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La mossa di Khamenei

di Pierluigi Fagan

Allora, pare che Trump abbia mandato un messaggio personale da recapitare alla guida suprema del’Iran, via ambasciatori dell’Oman. Gli iraniani hanno fatto sapere di aver trasferito il messaggio al leader e si è in attesa di risposta. Fino ad oggi la risposta alla domanda di Trump “dai ragazzi perché non ci sediamo intorno ad un tavolo a fare due chiacchiere senza impegno?”, è stata negativa. Rimarrà tale?

La situazione, in breve, è questa. Fonti del’amministrazione americana fanno volutamente trapelare al NYT che la pubblica, la notizia che gli americani stavano per bombardare l’Iran in rappresaglia all’abbattimento del drone fantasma. C’è chi come A. Negri, ed io (nel mio piccolo) con lui, non crede affatto a questa storia. E’ palese e banale per chi sa due cose due del funzionamento del potere americano che queste cose avvengono perché si vogliono far avvenire. Infatti Trump ha dovuto avvallare la sceneggiata dicendo “sono stato io a bloccare tutto perché mi sembrava sproporzionato”. Così un po’ Stranamore ed un po’ “cuore d’oro” ostaggio della fazione Deep State – Spectre, con il Pentagono evidentemente pieno di responsabili generali per lo più democratici che dicono “ma siete impazziti? non esistono interventi limitati in quella regione, se si inizia, si va a fondo e lì il fondo è molto profondo”, banale buonsenso che chiunque capisce, per altro.

Infatti, proprio perché chiunque lo capisce, ecco che l’irrazionalità e la confusione mentale dell’Amministrazione vien fuori facile-facile perché, ricordiamocelo, siamo pur sempre all’inizio della lunga campagna elettorale dell’anno prossimo. E così si capisce meglio anche chi ha fatto uscire lo spiffero.

Ma di fatto, Trump è nei pasticci davvero. Ha dovuto e voluto uscire dal trattato senza vere ragioni da offrire sul piano logico ed ora non sa come uscirne. L’ultima cosa che farà è fare guerra all’Iran, questo è noto a tutti. Ma cos’altro?

La strategia del regime change è un classico degli americani. Ma c’è un longevo problema forse poco noto. Sin dai tempi dell’inizio del millennio, quindi ai tempi di Bush, gli americani hanno depotenziato la CIA e la sua rete di contatti umani sul campo, in favore di una pletora di servizi facenti funzione (mi pare siano 16 i servi di sicurezza americani), che usano metodi molto meno efficienti e si muovono su agende ben meno chiare. Gran parte del pasticcio iracheno, fu creato proprio dal fatto che gli americani s’erano convinti delle cazzate riferite da un gruppo di iracheni esiliati a Londra ben inseriti nei giri che contano,che l'avevano fatta - facile facile sul dopo intervento. E’ normale che chi trama per il prendere il potere del proprio Stato che lo ha estromesso, tenti la rivincita cercando alleati forti e potenti. Meno usuale nell’imperialismo che il grande e potente sia così allocco da credere a tutto quello che gli dicono questi agenti in conflitto di interessi con la realtà, pedine a volte utili, ma da prender con le molle. Ma la struttura competitiva dei vari centri del potere americano, porta facilmente a questo. Qualcuno aveva interesse a credere a quelle cazzate, poiché cercava una remunerazione di interessi a breve, non perché stava facendo i veri interessi del proprio Stato. Lo Stato, in America, è un tram da prendere per fare soldi e poi scendere a goderseli mentre qualcun altro raccoglie i cocci. Da cui il casino iracheno che alla fine ha dato il potere a sciiti amici del’Iran estromettendo un vecchio, per quanto problematico alleato degli stessi Stati Uniti. Complimenti vivissimi.

Così, non si fatica ad immaginare Bolton che spiffera chissà quali insight sulla situazione interna iraniana, pronta a crollare con la debita spallata della “massima pressione”. Ma l’ipotesi a me pare del tutto infondata. Non sono un esperto di cose iraniane, ma ad occhio, da ciò che so, che la vasta ed articolata rete dei poteri della IRGC ovvero il Deep State iraniano con imam annessi, si faccia scippare l’osso perché gli americani portano la popolazione alla rivolta spontanea, mi pare molto assai improbabile.

Così Khamenei, che fossero svizzeri o giapponesi gli inviati a cercar di formare quel fatidico tavolo, ha fino ad oggi risposto picche. Sfottendo pure, forse con qualche azione Houti o danneggiando qualche nave saudita. Lo stesso Trump è consapevole del vicolo cieco nel quale si è ficcato e tempo fa ammonì Khamenei a non farsi il calcolo che l’anno prossimo potrebbe esserci un altro presidente col quale magari ripristinare l’accordo salvando così capre e cavoli. Non farselo perché sa che Khamenei, se lo fa quel calcolo.

Trump ha tagliato i ponti e non può fare marcia indietro sull’accordo, è pressato da una pletora di interessati al conflitto tanto poi chi ci rimette la carica è lui, è isolato nell’ambito internazionale con l’Asia che quel conflitto lo vuole meno di chiunque altro dipendendo dal petrolio della zona in maniera vitale. Turchi, Qatar, Cina, Russia, India, coreani, giapponesi ed europei e da ultimo Guterres fanno muro. Gli iraniani non mollano di un centimetro. Gli alleati locali, ne combinano una al giorno, incluso colpire petroliere di passaggio, per spingere Trump a varcare la linea rossa, ma lui sa che quella linea gli costerà la presidenza. Chissà cosa ha scritto a Khamenei e chissà cosa risponderà la guida suprema dopo essersi fatto i suoi debiti calcoli? Il gioco degli scacchi si pensa sia di origine indiana, ma la versione poi giunta da noi ha origine persiana. Che mossa farà Khamenei?

Un bel tavolo in Oman a quanto lo quotereste?

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Comments

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Eros Barone
Wednesday, 26 June 2019 00:04
Ma non è forse assolutamente chiaro che l’obiettivo della prossima fase della campagna militare in corso sarà proprio l'Iran che, con la sua estensione di oltre un milione e seicentomila chilometri quadrati, con le sue risorse e con la sua posizione strategica, è il vero gigante del Medio Oriente? D’altra parte, il fatto che la Cina, destinata, secondo gli stessi esperti militari statunitensi, a divenire entro il 2020, con la sua progressiva ascesa economica e militare, il nuovo antagonista mondiale degli USA, sia conseguentemente il vero obiettivo strategico della guerra americana è confermato dalle iniziative politiche, economiche e militari con cui il governo cinese ha reagito all’evolversi di questa strategia, prevedendo la quale già da tempo la Cina, oltre a dar vita ad un’alleanza triangolare con l’India e con la Russia (che Putin ha il duplice merito storico di aver riscattato dalla condizione di semicolonia del capitalismo internazionale e di aver salvato dalla disintegrazione), ha promosso, in
particolare, con la Russia un consistente interscambio di capitali (che alla Russia mancano) e di tecnologie militari (delle quali la Cina ha bisogno). Se ci si volesse togliere il gusto di ‘épater le bourgeois’, si potrebbe pertanto sostenere che la posta in gioco di questa ‘quarta guerra mondiale’ è (non il petrolio, non il controllo delle fonti energetiche, non il controllo delle vie di comunicazione che conducono a tali fonti, ma) il tempo: il tempo che
occorre alla Cina per completare le sue ‘quattro modernizzazioni’ (industria, agricoltura, tecnologia, forze armate). In realtà, ciò che non può sfuggire ad un osservatore attento è l’importanza strategica della costituzione del triangolo Cina-Russia-India, vòlto a neutralizzare la strategia di espansione degli Usa nell’Asia centrale. La strategia elaborata (e poi applicata sul campo) dagli Usa patisce, infatti, un limite, che è quello costituito dalla “sovraesten-sione” nel dispiegamento delle forze militari lungo un ‘limes’ di quasi diecimila chilometri: il che probabilmente chiarisce, e rende del tutto “proporzionato” all’importanza strategica della posta in gioco, l’intervento militare di Israele, cane da guardia degli Usa, nel ‘bandustang’ palestinese e in Libano. Dunque, se la tesi che sto argomentando è corretta, questo intervento militare potrebbe essere il prologo di un’internazionalizzazione del conflitto con il successivo attacco all’Iran (e forse anche alla Siria).
Un’ultima osservazione va fatta per integrare lo scenario or ora tratteggiato: il dispositivo militare che gli Usa hanno messo a punto insieme con i più stretti alleati (Inghilterra e Israele), è orientato in direzione della Cina e naturalmente in direzione della Russia, ma può essere orientato anche in direzione dell’Europa e della sua crescente disarticolazione. Fantapolitica? Può darsi. Ma è solo una concidenza il fatto che la ‘quarta guerra mondiale’ (se si considera la ‘guerra fredda’ come terza guerra mondiale) ha avuto inizio alla vigilia della realizzazione della moneta unica europea e dopo che l’Iraq di Saddam Hussein e l’Iran di Khamenei avevano dichiarato di voler adottare l’euro come divisa dei loro scambi internazionali?
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