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arianna

La vera epidemia del nostro tempo è la sindrome della “vita di merda”

di Claudio Risé

Due nuovi studi spiegano la prima causa di morte dei maschi americani under 50: pensare che la propria vita sia orribile annienta il corpo e la mente. Tra gli effetti più rilevanti c’è la diffusione degli oppioidi.

"Sindrome della vita di merda" (shit syndrome) è il nome, non finissimo ma espressivo, della nuova epidemia che angoscia l'Occidente. Per ora ne parlano soprattutto gli scienziati anglosassoni, ma è destinata a inquietare l'intera opinione pubblica. Sono stati i medici americani (i primi ad accorgersi della sua diffusione), a chiamarla così. Oggi è la prima causa di morte per i maschi americani sotto ai 50 anni, e il suo forte sviluppo sta ormai riducendo l'aspettativa di vita, dopo più di un secolo di continuo incremento.

A indicare la nuova tendenza sono stati gli USA, il pesce pilota che segnala sempre dove va il mondo occidentale. È infatti lì che la vita (dei maschi soprattutto) si sta accorciando, già qualche anno. A documentarlo è stato il premio Nobel Angus Deaton, in una ricerca fatta con la moglie Ann Case. La settimana scorsa sono arrivati però anche i dati inglesi, pubblicati dal British Medical Journal. Anche in Inghilterra, dopo gli Usa, la riduzione dell'aspettativa di vita ha raggiunto ormai i bianchi, finora al riparo dalle malattie che prima mettevano a rischio la vita di neri e ispanici.

A provocare la "shit syndrome" è la percezione e l'esperienza della "vita di merda": l'impressione che la propria vita non valga nulla, sia orribile e stia diventando un insopportabile peso. Questo sentimento di resa riduce progressivamente anche la resistenza del fisico verso le altre malattie, e abbassa le difese immunitarie dell'organismo, assieme a quella psicologiche. Si apre così la strada allo sviluppo di infezioni e a medicinali potenti e spesso tossici per contrastarle, preparando morti precoci.

La "vita di merda" non è però una fantasia o un'immaginazione: è la condizione di vita di ampi settori della popolazione. Come hanno dimostrato le ricerche: "a uccidere queste persone non è solo la povertà, ma la crescita di una povertà relativa in un'era di crescenti diseguaglianze, con tutti gli effetti ad essa collegati". La frustrazione ha basi materiali, reali, molto visibili. È comunemente riconosciuto che le condizioni sfavorite di vasti gruppi di cittadini siano state fra le cause della Brexit inglese, come dell'elezione di Trump: entrambe spinte dalla diffusa richiesta di cambiamento del modello socio-economico seguito negli ultimi decenni.

Una delle cause più rilevanti della shit syndrome è l'epidemia da oppiodi che da anni affligge l'occidente, a cominciare dagli Stati Uniti, dove è stata dichiarata dall'amministrazione Trump "emergenza sanitaria nazionale". Si tratta della continua crescita dei decessi per overdose o gravi intossicazioni croniche da farmaci oppioidi come antidolorifici, eroina e fentanyl, assunti dietro prescrizione medica ma anche senza di essa, spesso per dolori gravi ma sempre più anche per "intrattenimento", cioè per sottrarsi ai problemi della vita quotidiana. Le overdose da droghe e farmaci, prima causa di morte nelle persone (soprattutto maschi) con meno di cinquant'anni, uccidono molto più di tutti gli incidenti stradali e i morti da armi da fuoco messe insieme.

"La nostra gente sta morendo, Presidente", ha ricordato a Donald Trump il Governatore Chris Christie, Presidente della speciale "Commissione sulla crisi da oppiodi". "Più di 175 vite perdute ogni giorno. Se un'organizzazione terroristica uccidesse 175 americani ogni giorno, non dovremmo forse fermarli?" Trump è d'accordo, ma non è semplice. Tra le molte cose fatte, ha chiesto la scorsa settimana una legge per multare alcuni produttori che hanno politiche commerciali spregiudicate, tra le quali aziende cinesi che invadono gli USA con il potente antidolorifico fentanyl. Ma il dipartimento della Giustizia, e molti interessi organizzati, frenano. Il congresso ha calcolato che un intervento serio richiederebbe un investimento di 100 miliardi di $ in 10 anni.

Ad essere colpiti dalla shit syndrome, che è insieme medica ed esistenziale, sono persone in situazione di "povertà relativa" nel senso che hanno di che sopravvivere, ma un'educazione e formazione insufficienti. È ormai un'importante fetta di americani e inglesi cui l'assenza di competenze professionali consente solo lavori umili e scarsamente remunerati, senza certezze di continuità. Vivono in case e quartieri poveri e malsani e non hanno prospettive di miglioramento. D'altra parte sono continuamente provocati dalla narrazione diffusa da tutti i media e anche da opinionisti e autorità che raccontano di vite ricche, piene di piaceri, fortunate. Anch'essi frequentano le mappe dei consumi, con la vista delle vetrine splendenti nelle strade dello shopping. Ma possono acquistare quasi nulla; né hanno le esperienze educative e culturali e le risorse necessarie a darsi una dignità diversa dai modelli correnti.

Angus e Anne Deaton descrivono le vittime di questa sindrome come intrappolate in uno "svantaggio cumulativo" rispetto agli altri gruppi sociali in tutti gli aspetti decisivi della vita, dal lavoro alla vita sentimentale e il matrimonio, alla crescita e educazione dei figli. Ciò fa sì che scivolino anche fisicamente in abitudini, stili di vita e soprattutto dipendenze da droghe, sostanze intossicanti, sedentarietà, diffuse e presenti anche in altre fasce di popolazione, ma che nel loro caso portano a rischi più gravi, con gli esiti infausti documentati dalla cronache e dalle statistiche.

Queste difficoltà esistenziali, insieme alla mancanza di energie capaci di produrre orientamenti diversi, instaurano fin dall'infanzia-adolescenza le prime dipendenze, in genere da alcol e droghe, che producono poi i primi indebolimenti nell'organismo: nella funzione epatica, renale, il sistema nervoso, le capacità cognitive. L'organismo debilitato perde così ogni spinta: si fatica a vedere una vita diversa e si scivola nella sedentarietà. Ci si muove meno, o niente. Ciò condiziona anche l'attività cerebrale, che rallenta e si avvia a una pigrizia ideativa che rende gradualmente impossibile anche solo immaginare una vita diversa. La sedentarietà e la stasi psicologica e affettiva tendono così, gradualmente, ad arrestare la vita delle persone. Il fisico, oltre alla psiche, sviluppa sclerosi e processi degenerativi. Oltre alle patologie epatiche, renali, al diabete e alle altre indotte dalle sostanze e da cibi scadenti, junk food, iperdolcificati e adulterati, prendono così forma i disturbi circolatori, e con essi le reazioni mortali: le overdose da droghe, gli infarti del cuore e degli altri organi che non ce la fanno più.

Per questo si riduce l'aspettativa di vita, per ora soprattutto nei grandi centri della civiltà occidentale, Usa e Inghilterra. Gli adolescenti che non hanno studiato né lavorato negli anni 80 dell'edonismo trionfante arrancano verso i cinquant'anni, con tutte le gravi ferite fisiche e psichiche della loro esistenza ai margini, e la loro voglia di uscire dalla "vita di merda", cui danno sfogo anche col suicidio, in costante crescita fra i maschi bianchi. Se non viene rapidamente promosso un altro modello di sviluppo la shit syndrome rischia però di coinvolgere fra non molto anche altri paesi, come l'Italia, dove masse di giovani inattivi stanno oggi ripercorrendo le stesse strade passive e senza sbocco degli adolescenti invecchiati dei paesi anglosassoni.

Occorre cambiare strada: certamente il "modello di sviluppo", ma anche il modo di viverlo. Non si può più sentire la sofferenza, il dolore, l'emarginazione solo come uno scacco da attenuare con droghe e antidolorifici, come hanno fatto i giovani anglosassoni dalla metà degli anni 70. È indispensabile farne una provocazione a diventare più forti. A reagire, per diventare non solo vittime dell'esistente, ma protagonisti di un cambiamento.

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Comments   

#4 Giancarlo 2018-09-03 14:37
Problema noto da,2500 anni. Da Parmenide. Più di recente studiato da Leopardi e dall'ottimo Severino. In fondo e’ vero che si muore soli così come si vive soli. Ognuno e’ solo ...
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#3 Eros Barone 2018-09-02 14:38
La terzultima virgola è di troppo, quindi leggasi: "...stato di cose presente configurandosi come...". Mai sottovalutare l'importanza della punteggiatura.
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#2 Eros Barone 2018-09-02 14:32
I presupposti in base ai quali pensano, comunicano ed agiscono gli intellettuali subalterni al dominio di classe della borghesia imperialista, giustamente stigmatizzati da Riccardo come esempi di "negligenza criminale"; quei presupposti, dicevo, sono antitetici alla cultura (se per cultura si intende una "Welt-und-Lebensanschauung", ossia una concezione del mondo e della vita storicamente alternativa a questo mondo e a questa vita). E sono antitetici alla cultura così intesa perché, in buona sostanza, la riducono, snaturandola e vanificandola, ad evasione, adattamento, mistificazione e intrattenimento, ossia ad altrettante varianti dell’accettazione dello stato di cose esistente. Le difficoltà dei marxisti e dei comunisti (due termini che vanno distinti e che raramente costituiscon un'endiadi) nascono oggi dal fatto che essi sono chiamati a garantire la presenza della critica in assenza della crisi. In genere, la nozione di "crisi di civiltà" è usata, come accade nell'articolo surriportato, da chi contesta lo stato presente delle cose. Tuttavia, il concetto di crisi è un concetto semanticamente 'forte', che segnala uno stato di profondo squilibrio, un processo distruttivo inarrestabile, una variazione radicale del parametro della 'crisi' (sempre latente nel sistema di produzione e di scambio capitalistico) rispetto a quello della 'normalità'. Se la si definisce in questi termini, io ritengo che non siamo ancora di fronte ad una "crisi di civiltà". Ciò spiega perché la critica marxista e/o comunista non è credibile per i più e perché, di conseguenza, sconta l'impossibilità di diventare maggioritaria. Né va dimenticato che la civiltà occidentale ha esportato la crisi fuori di sé (cfr. le tre guerre civili mondiali) e, quando è costretta ad importare gli effetti delle spoliazioni e dello sfruttamento da essa perpetrati nel Terzo Mondo (come accade con le migrazioni), risponde, in larghi settori della società, con il razzismo, la svolta reazionaria e la fascistizzazione. In conclusione, il "disagio di civiltà" investe i singoli, e non a caso è secondo questa accezione che viene diagnosticato e curato, ma (almeno per ora) non esplode come ribellione collettiva allo stato di cose presente, configurandosi, a tutti gli effetti, come vera e propria crisi.
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#1 Riccardo 2018-09-01 17:46
Protagonisti del cambiamento?

Ma verso che cosa, se anche chi ha studiato ed è un intellettuale non ha capito i termini principali della crisi che stiamo vivendo.

Chiedete a Revelli se si intende di banche centrali.

Certo, il mio potrebbe sembrare un discorso che non c'entra con l'articolo in questione, invece purtroppo temo di si.

Perché se politicamente non si propone qualcosa che possa realmente cambiare l'attuale situazione economica e politica, ma si ripropongono i soliti triti e ritriti luoghi comuni, non c'è speranza di creare una adeguata linea politica che dia effettiva speranza di cambiamento.

Gli intellettuali di sinistra hanno paurosamente abdicato ai loro obblighi verso la popolazione (se intendevano cambiare qualcosa ovviamente) fornendo false vie e di fatto mandando ogni reale opzione di cambiamento su un binario morto.

Credo che si possa parlare in questo caso di negligenza criminale.
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