E il Piave mormorò...
di Andrea Zhok
Un commento appare necessario, a seguito della proposta di Pino Cabras che ho condiviso ieri.
Qualcuno, meccanicamente, ha sollevato rispetto a quel passo (e a me che lo avevo condiviso) l'accusa di 'altroeuropeismo'.
Con 'altroeuropeismo si intende l'idea, ritenuta illusoria, che l'UE sia riformabile dall'interno e che quella sia la strada giusta da percorrere.
Ecco, a questo proposito una cosa va chiarita.
Personalmente sono convinto dell'irreformabilità dell'UE, tuttavia non posso evitar di constatare che numerosissime persone, pur riconoscendo le criticità degli ordinamenti europei, ad oggi non sono di questo avviso.
Ed è un dato di fatto che senza il consenso di un'amplissima parte degli italiani nessun passo deciso in direzione di un'uscita dalla moneta unica può essere ragionevolmente tentato.
Dunque lamentare che non si chieda una 'decisa spallata', nel momento in cui quella decisa spallata porterebbe solo alla frattura della spalla, non è saggio.
Ora, però, mentre la questione della riformabilità o irreformabilità dell'UE (e dunque della BCE) possono essere oggetto di contesa razionale (dopo tutto si tratta di volontà politiche, in linea di principio mutevoli), su una cosa credo che come italiani ci sia l'obbligo razionale di fare fronte comune.
Quali che siano le aspettative nei confronti dei destini dell'eurozona, una cosa dovrebbe essere chiara: qualsiasi ulteriore cedimento in direzione di politiche austeritarie sarebbe un SUICIDIO per il paese.
E' importante capire quanto segue, che articolo in cinque passaggi.
1) Il debito è una promessa rispetto ad una ricchezza futura, ma tale ricchezza futura va prima prodotta. E per produrre ricchezza futura è necessario mantenere un sistema produttivo efficiente e anzi in via di consolidamento.
2) Per mantenere un sistema produttivo nazionale efficiente e capace di competere in futuro è indispensabile:
a) che il sistema delle infrastrutture nazionali, in crisi dopo anni di disinvestimento, venga rinnovato e, in alcuni punti strategici, potenziato;
b) che il mercato interno, per cui comunque ogni sistema industriale maturo produce la maggior parte del prodotto, venga messo nelle condizioni di operare, consumando.
c) che il sistema di rinnovamento ed aggiornamento tecnologico venga rifinanziato nel settore pubblico, e agevolato in quello privato;
d) che il 'capitale umano' (termine osceno, peraltro) maggiormente qualificato venga trattenuto nel paese offrendogli possibilità di impiego all'altezza della formazione.
3) Senza queste condizioni, il paese è destinato a perdere ulteriormente di competitività, giacché sono questi i fattori su cui la competitività moderna si gioca (non certo nel ridurre i tempi di minzione agli operai e renderli più ricattabili, come qualche dissennato crede).
4) Ma se il paese perde competitività, allora non sarà in grado di ripagare comunque il proprio debito, e dunque sarà destinato nel medio-lungo periodo ad un default. Tale default, peraltro, sarebbe a questo punto un default sul debito dopo aver eroso tutto il capitale reale (infrastrutture , tecnologia, capitale umano) capace di consentire una successiva ripresa: il più letale degli scenari possibili.
5) Conclusione. Possiamo dividerci e discordare intorno alla riformabilità delle istituzioni europee. Tuttavia su di una cosa nessuno che abbia a cuore le sorti del paese può tentennare: il processo di restrizione austeritaria della spesa per ripagare/ridurre il debito pubblico è una strategia dimostrabilmente suicida.
Si è già dimostrata suicida quando al governo c'erano i 'competenti', quelli attenti alla 'razionalizzazione delle spese', al 'tagliare i rami secchi'. Il debito pubblico ha continuato a crescere mentre il paese si impoveriva e perdeva ulteriore competitività. A questo punto dopo anni di taglio dei rami secchi e razionalizzazione se c'era qualcosa di sostanziale e tagliabile con poco danno, è stato già fatto fuori.
Giunti all'odierna linea di difesa, questa direzione di politica economica va semplicemente avversata con ogni mezzo legalmente accettabile, e questo dato deve essere un impegno trasversale a tutti coloro i quali hanno a cuore le sorti d'Italia (e quanto agli altri, visto che amano tanto la mobilità, possono sempre chiedere asilo politico a Francoforte).
Questa è oggi la nostra linea di resistenza, la linea di fronte politico su cui si gioca il futuro del paese.














































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