Lenin: Materialismo ed empiriocriticismo
di Alessandro Testa
"Nelle sue linee fondamentali, il testo di Lenin è perfettamente in linea con il materialismo dialettico espresso, per quanto riguarda la teoria della conoscenza, da Engels nell'Anti-Dühring, ovvero con la tesi che la dialettica, hegeliana, una volta rovesciata e fondata su basi reali, è un procedimento rigorosamente scientifico"
Premessa
Immaginiamo un ponte a campata unica, il Golden Gate di San Francisco per esempio.
Per poter costruire un ponte di questo genere, i progettisti devono svolgere calcoli assai complicati che prevedono l’impiego di quella particolare branca della matematica che si chiama calcolo differenziale.
Questo tipo di calcolo matematico, che viene impiegato quando è necessario valutare intervalli di spazio e di tempo che tendono all’infinitamente piccolo, trova origine nelle riflessioni filosofiche sulla natura e misurabilità dell’infinito, condotte nel XVII secolo da Isaac Newton e Gottfried Leibniz.
Quali conclusioni possiamo trarre da questa riflessione? Che senza l’indagine tutta filosofica su un tema apparentemente astruso e totalmente avulso dalla realtà, come appunto è l’infinito, non avremmo avuto il calcolo differenziale e in conseguenza i ponti a campata unica.
In estrema sintesi: niente filosofia, niente Golden Gate.
E cosa c’entra tutto questo, ci potremmo chiedere, con il testo che è l’oggetto di queste succinte riflessioni?
Il paradigma sottostante è lo stesso: per poter operare concretamente nella realtà storica e politica, bisogna possedere una teoria solida e capace di permetterci analisi sufficientemente corrette e profonde, in grado di comprendere la realtà e le leggi che la regolano.
D’altra parte, non dobbiamo dimenticare che alla radice del pensiero marxista non vi sono solo profonde analisi su temi politici ed economici, ma altresì una teoria filosofica profondamente inserita nel dibattito culturale che, sulla scorta di tutta la storia della filosofia occidentale, si sviluppò in Europa a partire da Kant per approdare, attraverso Hegel e Schelling, alla modernità.
Tra i temi di riflessione filosofica, assume grandissima importanza il problema della teoria della conoscenza: non è possibile sottovalutare infatti la centralità dell’analisi sull’inscindibile legame tra la realtà che sperimentiamo ogni giorno, la sua percezione, la sua possibile oggettività, la storia e in conclusione lo sviluppo di una prassi politica capace di incidere sulla realtà.
Queste brevi righe non pretendono assolutamente di essere esaustive in materia, in quanto nulla può sostituire la lettura personale del testo e la consultazione dei dotti e dettagliati contributi teorici già ampiamente disponibili anche in rete; il nostro obiettivo è piuttosto riassumere in poche frasi i punti di snodo del saggio e sottolinearne i passaggi che ancor oggi possono rivestire un’importanza fondamentale per la riflessione critica di chi vuole crescere ed operare all’interno della teoria e prassi marxista.
Il contesto storico
Materialismo ed empiriocriticismo fu scritto da Lenin, allora esule a Ginevra e Londra, nel febbraio-ottobre del 1908 e venne quindi pubblicato nel maggio del 1909 dalla casa editrice Zveno di Mosca.
L’intento di Lenin fu quello di confutare le tesi che Alexandr Bogdanov aveva espresso nel suo saggio in tre volumi Empiriomonismo, tratteggiando un materialismo dialettico che si accordasse con l’empiriocriticismo di Ernst Mach e Richard Avenarius allora piuttosto in voga negli ambienti intellettuali europei.
Queste tesi avevano dato la stura ad una feroce diatriba con Georgij Valentinovič Plechanov, considerato il padre del marxismo russo, che, equiparando il pensiero di Bogdanov a quello dell’intera fazione bolscevica, accusava lui insieme ai suoi compagni di revisionismo.
Lenin, seppure restio a trattare temi filosofici di cui non si reputava un esperto, visto il rischio corso dalla fazione si decise a intervenire nella querelle condannando da una parte le tesi larvatamente empiriocriticiste di Bogdanov, ma non risparmiando d’altra parte qualche frecciata a Plechanov, accusato di scarsa chiarezza ed inutili complicazioni (i famosi “geroglifici”) con la sua negazione dell’obiettività e dell’incapacità di conoscere le cose stesse.
Materialismo ed empiriocriticismo
Nelle sue linee fondamentali, il testo di Lenin è perfettamente in linea con il materialismo dialettico espresso, per quanto riguarda la teoria della conoscenza, da Engels nell’Anti-Dühring, ovvero con la tesi che la dialettica, hegeliana, una volta rovesciata e fondata su basi reali, è un procedimento rigorosamente scientifico, capace di concepire la realtà, umana e naturale, come movimento e processo dinamico e per questo opposto alla vecchia metafisica, in grado di cogliere solo gli aspetti statici della realtà.
Una premessa: l’empiriocriticismo è quella teoria della conoscenza che, partendo da una critica al materialismo di tipo deterministico-meccanicistico, tipico del positivismo, che pretende di applicare la sua metodologia empirica a tutto il campo del sapere, si pone comunque l’obiettivo di liberare a filosofia della scienza da ogni scoria metafisica ; in poche parole, secondo Mach e Avenarius la sola valida fonte di conoscenza è la pura e semplice esperienza indifferenziata di fisico e psichico che si origina dal rapporto dell’essere umano con l’ambiente che lo circonda.
Partendo da queste considerazioni, nel suo saggio Lenin sottolinea come l’empiriocriticismo, lungi dal rappresentare una reale novità in campo epistemologico, non fa che riproporre in vesti più aggiornate e sofisticate il vecchio pensiero idealista di Berkeley; gli empiriocriticisti, infatti, criticano nel materialismo la tesi di una realtà posta come cosa in sé, in quanto ciò rappresenterebbe l’ignoto, il nulla perché l’unica fonte di reale conoscenza sono i nostri sensi.
Lenin contesta insomma la patente di novità dell’empiriocriticismo, ricordando che già Berkeley, padre dell’idealismo moderno, sosteneva che le cose non sono altro che “una collezione di idee”, e che separare la sensazione dall’oggetto fosse pura astrazione, giungendo quindi a negare in toto il fondamento del pensiero materialista, ovvero l’esistenza delle cose in sé al di fuori della conoscenza umana.
La negazione dell’esistenza di qualsivoglia realtà al di fuori dell’intelletto costringe Berkeley a elaborare un criterio che gli consenta di separare il reale dal fittizio, e pensa di trovarlo nella distinzione tra percezione individuale e percezione collettiva; in poche parole, secondo il filosofo idealista il mondo non è una mera rappresentazione del singolo, cosa che ridurrebbe l’intera teoria della conoscenza a puro solipsismo, ma è piuttosto l’effetto di una causa spirituale suprema, da cui derivano le leggi della natura.
Le idee, criterio fondante della realtà secondo Berkeley, non sono quindi prodotto assoluto della mente ma risultato dell’azione della divinità sull’intelletto; riepilogando, come Fraser ha acutamente compendiato, “secondo i materialisti i fenomeni sensibili sono dovuti a una sostanza materiale; secondo Berkeley sono dovuti ad una volontà razionale [quella della divinità NdR]”.
In poche parole, come Engels ha magistralmente sottolineato nel suo Anti-Dühring, la differenza sostanziale tra materialisti e idealisti non sta nella negazione dello spirito, ma nel fatto che mentre per i primi la natura ha la priorità sullo spirito, per i secondi è esattamente l’opposto.
Lenin prosegue mostrando come, velato da una sofisticazione filosofica assai meno ingenua del realismo idealista di Berkeley, l’empiriocriticismo non è che una forma di idealismo radicale, dato che sostiene che le sensazioni sono i veri elementi fondanti del mondo, dunque i dati primordiali della realtà; pur definendo tali elementi fondanti “sensazioni” e non idee, il risultato non cambia, visto che è l’elemento spirituale, e non la materia, ad essere sostanzialmente reale.
Allo stesso tempo, Lenin condanna la subdola deformazione del materialismo compiuta dagli empiriocriticisti: per i marxisti, infatti, il materialismo non è l’ingenua e rudimentale concezione meccanicistica propria del positivismo fisico, che procede in maniera sostanzialmente anti-dialettica ricadendo in modo quasi paradossale in un idealismo epistemologico, ma piuttosto l’applicazione del metodo dialettico Hegeliano, rovesciato però in quanto pone alla sua base la materia e non lo spirito.
Ciò vale vieppiù quando si ragiona di storia e di materialismo storico; pur riconoscendo che il mondo esiste a prescindere da qualsivoglia coscienza che lo conosca, Lenin combatte strenuamente un approccio alla questione meramente meccanicistico, da “orologiaio della storia” e pone ancora una volta lo strumento dialettico come metodo fondante di ogni riflessione che voglia dirsi compiutamente materialista.
Conclusioni
Lenin, solitamente avulso da riflessioni filosofiche in cui non si riteneva particolarmente versato, scrisse questo libro per ragioni eminentemente pratiche: dimostrare come l’onnipresente tentazione del deviazionismo idealista possa colpire anche i compagni più rappresentativi, creando le premesse di condizioni capaci di distruggere la costruzione del corretto percorso politico.
Immaginiamo ora la nostra specifica condizione, quella di italiani cresciuti all’ombra dell’ingombrante figura di Benedetto Croce e dell’omnipervasiva cultura cattolica: sarebbe un errore esiziale sottovalutare il rischio di ricaduta, anche inconsapevole, in approcci alla realtà condizionati da quel larvato idealismo che ognuno di noi, in maniera più o meno inconscia, ancora potrebbe custodire nell’intimo del suo cuore.
Verrebbe quasi da domandarsi se l’endemico frazionismo del comunismo italico, marcato da continue scissioni, proliferazioni di gruppi, gruppetti, partiti, partitini e movimenti, non sia da imputarsi almeno in parte al permanere di un’analisi della realtà che, lungi dall’applicare spietatamente il materialismo storico e dialettico, scivola inevitabilmente in un approccio idealista e utopista.
Se così fosse, e crediamo di non essere troppo lontani dal vero nel crederlo, il recupero di una profonda consapevolezza delle basi teoriche del marxismo, tra le quali quella che delinea una corretta teoria della conoscenza come espressa in Materialismo ed empiriocriticismo, potrebbe aiutare ciascuno di noi a depurarsi delle scorie di pensiero idealista che ancora inquinano la lucidità del nostro pensiero, e quindi della nostra prassi, operando anche all’interno di noi stessi quella lotta teorica che Lenin preconizza come fondamentale, accanto alla lotta economica ed a quella politica, per il rovesciamento del capitalismo, la costruzione di una società socialista ed il trionfo del comunismo.














































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