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Termodinamica del conflitto

di Pierluigi Fagan

Come sappiamo, la “guerra fredda” fu appunto un lungo conflitto tenuto a bassa temperatura. La metafora prende il fatto che a basse temperature le molecole si muovono di meno e fanno meno attrito.

La guerra fredda rimane, nell’esperienza al conflitto americana, un prototipo del fatto che se sei di molto più forte nel senso che hai più risorse, prima o poi il tuo avversario perde la corsa a starti appresso. Memore della lezione, Putin ha fino ad oggi fatto una guerra a bassa intensità, motivo per il quale Prigozhin ed affiliati, dissentono vibratamente.

In fondo, conviene anche a Zelensky, perché tiene alta la tensione e quindi la richiesta di mezzi e fondi per supportare la sua resistenza ma anche il potere del suo inner circle. Oddio, a lui forse non dispiacerebbe neanche il darsele una volta per tutte di santa ragione, ma essendoci da una parte uno con quasi seimila testate nucleari e dall’altra un altro più o meno pari, la bassa intensità conviene a tutti.

Da un po’ e sempre più intensamente negli ultimi giorni, gli ucraini ci tengono a far sapere che loro, il ventilato “conflitto congelato” di cui molti parlano, non lo accetteranno mai. C’è chi pensa che la missione vaticana, ma è questo anche forse l’interesse di tutto quel resto del mondo che non partecipa alla tenzone e ne rimane disturbato per il disordine economico che provoca, abbia questo fine, trattare l’inizio di una trattativa.

Una trattativa finta, ovviamente, sul campo, dal punto di vista strategico, non esistono affatto condizioni per nessun tipo di pace e tra l’altro, manca anche la volontà almeno dei principali attori. Zelensky può alla fine far pace con l’idea di lasciare la Crimea, ma per tutto il resto neanche volesse potrebbe giustificare morte e distruzione per poi accettare di perdere altro. Putin uguale, a questo punto, neanche gli dessero Crimea ed il referendum in Donbass. Gli USA dovrebbero rinunciare a tutto il loro piano strategico lungamente preparato e nel quale, in fondo, le cose vanno come debbono andare. Forse una per quanto brutta pace piacerebbe oltre che al resto del mondo, all’Europa, ma tanto Europa è solo un’espressione geografica (per altro vaga). Comunque, non sono loro gli attori principali.

Tuttavia, il conflitto congelato, una trattativa probabilmente turca, in cui diplomatici gommosi vano avanti mesi a vedersi senza fare un passo avanti o forse lo possono fare ma solo se subito dopo ne fanno uno indietro per rendere la questione più interessante e giustificata, a questo punto potrebbe interessare anche russi ed americani.

Certo, agli americani è noto che il conflitto congelato dà respiro al nemico ed interrompe la pressione strategica necessaria e farlo prima o poi capitolare, tuttavia l’anno prossimo vanno ad elezioni. I repubblicani possono usare (fintamente tanto poi al Congresso se c’è da dare altri dollari al complesso militare industriale non sono certo loro a ritirare la manina) la guerra in Ucraina ed i suoi costi come leva propagandistica, soprattutto se Trump sopravvive alla tempesta giudiziaria. Ai russi, certo conviene in sé perché appunto dà respiro, ma dopo l’intemerata di Prigozhin anche di più poiché lì si debbono fare non pochi aggiustamenti interni, altrimenti non si dura molto.

Può darsi che le recenti molteplici dichiarazioni ucraine contro questa ipotesi abbiano a traguardo solo l’iniziativa vaticana che dietro potrebbe avere i multipolari ed anche i russi (magari anche gli europei che però pregano in silenzio impossibilitati a farsi soggetto attivo e dichiarato visto che hanno devoluto l’intera strategia geopolitica a Washington). Ma potrebbe anche darsi che qualcosa si possa muovere anche in Europa e soprattutto a Washington e non solo per la prospettiva elezioni.

Qui, va presa sul serio la faccenda dello spavento atomico per la rivolta poi afflosciatasi. Forse a Washington non dispiacerebbe dar respiro a Putin che a marzo prossimo, in teoria, dovrebbe andare ad elezioni, candidandosi o meno è da vedere, sempre che non le rimandi. Tanto la strategia guerra fredda vale sui tempi lunghi e dargli una piccola e parziale sospensiva non ne altera il disegno e comunque meglio lui di chissà chi. Come si dice in questi casi: meglio uno spavento senza fine che una fine spaventosa.

Naturalmente, se ne parlerebbe per iniziare dopo l’estate, prima gli ucraini debbono provare a mostrare e mostrarsi di essere in grado di riprendersi qualcosa sul campo. Anche a Zelensky serve poiché anche lui avrà i suoi Prigozhin ed i discorsi fatti in precedenza sulla fisica dl potere valgono anche lì, sebbene nessuno qui è autorizzato ad ipotizzare che anche loro abbiamo bande con interessi diversi. Magari se non vanno oltre qualche metro com’è probabile, anche loro si convincono a prendersi una pausa.

Comunque, tenete conto che anche l’Ucraina, in teoria, avrebbe le presidenziali l’anno prossimo, proprio a marzo, come i russi. Un motivo in più per sospendere la tenzone e ricevere un nuovo mandato lungo e pieno? A marzo scorso anche Prigozhin aveva annunciato di volersi candidare (a quelle ucraine, non russe! Il tipo ha mille risorse).

A metà luglio poi tutti a Vilnius, ad un concerto NATO che potrebbe trovare un vocabolario a tale scopo inventato per dire che Kiev va sotto protezione ufficiale e firmata senza entrare ufficialmente. Per cosa? Per inviare truppe d’appoggio visto che quelle ucraine vanno ad esaurimento? Difficile, oltretutto darebbe a Putin il destro per dimostrare internamente quanto effettivamente la NATO minacci la Russia. O per rassicurare Zelensky per il dopo tregua che potrebbe poi estendersi all'infinito? Magari l'anno prossimo gli ucraini trovano più interessante occuparsi di adesione all'UE e pioggia di miliardi ricostruttivi?

E dopo le presidenziali americane di novembre 2024? Ci saranno state quelle ucraine? Quelle russe? Biden o chi intorno a lui visto che abbiamo capito che lui non sembra molto in sé, saranno ancora lì con la stessa strategia neocon?

Vedremo … come al solito. A volte si scrive solo per ragionare e scambiarsi informazioni e punti di vista.

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Comments

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Franco Trondoli
Sunday, 02 July 2023 23:57
Armi ce ne sono già abbastanza per difendersi.
Il primo (mezzo mondo ) che si mette insieme , per ipotesi, (Usa, Russia, Europa) o ( Asia ed altri) ; e persegue di costruire un nuovo modo di produrre e vivere (socialistico), obbliga l'altro a seguirlo. Forse in mezzo mondo sarebbe possibile inventarlo..? Forse si..
Il problema sarebbe indubbiamente l'Africa.
Se la Russia resterà divisa da Europa e Usa allora , come vediamo, saranno guai grossi.
Per gli Europei in primis.
In bocca al lupo (ai lupi ?).
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Leonardo
Sunday, 02 July 2023 18:46
Vedremo. Io credo che Fagan, che stimo moltissimo, ogni tanto sia vittima di quello che chiamo "eccesso di pensiero complesso".

Si è convinto che la rivolta di Prigozhin sia qualcosa di ben più profondo che non l'azzardo di un uomo impulsivo a cui stava per essere tolto il giocattolo remunerativo che in parte controllava. Che sia un "segnale".
E che quindi la Russia sia alla ricerca di tirare il fiato perché in difficoltà.

Io onestamente non credo e più di una volta ho sostenuto che Fagan sopravvaluti le possibilità degli USA e sottovaluti quelle della controparte. Nei prossimi mesi vedremo come andranno le cose, ma penso che la Russia non sia in realtà interessata ad un congelamento del conflitto, a meno che contempli il raggiungimento di tutti gli obiettivi dichiarati della SMO (cioè, la vittoria).

Dopo l'esperienza di Minsk II al Cremlino sono perfettamente consapevoli che ogni tipo di pausa operativa sarebbe utilizzata per riarmare l'Ucraina e favorirebbe la parte che al momento è in netto svantaggio sul piano della produzione industriale di armamenti, cioè l'Occidente.

La Russia si è già riorganizzata per una economia di sostegno allo sforzo bellico, mentre noi siamo indietro di anni.
Il risultato è che i Russi non stanno solo disarmando l'Ucraina, ma pian piano anche i suoi sponsor occidentali, che sono arrivati al punto da cominciare a promettere di inviare materiale che deve ancora essere costruito.
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