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ilchimicoscettico

Società liquide e solide impunità

di Il Chimico Scettico

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/08/liberta-diritti-repressione-dissenso-oggi/8282420/

Devo a Gandini e Bartolini la mia personale scoperta de L'industria del complottismo di Mathieu Amiech, che ha molto pesato su quanto è stato scritto su questo blog nell'ultimo anno. Questo loro articolo mette assieme cose apparentemente sconnesse (la deriva a-democratica degli ultimi anni e gli Epstein files). In realtà sono aspetti complementari di un fenomeno sfaccettato ma univoco negli esiti, quello che Carlo Galli ha definito l'ultimo atto della democrazia.

In quel contesto, ciò che veniva presentato come tutela collettiva si è tradotto, per molti, in un’ulteriore compressione della libertà materiale e dell’autonomia quotidiana. Anche qui, la violenza non coincide soltanto con l’uso della forza fisica, ma con la ridefinizione autoritaria di ciò che è dicibile, visibile e praticabile.

La domanda allora diventa inevitabile: nella diseguaglianza, nella repressione del conflitto e in un contesto di impunità sistemica si può essere liberi? Povertà, precarietà, assenza di diritti sociali e criminalizzazione del dissenso compromettono l’esercizio di una libertà effettiva. Recuperare un’idea di libertà non neoliberale significa tornare a pensarla come condizione collettiva e materiale, non come privilegio individuale.

I legami sociali, territoriali e politici non sono il limite della libertà, ma la sua possibilità. Senza dissenso, senza conflitto, senza la capacità di spezzare la normalizzazione dell’ingiustizia, la libertà resta una formula retorica: utile a legittimare l’esistente, incapace di trasformarlo.

Leggendo l'articolo è tornata a galla nel materiale della mia memoria la modernità liquida descritta da Zygmunt Bauman (Liquid Modernity, 2000). In Bauman la società liquida è una condizione sociale segnata da precarietà e incertezza permanente, in cui le relazioni umane diventano fragili e "usa e getta", coinvolgendo legami affettivi, amicizie e matrimoni. Il lavoro si caratterizza per la sua flessibilità e intermittenza, privo di sicurezze tradizionali - ma Bauman non mette in relazione la precarietà sociale con la precarietà economica messa in atto in occidente da globalizzazione e crisi economiche. Per Bauman la globalizzazione opera collocando il potere a livello globale (le cosiddette élites), mentre la  politica - e in teoria la prassi democratica - rimane ancorata alla dimensione locale, incapacitata, inefficace.

Che la società liquida si sia in larga parte realizzata mi pare sia piuttosto evidente, e altrettanto evidente è che tale trasformazione sociale abbia permesso le prassi di governo e le narrazioni prevalenti.

Gandini e Bartolini dicono che il legame sociale è il prerequisito della libertà, ma l'individuo liquido è sciolto da legami, solutus, e quindi non possiede quel prerequisito di libertà. Da questo punto di vista il paradosso del solutus è che verso il basso produce isolamento e precarietà, mentre verso l'alto produce i legibus soluti, quelli fuori dalla portata delle leggi (non solo Epstein e soci, basta vedere certi pregiudicati e pluricondannati che siedono nel parlamento italiano).  

All'inizio del movimento operaio mutuo soccorso e sindacato nacquero come pratiche di sopravvivenza sociale della classe lavoratrice. Ma la società liquida scioglie i legami orizzontali e senza legami orizzontali è praticamente impossibile sviluppare una coscienza di classe, quella coscienza di classe che che fece nascere il movimento dei lavoratori. Dall'altro lato la liquidità lascia intatte – anzi rafforza – le strutture verticali del potere. La liquidità è selettiva: fluidifica chi deve obbedire, solidifica chi comanda. È funzionale proprio perché atomizza il conflitto mentre garantisce coesione e protezione reciproca alle élites.

Poi occorre notare che in un momento di rivoluzione negli assetti del potere globale alle élites europee potrebbe fare comodo anche un po' di coesione sociale, ma non si può dire che abbiano mai brillato per lungimiranza.

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