Democrazia in guerra e guerra alla democrazia
di Pierluigi Fagan
A di Martedì di Floris, l’altra sera, il Pagnoncelli ha mostrato un sondaggio. Va precisato che Pagnoncelli dirige la sede italiana del miglior o uno dei miglior istituti di sondaggi del mondo. Ma era professionalmente ritenuto il migliore anche prima di entrare in quella multinazionale (IPSOS). Va anche detto che queste rilevazioni instant sono statisticamente imprecise data la ristrettezza del campione che è comunque scientificamente tendenzialmente rappresentativo. Tale imprecisione può valutarsi come un possibile scostamento di più o meno 1% nelle cifre piccole e anche 3% in quelle più grandi. Cambia dunque il valore del sondaggio se si vuole stimare esattamente il consenso politico di un partito, diciamo al 10% teorico medio o se si vuole testare una opinione generale di massima, al 40 o 50%.
Come riportato, il Pagnoncelli ci dice che, anche se di poco, l’opinione prevalente in Italia è quella per la quale, brutalmente, “Zelensky dovrebbe arrendersi e salvare i suoi concittadini”. Ripeto, potrebbe essere quel dato riportato o un suo più o meno anche 3% ma ai fini del nostro discorso non cambia la deduzione che faremo dopo.
In altre schermate, appare che il 69% dei connazionali pensa che “l’Italia dovrebbe svolgere un ruolo di mediatore con la Russia”, contro un solo 21% che pensa dovrebbe opporsi, come del resto pare abbia deciso in Parlamento di fare. Per scongiurare la terza guerra mondiale, gli italiani sembrano pensare che la NATO fa bene a metterla giù dura, ma noi dovremmo metterci in mezzo ai contendenti e mediare.
Un altro sondaggio, questa volta con un campione molto più largo, fatto da Termometro Politico al tempo di una settimana fa circa, dice che metà degli italiani pensava che l’informazione pubblica fosse troppo sbilanciata in favore filo-occidentale (atlantista) per ben il 51%, solo un 30% pensava invece sia “equilibrata”.
A fronte di ciò verrebbe da domandarsi perché tali opinioni non siano riflesse in Parlamento, anche in maniera imprecisa, non siamo degli ingenui ci sta che le opinioni pubbliche su temi così complessi rimangano un po’ indietro il complesso dei fatti. Tuttavia, qui non siamo a sfumature statistiche, sembra che all’ingrosso ci sia quantomeno una forte consistenza di “perplessi” nel Paese mentre in Parlamento ci sono solo certezze, tranne pochi rappresentanti per altro bersaglio di sdegnata condanna morale e politica.
In questa operazione di guerra alla democrazia, si distingue un partito che -per paradosso- avrebbe pure il termine “democratico” nel nome della ditta. A questo partito fa riferimento Bassanini che già alle prime uscite dello studioso Alessandro Orsini, twittò chiedendo alla università in cui il tipo insegna ovvero la LUISS, se questa approvasse le strane esternazioni del loro docente e ricercatore. Ma ieri, un altro rappresentante di questo partito “democratico”, un tipo che passò dal partito di Monti al PD in cui venne riconfermato alle elezioni del 2018 poiché candidato al collegio di ferro di Livorno, ha ribadito il concetto.
Tale Andrea Romano farà una interrogazione alla Commissione Vigilanza RAI per sapere perché il programma diretto da Bianca Berlinguer, ha assoldato quello che definisce “il pifferaio di Putin”, con un cachet “scandaloso”. Su questa linea anche Italia Viva e +Europa. Il professore che si diletta nel suonare il piffero su spartiti russi secondo Romano ha un lungo curriculum italo ed americano, autore di almeno 10 volumi e stante che altre notizie sulla sua biografia intellettuale non possiamo averle dato che Wikipedia ne ha sospeso la pagina perché oggetto di continuo hackeraggio.
Nella sua prima apparizione al programma della Berlinguer, l’altra sera, l’Orsini ha trattato veramente come un cencio il povero Paolo Magri dell’ISPI. Il giorno dopo, una valente ricercatrice dell’Istituto Affari Internazionali, altro think tank atlantista con vari membri in televisione, ha opinato che l’Orsini avrebbe in passato misteriosamente pubblicato un articolo sul suo giornale on-line di politica internazionale, relativo al vaccino Spuntnik. Il pifferaio, quindi, non piffera a piacere, è evidentemente in torta con Mosca.
Va aggiunto che l’Orsini, si è dichiarato un seguace intellettuale di Luciano Pellicani, intellettuale a sua volta di Mondoperaio di area socialista liberale, dalle parti di Norberto Bobbio per intenderci.
Sulla valente ricercatrice che ha smascherato l’infingardo, c’è da aggiungere che è georgiana (ovvero il Paese che voleva entrare nella NATO assieme all’Ucraina anche se confinanti con la Russia) ed ha all’attivo anche una bella pubblicazione sulla guerra Ucraina – Russia allo stato dei fatti dell’anno scorso. Quindi “sa cose”.
Allora domando: perché l’unica voce pubblica andata in televisione ad esprimere suoi punti di vista che sostenevano l’idea che sarebbe meglio se l’Ucraina desistesse dal sottoporsi alla inutile macelleria che sta mettendo l’intero mondo sul bordo dell’inimmaginabile e che l’Italia avrebbe dovuto dichiararsi neutrale anche in coerenza col suo storico ruolo di “peace keeping” che poi le deriva anche dall’essere il Paese intorno al Vaticano, due opinioni poi così non peregrine stando ai sondaggi (43% la prima, 69% la seconda), desta tanta indignazione da parte di think tank atlantisti e deputati “democratici”? E perché questa parte di opinionsti bellicisti spadroneggia 7/24 nell’etere e nella stampa in forme assolutamente incontrastate, da vero e proprio minculpop sovietico, stante che pare metà degli italiani ha capito che stanno un po’ esagerando e che il pluralismo democratico è sospeso a data da destinarsi?
Lo so cosa pensate: “ah ma hai scoperto l’acqua calda Fagan, si sa come va l’informazione mainstream”. Be’, insomma, non sono così sprovveduto, mi era noto. Ma qui stiamo parlando di una relazione inquietante.
Mai si è osservata una occupazione del discorso pubblico così unanime e sovraeccitata che oltre a non dire tante cose e dirne di altre come fossero fatti quando sono mere opinioni che sarebbe anche difficile fondare su fatti se ci fosse qualcuno in video o sulla stampa che glielo facesse notare, attacca “ad personam” i pochi che alzano il sopracciglio tacciati di nefandezze davvero insostenibili data la loro caratura obiettiva (da Luciano Canfora a Carlo Rovelli per intenderci, passando per la Di Cesare e pochissimi altri). ma soprattutto, mai tutto ciò si è prodotto su un argomento che rischia di portarci alla terza guerra mondiale, nonostante pare non sia conforme affatto al sentimento medio del popolo italiano.
La nostra è una democrazia che si prepara alla guerra perché così sembra opportuno a coloro che stanno facendo la guerra alla democrazia con la bava alla bocca. Io penso dovremmo tutti esprimerci un po’ di più e con un po’ più di fermezza, stanno avvenendo cose molto gravi, questo non è un gioco. Come ebbi modo di dirvi i primissimi giorni, questo è del tutto fuori formato anche per me che mi occupo da anni di questi argomenti e quindi ho una idea del formato molto più cinica e realistica di quella media. Facciamo molta attenzione che qui può finire da male a molto male.
Mettetevi una mano sulla coscienza. Non siete "davanti" una storia, siete "dentro" la storia.
AGGIORNAMENTO. Poche ore fa RAITRE ha bloccato la ratifica del contratto al prof. Orsini.













































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