
Nessuna Europa senza Russia (“Fuck” Nato)
di Nicola Licciardello
Costernati da tragiche foto-notizie, forzati a prendere il partito della guerra, abbagliati dalla perfezione informatica che l’ha prevista, predetta, prefabbricata – più non sappiamo, non vediamo (non ha immagine) tutto quanto l’ha preceduta: uomini e armi, divise e simboli, urla e crepitii, morti e rastrellamenti in Ucraina negli ultimi otto anni. Non esiste, tutto scomparso nel software imperiale che allinea governi e popoli, proclamando la guerra a un solo nuovo Hitler, affamando il suo popolo e cancellando in vergogna un’intera storia e cultura, quella Russa !
Parte integrante della storia d’Europa: etnicamente (la Russia ‘bianca’), storicamente (almeno da Pietro il grande) – non c’è romanzo, poesia, palazzo, sinfonia, Rivoluzione (!) che non sia in profondo intreccio con quelli europei, in un’inscindibile fratellanza, basti pensare alla rivoluzione d’ottobre ispirata a Marx, tedesco d’occidente ! e a tutto lo stesso immenso dissenso sovietico, di cui si nutrono capolavori letterari celebrati anche negli Usa, come Dr.Zivago !
Che cosa dunque ha fissato non solo la separazione tra Russia ed Europa, ma la sua prosecuzione con ogni mezzo, lo sciagurato abisso su cui si è costruita la più costante contrapposizione est-ovest, il più colossale arsenale di fuoco dell’umanità, come un pegno dell’Apocalisse, il folle richiamo del futuro a farsi presente – più che monito, previsione certa ai mortali ! che cosa è successo, che cosa è mancato affinché si compisse invece un destino di comune collaborazione ? Nella cieca contrapposizione odierna sembra sciolta persino la più avanzata delle imprese internazionali, quella della Stazione Spaziale ! Occorre rispondere alla domanda sulla prosecuzione della separazione, perché ormai è in gioco l’intero destino umano.
Certo, sappiamo, il terrore della Rivoluzione bolscevica attanagliò i Poteri d’occidente fin dall’inizio, già prima che finisse la prima, imperialistica Guerra mondiale. La pace di Brest-Litovsk e il suo inventore Lenin, con la “trasformazione della guerra capitalistica in guerra civile” costituiscono la grande cesura della storia occidentale, danno forma alla minaccia che non ha cessato di operare nelle coscienze civili. Eppure c’è stato un momento, quando il titanico impegno sovietico a costi incredibili riuscì a fermare l’avanzata nazista, e allora l’odiato Stalin fu ammesso al dialogo con Roosevelt e Churchill: Yalta. Due contro uno. Forse lì Stalin non seppe approfittare del momento magico, non seppe o non volle chiedere di più: una Conferenza di Pace che ridiscutesse l’intero assetto del mondo ‘liberato’ dal nazismo (non ancora dall’ormai stremato Giappone, su cui a sua gloria in altra vita Roosevelt non sganciò l’atomica). Ma ogni tanto bisogna osare l’assurdo: avrebbe potuto, avrebbe mai voluto, il selvaggio georgiano esporsi a un gioco scoperto dell’Unione Sovietica con i vincenti Anglosassoni, padroni dei perdenti Euroccidentali ? E per converso, era mai pensabile per gli “Alleati” condividere il progetto di un’Europa multipolare, inclusiva della grande Russia ?
Evidentemente, la riposta è un inesorabile no su entrambi i versanti. L’impossibile non avviene mai, però continua a bussare al pensiero, specialmente in una condizione di realtà disperata. Non allora, certo – e nemmeno ora ? Nemmeno dopo tre decenni dal suicidio dell’Unione sovietica, di ogni possibile versione del potere in Russia, di ogni (im)possibile accerchiamento Nato fin sotto il Cremlino ? Soprattutto, dopo l’irreversibile dissoluzione dello stesso ‘equilibrio’ euroccidentale, superficialmente univoco, ma economicamente suicidato pur di dannare qualsiasi proprietà russa ? E reciprocamente, quale futuro per un “dittatore” trascinato davanti la corte Penale internazionale, il suo paese sempre senza bussola, non più comunista non più capitalista non più russo forse commissariato ? E infine, ma in primo luogo, quale conclusione per un’Ukraina fisicamente spappolata, accolta nell’Unione europea ma non nella Nato, politicamente contesa fra ex-nazisti ed euroincerti, divisa dal fratello orso grande-russo e sempre sotto minaccia di una sua vendetta ? Che cosa ha immaginato di meglio la regia americana ? una balcanizzazione eurocontinentale con occupazione a stelle e strisce, quale campo di battaglia per la ‘madre di tutte le guerre’, l’Armageddon contro il nemico finale, la Cina ? Abbiamo già visto questo film, invece della libertà “fecero un deserto e lo chiamarono pace” scrisse un Romano sveglio.
Per tutte queste ragioni, occorre valutare attentamente, senza attaccamenti emotivi, senza pregiudizi o inclinazioni convenzionali (le Tradizioni stesse sono ormai macerie). Occorre un immenso coraggio per il completamente Nuovo, per l’Altro, il coraggio non del solito Occidente, ma di una sua convivenza con altro da sé. Certo, l’intelligenza fa subito storcere la bocca: il gigante russo non vorrebbe subito dettar legge nella fragile Europa ? non avrebbe troppo peso – militare, economico, culturale per i piccoli civilissimi paesi euroccidentali ? Ovviamente. Ma la vecchia alternativa a guida hollywoodiana non è infinitamente più distopica, antiecologica, coloniale ? non sarebbe davvero l’ora di liberare il nostro mondo, russo incluso, da una Nato nata lo scorso millennio contro un Orso che in una Grande Europa non sarebbe più tale ? Un’Europa in cui sarebbe proficua persino la polarità nucleare russo-francese, per non parlare di quella tecnologica russo-tedesca, di quella religiosa russo-polacca, della riunificazione religiosa cristiana ! Un’Europa che non sprecasse più risorse in micro e macro-conflittualità eterodirette, ma che ancora in tempo volgesse le sue immense risorse di Cultura in una matura collaborazione federale.
In effetti, la sola Intelligenza non è tanto intelligente, scriveva un secolo fa Robert Musil.












































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