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sinistra

Contro la Nato e la Federazione russa

di Antonio Martone

Siamo in guerra contro la Russia. Una guerra non dichiarata per paura del nucleare ma, per il resto, siamo in guerra. Se non ci crediamo, basta sentire i media. La propaganda che va in onda è quella tipica dello stato di guerra, ossia la demonizzazione del nemico. Tutto ciò è aberrante. Senza forze che facciano da mediazione, l'abisso si fa più vicino.

Temo l'escalation. Quando inizia un flagello nessuno ci crede: prima o poi, però, tutti ne dovranno prendere atto. Basta anche un errore. Un piccolo errore, un equivoco, un fraintendimento, una bomba che finisce per caso accanto ad una centrale nucleare, un incidente casuale, e l'Europa e la grande storia del mondo, non esiste più.

L'aspetto tanatologico della guerra nasce dagli impulsi più distruttivi (e autodistruttivi) dello spirito umano. Quando si vuole la pace, però, occorre principalmente non attentare alle condizioni di vita e di esistenza di un altro, individuo o popolo che sia, accogliere le sue ragioni, evitare di cedere alla propria tracotanza e volontà di potenza: non smettere mai di mediare, nella consapevolezza della comune (sebbene breve) appartenenza alla terra.

Era già chiarissimo ad Hobbes (Leviatano, 1651) che gli uomini sono naturalmente portati alla guerra. La pace è del tutto innaturale e necessita di un’enorme capacità razionale, oltre che di un infinito buon senso. Sebbene si tratti di leggi elementari delle comunità umane, non per questo lo sforzo di costruzione della pace appare compreso dalle nostre classi dirigenti che, anzi, sembrano spesso le meno adatte a salvarci dalla ferocia intollerabile dei conflitti bellici.

Oggi, molti fanno finta di ignorare che la pace è “innaturale” e che, per ottenerla, occorrono cure continue: ci si comporta come se la propria arroganza fosse sempre giustificata e, nel contempo, la pace ugualmente garantita.

È innegabile che la Federazione russa, pur nell’illegittimità d’una guerra d’aggressione, evidentemente illegale dal punto di vista del diritto internazionale, abbia dalla sua parte, comunque, delle ragioni storiche e geopolitiche. Tanto per dirne una, nei patti post-Unione sovietica era presente la condizione che la Nato non si sarebbe espansa ad Est. Tutto ciò non è stato mantenuto. Quanti sono i paesi, prima in orbita sovietica, entrati da allora nella Nato? Mi chiedo, ancora, e mi pare che storicamente le risposte siano chiare: gli Usa tollererebbero missili russi a Cuba o in Messico? Sono convinto, peraltro, e mi piacerebbe discuterne, che la guerra in Ucraina sia cominciata molto prima della terribile e ingiustificabile invasione da parte della Federazione russa.

In questo momento, però, tutto questo non mi interessa: non mi interessa più. Ciò che mi sta a cuore ora è la sorte dei civili che muoiono, dei soldati che cadono, delle città bombardate, dei monumenti distrutti, dell'immenso spreco di risorse che potrebbero servire per scopi molto più nobili di quelli, squallidissimi e volgari, di una guerra.

Credo che allora abbiamo il dovere di ricordarci che non serve la causa della pace chi irrigidisce le proprie posizioni e non mostra disponibilità alla comprensione delle ragioni degli altri. La pace - come detto - è frutto di pazienza, di mediazioni continue e non tollera che vi sia una qualsiasi volontà di potenza che si sforza con ogni mezzo di erodere i valori e le condizioni di esistenza degli altri. Il manicheismo produce conflitto non pace. Demonizzare il nemico è l'arma della guerra e non testimonia della ricerca della pace.

L’escalation bellica va assolutamente evitata. Come ogni guerra, più di ogni guerra, un conflitto oggi potrebbe produrre un’eterogenesi dei fini di proporzioni incalcolabili. I russi hanno combattuto e vinto contro l'imperialismo francese-napoleonico; hanno combattuto e vinto contro l'imperialismo nazista; hanno duramente pagato (in termini di vite umane e di distruzioni materiali) la loro lotta plurisecolare contro imperialismi di varia provenienza: se gli euro-americani credono che cederanno ora, si sbagliano di grosso, dimostrando di non conoscere la storia.

Esistono pericoli concreti che vanno nella direzione di un’accentuazione dell’intensità e della vastità del conflitto armato. Peraltro, ricordo che quasi mai una guerra è iniziata avendo ben chiaro in mente come si sarebbe svolta e quale andamento avrebbe preso strada facendo. Quando un flagello inizia, pochi credono sia un vero flagello, salvo le prime vittime: c’è bisogno di tempo per accorgersi di ciò che sta davvero accadendo. La guerra è un fuoco che si accende. Una fiamma che deflagra, cresce su sé stessa e incendia tutto ciò che le sta intorno.

So bene che esiste un'ondata emotiva scatenata contro la Russia. La capisco. La capisco benissimo. Io stesso non dormo bene, e talvolta non riesco neppure a reggere fisicamente le scene violente che siamo costretti a vedere. Devo andarmene da quelle scene. Devo cercare altro ma sono giorni, ormai, che non riesco a pensare ad altro. Mi capita con questa guerra, ma mi è capitato anche in occasione della guerra in Iraq, in Afghanistan, in Siria, nello Yemen ecc. ecc. - per quanto la stampa non presentava allora quelle guerre con l'enfasi con cui viene illustrata e condannata ora quella in Ucraina. Per me, non è così: il valore di una vita umana che si spegne, sia essa appartenente ad un siriano, un iracheno o ad un ucraino, è ugualmente una perdita assurda per l'umanità.

So altrettanto bene, però, che il fuoco non si spegne col fuoco. In questo momento, ciò che conta è soltanto la pace. Non mi interessano ora le ragioni di Putin, né quelle della Nato (sono loro, non dimentichiamolo, che si stanno effettivamente fronteggiando e che hanno messo in mezzo l'Ucraina): mi interessa impedire che, per volontà deliberata, o anche soltanto per errore, possa innalzarsi il livello di intensità di una guerra schifosa.

Il rischio è alto. Altissimo. Basta un'inezia per estendere il conflitto, e magari portarlo a livello nucleare - ciò che potrebbe non avere né vincitori né vinti. Le armi in possesso delle parti in causa sono tali da poter distruggere in pochi minuti il mondo intero. Io sono convinto che ciò non accadrà. Sono altrettanto convinto però che il rischio esiste e nessuno può essere certo del contrario. Il fatto stesso che tale rischio permanga, però, dovrebbe impedire qualsiasi azione che lo accentui e che, invece, non lo riduca.

Non sono d'accordo sulla fornitura di armi all'Ucraina. Non sono io a dirlo ma i massimi esperti di azioni militari e di geopolitica: questa guerra l'Ucraina non potrà mai vincerla contro uno degli eserciti (limitiamoci alle armi convenzionali) più forti del pianeta, ossia quello della Federazione russa che, con ogni probabilità, ha alle spalle anche il gigante cinese. Non sono d'accordo neppure con le sanzioni, poiché queste ultime non raggiungono mai il loro obiettivo (basta conoscere un poco di storia) ma, al contrario, radicalizzano e compattano quegli stessi popoli che vorrebbero mettere alla fame. Per non parlare poi del fatto che la Federazione russa è un paese immenso, con tanti paesi confinanti, forgiato dai ghiacci e da privazioni ultrasecolari, che ha sempre saputo difendersi dalle aggressioni proiettandole, come un boomerang, sul corpo stesso dell'aggressore. Inoltre, queste azioni che io considero politicamente sciagurate rischiano di far voltare una delle teste d'aquila della bandiera russa verso est (anche economicamente) isolando così ulteriormente l'Europa.

Purtroppo, sono costretto a vedere che c'è tanta gente che si sente già in guerra, anche nel nostro paese. Aizzati dai media, sembra di assistere ai due minuti d'odio quotidiani di cui parlava amaramente, qualche decennio fa, George Orwell. Da parte mia, invece, auspico la formazione di un movimento pacifista transnazionale che vada da Madrid a Pechino, capace magari di raggiungere Washington, in grado di ricondurre i leader politici alla ragione: a morire in guerra sono gli uomini comuni, poveracci, gente che magari non la voleva fare. Auspico, inoltre, la formazione di un’identità europea autonoma rispetto a quella statunitense. Se l’Europa intende acquisire un’autentica sovranità, non può farlo se non decidendo (Schmitt docet) in piena autonomia. Se non lo fa, la sua sovranità rimarrà semplicemente quella regionale di un protettorato americano.

La guerra non porta mai giovamento a chi la fa: come detto, sono le persone semplici che muoiono in guerra non i capi di Stato e neppure i generali. Spero che un fronte pacifista di questo tipo nasca, anche grazie alla diplomazia europea, in fondo il terreno dello scontro è casa nostra, si sviluppi e travolga sul suo cammino tutti i fautori di guerre, di sanzioni, i venditori di armi e di morte e coloro che, innamorati della propria volontà di potenza (russi o americani che siano), considerano il proprio popolo nient'altro che: "una somma che talvolta si può anche spendere".

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Comments

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Giuseppe Schettino
Tuesday, 22 March 2022 07:36
Bello, forte, dolorosamente umano ' non bestiale' , 'razionale' , logico capace di resistere alla oscura attrazione della distruzione quando la casa brucia e il fuoco divampa forte da tutte le parti. Intimamente 'leopardiano' nel pensiero che lo sostiene questo tuo intervento sulla guerra. Disincantato al punto da contenere e sopportare in sé 'soffrendo' il doppio impossibile e inseparabile della guerra- pace, del 'Polemos padre di tutte le cose' che con la stessa intensità con cui vuole l'Impossibile della guerra può volere anche l'Impossibile della pace , l'interruzione- cessazione della guerra, l'Impossibile di qualcosa che - al limite cui siamo giunti -crediamo e speriamo possa ancora esistere : l'Uomo e la possibilità sempre minacciata di cercare e salvare se stesso nell'altro uomo.
'Se' questo è un Uomo.
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Carlo Tarsitani
Thursday, 24 March 2022 10:38
Nella lettera di Roger Waters in risposta a una lettera di una sua fan ucraina si parla di una guerra incessante: gli USA sono impegnati bellicamente 2 anni su 3.
In ognuno di questi casi conosciamo le cause apparenti e intravediamo quelle reali (soprattutto il controllo delle risorse materiali ed energetiche). La logica dell'attuale assetto mondiale è questa da parecchio tempo (lo è sempre stata ma oggi le risorse cominciano a scarseggiare). Putin dice che la questione Ucraina è, per la Russia, "una questione di vita o di morte". Temo che sia vero. Dopodiché leggo spesso che la cultura russa non è "occidentale". Sappiamo che non è vero. Il punto è che il contrasto tra grandi potenze con continue minacce militari dovrebbe miracolosamente convertirsi in uno spirito di collaborazione. Ma qui credo che si entri nell'ambito dei problemi derivanti dalla crisi del capitalismo. Infine, c'è qualcuno che si è occupato della ridefinizione del ruolo della NATO dopo il 1991?
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Pantaléone
Monday, 21 March 2022 07:07
Nella guerra commerciale intercapitalista la Nato è diventata una struttura di distruzione dei mercati esteri europei, Iraq, Libia ecc.
L'Europa esporta circa 600 miliardi di euro in Russia, gli Stati Uniti solo 5 miliardi di dollari.
L'Europa pagava il petrolio il 40% in meno al mercato e lo pagava in euro.
D'ora in poi, l'Europa occidentale dovrà pagare il 40% in più per le sue forniture di petrolio e in dollari.
Questo significa un'enorme perdita di competitività e un obiettivo di devastazione dell'economia europea.

Tradotto con www.DeepL.com/Translator (versione gratuita)
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marku
Monday, 21 March 2022 09:05
A quello che giustamente dici a mio avviso c'è un solo perchè logico

la forza del ricatto dell'intelligence amerikana

quanti governi €uropei durerebbero senza la manina stellestrisciata?

partendo dal fattore che il più pulito dei governanti c'hà la rogna
se venissero a galla i giochi sporchi gli ammanigliamenti i doppiogiochismi etc etc etc
tempo due settimane ed abbiamo una crisi di rappresentatività da guerra civile
e questo inizierebbe a far pensare le genti circa la supposta demokrazia e la superiore civiltà occidentale ed il famosisssimo
qui tutti
belli puliti e buoni
lì tutti
brutti sporchi e cattivi

non so se vi siete mai chiesti perchè
la signora merkel è durata così tanto

è perchè la germania sia diventato
il bastione sionista d'€uropa

eppure di lei esistono le foto
dell'appartanenza alla gioventù Comunista della
defunta DDR

https://www.google.com/search?q=merkel+giovane+giovent%C3%B9+comunista&client=firefox-b-d&tbm=isch&source=iu&ictx=1&vet=1&fir=QRBbQvoh-2IaEM%252Cv30esnchHYrKZM%252C_%253BR1_vJHCZnB5F_M%252CutNFTvlLh3iArM%252C_%253BS6dqz5Yz6g1cVM%252CPGtbSHOCyFHd8M%252C_%253BcUMu0BXkdSI-VM%252CyKzBPJ_dNGSjKM%252C_%253BW08X_RnfuiDuTM%252CtvowCRVD4J5yLM%252C_%253BuTQjd80LicffjM%252CjGNLvv6LELgo7M%252C_%253BmFDr9rwnntJQUM%252C2sCpx7zr9j840M%252C_%253BQBf1KgdB9HBHDM%252CDLVhLoKpaRuHKM%252C_%253B_s09wqIj0aexiM%252CvK0JGJiAsYqdvM%252C_%253B_3iKAtepZwbE1M%252CMu424SFGruiKoM%252C_&usg=AI4_-kQAmZap0lEm94qre6RV818Hmnp6Kw&sa=X&ved=2ahUKEwjT6t-Q2tb2AhWUhv0HHe_hB0QQ9QF6BAgkEAE#imgrc=cUMu0BXkdSI-VM


per molto meno sono stati accusati di excomunismo
o di appartenenza ai servizi segreti Comunisti
fior di politici di tutte le nazioni €uropee
e quindi emarginati per sempre


https://albtex.wordpress.com/2012/04/30/una-spia-presunta-che-non-mi-piace-2/


CHE VIVA ROBESPIERRE
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Pantaléone
Monday, 21 March 2022 11:46
Ciao amico,
Penso piuttosto che la posta in gioco delle due macellerie proletarie chiamate guerre mondiali, era di impedire l'emergere di una potente Germania, concorrente dell'impero anglosassone.
Da allora, la Germania non ha più avuto una sua autonomia.
L'unione di Roma, Parigi, Berlino e Mosca avrebbe significato la fine dell'impero.
Da questa osservazione, il resto si dispiega da solo, cooptazione delle élite, terrorismo di controllo, corruzione.
Tutto questo deve essere riposizionato nelle guerre commerciali a morte che le potenze capitaliste stanno conducendo.
I nemici dell'impero non sono né la Cina né la Russia, ma l'Europa, contro la quale l'impero ha ingaggiato una lotta all'ultimo sangue, ma al livello superiore di analisi, è necessario integrare che questo non salverà il sistema globale dalla sua crisi integrale.
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