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lantidiplomatico

La battaglia per l'Iran: una soglia storica decisiva

di Andrea Zhok

La battaglia per l'Iran è ancora sospesa, ma essa ha il profilo di una soglia storica decisiva.

Israele sta esercitando tutta la pressione di cui è capace sull'amministrazione americana per portare l'attacco. Il fatto che una guerra totale difficilmente lascerebbe Israele intoccato non sembra preoccupare né Nethanyahu né gli israeliani, che, sondaggi alla mano, sono maggioritariamente a favore di un conflitto.

Trump ha peraltro accumulato un potenziale bellico del tutto fuori dall'ordinario, francamente sproporzionato per un bluff.

E tuttavia l'attacco, da quanto si evince da più voci, è stato già rinviato due volte.

E le ragioni di questi rinvii sono abbastanza chiare.

Negli ultimi mesi numerosi aerei cargo sono arrivati in Iran dalla Russia e dalla Cina. Che si tratti di consegne straordinarie di armamenti è un segreto di Pulcinella.

La Cina, peraltro, sembra che stia mettendo direttamente a disposizione il proprio sistema di rilevamento aerospaziale, con alcune proprie navi inviate nel golfo Persico, rendendo così virtualmente capace l'Iran di rilevare anche la tecnologia stealth americana.

Per quanto nessuno possa dubitare della superiorità militare del duo USA-Israele, la questione è quanti danni può fare l'Iran e per quanto tempo. Non è affatto certo che gli israelo-americani siano in grado di sostenere danni rilevanti senza essere costretti ad addivenire a miti consigli (come già avvenuto nella "guerra dei 12 giorni").

Il punto di fondo è che la battaglia per l'Iran è la battaglia decisiva per il confronto tra blocco israelo-americano (con gli europei a fare i lacché di supporto) e le aspirazioni dell'emergente mondo multipolare.

Un Iran ridotto all'obbedienza significa per la Cina la fine delle sue prospettive di espansione commerciale ed egemonica. Senza il petrolio iraniano e senza un alleato in medio oriente la Cina si vede rinchiusa in un ruolo di potenza regionale, ruolo peraltro già mantenuto a fatica, con alle porte Giappone, Filippine e Taiwan, tutti sotto egemonia americana.

La Cina si ritrova oggi in una posizone che ricorda per qualche verso la Germania alle soglie della guerra mondiale: ha superato sul piano produttivo e tecnologico il suo grande competitore internazionale (l'Inghilterra per la Germania, gli Usa per la Cina), ma la sua posizione geografica e la mancanza di risorse interne la rende condizionata dall'avversario nelle sue capacità espansive. L'estensione del controllo militare (le colonie inglesi per la Germania, le basi americane per la Cina) miaccia concretamente i propri commerci internazionali e rifornimenti di materie prime.

Nel 1914 la Germania scelse la guerra per togliersi dall'impaccio,e mal gliene incolse.

La Cina, per tradizione aliena da avventurismi bellici, non ha nessuna intenzione di farsi coinvolgere direttamente in un confronto con gli USA, e tuttavia, dopo il colpo americano in Venezuela, non può continuare ad abbozzare, perdendo alleanze.

Se gli USA non attaccano nei prossimi mesi, arriveremo alla campagna elettorale per le elezioni di mid-term, e un conflitto con perdite significative sarebbe una pietra tombale per la presidenza Trump. Peraltro anche ritirarsi senza aver concluso un accordo vantaggioso - le proposte americane all'Iran finora equivalevano ad una richiesta di capitolazione - getterebbe un'ombra sul potere americano.

Dunque tutto fa pensare che l'attacco sia irrinunciabile, con una soglia temporale collocata entro l'estate.

Ma se l'attacco ha luogo, la partita che si giocherà sarà senza esclusione di colpi, con il probabile coinvolgimento di altri paesi dei Golfo (Dubai è nel mirino iraniano) e con la possibilità di "incidenti" diretti tra Cina e USA (la Russia non può permettersi un'esposizione eccessiva per la perdurante grana ucraina).

Questa fase storica ha inaugurato un confronto di tipo inedito, senza più alcun infingimento, senza perifrasi, senza tentativi di giustificazione. L'attività di sostanziale pirateria avviata dalla marina americana (e in parte anche europea) nei confronti degli approvvigionamenti navali da e per la Russia chiarisce il livello dello scontro.

Oramai la questione è solo una pura e semplice questione di forza, e le alternative in gioco sono l'imporsi globale dell'imperialismo israelo-americano o l'imporsi di un nuovo multipolarismo, imperniato su Cina e Russia.

Il balletto americano che non sa decidersi se deve bombardare l'Iran per liberare gli iraniani oppressi o per difendere la potenza atomica di Israele dall'inesistente atomica iraniana, è emblematico di quanto oramai non ci si sforzi neppure più a dar a bere alla plebe la solita sbobba giustificativa moraleggiante.

(Naturalmente con l'eccezione della stampa europea che, sprezzante del ridicolo, continua a presentare l'aggressione del T-Rex israelo-americano agli altri dinosauri mondiali come una crociata per la giustizia e la moralità.)

*Post Facebook del 22 febbraio 2026

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Comments

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Giorgio Stern
Friday, 27 February 2026 12:27
Nella frettolosa ricerca della guerra del volonteroso Trump potrebbe esserci un ulteriore elemento di ansia. Alludo un riaccendersi della crisi 2007/2008, le cui preoccupazioni al proposito compaiono sempre più spesso nella stampa specializzata. Preoccupazioni date dal debito globale (10 volte quello statunitense e tre volte il pil globale) e fatte filtrare a mezza voce, ma più volte, negli ultimi tempi, dalla stessa Lagarde che potrebbero collegarsi alla vagheggiata intenzione di lasciare la presidenza del BCE prima della scadenza del 2027.
Data la volatilità dell'economia capitalista oramai fondata in gran parte sulla speculazione, metterei anche questo elemento nel gioco delle possibilità/probabilità di guerra.
Giorgio Stern
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Lorenzo
Friday, 27 February 2026 05:23
Nel 1914 la Germania scelse la guerra per togliersi dall'impaccio,e mal gliene incolse.

La Cina, per tradizione aliena da avventurismi bellici, non ha nessuna intenzione di farsi coinvolgere direttamente in un confronto con gli USA, e tuttavia, dopo il colpo americano in Venezuela, non può continuare ad abbozzare, perdendo alleanze.


Quando si entra in guerra si sa che si può perdere. Forse Francia e Inghilterra avevano guardato la propria vittoria in una sfera di cristallo? Appena abbandona la critica al neoliberalismo Zhok rientra di filato nello scemenziario politicamente corretto.

La verità è che Russia, Cina e Iran sono governate da delle gerontocrazie inamovibili, abituate a reggersi su fini equilibri di potere e pesantemente avverse a correre rischi. Sono incapaci di reagire proattivamente alla piratesca, arrembante spregiudicatezza degli anglosassoni. Questa è stata una delle ragioni principali del crollo dell'URSS come dell'attuale stallo in Ucraina, con Putin che si è fidato per otto anni delle promesse anglo-franco-americane (proprio come aveva fatto Gorbaciov colle promesse verbali di non far avanzare la NATO) dando ai suoi avversari il tempo per trasformare lo sgangheratissimo esercito ucraino nel secondo esercito d'Europa.

Però stavolta gli ebrei stanno costringendo il loro servidorame a stelle e strisce a tirare un po' troppo la corda. Stanno mettendo la Cina nella stessa condizione in cui hanno messo la Russia col golpe di Maidan. La guerra si avvicina.
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Alfred
Sunday, 01 March 2026 10:35
Che due palle
Gerontocrazie solo a occidente? E quando mai ... basta guardare ai predatori capi e ai predatori succubi per rendersi conto che quanto a gerontocrazia l'occidente non e' secondo a nessuno. Che poi l'occidente sia piu vile e spietato anche questo e' vero. Ma stiamo sempre a confrontare la macelleria.
Esistono altre armi e altri campi di battaglia senza budella sparpagliate.
Basta osservare con attenzione. Ancora oggi gli Usa comprano uranio dalla russia, ancora oggi l'occidente compra terre rare dalla Cina che, per almeno due di queste sostanze indispensabili, ha quasi un monopolio. Senza contare quanto debito usa i cinesi possono usare per fare lavoretti finanziari senza budella fuori, ma di un certo impatto.
Come reagirebbero gli Usa che per fabbricare armi hanno bisogno di terre rare e pure quantita' elevate di chip che non producono? Senza un comparto di produzione armi, quanto resta in magazzino?
Senza uranio per le centrali nucleari leveranno l'elettricita' alla popolazione per far andare fabbriche e costosisdime (energeticamente) AI ?
Sono autonomi fin quando vanno avanti con shale oil con pozzi di rapido esaurimento e devastazione territoriale. Senza contare che lo shale oil e' privato e che se il prezzo si alza in molti esporteranno per lucrare, che fa quindi l'imperatore carota? Socializza nella patria della libera iniziativa sino al collasso?
Davvero questi predatori possono permettersi guerre?
Che le facciamo e' un conto che gli altri non abbiano strumenti per metterli in braghe di tela un altro. Ammesso che abbiano la volonta' di farlo.
Questa volonta' se non l'hanno russi e cinesi dovranno darsela visto il posizionamento dell'iran sotto il sederone geografico sia della russia che della cina, ma la battaglia, se sono furbi (credo lo siano piu di me e parecchi altri) non la combatteranno al suolo.
Grande il disordine sotto il cielo ... la situazione e' eccellente per far crepare entrambi i predatori.
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