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I ragazzi hanno mangiato la foglia

di Enrico Euli*

C’è un modo migliore per togliere ai ragazzi il peso della scuola: dichiarare bancarotta e chiuderla. Inutile e ridicolo proseguire a rendergliela più appetibile, ciurlando nel manico o occhieggiando ai loro presunti bisogni (di meno compiti a casa, di poter usare lo smart phone in classe, di linguaggi più moderni e alla moda, etc etc).

La confusissima ministra che propone la riduzione sperimentale delle ore di scuola media inferiore e superiore e la fine dei compiti a casa per la primaria è la stessa che straparla dell’ennesimo innalzamento dell’obbligo scolastico a diciotto anni. Ministro, lascia perdere, lascia stare. Non ne sai e non ne capisci. La formazione dei giovani ormai passa solo casualmente nelle aule, e solo per obbligo. Se fosse volontario andare a scuola, non ci andrebbero neppure gli insegnanti. Si fanno gli amiconi sulla pelle dei ragazzi, educandoli all’accondiscendenza e alla facilità di poter ottenere tutto quel che vogliono, mentre si accrescono le richieste di competizione, le lotte e la spinta alle gerarchie, e ritorna l’autoritarismo in politica.

Si confonde la democrazia e la libertà con la facilitazione e la riduzione dei conflitti di superficie, mentre si accentuano quelli di classe e tra generazioni, nella loro più terribile e bieca sostanzialità. Mai generazioni intere di giovani sono state tanto traviate e prese per il culo dagli adulti quanto quella attuale. Generazioni che si trovano nel nulla e si troveranno nella guerra, e che non capiranno neppure dove e come ci sono finite, protette dal silenzio e dalla collusione di genitori e insegnanti che proseguono a fare gli struzzi, ad assecondarli nel loro isolarsi tecno-indotto e fottersene di tutto e tutti, per poter fare lo stesso con loro.

Ma non servirà a nulla. I ragazzi hanno mangiato la foglia e sono colmi di cinismo e disincanto, permeato soltanto da una melassa sentimentaloide. Sanno di dipendere totalmente dalla famiglia, la parassitano sinché ce ne sarà, e sperano che qualcuno gli dia prima o poi successo e denaro, e non certo per meriti scolastici. Hanno capito che il resto è solo retorica. Che la scuola e l’università se ne fregano degli studenti e non esistono per loro. Anche le riforme che si stanno facendo da tempo servono solo alle aziende, al mercato del lavoro e della finanza, ai calcoli statistici sulla disoccupazione presunta o reale, a quelli che fanno i calcoli sulla pelle dei popoli.

Gli studenti, così come i clienti nel mondo del consumo, sono l’ultima ruota del carro. Devono limitarsi a obbedire e, se possono pagare, a comprare la merda che gli viene propinata per istupidirli sempre di più. D’altra parte, i bisogni sono stati ben costruiti, e i conflitti messi in cantina. La trappola è perfetta e ben studiata, e i dispositivi (in primo luogo proprio gli smart-phone) fanno il loro sporco lavoro.

L’unica scuola sensata sarebbe una scuola tutta centrata sulle relazioni, e sui corpi, una scuola che resiste all’omologazione e alla riduzione della vita a tecnica. E di quanto ne avrebbero bisogno giovani e grandi… E invece la mistificazione continua: ora anche le Università si mettono a parlare di flip lessons (e plof e plaf) per potenziare gli smart skills e compagnia cantante. Il tutto servirà soltanto a svuotare ulteriormente le lezioni e a renderle funzionali all’e-learning: si risparmierà, non ci si incontrerà più, si lavorerà a casa, in gruppi virtuali e in rete, e si andrà a dare l’esame, magari solo con dei test di verifica, e neppure in presenza.

Dietro tutto questo gran parlare di cooperazione e comunicazione, vi è soltanto il fine di far fare all’istruzione l’ulteriore passo verso la sua definitiva trasformazione in un mero assemblaggio di tecnologie didattiche miranti all’efficienza produttiva e alla competizione tra centri di studio e ricerca sempre più specializzati, razionalizzati e post-umani. Mentre cerchiamo di umanizzare i robot (con risultati relativamente scarsi) ci impegniamo per robotizzare il vivente (con esiti davvero rapidi e ragguardevoli).


* Ricercatore alla Facoltà di Studi Umanistici dell’Università di Cagliari, in cui è docente di Metodologie e tecniche del gioco, del lavoro di gruppo e dell’animazione. Ha pubblicato vari testi ed articoli, l’ultimo: Fare il morto (Sensibili alle foglie). Ha aderito alla campagna Facciamo Comune insieme.
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