pausa vacanze.jpeg

IL SITO SI PRENDE UNA PAUSA ESTIVA. A PRESTO!

Fai una donazione

Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________

Amount
Print Friendly, PDF & Email

sinistra

Una linea rossa per la sinistra radicale in Occidente

di Luigi Ambrosi

Esiste una linea rossa nella sinistra in Occidente superata la quale si diventa complici o contigui del capitalismo globalista occidentale e del suo braccio armato? Per me SI, ed è quella, in ultima analisi, che ci porterebbe sulle stesse posizioni della NATO. Essere favorevoli, con tanti si e tanti ma, alle politiche della Nato significa aver già superato quella linea rossa.

I primi a superare quella linea rossa furono gli eredi del PCI con la partecipazione attiva del governo D'Alema che aderì alle politiche USA/NATO di guerra alla Jugoslavia /Serbia negli anni '90; PCI che pur negli anni '50 e '60 aveva chiesto l'uscita dell' Italia dalla NATO.

La sinistra radicale, almeno in Italia, riusci a conservare la propria identità anti-imperialista almeno fino alla guerra alla Libia del 2011, e riusci a fare opposizione alle due guerre all'Iraq e in parte a quella all'Afghanistan, pur con tentativi opportunistici di neutralismo: "né con Saddam né con Bush".

È con la guerra alla Libia che avviene il patatrac, e una considerevole parte della sinistra radicale scopre le virtù della Nato contro la Libia di Gheddafi. E supera la linea rossa.

Non importa poi scoprire che il pretesto dell'attacco alla Libia fosse una delle solite menzogne dell'impero, come il mai avvenuto bombardamento da parte del governo di Gheddafi di una manifestazione popolare con decine di migliaia di morti.

Menzogne che nella storia recente si sono frequentemente ripresentate, dall'incidente del Golfo del Tonchino alla fialetta con le armi di distruzione di massa agitata da Colin Powell davanti all'Assemblea generale dell'ONU.

Ingenuità della sinistra radicale che non ha compreso la natura monopolistica e il controllo totale dell'informazione occidentale da parte delle forze che sostengono la Nato, o qualcos'altro come per esempio il modificarsi delle relazioni sociali a seguito dell'accelerazione della crisi economica del capitalismo, del genere "siamo tutti sulla stessa barca"?

Fatto sta che l' occupazione dell'Ambasciata libica da parte dei militanti di Rifondazione Comunista rappresenta bene questo superamento della linea rossa, inclusa l'affermazione di essere degli utili idioti; spero che dopo oltre dieci anni dal fatto, una minima riflessione vi sia stata, visto il costo che la società libica ha pagato, in termini di distruzione e di centinaia di migliaia di morti.

A seguire, non so quanto sia stato ben digerito il frettoloso ritiro della Nato dal fronte afghano, sia dalle élite europee sia da una parte della sinistra radicale.

E ora arriviamo alla guerra in Ucraina, conseguenza dell'accerchiamento NATO della Russia, come riconosciuto dagli stessi dirigenti della Nato e da rilevanti politici occidentali. Di questa guerra due elementi vanno messi in rilievo, il primo elemento che si tratta di una guerra tra Nato/Occidente collettivo e Russia con la finalità di distruggere la Russia e completare l'accerchiamento della Cina.

In questa guerra la carne da macello della Nato sono gli ucraini; una guerra preparata da tempo, come ammesso dalla Merkel e da Hollande, che sottoscrissero gli accordi di Minsk 1 e 2 col solo obiettivo riconosciuto di prendere tempo per armare l'Ucraina e costruire le fortificazioni; volontà di guerra poi confermata dal premier britannico Johnson che si precipitò a Kiev ad annullare l'accordo di pace formulato da russi e ucraini a Istanbul.

Il secondo elemento, questa è una guerra di passaggio da un mondo unilaterale governato dal 1991 da USA/Nato a un mondo multilaterale dove coesistano numerose e diverse sovranità. Le Nazioni fuori dalla Nato dicono No al bullismo finora manifestato dall'Occidente collettivo, ne vogliono la fine: la punta di diamante di questo fronte è la Russia da un punto di vista militare, con i suoi missili ipersonici non abbattibili, e la Cina da un punto di vista economico; poi seguono tutte le nazioni colpite da embargo economico come Iran, Corea del nord, Venezuela e ogni altra Nazione che teme le prepotenze della Nato.

E in Occidente? E in Europa

Mentre la sinistra istituzionale italiana rimane pesantemente concorde nella guerra alla Russia, ben poca sinistra radicale manifesta opposizione adeguata.

Nelle appena concluse elezioni europee, nessun partito riconosce la natura della guerra, cioè tra Russia e Nato, e sono presenti solo richiami alla Costituzione. Eppure il voto europeo, che ha fatto vacillare i principali governi della UE, Francia e Germania, è stato anche una grande manifestazione di dissenso dalle politiche di guerra alla Russia, dalle sue conseguenze economiche e dei timori di precipitazione dello scontro in termini militari.

Non dissimile la situazione elettorale in Francia, dove a fronte dell'interventista Macron, abbiamo una Le Pen che ha ammorbidito i toni critici verso la Nato, e un Nuovo Fronte Popolare che include nel suo programma quanto segue: "Per quanto riguarda l'Ucraina, il programma conferma il sostegno alla lotta contro l'aggressore russo, "attraverso la consegna delle armi necessarie, la cancellazione del debito estero dell'Ucraina, il sequestro dei beni degli oligarchi che contribuiscono allo sforzo bellico russo [...], e l'invio di caschi blu per mettere in sicurezza le centrali nucleari"

Nulla di nuovo: evidentemente l' UE deve ancora maturare dolore e sofferenza. A meno che la scelta suicida di scontro con la Russia non serva per giustificare e trovare il capro espiatorio a una crisi economica i cui nodi stanno venendo al pettine.

Di quale linea rossa quindi vogliamo parlare?

Pin It

Comments

Search Reset
1
Sergio
Saturday, 29 June 2024 10:36
Ecco un grosso problema che non si può eludere. Anche la sinistra radicale segue le sirene del mainstream, deve prendere voti dal popolo che viene informato dal mostro e si adegua. Ricordo che alle elezioni del 2006 Rifondazione escluse Ferrando e i suoi perchè avevano definito "partigiani" quelli che resistevano all'occupazione USA - NATO dell'Iraq: orrore, aveva scritto il Corsera, ci sono comunisti che chiamano partigiani i seguaci di Saddam. Il buon Bertinotti abbozzò, lui sui media c'era sempre e non intendeva perdere il palcoscenico. Si sa com'è andata a finire. E io penso che non sia possibile una sinistra che non metta la parola d'ordine "fuori l'Italia dalla NATO" : gli accomodamenti in nome del realismo, a partire dal dibattito sull'intervento nella Grande Guerra, hanno portato solo disastri.
Like Like like 1 Reply | Reply with quote | Quote
1
Fabio Rontini
Friday, 28 June 2024 18:04
Nel 2003 gli Stati Uniti di G.W.Bush attaccano l'Iraq.
Gli interventisti sostengono che Saddam Hussein è un dittatore che aveva massacrato i Curdi e oppresso la sua popolazione e che l'intervento è per "esportare la democrazia".
I pacifisti rispondono no, sono giustificazioni, in realtà è che in Iraq c'è il petrolio.
E si crea un gigantesco movimento di massa contro la guerra.

Nel 2011 gli Stati Uniti di Barack Obama attaccano la Libia.
Gli interventisti sostengono che Geddafi è un dittatore che sta opprimendo la sua popolazione e che l'intervento è per "esportare la democrazia".
In Libia c'è tanto petrolio quanto in Iraq e Geddafi fu un dittatore tanto quanto lo fu Saddam.
Ma i fu pacifisti stavolta appoggiarono entusiasticamente la guerra.

Che cosa era cambiato? Che cosa era stato a far cambiare così clamorosamente idea alle stesse persone? Il presidente USA? Forse.

Ma più che altro, secondo me, c'era stata la crisi e il crollo delle borse del 2008, tra l'altro non casualmente simultanea al ritiro degli americani dall'Iraq, e alla estromissione dal parlamento italiano dei comunisti (la debacle di Sinistra arcobaleno).

Fino a quel momento si poteva pensare che il contrasto o l'appoggio alla guerra fosse solo una questione di coscienza che non modificava sostanzialmente il tenore di vita di noi occidentali.

Da quel momento in poi molti sinistri, sia dirigenti che elettori, si saranno detti "porca puttana, qui se gli americani non riescono a rimettere le cose a posto si va a finir male!"
Like Like like 1 Reply | Reply with quote | Quote

Add comment

Submit