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pensieriprov

Vaccini. Scienza. Macchina mediatica

di Sandro Arcais

The cow pock vaccinazioni wikipediaE alla fine hanno ottenuto il loro decreto urgente in assenza di urgenza. La vicenda è emblematica, cristallinamente rappresentativa del saldo intreccio di interessi internazionali, piccoli e grandi, che presiede al governo mondiale, della macchina mediatica che lo copre e ne è strumento e che gli permette di governare “democraticamente” (almeno nei paesi occidentali), della trasformazione della scienza e dei suoi metodi in dogmatismo.

 

La scienza trasformata in dogma

Pochi giorni fa, esattamente il 29 luglio, il Consiglio direttivo nazionale della Società Italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia (SIPNEI) ha reso pubblico un comunicato ufficiale in cui prende posizione sul decreto legge sull’obbligo vaccinale e sul dibattito da esso suscitato. Subito dopo il riconoscimento che è

un dato oggettivo che i vaccini siano una risorsa di prevenzione sanitaria assolutamente preziosa

il documento afferma chiaramente che

La decisione governativa di estendere l’obbligatorietà delle vaccinazioni … non regge ad un esame ravvicinato dei dati e delle premesse su cui si fonda.

La premessa a sostegno dell’urgenza del decreto-legge era una sola, ma declinata in due modi diversi. Il primo modo rimandava alla “verità scientifica” che affermava che per debellare il morbillo definitivamente (perché è stato il morbillo il grimaldello utilizzato dal governo nella battaglia mediatica ingaggiata contro i fautori della libertà di scelta) fosse necessario raggiungere e superare il 95% di bambini vaccinati (la cosiddetta “immunità di gregge”). Il secondo modo rimandava a una ipotetica epidemia di morbillo scoppiata nei primi mesi del 2017.

In riferimento al secondo modo, il documento afferma:

La serie storica dei dati degli ultimi anni e il suo paragone con paesi europei simili, pur senza sottovalutare l’andamento dell’infezione, non confermano l’eccezionalità dell’attuale diffusione del morbillo. Al 16 luglio 2017 (ultimo dato disponibile al momento della redazione di questo documento) si sono registrati 3672 casi1, in tutto il 2013 i casi sono stati di meno (2258), ma nel 2011 sono stati di più (4671). C’è da notare che il massimo della copertura vaccinale si è registrato tra il 2008 e il 2012. (vedi la situazione aggiornata alla prima settimana di agosto)

Il documento passa poi subito a mettere in discussione la premessa generale, cioè che l’immunità di gregge abbia come conseguenza “scientifica” necessaria e automatica il debellamento definitivo del morbillo:

La premessa scientifica, su cui si fonda la decisione dell’estensione dell’obbligatorietà vaccinale, che è costituita dalla cosiddetta “Immunità di gregge”, secondo cui “è necessario raggiungere il 95% della copertura vaccinale per ottenere l’effetto gregge” e cioè la protezione totale della popolazione, presenta molte falle.

L’argomentazione che segue a supporto di tale affermazione è documentata, ricca di dati e ragionamenti rigorosi, ed è soprattutto scientifica nel senso che è confutabile.
La prima falla è che l’immunità di gregge non è necessaria per tutti i vaccini (e quindi, perché renderli obbligatori?). Infatti,

Ci sono vaccini per patologie che non sono trasmissibili da soggetto a soggetto, come il tetano

e altri che

sia per la bassa immunogenicità (che quindi causa una quota rilevante di vaccinati che non rispondono) sia per la scarsa durata dell’immunizzazione anche nei responders, non sono in grado di bloccare la trasmissione dell’agente infettivo.

Ma anche nel caso del morbillo ci sono elementi che mettono in dubbio il totem dell’immunità di gregge. Il documento presenta al riguardo quattro casi che mettono in dubbio tale verità, o almeno la dovrebbero ridimensionare:

  1. la Cina ha una copertura vaccinale del 97%, eppure sono presenti ancora focolai di morbillo;
  2. la Vallonia, una regione del Belgio con una copertura vaccinale superiore al 95%, ha presentato recentemente un focolaio di morbillo;
  3. nel 2015 e nel 2016 il Portogallo, dove la copertura vaccinale è altissima, era stato dichiarato libero dal morbillo, ma recentemente ha presentato un focolaio di morbillo (stesso discorso vale per gli USA e per la Corea);
  4. un recente studio condotto nella Repubblica Ceca ha rivelato che più del 96% di coloro che avevano contratto il morbillo prima dell’entrata in vigore della vaccinazione presentavano gli anticorpi specifici, a fronte del 61-75% delle persone che erano state vaccinate.

A questi casi aggiungerei una considerazione che ho già posto in evidenza in un precedente post, il fatto cioè che non c’è perfetta coincidenza tra livello di copertura vaccinale e incidenza del morbillo né in Italia

vaccinazioneperregione r
morbillocasiregioneagosto

Casi di morbillo per regione (prima settimana di agosto)

né in Europa

morbilloincidenzavaccinazioneeuropa r

Tutti questi elementi portano alla conclusione che

anche il vaccino antimorbillo, con gli anni, tende a perdere la sua efficacia

Ora, qualcuno dirà che ci vuole ben altro per mettere in dubbio una verità scientifica acquisita (ben altro cosa? acquisita come? da chi? Ma lasciamo perdere queste quisquilie), e ammettiamo pure che l’immunità di gregge sia un obiettivo da raggiungere necessariamente per il bene pubblico. In questo caso si impone la questione se l’obbligo vaccinale sia lo strumento più idoneo per raggiungere e superare il fatidico 95%. Anche in questo caso una semplice ricerca scientifica che ha messo a confronto l’obbligatorietà o meno della vaccinazione con i livelli di vaccinazione stessa afferma qualcosa che mette in dubbio le granitiche certezze degli obbligazionisti:

This comparison cannot confirm any relationship between mandatory vaccination and rates of childhood immunization in the EU/EEA countries.

Peccato, vero? Sembra che appena applichi il rigore della ricerca e discussione scientifica alla questione vaccini tutti i puntelli delle sicumerezze degli obbligazionisti cadano.

Ma andiamo avanti.

La domanda che si impone a questo punto è: perché questi elementi, questi dati, risultato della applicazione del metodo scientifico di indagine, non hanno potuto entrare nella discussione sulla opportunità del decreto-legge? Una primo possibile livello di risposta è nelle motivazioni che hanno indotto gli estensori del documento della SINPEI ad attendere l’esito parlamentare del decreto-legge prima di prendere pubblicamente posizione:

Abbiamo atteso a prendere una posizione, sia come Società scientifica sia come singoli, perché, a nostro avviso, s’è infiammato un dibattito di scarso valore scientifico, tendenzioso e, a tratti, estremamente violento. La responsabilità della bagarre è di chi rifiuta i vaccini tout court con motivazioni extra-scientifiche (“è l’industria che condiziona il governo”) e, talvolta, schiettamente antiscientifiche (“I vaccini causano solo danni alla salute”), ma, lo diciamo con rammarico, è anche di chi avrebbe dovuto collocare la discussione pubblica su un terreno pacato, razionale e confortato da prove.

Istituzioni scientifiche, professionali e singole personalità, con l’amplificazione dei media, hanno dato una pessima prova, adottando un atteggiamento paternalistico, dogmatico e, a un tempo, di allarme sociale, bollando con marchio d’infamia tutti coloro che, anche in sede professionale e scientifica, hanno espresso valutazioni articolate e di merito sui singoli vaccini (efficacia, dinamica, costi-benefici etc.), fino al punto da sottoporre a procedimento disciplinare, conclusosi con la radiazione dagli Albi, alcuni medici critici.

Quello che si nota, a parte un certo fastidioso cerchiobottismo e una altrettanto fastidiosa schifiltoseria, è l’allusione a una generica violenza del dibattito che trova però nel proseguo del testo citato un’unica concretizzazione nel potere politico, medico e mediatico che ha bollato “con marchio d’infamia tutti coloro che … hanno espresso valutazioni articolate e di merito sui singoli vaccini …, fino al punto da sottoporre a procedimento disciplinare, conclusosi con la radiazione dagli Albi, alcuni medici critici”. Insomma, ci voleva molto coraggio personale a esporsi pubblicamente con una posizione critica nei suoi confronti prima della conclusione dell’iter del decreto-legge.

Ma com’è che tutto questo dogmatismo poco scientifico, tutta questa violenza e intimidazione, tutta questa evidente isteria in assenza di reale urgenza non hanno suscitato sospetto e resistenza nell’opinione pubblica, e in particolare in quella parte dell’opinione pubblica più istruita, progressista, di sinistra? Al contrario, l’istruito, progressista di sinistra, spesso, nei social, è stato in prima linea nell’appoggiare il decreto-legge, nel lanciare anatemi, nel combattere l'”oscurantismo medievale” di coloro che si opponevano all’obbligatorietà dei vaccini.

Qui veniamo alla seconda questione.

 

La macchina mediatica …

… ovvero la presstituta, per usare un neologismo, inventato da Paul Craig Roberts, che funziona benissimo anche per un italiano che non conosce l’inglese. Il fatto è che la maggior parte del “popolo di sinistra” legge La Repubblica delle Banane, e gli altri si costruiscono un’opinione sul Corriere della Serva o sullo Zerbino del Padrone. I più lobotomizzati si fanno asfaltare il cervello (quel poco che gli rimane) dalla tv. Rimangono solo le mamme con figli piccoli, in cui le “viscere” prevalgono sul “cervello”, la preoccupazione sulla manipolazione intimidatoria.

Sul controllo da parte degli spioni inglesi sull’informazione in Italia sin dalla occupazione Alleata del Meridione ha detto una parola definitiva Giovanni Fasanella nel suo Colonia Italia. Sulla dipendenza economica di tutte le maggiori testate italiane dalle banche e quindi dalla finanza ha scritto Luigi Zingales. Sulla vera e propria orchestrazione della campagna di stampa in appoggio del decreto-legge, sull’unisono delle tre maggiori testate, sulla medesima tempistica e vocabolario ho scritto io.

Alla domanda “Che cos’è il mainstream?” Giulietto Chiesa risponde con queste parole:

siamo nella situazione della comunicazione mondiale centralizzata … quello che si vede in superficie sono i proprietari, Murdock, la BBC, la CNN … ma non contano granché. Anche loro sono stati messi su dei binari da un sistema centrale unificato della comunicazione … L’informazione è unificata. Noi tutti, Italiani, Francesi, Tedeschi, siamo immersi in un flusso informativo che viene deciso da un centro, o alcuni centri, molto limitati di persone, i quali determinano l’agenda del giorno … E questa qualche parte [i centri che controllano il flusso informativo] … sono i servizi segreti … L’informazione anglosassone determina tutta l’informazione dell’Occidente e gran parte dell’informazione mondiale. Se tu stai dentro questi binari, vai bene. Se tu esci da questi binari, esci dal giornalismo … mainstream … Se tu stai dentro, tu sei costretto a raccontare bugie … perché loro selezionano i quadri … Questo mainstream è potentissimo, è invalicabile … Ci sono interi uffici che lavorano per nutrire il mainstream di notizie false, di notizie mezze false, di notizie false per un terzo, a seconda dei casi. E queste notizie diventano norma. Ormai nel giornalismo contemporaneo … non c’è più il criterio della verifica delle notizie. (vedi l‘intero video)

Appunto.

Se tutto quanto detto ha un qualche fondamento, la domanda che necessariamente qualsiasi cittadino (cittadino, dico) dovrebbe porsi è: ma come posso fidarmi di questa mastodontica fabbrica del consenso? Come non farmi sfiorare dal dubbio che perseguano uno scopo diverso da quello di informarmi? Come non arrivare all’umile e realistica conclusione che, data l’incommensurabile sproporzione di risorse, conoscenze, competenze e strumenti a disposizione di questa macchina in confronto a quelli a disposizione di un singolo individuo, io sono sempre in pericolo di essere manipolato?

Solo l’energia insopprimibile e “irragionevole” delle viscere materne può opporsi a questa macchina da guerra. Al contrario, lo spocchioso sentimento di superiorità che domina l’elettortipo istruito, progressista e di sinistra (in tutte le sue versioni, anche le più radicali) lo espone ad essere infiocinato dalla macchina manipolatoria mediatica mondiale senza neanche che se ne accorga. È tanto sicuro (l’elettortipo istruito, progressista e di sinistra) del suo senso critico, della sua indipendenza intellettuale, della sua capacità di non farsi influenzare che, abbassando le soglie della vigilanza critica, alla fine si ritrova a pensare pensieri costruiti per lui mentre è convinto che siano farina del suo sacco.

E per oggi è tutto, gente!

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Comments   

#1 francesco Zucconi 2017-08-19 23:57
Ottimo articolo che condivido integralmente! Mi preme assai associarmi agli elogi circa i lavori di Cereghino e Fasanella che, effettivamente, hanno aperto una fenditura nella grande muraglia del controllo Anglosassone sull'Italia.
A questo punto per chi vuol capire... Non ci sono più scuse!
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