
La Commedia degli “Zanni”
di Luca Busca
È impressionante come dopo appena cinque giorni dal giuramento del nuovo governo, il Piddino già versi copiose lacrime di coccodrillo. Ad ogni esternazione della corte del Presidente (no presidentessa) Meloni, dall’aumento del limite al contante all’attacco al reddito di cittadinanza, dal blocco delle navi di salvataggio nel mediterraneo alla difesa della famiglia nucleare, da un eccetera a un altro, il Piddino si inalbera. Dal suo scranno al computer sventola la minaccia della marcia su Roma, esorta all’impegno antifascista inneggiando agli studenti manganellati alla Sapienza per aver impedito la partecipazione di Daniele Capezzone e Fabio Roscani, deputato di FdI, a un convegno.
Il Piddino è immemore delle manganellate prese da chi protestava per l’ennesima morte dovuta all’alternanza scuola lavoro imposta dal suo partito con la Buona Scuola di Renzi. Non ricorda quelle inferte a chi protestava contro il fascismo del green pass né, tantomeno, l’arresto di quei sindacalisti, pochi, che sono stati arrestati a Piacenza per aver difeso il diritto al lavoro di chi non è voluto sottostare al tesseramento obbligatorio di fascista memoria.
Il Piddino dimentica che la Meloni al governo ce l’ha mandata proprio lui, facendo cadere a luglio un governo che aveva ottenuto la fiducia per poter andare a votare il 25 settembre, senza dare il tempo alle opposizioni, quelle vere, di organizzarsi. Il Piddino si sa pensa poco, altrimenti non sarebbe tale, e non comprende che il governo Draghi e lo stesso PD sarebbero stati travolti dall’immanente crisi economica ed energetica. Lo sarebbero stati in modo ancor più drammatico di quello evidenziato dalle elezioni, per il semplice motivo che la responsabilità dell’attuale disastro è tutta a loro esclusivo carico. Come in tutte le occasioni insostenibili, la Raggi a Roma è stato un caso esemplare, il PD si ritira lasciando il potere alla finta “controparte” per poterle attribuire le colpe dei propri errori. In questo modo è poi libero di agire per recuperare i consensi persi in attesa della prossima tornata elettorale e/o, se le circostanze lo rendono possibile, promuovere il solito governo tecnico di larghe intese più idoneo ad affrontare la crisi di turno.
Ricomincia, così, la tarantella della commedia politica italiana, con la finta destra, atlantista europeista e liberista, che litiga con la finta sinistra, atlantista europeista e neoliberista, su temi marginali, lasciando inalterata la sostanza. Il Piddino lancia il suo grido d’allarme per la nave Ong bloccata nel Mediterraneo, scordando che grazie al sistema Minniti la maggior parte dei migranti viene torturato, stuprato e ucciso in Libia con tanto di finanziamenti italiani. Urla di dolore vengono emesse per i diritti lesi della comunità LGBTQ+ dimentico di aver cancellato i diritti umani, civili e sociali dell’intera comunità, etero e omosessuale, in nome di un vaccino truffa che ha portato benefici solo a Big Pharma e ai loro complici. Non c’è memoria, nel Piddino poco pensante, del fatto che è sua la responsabilità di aver infilato il paese in una guerra priva di senso e criminale come lo sono, del resto, tutti i conflitti armati.
Dall’altro lato canta vittoria il poco pensante Fratello d’Italia, e sì anche chi vota ancora per la fiamma tricolore qualche problema ce lo deve pure avere. “Finalmente l’invasione aliena di migranti avrà fine, non se ne poteva più”, grida il Fratello senza sapere che la Meloni ha già confermato la linea del Fratello Minniti promuovendo gli accordi e i finanziamenti dei paesi Nordafricani per trucidare i migranti prima che si imbarchino. Se qualcuno dovesse fuggire verranno sterminati dalle “guardie costiere” locali dietro lauto compenso. Finalmente verrà impedita l’adozione per le coppie gay e svaniranno genitore uno e genitore due dalla tassonomia scolastica, torneranno presepe e crocifisso e sparirà il velo, tanto abbiamo la mascherina! Se tutto va bene poi le donne potranno essere di nuovo private del diritto di abortire e, quelle non in grado di pagare cifre consistenti, saranno lasciate morire nelle mani di incompetenti “mammane”.
Così, tra un lazzo e una gag, Fratello Arlecchino e Piddino Pulcinella potranno continuare a recitare la loro commedia, ignari delle migliaia di morti, dei crimini bilaterali e della minaccia nucleare che una guerra porta con sé. Restano anche inconsapevoli del fatto che, con mille, tremila o diecimila euro di limite per i contanti sempre 60 miliardi di evasione fiscale, oltre ai molti di più provenienti dall’elusione, attanagliano il Bel paese. I nostri cari “Zanni” non si curano che i sei milioni di poveri aumenteranno ancora grazie a speculazioni finanziarie, ai miliardi bruciati per soffiare sul fuoco di una guerra, così come a quelli (nove per l’esattezza) devoluti a coloro che per profitto si sono resi responsabili di quaranta tre morti. Poco importa se le piccole e medie aziende chiudono e chiuderanno per colpa dell’ennesima crisi, lasciando a casa decine di migliaia di lavoratori, anche se muniti di tessera.
Fratello Arlecchino e Piddino Pulcinella sono così presi a recitare la loro commedia che non si avvedono della riapertura delle centrali a carbone, dell’installazione di nuovi rigassificatori, dell’utilizzo sempre più consistente delle fonti fossili a discapito delle rinnovabili. Non vedono, ciechi come tutti i tifosi, che nuove basi militari sorgono nel bel mezzo di riserve naturali e sono sempre più cariche di testate nucleari. Tanto meno si rendono conto che sulla sostanza pseudo destra e falsa sinistra sono sempre d’accordo. Il motivo è semplice, sono entrambe al servizio di quell’oligarchia economica che governa il mondo occidentale e pretende che tutti gli Arlecchini e i Pulcinella servano l’interesse particolare del Pantalone americano.
Le maschere della Commedia degli Zanni sono sempre le stesse e alla lunga diventano noiose per coloro che non sono tifosi né di Fratello Arlecchino né di Piddino Pulcinella. Fanno quasi rimpiangere il buon vecchio governo tecnico che, privo di opposizione in parlamento, ha almeno il pregio di spostare il confine del dissenso al di fuori del teatro (dell’assurdo) rendendolo reale.













































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