassi e di ispirarsi al passato per dare speranza al presente. Il pensiero è divenuto solo calcolo senza verità e senza vincoli assiologici, pertanto è possibile vendere documenti storici nell’indifferenza generale. Non si può restare sorpresi dalla “normalità” con cui la notizia è stata accolta da storici ed esperti del settore. In una nazione spiritualmente e politicamente viva la storia è motivo di confronto critico, in essa si rispecchia l’intera comunità, poiché dietro ogni grande e piccolo evento vi è un intero popolo che soffre e si confronta con le sue contraddizioni. Mettere all’asta i documenti significa sottrarli agli storici e alla comunità, si privatizza la memoria rendendola possesso di alcuni. I nuovi signori e padroni del capitale stanno assaltando anche il tempo, per cui conquistare la memoria implica sentirsi i padroni del tempo in un mondo senza verità. Siamo dinanzi alla realizzazione compiuta dell’uomo più brutto descritto da Nietzsche. Zarathustra incontra l’uomo più brutto nel silenzio del bosco, l’uomo più brutto nella sua mediocrità ha ucciso Dio, metafora della verità, ma è incapace di creare, pertanto vive in una realtà senza vita, senza forza plastica, è vittima della morte che ha dato, la sua bruttezza è nel suo essere sterile, dal suo pensiero non fiorisce nulla, è custode di un mondo senza vita, in cui tutto è pietrificato. Rammentare le parole di Nietzsche, nella quarta parte di Così parlò Zarathustra, può esserci d’ausilio per comprendere la tragedia antropologica in cui siamo:

“Ma quando ebbe udite queste parole — Zarathustra fu colto dalla pietà; e d’un tratto cadde a terra, come una quercia che, dopo aver resistito ai colpi di molti legnaiuoli, cade pesantemente, d’un tratto, con terrore di quegli stessi che si adoperavano ad abbatterla. Ma in breve risorse, e il suo volto si fece duro.

«Ti ravviso bene», disse con voce di bronzo; «tu sei l' assassino di Dio! Lasciami andare.

Tu non sopportasti colui che vedeva te — che ti vedeva sempre ed oltre, o il più brutto tra gli uomini! E tu ti vendicasti di quel testimonio!».

Così parlò Zarathustra, e fece atto d’andarsene; ma quella forma inesprimibile afferrò un lembo della sua veste e ricominciò a ciangottare e a cercar le parole. «Resta» — disse finalmente.

— Resta! Non passar oltre! Io indovinai quale scure t’ha atterrato! Salve, o Zarathustra, che sei risorto in piedi!

Tu hai compreso, lo so bene, in quale condizione di spirito si trovi colui che l’ha ucciso: l’assassino di Dio. Resta! Siedi qui, vicino a me: non sarà in vano.

A chi dovrei desiderar d’andare se non a te? Resta; siedi!”

Ma non guardarmi! Rispetta la mia bruttezza!”.

Per ritornar a veder le stelle dobbiamo guardare in pieno volto l’uomo più brutto, il quale è in noi, ci appartiene, tutti siamo parte di questa immensa tempesta, in cui il pensiero critico è sostituito dal solo calcolo. Non abbiamo alternativa, si deve denunciare ogni sintomo del male che si estende, che al momento, sembra ineluttabile.

L’essere umano non è solo calcolo, è logos, per cui sicuri che la natura umana si può condizionare, ma non determinare, dobbiamo continuare a vivere la nostra umanità in pienezza e con ciò contribuire a neutralizzare il nulla che avanza nella forma dell’integralismo del PIL e dell’evidente tradimento del dettato costituzionale.

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