Epstein, Yermak e Zelensky
di Thierry Meyssan
Se Epstein sembra aver commesso crimini per il puro piacere di compierli, non dobbiamo dimenticare che lavorava per un servizio segreto, il Mossad. Gli orrori perpetrati sono stati innanzitutto un mezzo per ricattare gli amici. Anche se al momento non ci sono personalità ucraine direttamente coinvolte, numerosi elementi ci costringono a cercare chi, in Ucraina, ha fornito bambini alla rete di Epstein
Il caso Epstein sta scuotendo tutti i Paesi sviluppati. Riassumiamo i fatti: il miliardario Jeffrey Epstein ha organizzato per conto del Mossad e del ramo franco-svizzero dei Rothschild una rete di informatori. Al fine di procurarsi mezzi di ricatto, ha progressivamente coinvolto i personaggi presi di mira (scienziati, finanzieri e politici) in una serie di giochi sempre più atroci. All’inizio proponeva relazioni extraconiugali, poi rapporti con partner sempre più giovani, arrivando infine a coinvolgerli in torture, uccisioni e cannibalismo. Persone che raggiungono posizioni importanti nella società possono sentire il bisogno di verificare il proprio potere; possono misurarlo solo con trasgressioni di pari livello, attraverso pratiche unanimemente condannate, cui si abbandonano senza tema di essere perseguiti.
Questo tipo di ricatto non è nuovo. In Francia abbiamo avuto il caso Doucé (1990) e in Belgio il caso Dutroux (1995-1996). Non è mai stata fatta luce sugli obiettivi di questi ricatti. Ci si è limitati a fare i nomi di alcuni personaggi, ma non sono mai stati arrestati criminali di alto rango. La novità nel caso Epstein è che la giustizia statunitense dispone di nove milioni di pagine di documenti, di cui un terzo è stato pubblicato.
I casi Doucé e Dutroux erano ricatti esercitati dai servizi segreti della Nato. Gli obiettivi non si trovavano solo in Francia e in Belgio, ma in tutta l’Unione Europea. I bersagli di cui ci si è serviti sono stati lasciati in pace, per tenerli a disposizione per nuove operazioni.
Al momento, 25 persone cadute nella rete di Epstein hanno negoziato con il procuratore federale. Hanno versato somme considerevoli per sfuggire alle azioni penali e ottenere che i loro nomi non fossero pubblicati. Nei primi tre milioni di documenti pubblicati, tutti i riferimenti che li riguardavano sono stati oscurati, mentre quelli delle loro vittime compaiono per esteso.
Non sappiamo con quale criterio il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti abbia scelto l’ordine di pubblicazione dei documenti in suo possesso. Per il momento essi coinvolgono solo personalità europee e risparmiano quelle statunitensi. Forse si tratta di una coincidenza, forse di un mezzo per destabilizzare gli alleati, nell’attesa che l’opinione pubblica, disgustata, si scoraggi.
Sappiamo che sono implicati ex o attuali capi di Stato e di governo. Alcuni hanno lasciato trapelare dati economici, finanziari o commerciali, altri segreti politici, militari o diplomatici. Tutti hanno commesso atti che rientrano nella giurisdizione penale e hanno tradito il loro Paese. Il destinatario di queste informazioni era, a loro insaputa, lo Stato di Israele, o almeno una fazione del suo governo.
In modo ricorrente, informatori – alcuni dei quali erano testimoni manipolati, altri malati di mente e talvolta, sebbene molto più raramente, testimoni autentici – hanno denunciato la partecipazione di personalità a culti satanici.
A oggi, l’unico capo di Stato di cui si sa che l’entourage pratica messe nere, tipiche di questo genere di culti, è il presidente ucraino non eletto Volodymyr Zelensky. Da diversi anni circolano voci abominevoli sul suo conto, che però non si riesce a verificare. Tuttavia, il 31 gennaio, Yulia Mendel, ex addetta stampa di Zelensky, ha rivelato che l’uomo di fiducia di Zelensky, Andriy Yermak, ex capo dell’amministrazione presidenziale, oggi destituito, pratica messe nere [1]. Faceva venire maghi chabad da Israele, Georgia e America Latina. Secondo Mendel, «Yermak bruciava erbe, raccoglieva fluidi da cadaveri per fabbricare bambole». Nel giro di due settimane la rete internet ucraina si è riempita di caricature e battute su «Yermak il Mago» che aveva predetto a Zelensky che la Russia non sarebbe mai intervenuta in Ucraina. Con lo pseudonimo di Ali Babà, Yermak era anche a capo di una vasta rete di corruzione, rivelata con l’operazione Midas [2].
Dopo lo spodestamento, Yermak ha ripreso la professione di avvocato. Secondo la stampa ucraina, ogni mattina va in palestra e nel pomeriggio nel suo studio. I giornalisti, che ne seguono ogni spostamento, lo hanno visto recarsi a casa di Oleksandr Kamyshin, direttore delle ferrovie, e di Rustem Umerov, segretario del Consiglio di Difesa e Sicurezza nazionale dell’Ucraina, oggi indagato per il caso Midas. Soprattutto, ha fatto visita a Yevgen Korniychuk, ex ministro controverso della Giustizia, già ambasciatore in Israele dal 2021 al 2023. È il genero di Vassyl Onopenko, presidente della Corte suprema. Infine, Ihor Fomin, avvocato di Yermak, e Yevgen Korniychuk sono andati a far visita a Timur Mindich (socio d’affari di Zelensky, oggi latitante) a Herzliya, in Israele [3].
Nei documenti Epstein pubblicati ci sono molti passaporti ucraini, ma il Dipartimento di Giustizia ne ha oscurato nomi, indirizzi e foto. Inoltre, altri documenti attestano che Epstein si è recato diverse volte a Kiev e ha incaricato il francese Jean Luc Brunel di farvi rifornimenti. Brunel era direttore delle agenzie di modelle Karin Models (Parigi) ed E=MC2 (Miami). È stato incriminato in Francia per sfruttamento della prostituzione e, come Epstein, ha avuto l’eccellente idea di “suicidarsi” nella prigione della Santé. Mindich era anche direttore dell’agenzia di modelle Fire Point (Kiev). Non si sa però quante giovani ucraine e ucraini siano caduti in queste reti.
In questo contesto, l’avvocato Volodymyr Vatras, membro della Commissione giuridica della Verkovna Rada, il parlamento ucraino, il 6 febbraio ha presentato una proposta di riforma del Codice civile ucraino [4].
Oltre a proteggere la reputazione delle persone perseguite per corruzione fino alla condanna definitiva, la proposta di legge abbassa l’età minima per contrarre matrimonio… a 14 anni. Cerchiamo di capire bene di cosa si tratta: se la proposta diventerà legge, sarà impossibile intraprendere, alla luce delle altre leggi, qualsiasi procedimento giudiziario per corruzione di minori o per stupro di giovani dai 14 ai 18 anni. La stampa ucraina parla di «pedofilia» di Stato [5]. Molti ucraini, invocando la Convenzione dei diritti dell’infanzia, hanno aperto petizioni contro questa riforma regressiva [6]. Ma per coglierne la portata è importante sapere che sarà retroattiva e si applicherà a tutti i fatti successivi al 2014, cioè al colpo di Stato di Maidan. Questa riforma abroga le disposizioni del Codice penale ucraino contro la pedofilia [7].
Conoscete un altro Stato al mondo che abbia, oggi o in passato, abbassato l’età minima per contrarre matrimonio con valenza retroattiva? No, ovviamente.
Ricordiamo che il governo ucraino accusa la Russia di aver rapito 900 mila bambini. Mosca, che contesta la cifra, afferma di non averli catturati, ma di averli raccolti sul campo di battaglia e di averli portati in Russia per proteggerli dalla guerra. A oggi, l’Ucraina ha reso pubblica solo una lista nominativa di 339 bambini di cui l’amministrazione Zelensky chiede la restituzione. Dove sono finite le centinaia di migliaia di altri bambini?
La risposta si trova tra quei sei milioni di pagine, tutt’ora segrete, del caso Epstein. Gli esperimenti medici di Hunter Biden sui soldati ucraini vi avevano indignato, i rapimenti di bambini da parte della cricca Zelensky vi faranno vomitare.
Intervenendo alla tribuna della Verkhovna Rada, l’11 febbraio la deputata Inna Sovsun ha dichiarato: «La norma che i membri della Commissione giuridica stanno tentando di far passare, quella sul matrimonio con giovani di 14 anni, è pura barbarie. È contraria al buon senso e alle norme europee. Non sappiamo quanti altri problemi ci siano in questo nuovo codice. Di conseguenza, mi unisco alle richieste degli avvocati di escludere la proposta di riforma del Codice civile dall’approvazione, di riesaminarla attentamente in Commissione, di discuterne con la società e solo allora di sottoporla al parlamento».
Ruslan Stefantchuk, presidente della Verkhovna Rada nonché ideologo di Servitore del Popolo, il partito di Zelensky, si è impegnato molto sia nella stesura del nuovo Codice civile che nella sua difesa davanti all’assemblea parlamentare. È uno scienziato e un pedagogo che si è occupato a lungo di bambini. Anch’egli è implicato nel caso Midas. Ma tutti gli esperti hanno sottolineato che le sue dichiarazioni non sono pertinenti al testo presentato. Stefantchuk la settimana scorsa era a Washington. Il 7 febbraio ha incontrato Riley M. Barnes, sottosegretario di Stato per la Democrazia, i Diritti umani e i Diritti dei lavoratori e gli ha spiegato diffusamente che nessun bambino ucraino è sparito, ma che 900 mila bambini sono stati catturati dalla Russia.
Tornato a Kiev, Stefantchuk ha dovuto affrontare il sollevamento della società civile. Ha ammesso che, vista la situazione, non può sottoporre la proposta di nuovo Codice civile al voto dei deputati. Ma il problema che questa riforma ha tentato maldestramente di seppellire rimane.
Oggi conosciamo solo un terzo del caso Epstein. Quando avremo altri elementi dovremo fare un inventario delle informazioni di cui Epstein disponeva e chiederci come Israele le abbia usate.









































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