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Sinistra? No grazie

di Rete dei Comunisti

In questa – particolare e cupa – estate italiana caratterizzata da tragedie più o meno annunciate e, soprattutto, dalla rinnovata azione razzista di Salvini e dei suoi sodali di governo inizia a fare capolino un fantasma che pensavamo si fosse dissolto nel tumultuoso gorgo dell’ultimo ciclo della vicenda politica del nostro paese.

Stiamo parlando della “sinistra” ossia di quel consumato caravanserraglio di cui, forse un po’ “ingenuamente”, pensavamo di esserci liberati dopo la lunga serie di disastri politici e sociali di cui è stata foriera e soggetto attivo a tutto campo.

Nell’evocare tale spettro ci vengono a mente l’inenarrabile sequenza di atti e di processi politici che hanno contribuito – non poco – all’attuale condizione di frantumazione della società, di perdita di ogni elemento di unità politica e materiale della classe e, particolarmente, all’affermarsi dei vari totem ideologici ed identitari (la competitività, il trionfo del mercato, la difesa dell’Azienda/Italia, la superiorità dell’Occidente…) su cui, da oltre un trentennio, la “sinistra” ha costruito la sua narrazione e la sua idea di società e di relazioni.

Confessiamo di aver avvertito i brividi nell’ascoltare le, consumate, dichiarazioni della Boldrini sulla necessità di un “soggetto unitario di sinistra”, dell’amerikano Walter Veltroni che si sforza di dare “consigli agli amici”, dei guru Eugenio Scalfari e Massimo Cacciari che, dalle colonne de “la Repubblica” e del “Corriere” dettano la linea.

Insomma abbiamo la sensazione di rivivere un incubo a cui ritenevamo di essere sopravvissuti seppur malconci.

E’ bastata una manifestazione contro la venuta del premier ungherese Orban a Milano per rimettere in moto, strumentalmente, questa vera e propria mucillagine la quale – senza alcun senso del ridicolo e del pudore – si è riscoperta “antirazzista”, “europeista” e “civile”.(con tanto di ostentazione delle bandiere dell’Unione Europea che hanno orgogliosamente sfilato accanto a quelle del PD e della CGIL)

Eppure basterebbe – in questa fase caratterizzata dall’opacizzazione e dalla rimozione di ogni forma di memoria storica – ricordare, specie alle giovani generazioni, le “perle” prodotte da questa “sinistra” lungo oltre 30 anni (senza voler andare troppo indietro nel tempo!) in cui sono state, scientemente, affossate tutte le possibilità di avanzamento e di affermazione (badate bene non stiamo parlando della Rivoluzione!) degli interessi, storici ed immediati, dei settori popolari della società.

Da qui, dunque, il rifiuto ed il rigetto netto di ogni pulsione, consapevole e/o inconsapevole, di rieditare una impossibile, quanto suicida, “nuova stagione della sinistra” la quale, in ogni sua versione – compresa quella patinata, ma più subdola, de “l’Espresso” e del Maresciallo Roberto Saviano – si configura, e si caratterizzerà sempre più nel prossimo periodo, come una sbiadita riverniciatura rosè di un involucro politico profondamente antisociale ed antipopolare.

Da comunisti – che non amano trastullarsi nel cielo dell’impotente astrazione (ideologistica) ma che hanno come linea di condotta agente l’intervento organizzato nei settori sociali – suoniamo un esplicito campanello d’allarme politico verso quanti potrebbero restare disorientati o, peggio, affabulati da questo indecente revival.

La necessità di una opposizione seria al governo giallo/verde e al complesso dei dispositivi dell’Unione Europea, la costruzione di un movimento antirazzista percepito – a partire dai proletari autoctoni del nostro paese – come uno strumento utile per il miglioramento delle generali condizioni di vita e di lavoro ed, infine, la definizione di blocco sociale che aspiri ad un alternativa di rottura sistemica sono elementi programmatici che si collocano, oggettivamente, fuori dal campo, politico e pratico, della “sinistra” in ogni sua sfumatura.

Non sarà semplice e lineare ridefinire – teoricamente ed organizzativamente – una possibile Rappresentanza Politica degli interessi dei ceti subalterni della società ed occorrerà farlo in maniera controcorrente attraverso una cesura definitiva con gli antichi codici e vizi della “sinistra” (l’elettoralismo, l’istituzionalismo, l’autonomia del politico, l’elitarismo).

Una alternativa popolare, di classe ed anticapitalista potrà – finalmente – configurarsi intrecciando e connettendo le lotte, il conflitto politico, sociale e sindacale, l’indispensabile battaglia delle idee ma, prima di tutto, ancorandosi all’autonomia ed all’indipendenza da ogni sirena compatibilista e normalizzatrice verso gli attuali rapporti sociali.

Le sperimentazioni in atto – a partire da quella delle compagne, dei compagni e degli attivisti di Potere al Popolo – sono un buon viatico per provare a misurarsi politicamente nel concreto dei prossimi appuntamenti politici e nella complessa ricostruzione di una connessione sentimentale con i settori popolari della società.

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